miniTube #2 La poesia di Attilio Bertolucci

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Giovedì pomeriggio sono stata alla Casa del Cinema alla presentazione di una nuova edizione (scrigno con libro e dvd edito dalla Cineteca di Bologna) del romanzo in versi di Attilio Bertolucci La camera da letto. La sala era piena, e la presentazione è cominciata proiettando due capitoli dello straordinario (omonimo) film dal romanzo in versi di Bertolucci girato nel 1991 da Stefano Consiglio e Francesco Dal Bosco. Nel film c’è Attilio Bertolucci tra stanze e giardino, dentro e fuori la casa di famiglia a Casarola, paesino dell’Appennino Emiliano. Legge integralmente La camera da letto. I prologhi ai canti li legge Laura Morante. Quarantasei canti, nove ore in tutto ed è una meraviglia.

Il male ingombrante. Note su Gli impiegati vanno di fretta di Silvio Perego

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Pubblichiamo una recensione di Andrea Cirolla su Gli impiegati vanno di fretta di Silvio Perego (Lampi di Stampa). Foto di Francesca Woodman.

Ultimamente mi sono svegliato presto la mattina. E non c’entra niente Proust, è solo che per delle cure termali, cui ho dovuto sottopormi in una località appena fuori Bergamo al centro della bassa val Cavallina, ogni giorno per due settimane sono uscito di casa all’alba, rompendo un’abitudine sonnacchiosa dettata dalle sere e dalle notti tirate lunghe sui libri e nel lavoro. Nel percorso da casa alle terme e dalle terme a casa, in auto ho ascoltato giorno dopo giorno rassegne stampa su rassegne stampa, dai notiziari Rai a quelli di Radio24, procurandomi ulcere se non allo stomaco (ma ci manca poco) sicuramente al cervello e all’area deputata all’indignazione. Dal recente Laziogate e il circo grottesco di fine berlusconismo annesso, nutrito di ostriche e Champagne, ben rappresentato da feste dei porci e feste della merda; alle lamentele di politici passati e presenti sulla scandalosa magrezza dei loro stipendi da ennemila euro – ho ingollato tutto schivando fughe e distrazione, infliggendomi un bagno in un’attualità paradossale, avanguardia perpetua su schema consolidato, un male certo e disarmante. Un male ingombrante, che brucia la possibilità del bene, anzi la fagocita, almeno e sicuramente in ambito politico. E dove il bene si scherma dietro uno sguardo a distanza di sicurezza, là può pian piano opacizzarsi fino a non vedere più oppure conservarsi incorrotto, ma inerte e incattivito.

Studio sulle possibilità del vuoto

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Pubblichiamo una recensione di Federico di Vita su «Escribir el hueco / Scrivere l’incàvo» di Miguel Angel Cuevas.

Meter una pala en el aire y sacar el aire
Introdurre una vanga nell’aria e tirar fuori l’aria
Jorge Oteiza

Una sera della scorsa primavera è stato presentato a Firenze un libro di poesie che è più di un libro, si tratta di un oggetto capace di trascendere la consueta attesa che monta nel lettore quando si approccia a un volume, poetico e non solo. Escribir el hueco / Scrivere l’incàvo di Miguel Angel Cuevas (poeta e traduttore spagnolo) con le illustrazioni di Massimo Casagrande (le cui opere, dedicate ai singoli frammenti, li completano e li accompagnano – senza limitarsi ad illustrarli), è proposto come uno studio e un omaggio all’opera dello scultore basco Jorge Oteiza. Non c’è rapporto didattico tra poesie e tavole, come allo stesso modo mancano legami espliciti tra l’opera libresca e quella scultorea: Cuevas (e in qualche misura “al quadrato” Casagrande) hanno tentato di recuperare lo spirito della creazione artistica di Oteiza, proponendo un lavoro tutto giocato sul tentativo di “mettere una vanga nell’aria e cavarne fuori l’aria”, sulla possibilità, (in)comunicativa e paradossale, di rendere uno spazio al vuoto, e di farlo creando.

Testamento

CRISI: GRECIA; UE, ATENE HA SUPERATO DATA LIMITE

Questa poesia del greco Kriton Athanasulis (Tripoli, Arcadia 1917 – Atene 1979) è una delle sue poche tradotta in italiano (da Filippo Maria Pontani). Uscì per la prima volta nella raccolta Due uomini dentro di me (1957) e ringraziamo Miriam Capaldo per avercela ricordata.

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre a me.
Le stelle brilleranno uguali e uguali ti indurranno
le notti a dolce sonno.
Il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco
tu guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta inc

La morte seconda

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Potete trovare questa poesia sullo Straniero di questo mese. Potete trovare il libro di Francesco Targhetta, Perciò veniamo bene nelle fotografie, edito da Isbn, ovunque.

Quelle sere che le macchine arrivano
a sciami, in file di parcheggi lungo
vie di paese, e non c’è luna che illumini
le bifamiliari ma lampioni in giardino
che scolpiscono l’aria, spegnendo
in silenzio l’estate, in lieve dissolvenza
dietro i teli sui barbecue e fra i camper
negli spiazzi deserti: è quando
si indicono le prime riunioni,
in cui cerchi di trovare, per l’autunno
alle porte, un senso nuovo, altre ragioni
con cui trascinare il mantello dei giorni.

I momenti migliori

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La diserzione è l’arma migliore.
Bum: sparisci – e il mondo muore.

Tra tutti gli odori che mi hai
lasciato sul corpo, ne ho un paio
che non mi tornano ancora:
l’antisettico che sa di morbo,
l’estate intera passata a scuola.

Hai voglia a dire che stai bene
e riesci a correre su una gamba sola,
se per mandare giù ogni parola
t’ingoi una bottiglia di pura soda –
il corpo a fuoco è la pelle interna.

The Best of James Franco

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Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito sul blog James Franco Italia, sulle poesie di James Franco.

E io che sono vissuta e cresciuta alla giusta distanza dalle celebrità, io che diversa dalle amiche mai in infanzia o giovinezza amai qualcuno soltanto perché fuckin’ famous, mi ritrovo adesso a quarant’anni fanatica. Di James Franco. Amandolo dopo averlo tradotto. Capita così che mi ritrovo una mattina (prima ancora che mattina, in una indecorosa ora di mezzo che appartiene ai troppo giovani e ai troppo vecchi e a me, le cinque) a leggere The Best of The Smiths, dieci poesie di James Franco appena pubblicate su 113 Crickets. Ascolto gli Smiths e leggo.

Dal 6 al 10 agosto ricordarsi l’importanza di essere piccoli

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di Azzurra D’Agostino

“Vola alta, parola, cresci in profondità.”

M.Luzi

Quando si dice che la poesia non ha seguito. Quando ci si chiede se i testi per le canzoni sono o non sono poesia. Quando ci si lamenta che non ci sono più i cantautori di una volta. Quando si sostiene la politica del ‘grande evento’. Quando si discute se meglio la città o meglio la provincia. Quando si soffre per i tagli alla cultura. Quando la cultura viene considerata intrattenimento, hobby, spreco. Queste e altre questioni su cui meditare sono affrontate in forma pratica all’interno di un piccolo festival che si svolge all’estrema periferia d’Italia, ovvero i piccoli borghi arroccati sulle cime degli Appennini. Per questo si chiama “L’importanza di essere piccoli”, perché proprio nel piccolo, nel minuscolo, cerca di porre delle domande e, allo stesso tempo, di vivere un’esperienza che renda queste domande ricordo personale e materia viva di riflessione.

L’estate, anche volendo, non finisce mai

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I piccoli mostri appesi allo stendino di casa
si carbonizzano:
guardare tuo figlio che accosta le dita al forno,
tutto il tempo –
la tragedia che non esiste
nel mondo dei supereroi,
sotto il vischio
e appena prima
che tu nascessi.

(Facciamo che io ero Dio e tu eri il Big Bang).

Kernberg, 1995

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“Ti sei preso una bella sbronza!” (risate)
Il tempo di fare colazione, lavarsi,
prendersi una vacanza, una laurea,
ricordarsi l’incidente stradale
con due costole rotte, l’ospedale
& lo sfratto, e tutte le volte che abbiamo
scopato, le montagne sullo sfondo
smangiate da un’attività sismica
interrotta soltanto da noi due
che guardiamo nel vuoto come a cercare
i fondi da consegnare a un aruspice.