Miss Rosselli – conversazione con Renzo Paris

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L’assillo è Rima è l’anagramma del nome della poetessa Amelia Rosselli, come nel titolo del documentario di Stella Savino a lei dedicato nel 2006, a 10 anni dalla scomparsa. Una significativa sintesi della sua ossessione poetica, sospesa a metà tra la possessione orfica e il delirio paranoide.

Il corpus poetico di Amelia Rosselli rappresenta un unicum nella letteratura mondiale, specchio della sua vicenda esistenziale tragicamente straordinaria: figlia del grande pensatore politico Carlo Rosselli (il cui testo sul Socialismo liberale è quanto mai di attualità in questa fase storica), ucciso nel 1937 a Parigi dalle milizie fasciste dei cagoulards, su esplicito ordine di Mussolini e Ciano, la poetessa passerà la prima giovinezza da esule, tra Francia, Svizzera, Stati Uniti, Inghilterra e Italia.

Desidero di inventare i luoghi dove vivo

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Forma che così pura t’arrotondi,
là dalla pura falce delle reni,
e nella man che ti ricerca abbondi
avanzando in tua copia tutti i seni,
la parabola io solva della Cruna
e del Cammello, o specie della Luna!

Questi versi, che nel 1927 Gabriele d’Annunzio dedicò al fondoschiena di Elena Sangro, non sono solamente l’indizio di un amore appassionato, audace ed eminentemente carnale, ma anche la testimonianza di un animo perennemente stregato dalla forma, dall’aspetto puramente materiale della realtà, dalla commovente esattezza dei contorni che impongono la bellezza sulla grigia indistinzione. È ciò che la critica tradizionale definisce – in maniera un po’ semplicistica – «estetismo dannunziano», ovvero l’esaltazione della forma come valore assoluto, criterio fondamentale di valutazione dell’esperienza, riferimento non soltanto artistico, ma anche etico ed esistenziale.

Su “Più misteriosa della morte è la domenica” di Fernanda Woodman

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di Davide Castiglione

La domenica sembra avere maggiore potenziale archetipico rispetto agli altri giorni settimanali; è un tempo immobile per antonomasia, esistenziale quanto il mezzogiorno nell’arco delle ventiquattro ore e quanto l’estate nell’arco annuale. Il sabato leopardiano perderebbe spessore e dignità di elaborazione poetica, qualora venisse a mancare l’ombra accennata ma decisiva della domenica che incombe (“diman tristezza e noia”). Anche i cinque giorni dell’antico calendario atzeco detti “nemontemi” e attorno ai quali si struttura l’omonimo libro di Giuseppe Nava (qui una mia recensione) sono una specie di estesa domenica anti-litteram.

Sebbene l’essenza della domenica – indugio, inattività, dispersione – appaia univoca o quantomeno non centrifuga, sensibilità e contesti diversi possono rifletterla in forme quasi irriconoscibili fra loro.

Sull’editoria di poesia contemporanea – #10: Paolo Agrati

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Una nuova puntata della serie curata da Francesca Sante: qui le interviste precedenti. (fonte immagine)

Paolo Agrati è un poliartista, nonché uno dei principali slammer italiani. Da sempre propone la sua poesia dal vivo, in ambito nazionale e internazionale, in teatri, manifestazioni musicali e festival. Nel 2018 fonda SLAM Factory, agenzia-coworking dedicata all’editoria e allo spettacolo che si propone sviluppare e diffondere la poesia e le discipline letterarie legate all’oralità. Nel 2019 organizza e conduce “Poetry Slam!” il primo programma televisivo dedicato al Poetry Slam. È narratore e cantante nella Spleen Orchestra, band di culto nel suo genere, che ripropone le musiche e le atmosfere dei film di Tim Burton. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia: Poesie Brutte (Edicola Ediciones 2019), Partiture per un addio (Edicola Ediciones 2017), Amore & Psycho (Miraggi Edizioni 2014), Nessuno ripara la rotta (La Vita Felice 2012), Quando l’estate crepa (Lietocolle 2010) e il libriccino Piccola odissea (Pulcinoelefante 2012).

Un viaggio nella nuova poesia americana

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Nella bella e attenta introduzione a Nuova poesia americana Vol. 1 (Ed. Black Coffe 2019, a cura di Freeman e Abeni), tra le altre cose, John Freeman scrive che gli americani, i lettori di poesia e non solo quelli, non hanno più bisogno che gli venga spiegata cosa sia l’America, cosa accada sul piano dei diritti civili, nel mondo del lavoro e così via. Gli americani a questo punto la loro storia la conoscono, sanno ciò che avviene e se non lo sanno lo ignorano apposta.

Hanno letto i poeti del Novecento, dai più piccoli ai maggiori come Ashbery o Rich, ora hanno bisogno di sentirsi dire – e torno a Freeman – «con quanto impeto si può arrivare a desiderare un bacio», con quanta intensità si può arrivare a guadagnarlo, con quanta immaginazione si può arrivare a metterselo alle spalle, aggiungo. Il piano, perciò, si inclina e si sposta dallo storico all’intimo, dalla folla in piazza al corpo, al mistico, alla camera da letto, alla mancanza, all’amicizia, alla perdita, da un salotto a un funerale, agli abbracci e alla preghiere.

L’anonima legge del Natale

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di Marco Mantello A passeggio per una città deserta con una robusta malinconia serale ho respirato nell´aria aperta l’anonima legge del natale. Non c’era niente, nemmeno la polizia mentre l´acqua inondava la ruota di una mercedes che non era mia I semafori erano tutti spenti il palazzo ha smesso di bruciare e il tuo regalo si […]

Sette poesie da “Hai fatto burrasca”

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Pubblichiamo un estratto da “Hai fatto burrasca” di Rossano Astremo (Collettiva, 2020). di Rossano Astremo La prima immagine che ho di te è un occhio di candido smarrimento su un monitor divenuto prigione. La seconda immagine che ho di te è il tuo corpo perduto in un locale e poi il suo liquefarsi in mesi […]

Il mito di Shahrazad, le poesie di Mohja Kahf e lo scontro di civiltà

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di Sergio Mancuso

Figlia di immigrati persiani in America, la poetessa Mohja Kahf – dopo aver faticosamente lottato per la propria integrazione ed essere divenuta docente di Letteratura Comparata – è autrice della raccolta di poesie E-mails from Sheherazad, edita in Italia dalla casa editrice Aguaplano. Sempre a cavallo tra due culture, ma diversa per entrambe, ha proposto più volte e in diversi modi nella sua carriera, tenendolo ben in mente, quanto la narrazione sia la chiave della conoscenza, e come anche fece Toni Morrison, ha cercato di esprimere un’istantanea sentimentale di quelle che sono le istanze di coloro che sono messi ai margini, in questo caso i figli di immigrati cresciuti in terra straniera: una condizione quanto mai attuale oggi e che lei esprime in poesie come il passaggio lì o Mia nonna si lava i piedi nel lavandino del bagno di Sears.

Carla Marx, una poesia di Marco Mantello

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di Marco Mantello …quando una società è strutturata sulla forza della sua organizzazione, e sui rilievi statistici della tua debolezza come singolo, manifestata o oggettivamente tale, in base a parametri non stabiliti da te ma dallo stesso sistema organizzativo… …quando una società mai colpevole decide a incentivi che sei debole e si premura di darti […]

Endimione, o dell’osservare dormienti

di Simone di Biasio

Nel maggio del 1819 Antonio Canova è a Roma, vive in via delle Colonnette e ha già scolpito opere destinate a renderlo immortale: “Amore e Psiche” e la “Maddalena penitente”, su tutte. Il Duca di Devonshire William Cavendish gli ordina una scultura, ma non predilige alcun soggetto specifico: piena libertà espressiva. La leggenda vuole che, nella sua casa studio, Canova amasse far entrare ospiti soprattutto al calar del sole, quando per accendere il bianco dei marmi bastava la fiammella di una candela, che anzi esaltava le linee, le forme, le curve, in quel contrasto di poca luce scolpita nel grande buio.