In difesa di Corona

FIRENZE: 81^ PITTI IMMAGINE UOMO CON NINA SENICAR, FABRIZIO CORONA

Non avrei mai pensato di far parte di una nicchia di persone, di una nicchia sempre più ristretta del resto, composta essenzialmente di persone di destra. Ma il pezzo di Guido Vitiello oggi sul Foglio e l’articolo di Filippo Facci sul Post, giornalista di una testata che ho per anni considerato un fogliaccio come Libero, convergono su una verità tanto evidente che la loro disillusione non è più nemmeno provocatoria: in Italia il garantismo è morto. “In galera! In galera!” è l’unico valore condiviso sul quale, in quella ottusa cultura politica che è stato l’antiberlusconismo, abbiamo trovato a sinistra un collante comunitario. (Andate a rivedervi le immagini del 2009 del No Berlusconi Day, per vedere qual è stato in tempo recente il milieu di questa anti-educazione politica). Così il garantismo – diventato a sinistra una cultura ultraminoritaria, ancora di più nel Pd azzerato dalla canonizzazione dei pm da Tangentopoli in poi e da vent’anni di deriva persecutoria di giornalisti che hanno trovato erotizzante la mostrificazione degli indagati – viene di fatto associato con la connivenza.

Il nostro bisogno di polizia

'GENNY A CAROGNA', IL BOSS DELLA CURVA DEL SAN PAOLO

di Christian Raimo Non c’è nemmeno bisogno di citare René Girard e la sua psicologia delle folle (i suoi capri espiatori, la sua violenza mimetica…) per provare a commentare la narrazione tossica che ha avuto il suo incipit sabato 3 maggio con le notizie degli scontri vicino l’Olimpico ed è proseguita con la telecronaca Rai […]

Reinfetazione: la “nuova arcadia democratica”

Il Governo Renzi

Questo pezzo è uscito su Artribune.

Stiamo vivendo un momento italiano che è stato paragonato utilmente a quello dell’8 settembre: di sbandamento e di ripiegamento. Vivere un cambiamento senza esperire questo cambiamento, senza adottarlo nella propria testa e nella propria vita, è del resto – come la rimozione, che nutre questo processo – una delle nostre passioni inveterate.

È la reinfetazione di cui scriveva nel dicembre scorso Barbara Spinelli, un imbozzolarsi individuale e collettivo, una regressione guidata dalla paura e dallo sconforto: “Reinfetazione è quando ti rifai feto: torni nella pancia, il cordone ombelicale ti tiene al guinzaglio. Finché non nasci, resti stabile tu e anche chi comanda: «Con annunci drammatici, decreti salvifici, complicate manovre, la classe dirigente si presenta come l’unica legittima titolare della gestione della crisi» (Censis)” (Il vizio dell’8 settembre, “la Repubblica”, 11 dicembre 2013)…

Alberto Moravia e l’Europa

moravia

Questo pezzo è uscito su l’Unità.

di Paolo Di Paolo

In vista delle elezioni europee, è un libro da rileggere. Il Diario europeo di Alberto Moravia, legato all’esperienza di parlamentare a Strasburgo negli anni Ottanta, è incredibilmente attuale. Un esempio a caso? Le osservazioni che Moravia fa sul rapporto in Europa fra particolarismi nazionali e universalismo culturale sembrano scritte ieri: l’autore degli Indifferenti paragona l’Europa a una stoffa double-face, su un lato una tessitura multicolore come un patchwork, sull’altro una sola tinta viva e profonda. L’universalismo culturale europeo, sosteneva Moravia, come un temporale improvviso, imbeve di tanto in tanto un territorio disegnato da confini, frontiere, limiti di proprietà. Ma questa pioggia fecondante è tutt’altro che tranquilla, è invece esplosiva e drammatica. Non vi sembra che siamo ancora lì, alle prese con le stesse questioni?

Do you remember forconi?

movimento-forconi

Dicembre, impazzavano i Forconi… un movimento nato in modo spontaneo dicevano, lo dicevano i telegiornali, le trasmissioni eccetera. Spontaneamente finiscono nel calderone “Forconi” camionisti incazzati, fascisti, disperati, sindacalisti, ex artigiani, studenti, imprenditori falliti, qualche sbandato del M5S. Il marchio è di un tal Mariano Ferro, un agricoltore di Avola, Siracusa, Sicilia, già compagno di strada del presidente Raffaele Lombardo; al nord il referente è Lucio Chiavegato (verrà arrestato, a primavera, assieme ad altri “secessionisti veneti”: fabbricavano un carro armato…); al centro impazza Danilo Calvani, monociglio verace dell’agro pontino. Sbocciano “presidi” in tutta Italia, le televisioni si affrettano e le dirette fioccano. Si autoproclamano “il vero popolo italiano”: ovviamente “né di destra né di sinistra”: odiano i giornalisti, ma basta il lume di una telecamera per appiccare un mesto falò della vanità… Durante le adunate di piazza, qualche carabiniere si toglie il casco: “I nostri ragazzi stanno con noi”, esultano.

14 questioni su quelli di “Lotta comunista”

lotta-comunista

Riprendiamo questo post, ringraziando l’autore, dal blog il sovrastrutturato.

di Domoiano Zotaj

Ho sempre avuto un debole per i marxisti, hanno un non so che di titanico, di tragico e di comico allo stesso tempo. Mi sono sempre chiesto cosa si provi a vivere in perenne conflitto con la realtà e se è vero che la condizione del seguace di Marx si possa considerare di conflitto. Come mai una ideologia tanto discussa e smentita continua a fare vittime tra giovani e vecchi? Non parlo di chi, studiando Marx al liceo, si sia identificato con due o tre concetti affascinanti quali “il feticismo delle merci” o “alienazione”. Non parlo nemmeno di chi si professa marxista perché vuole imitare il suo nonno sessantottino e si compra gadget del Che. Sto parlando di persone che coscientemente e produttivamente si occupano di applicare l’idea di società (appena accennata) da Marx in modo ortodosso. Insomma, un po’ come vedere una comunità amish da dentro. Proprio per questo mi sono rivolto ai ragazzi di Lotta Comunista, anzi, loro si sono rivolti a me. Ogni mattina. Ho deciso di accogliere la loro chiamata, almeno per un giorno.

Disintossichiamo il 25 aprile! Alcune riflessioni sulle commemorazioni oltre le identità

photo_129791

di Giovanni Pietrangeli

Per l’ennesima volta in pochi anni, le celebrazioni del 25 aprile a Roma e Milano si sono svolte in un clima di forte tensione tra le anime che componevano le piazze. A Roma, in particolare, l’annunciata e consueta presenza di uno spezzone per la Palestina, composto per lo più da attivisti delle reti italiane di solidarietà, si è trasformata in un casus belli con un folto gruppo di appartenenti alla Comunità ebraica romana. Una presenza, quella degli ebrei romani, naturalmente costante nelle celebrazioni della Liberazione, ma questa volta insolitamente nutrita e “militante”. Il risultato è stata una piazza spaccata e litigiosa, con un primo tentativo da parte degli ebrei romani di allontanare le bandiere palestinesi, scambi di insulti, reciproche accuse di “fascismo” e lo schieramento di agenti in tenuta antisommossa. Non si tratta di invocare una surreale pacificazione della memoria della Liberazione, né di augurarsi un clima di “larghe intese” anche nei cortei antifascisti, tuttavia la misura delle narrazioni tossiche sul tema dell’antifascismo e della memoria della Resistenza partigiana e della Seconda guerra mondiale è davvero colma e le piazze romane del 25 aprile negli ultimi anni ne sono un triste riflesso.

Ucciso da una doppia morte. Il caso Magherini, l’ennesimo

NEWS_197700

Riprendiamo questo pezzo da popoff.globalist, un sito d’informazione dal basso, ringraziando l’autore.

di Checchino Antonini

Di nuovo le foto di un corpo straziato sbattute sulla grande rete, sulle pagine dei giornali, ad affiorare dai tablet dei pendolari, sugli schermi dei tg di prima serata. La decisione estrema di una famiglia di fronte all’atroce incredulità di chi dovrebbe indagare sulle ragioni di quella morte. Come furono costrette a fare Ilaria Cucchi, Patrizia Aldrovandi, Lucia Uva, e altre donne, oggi è Andrea Magherini, fratello di Riccardo, a mostrare le immagini dell’ex calciatore morto il 3 marzo a Borgo San Frediano, a Firenze, dopo essere stato bloccato dai carabinieri in seguito a una crisi di panico, secondo la procura provocata dall’assunzione di cocaina. Secondo alcune testimonianze, due dei quattro carabinieri intervenuti avrebbero dato dei calci a Magherini mentre era a terra, ammanettato a faccia in giù, con le braccia dietro la schiena e a torso nudo. I video e le foto sono appena stati presentati in Senato in una conferenza con Luigi Manconi e Fabio Anselmo, appena nominato legale della famiglia. Sono le immagini e le voci di un fermo violento in una strada di Firenze. La vittima che grida ripetutamente aiuto. I carabinieri su di lui, le manette ai polsi, l’ambulanza senza un medico.

Rivoluzione barra colpo di stato

Tanque com militares e populares no 25 Abril

Riprendiamo questo articolo dal blog lusosfera.blogspot.it, dove Giovanni Damele parla di Portogallo e dintorni, ringraziando l’autore.

di Giovanni Damele

Il quarantesimo anniversario del 25 aprile cade in un periodo particolarmente delicato per il Portogallo. In attesa di “uscire” dal programma della troika, il paese soffre il peso della lunga stagione dell’austerity e le tensioni sociali aumentano sensibilmente. Non mancano perciò richiami polemici alla “rivoluzione dei garofani”, vista non solo come data di inizio della democratizzazione del paese e del suo sviluppo civile e sociale, ma anche come l’ultima occasione in cui il popolo “è sceso in strada” e, in qualche modo, si è “ripreso” il paese. E davvero il popolo scese in strada, quella mattina di quarant’anni fa a Lisbona: lo si può vedere nelle molte foto che circolano in questi giorni (alcune, bellissime, provengono dal libro di Alfredo Cunha e Adelino Gomes, Os rapazes dos tanques).

Segreti di Stato e romanzo delle stragi

scarpinato

Il governo Renzi ha deciso di aprire gli archivi sulle stragi. E’ cioè stata firmata la direttiva che consente la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904. E’ dubbio se tutto questo potrà davvero ricompattare (e rendere leggibile) il lungo agghiacciante incredibile romanzo delle stragi che fa dell’Italia un paese unico in Europa. C’è la speranza che si decida a questo punto di pubblicare anche i documenti secretati sulle stragi di mafia. Come auspicio e monito ripubblichiamo un’intervista di Antonello Castellano, uscita su Narcomafie, a Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta e autore insieme a Saverio Lodato del libro «Il ritorno del principe» (Chiarelettere).

«Pensare un’azione antimafia realmente efficace in un contesto di sgretolamento dei diritti è una contraddizione in termini». Ne è convinto Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta, che abbiamo intervistato a Torino in occasione della presentazione del suo ultimo libro, «Il ritorno del principe». Per Scarpinato la lotta alle mafie sarà poco incisiva finché il potere continuerà a tutelare il suo lato “osceno”. «Si potrebbero arrestare tutti i giorni centinaia di affiliati con la certezza che il giorno dopo verrebbero prontamente sostituiti».