Valentino Zeichen, 1938-2016

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(fonte immagine)

Ci ha lasciato poche ore fa il poeta Valentino Zeichen, nato a Fiume in un giorno non meglio precisato del 1938. Tra i suoi libri ricordiamo la prima raccolta di poesie Area di Rigore (Cooperativa scrittori, 1974) e successivamente Ricreazione (Guanda, 1979), Metafisica tascabile (Mondadori, 1997) e Passeggiate romane (Fazi, 2004).

Dal volume Mondadori Poesie 1963-2003 riprendiamo Il poeta.

“I cani romantici”, le poesie di Roberto Bolaño

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Oggi Roberto Bolaño avrebbe compiuto 63 anni. Lo ricordiamo con questo pezzo che affronta un tema meno battuto ma non meno importante per la sua vita artistica: la sua produzione poetica (fonte immagine).

di Giorgia Esposito

Los perros románticos (I cani romantici) è il primo libro di poesie pubblicato in Spagna da Roberto Bolaño. La prima edizione, Zarautz, Fundación Social y Cultural Kutxa, 1993, che gli vale il “Premio Literario Ciudad de Irún 1994”, contiene quarantacinque poesie, scritte fra il 1977, anno in cui Bolaño arriva in Europa, a Barcellona, e il 1990.

Le poesie sono raggruppate in cinque capitoli tematici: Poetas, Detectives, Amores, Hospitales, Crepúsculos. Soltanto ventitré componimenti confluiranno, insieme ad altri venti testi inediti, nelle due edizioni successive: Barcellona, Lumen, 2000 e Barcellona, Acantilado, 2006.

Quel verso buttato lì, in fondo alla schiena. Greco e latino nella versione di Alvaro Rissa

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Una nuova antologia di letteratura greca e latina è in libreria. Si tratta di un libro eccezionale. Innanzitutto perché nessuno dei testi scelti era conosciuto fino a oggi. In secondo luogo perché copre interamente lo spettro dei più importanti autori greci e latini, a partire dalle origini. E infine perché sono chiamati a raccolta i più celebri traduttori che nel Novecento si sono cimentati con la sfida dei classici. Il tutto accompagnato da una prefazione e un apparato di note pienamente in linea con le più moderne metodologie didattiche.

Dino Campana: un genio da manicomio

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di Marco Candida

Impossibile accostarsi all’opera di Dino Campana senza concentrarsi in via preliminare su chi fosse analizzandone vita e personalità; ma, prima di far questo, si può forse tentare uno sguardo d’insieme domandandosi: che storia è quella di Campana?

Un modo per rispondere a questa domanda è affermare che si tratta della storia di un uomo che ha subito una tremenda ingiustizia. Un altro modo è rispondere affermando che si tratta di un individuo che, per varie ragioni, fra cui quella di aver ricevuto una tremenda ingiustizia, si è rovinato la vita ed è diventato pazzo.

Scrivere per restare viva. Marina Cvetaeva e la poesia

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Con questo pezzo, dedicato all’intensa relazione tra Marina Cvetaeva e la parola scritta, concludiamo la serie di Annalena Benini sulla poetessa russa apparsa sul Foglio. Ringraziamo l’autrice e la testata: qui la prima puntata, qui la seconda.

Mia madre è molto strana. Mia madre non somiglia affatto a una madre, scriveva nel 1918, a sei anni, Ariadna Efron. Un piccolo componimento su Marina Cvetaeva, il ritratto preciso, innamorato ma anche spietato di una ragazza con gli occhi verdi e la figura slanciata che “scrive poesie”, non ama i bambini piccoli e non loda i loro primi disegni (“un uomo? Questo sarebbe un uomo? No, Alja, non ci siamo, questo per ora è un mostro, devi fare ancora ta-a-nti disegni e riprovare mo-o-lto a lungo”).

Due poesie cucite a mano

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Nato nell’estate scorsa, Nervi è un progetto editoriale dedicato alla poesia curato da Fabio Donalisio, Francesco Targhetta e Marco Scarpa. Ogni raccolta è stampata in cento copie, cucite a mano e disponibili sul sito della casa editrice che ha pubblicato versi di Mariagiorgia Ulbar, Sebastiano Gatto e Andrea Longega. Pubblichiamo di seguito due poesie di Gatto e Ulbar, ringraziando gli autori.

CCCP Veneto

di Sebastiano Gatto

In canottiera distendono fango
sul porfido appena posato
perché la risacca livelli
la sabbia. Lungo le rive di questo
versante del mare di Galilea
non temono che venga
un Cristo con la spada
a farne pescatori:
sanno ancora poche parole,
ma già camminano sull’acqua
di Mestre gettando con braccia
sicure e màrlboro in bocca le reti
di malta e sampietrini.

(tratta da Strada lavoro)

Quello che rimane di C.K. Williams

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di Mario Luongo

Wit – dal dizionario Collins
a) intelligenza
b) spirito, arguzia
c) persona arguta, bello spirito

C.K. Williams è morto poco più di un mese fa, il 15 settembre, nella sua casa di Hopewell, in New Jersey. Aveva 78 anni, era malato di mieloma multiplo. Negli USA se n’è parlato molto, anzi il giusto, mentre in Italia in pochi sembrano essersene accorti.

L’amore (e il nonamore) di Marina Cvetaeva

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Pubblichiamo il secondo di tre articoli scritti da Annalena Benini dedicati alla poetessa russa Marina Cvetaeva, usciti sul Foglio. Se il tema del primo articolo era la maternità, qui l’argomento affrontato è l’amore. Il prossimo pezzo riguarderà la poesia.

Una donna per bene non è una donna, scrisse Marina Cvetaeva nell’inverno del 1919. Fu un terribile inverno di povertà, giovinezza e dolore, lei aveva ventisette anni, frequentava poeti, scrittori, pittori, attori di teatro, si infatuava di uomini e donne mentre il marito Sergej Efron era lontano, arruolato nell’Armata bianca: lei lo aveva sposato per amore e con amore gli rimase accanto, lo amò mentre era assente (Serena Vitale, la più grande studiosa italiana di Marina Cvetaeva, non esclude che Sergej si fosse arruolato in seguito al primo tradimento di Marina con suo fratello Petja, attore), lo amò anche mentre non lo amava più e andava incontro, tutta, al primo che passava per strada. A ognuno chiedeva amore smisurato e sfrenata tenerezza e libertà, a ognuno chiedeva che le provasse, attraverso l’amore, che lei esisteva davvero. Che era in vita. Ogni indizio terrestre, ogni bacio sognato in Marina Cvetaeva era un incendio dell’anima. “Io devo essere amata in modo del tutto straordinario per poter amare straordinariamente”, scrisse a Aleksandr Vasil’evic Bachrach, un ragazzo di vent’anni di cui si era innamorata, o invaghita, a cui mandò molte lettere, parlò dell’anima, corresse le parole sbagliate o goffe, dedicò poesie, e a cui chiese, imperiosa: “Voglio da Voi, ragazzo, il miracolo. Il miracolo della fiducia, della comprensione, della rinuncia”.

L’Uomo Nero

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Pochi se ne ricordano, ma nel 2015 ricorrono i novant’anni dalla morte di Sergej Aleksandrovič Esenin. Qui riproduciamo “L’uomo nero” nella traduzione di Bruno Carnevali, e invitiamo chi vuole a ricavarsi un cono d’ombra in cui stringere di nuovo amicizia con questo poeta. di Sergej Aleksandrovič Esenin Amico mio, amico mio, Sono molto molto malato. Io […]

Quel signore col fiore in bocca

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Il 17 luglio 2013, due anni fa, ci lasciava Vincenzo Cerami. Per ricordarlo, pubblichiamo un frammento da Addio Lenin, romanzo in versi uscito per Garzanti nel 1981.

di Vincenzo Cerami

Anche la disperazione di Biondolillo
Faloppa ha una radice artistica
il suo sogno di adolescente era fare
il portiere in una bella squadra di calcio.
È tutta in quel fiore in bocca in quel
signore col fiore in bocca cha da qualche
tempo gli ha rivoltato la vita: un torsolo