Contro Berardinelli quando dice che la poesia italiana è morta

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Qualche giorno fa sul Foglio Alfonso Berardinelli commentava la chiusura della storica collana di poesia Lo specchio affermando che in Italia c’è una crisi strutturale della poesia. Ospitiamo questo intervento di Gilda Policastro, ringraziando l’autrice. di Gilda Policastro Alfonso Berardinelli ha sempre pensato all’avanguardia come a un partito politico di maggioranza, con la forza di […]

Non muore nessuno

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di Christian Raimo Non muore la madre, né il padre accorso immediatamente sul luogo dove è avvenuto tutto, né i nonni, né nessuno dei fratelli, se ha fratelli, o dei cugini, nessun parente, anche lontano. Non muore l’addetta alla metro, non muore nessun collega del pomeriggio, né del turno successivo. Non muoiono gli altri passeggeri […]

Valerio Magrelli: dal silenzio del poeta al sangue amaro

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Dopo qualche anno di pausa la rivista Il Cristallo, fondata in origine nel 1958 da un gruppo di intellettuali bolzanini, riparte con una nuova redazione e una nuova veste grafica: pubblichiamo un profilo di Valerio Magrelli scritto da Giovanni Accardo. Per il momento la rivista è solo cartacea. (Fonte immagine)

di Giovanni Accardo 

L’incontro con Valerio Magrelli alla Biblioteca Civica di Bolzano (mercoledì 11 giugno) è stata l’occasione per ripercorrere la storia di uno dei più significativi e originali poeti contemporanei. Il suo esordio data al 1980, con Ora serrata retinae (Feltrinelli), titolo che sembra l’emistichio di un verso di Virgilio, mentre è il margine frastagliato della retina, cioè la linea oltre la quale l’occhio risulta percettivo. L’attenzione del poeta, infatti, è rivolta a sottolineare il rapporto ambiguo, spesso misterioso, che c’è tra lo sguardo e gli oggetti. Attraverso l’uso costante di un lessico preciso, che tenta di penetrare dentro gli oggetti, un lessico spesso scientifico e una sintassi cristallina, il poeta compie una sorta di investigazione razionale di ciò che lo sguardo vede. Il tentativo è quello di tradurre in scrittura la percezione visiva di un mondo assolutamente materiale, privo di qualunque slancio metafisico; è come se gli oggetti possedessero un’identità e una storia propria, cui noi possiamo solo tentare di avvicinarci.

Bernardo Bertolucci racconta il fratello Giuseppe

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Dal 18 al 24 maggio si terrà a Roma la prima edizione del festival “Giuseppe Bertolucci – il suo cinema, il suo teatro, la sua televisione”. Questa intervista a Bernardo Bertolucci sul fratello Giuseppe è stata pubblicata dal Venerdì di Repubblica.

“Gadda venne due o tre giorni a Baccanelli, dove abbiamo passato l’infanzia, io fino agli undici anni, Giuseppe fino ai sei. Molto sussiegoso com’era lui, Gadda parlava con Giuseppe e avvicinandoci abbiamo scoperto che dava del lei a Giuseppe di sei anni. E la cosa naturalmente ci esilarò tutti. Nessuno, o forse solo mia mamma, gli disse di passare al tu. Era troppo divertente sentirlo trattare Giuseppe così, come un adulto, e lo lasciavano fare”. Per ricordare il fratello Giuseppe a sei anni, Bernardo Bertolucci non avrebbe potuto trovare episodio più bello, rievocando con grazia e spontanea allegria l’atmosfera che si respirava crescendo con il padre poeta, Attilio Bertolucci.

A sessant’anni da “Quarta generazione. La giovane poesia”

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Questo pezzo è uscito su Alias/il manifesto.

di Diego Bertelli

Esistono oggi in Italia premi letterari dedicati espressamente alla poesia «giovane», così come ci sono antologie contemporanee il cui criterio selettivo non sfugge alla rigidità del dato anagrafico per sostenere selezioni di poeti che siano, prima di tutto, «giovani». Sempre in Italia, anche un recente film sulla vita e le opere di Giacomo Leopardi finisce per intitolarsi, fatalmente, Il giovane favoloso. Se a questa serie di ricorrenze si aggiunge la ristampa anastatica di Quarta generazione. La giovane poesia (1945-1954), antologia curata nel 1954 da Pietro Chiara e Luciano Erba e riproposta nel 2014 dalla Nuova Editrice Magenta di Varese, una presenza così assidua dell’aggettivo «giovane» arriva a farsi addirittura sorprendente. La questione assume connotati ancor più interessanti se pensiamo che il titolo di Quarta generazione sarebbe dovuto essere, secondo le intenzioni iniziali, La giovane poesia.

Zingari in viaggio

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di Giuseppe Montesano

Durante la Rivoluzione del 1848 a Parigi il dandy, l’oppiomane, il ribelle, l’aristocratico, il poeta Charles Baudelaire scrisse una poesia, la intitolò La Carovana e la dedicò alla «profetica tribù dalle pupille ardenti», cioè agli zingari: ma quando tentò di pubblicarla su un giornale diretto dal suo amico Théophile Gautier, il buon Théophile, che non voleva essere licenziato, la rifiutò. Baudelaire invocava un miracolo per quei vagabondi in cammino perenne nel deserto della vita, e chiedeva a una dea di aiutarli: «Fai sgorgare l’acqua dalla roccia e fai fiorire il deserto davanti a questi viaggiatori per il quali si apre l’impero familiare delle tenebre future», le tenebre future che erano la ripetizione ingrandita del passato, esilio, pogrom, shoa, ipocrita accettazione e genocidio culturale. Ma Baudelaire non si arrese alla censura mediatica, intitolò ancora più esplicitamente la poesia Zingari in viaggio, la inserì nei Fiori del male e pensò di scrivere un dramma in cui fuggiva via dalla Francia poliziesca e dittatoriale aiutato da una tribù di zingari, i soli secondo il dandy a rimanere liberi e fieri in mezzo a un’Europa asservita alle nuove tirannie economiche.

“I am Arthur Rimbaud!”

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  Ah! remonter à la vie! Arthur Rimbaud, Une saison en enfer Un giorno un pittore americano di origini norvegesi si imbatte nella fotografia ingiallita e sporca di un poeta francese del secolo scorso, e ne è sconvolto: quel poeta è lui. Stava vagando in una libreria di Boston, ha aperto un libro a caso […]

Un poeta che dovreste conoscere

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Oggi sono trent’anni dalla morte di Beppe Salvia, uno dei più importanti poeti italiani contemporanei. Poco conosciuto e riconosciuto in vita, dal 1985 a oggi molti hanno capito quanto è stato centrale soprattutto per la scena letteraria romana. Chi volesse approfondire qui c’è un sito a lui dedicato, e qui sotto una sua poesia.

La musica preferita da Roberto Bolaño

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di Giulia Cavaliere

Lettori di più generazioni immobilizzati dalla commozione nell’abbraccio violentissimo della letteratura di Roberto Bolaño, tutti seduti contemporaneamente, come nella magia di una lunga notte Infrarealista, nell’Impala pronta a partire con I Detective Selvaggi: Ulises Lima e Arturo Belano davanti, e noi, tanti piccoli Juan Garcìa Madero, sul sedile posteriore.

L’amor scortese – intervista a Marco Simonelli

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(Una versione ridotta di questo pezzo è uscita sul dorso toscano del Corriere della Sera; la foto è di Tom Garretson) Venga dentro di me che sto carponi, venga strappandomi l’orecchio coi suoi denti e al solito poi mi ricopra di diamanti. Venga dietro, davanti, arrivi ai bivi dei miei possessivi patimenti dei miei remissivi […]