Disperazione e speranza nella poesia di Agota Kristof

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La vita di Agota Kristof è segnata come quella di molti altri intellettuali, scrittori, poeti dell’Europa orientale ed esuli, sin dalla giovinezza dalla necessità della partenza e della fuga. Nata in Ungheria nel 1935, nel 1956, in seguito e a causa all’intervento dell’Armata Rossa in Ungheria, fuggirà con la famiglia in Svizzera, nella città di Neuchatel, dove vivrà fino alla fine dei suoi giorni.

In un bellissimo volume edito dalla casa editrice svizzero-italiana Casagrande, dal titolo Analfabeta, Kristof ripercorre alcuni dei momenti più importanti della sua vita, dalla felice spensieratezza dell’infanzia agli anni di solitudine durante gli studi: uno dei momenti più interessanti di questa narrazione autobiografica è la parte che si concentra sulle lingue («All’inizio, non c’era che una sola lingua.

I cani romantici sulla strada di Roberto Bolaño

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In Chiamate telefoniche (Adelphi, traduzione di Barbara Bertoni), Roberto Bolaño apre il racconto dedicato a Enrique Vila-Matas così: «Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare veramente. Un poeta, invece, può sopportare di tutto. Siamo cresciuti con questa convinzione. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte.»; è una delle frasi di Bolaño a cui sono più affezionato, l’ho imparata a memoria, naturalmente, ma non è questo il motivo per cui ci sono affezionato, il motivo è un altro ed è più importante.

Dov’è la gioia? Vita e morte di Sylvia Plath

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Lo scorso 10 marzo il New York Times ha pubblicato un tardivo necrologio di Sylvia Plath, come parte di una serie di necrologi che si chiama Overlooked ed è dedicata a donne degne di nota che non vennero ricordate dal quotidiano a tempo debito. Firmato dalla giornalista Anemona Hartocollis, oltre a commemorare la scomparsa scrittrice, l’articolo apre saggiamente la questione dell’inevitabile distanza che si crea tra un necrologio scritto all’indomani della morte di qualcuno e uno scritto con decenni di ritardo (55 anni nel caso di Plath). Tanto più se nel frattempo la fama postuma distorce e sovrasta vita e opere della persona in oggetto.

Il male, c’era – Elegia per Marghera

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Pubblichiamo un pezzo uscito su La Lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo. (fonte immagine)

di Francesco Targhetta

La linea della più sconvolgente accoppiata in stridore che esiste al mondo, Venezia legata insieme a Mestre-Marghera (qual è il vivente, qual è il cadavere?), di colpo sfida a una sutura di recupero attraverso l’oscenità del reale e del presente; sfida […] a saltare più in là, verso il non ancora realizzato, verso un mai-visto in cui persino il male venga bloccato, svuotato del suo potere e riabilitato come segno, traccia, forma.
(A. Zanzotto, Venezia, forse)

Elementi di scienza politica

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La mia generazione esiste non è affatto un`idea o un`astrazione non è nemmeno un`allucinazione triste nata un sabato pomeriggio a Ikea fra cataste bruciate di librerie Billy e una pallida riunione condominiale finita a ironie e strilli Le facce dei miei compagni di scuola erano bianco-verdi come le linee d`erba e le maglie del calcetto il […]

Come si scrive Auschwitz

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di Simone Consorti I ciechi conoscono i cieli e spesso hanno un loro concetto degli arcobaleni Più di tutto sono esperti di spazi immensi e di giorno vanno di notte nei deserti Ci vuole immaginazione per credere nelle rose ci vuole un bel po’ d’esperienza per setacciare la realtà dall’apparenza A volte un cieco giovane […]

Auden in andropausa

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di Marco Mantello Il tempo va avanti senza di me ma sono io a essere quello vivo Quando si ferma e aspetta rimango indietro e gli metto fretta Quando riaccelera e si fa oggettivo penso a qualcosa di personale che spezza in due la lancetta Se mi divora lo mangio vivo se mi misura posso […]

I tubi innocenti

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Un estratto dal bellissimo libro inedito del 2012 di Albert Samson. I versi in prosa di Albert non hanno bisogno di nessuna forzatura anti-lirica, sono quello che sono e parlano da soli.

Werderring (da Standards, 2006)

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di Marco Mantello Una vecchia e il suo pezzo di ferro camminavano in mezzo alla strada le sue mani giuravano il falso ogni volta che il passo mancava Lo studente saliva le scale con un`aria un po` troppo severa le sue mani stringevano il ferro era quasi venuta la sera

Ricordando Roberto Bolaño

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Il 28 aprile 1953 nasceva a Santiago del Cile Roberto Bolaño, uno degli scrittori che amiamo di più. Lo ricordiamo con un brano tratto da Tre, pubblicato da Sur (La traduzione è di Ilide Carmignani). (Diceva Bolaño: “La mia poesia e la mia prosa sono due cugine che vanno d’accordo. La mia poesia è platonica, la mia prosa è aristotelica”). (fonte immagine)

di Roberto Bolaño

Scherza con te, ti accarezza. Una passeggiata solitaria nella piazza dei cinema. Al centro un’allegoria in bronzo. «La battaglia contro i francesi».