Una generazione in versi

Life

Pubblichiamo una recensione di Nicola Villa, uscita sull’ultimo numero della rivista «Lo straniero», sul libro di Francesco Targhetta «Perciò veniamo bene nelle fotografie» (Isbn Edizioni). 

Di solito bisogna diffidare delle opere che ambiscono a interpretare il precariato e il periodo storico che stiamo vivendo. Questa diffidenza ha una duplice ragione: la prima, biecamente culturale, deriva dalla proliferazione, dagli anni novanta a oggi, di romanzi che hanno tentato di raccontare la condizione lavorativa ed esistenziale dei giovani con esiti piuttosto discutibili (si pensi ad alcuni brutti libri di Aldo Nove) e altri salvabili e più onesti (va ricordata una delle prime inchieste sui lavoratori flessibili di Andrea Bajani, Mi spezzo ma non m’impiego). Dunque la maggior parte degli scrittori che si sono proposti come cantori del precariato, in questi anni, sono sembrati più degli speculatori delle “avventure” lavorative dei giovani nell’Italia berlusconiana, un’Italia del farsi-da-soli a tutti i costi, soprattutto sui propri simili e sui prossimi, o sulle generazioni successive che spingono per scippare la miseria dei privilegi che si sono strappati coi denti.

Al posto vostro

paradiso

Mica mi riesci a convincere.
Ancora mi parli di complotto complotto.
Poco fa le stiliste invece hanno risposto
tutte in coro al tweet di Gianni Riotta:
Maria Luisa Trussardi, Laura Biagiotti,
Albertina Marzotto… si sono dette disposte
a fare qualcosa, in modo che almeno i desideri
di Melissa diventino realtà
.
Per esempio? Volevo morire verso i novanta anni,
una pensione. Volevo meno gente al funerale.
È un bel casino crepare di sabato, lo sai sì?,
i palinsesti mattutini sono già tutti stabiliti,
e nelle redazioni c’è talmente poca gente
che lo scroll-down delle foto di tre quarti
ci mette un sacco a caricarsi.

Fidelity

grace

Iniziamo questa giornata (mondiale della poesia) regalandovi due poesie di Grace Paley, poetessa americana scomparsa nel 2007, intellettuale militante, pacifista e femminista, che credeva nel valore laico della testimonianza. I suoi ultimi versi, vale a dire le poesie degli ultimi anni, sono stati raccolti nel prezioso volume «Fedeltà», curato e tradotto da Paolo Cognetti e Livia Brambilla.

Il mondo è una valle di lacrime anche per quelli che sperano in esso

susa

Il desiderio di fare le cose per bene,
pare che basti questo. Carte alla mano,
in discussione non è il se ma è il come,
oppure ormai non si torna più indietro.
Ma sono passati già tre giorni, quattro,
e io sono come tutti gli altri:
continuo a dimenticarmi di tutto
anche di andare a trovare Abbà padre in ospedale.

Umano, troppo umano

Oggi 21 gennaio 2012 sono 35 anni dalla morte di Sandro Penna, libero poeta italiano, uno dei maggiori esponenti di quella che Pasolini ha definito la corrente sabiana della lirica novecentesca, perché inseguiva una scelta poetica di trasparenza e semplicità in pieno clima ermetico. Per ricordarlo abbiamo scelto la sua singolare apparizione nel film «Umano non umano» di Mario Schifano (1971). Si tratta di un’immagine del poeta dimessa e commovente (fosse solo per il fatto che lui continua a ripetere che non sta bene) che impressiona e che ci restituisce l’uomo, prima di tutto, e poi la sua straordinaria capacità di raccontare una vita senza colpe.

Bronx & Poetry

di Tiziana Lo Porto Si chiama To Be Heard (www.tobeheard.org) ed è un documentario girato nel Bronx che racconta le storie (vere) di tre adolescenti a cui la poesia ha cambiato la vita. Girato in quattro anni, e presentato nei mesi scorsi a festival del cinema e del documentario di mezza America (incassando anche parecchi premi e […]

Generazione SS

di Marco Mantello

Ci volevano resse di luce
per incidere vertebre rosse
e scavare negli ossi le esse
ben sapendo dove il vento le conduce.

Ci volevano vittime stesse
di una voce scaglionata in base agli anni:
i Quaranta e i Cinquanta, i Sessanta e
i Settanta: generazione SS.

Punto di fuga: un’intervista ad Andrea Zanzotto

È morto ieri all’età di novant’anni il poeta trevigiano Andrea Zanzotto, una voce intensa che con sapiente raffinatezza linguistica, complessa e rarefatta al tempo stesso, si è fatta universale. Noi lo ricordiamo con una breve intervista contenuta in un vecchissimo (il primo) numero della collana Filigrana di minimum fax, dedicata non a caso alla scrittura.

Il giorno dopo

E i soldati tiravano pietre alle vetrine e scorazzavano sui cammelli.
Era tutto un inferno triste, quest’Egitto.
Le strategie non erano state condivise, e ovviamente sui carri salivano
anche i cani bastardi. Rovina completa. Una settimana di aborto.
Io stesso attaccato al telefono, la voce tenuta da conto col miele,
insistevo a recitare i salmi di benaugurio: se il cuore non si castra,
ditemi voi cosa puoi venire di buono?

15 ottobre

di Christian Raimo E sì, le cose stanno cambiando, se i desideri diventano hashtag, i musei accampamenti, le biblioteche la camera da chiudere a chiave se inviti a cena qualcuno. Ci sono doni dappertutto, le cose stanno cambiando: i defender sono le porte di un frigo: puoi appiccicarci il tuo magnete con scritto: il gioco […]