Governo anche tu!

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Non ti sta bene come vanno le cose? Ti sembra di stare in una palude? Basta indugi! Fai un governo anche tu! Ecco il nostro modello! Prendi esempio da quello che facciamo noi e gioca con gli amici a Governo anche tu!

Presidente del consiglio
Eunomo, personaggio mitico.
Fu ucciso per sbaglio da Ercole. Mentre Eunomo, che era coppiere alla corte del re Calidone,
gli versava sulle mani dell’acqua tiepida destinata a lavargli i piedi, Ercole volle dargli uno schiaffetto,
ma la sua forza fu così grande che lo uccise sul colpo.

Il principino

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Le opinioni di chi ha sostenuto Renzi finora a proposito l’azzardo di Renzi sono sostanzialmente due, ben sintetizzate dai due editoriali di Luca Sofri e di Francesco Costa sul Post. Il primo dice: abbiamo creduto nella diversità politica, una diversità politica non solo promessa ma dimostrata anche nei modi, e adesso molto di questo credito se l’è bruciato con una mossa da palazzo. Il secondo dice: cosa doveva fare Renzi? continuare a fare il segretario di un governo che non gli piaceva, impantanato nell’impossibile scelta tra sostegno o opposizione a Letta, con il serio rischio di bruciare il suo grande consenso personale, che è una delle poche ragioni della sopravvivenza del Pd? Così Sofri gli fa gli auguri, sperando che Renzi al governo riesca a far dimenticare il peccato originale, e Costa gli dà atto di aver trovato la mossa del cavallo in una situazione di stallo.

Italian Hustle

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Questo post è uscito sul blog omonimo, idadominijanni.com.

di Ida Dominijanni

Una crisi drammatica, una gestione ridicola, scrive Lucia Annunziata sull’Huffington Post commentando «il clima da ragazzi del muretto, sbracato nei modi, nello stile e nella sostanza» che ci tocca respirare. Sullo stile da ragazzi del muretto, argomento tutt’altro che secondario, torno dopo. Prima, due punti sul dramma e sulla farsa.

Primo punto. Salvo improbabili colpi di scena alla direzione del Pd di oggi, fra pochi giorni avremo il terzo presidente del consiglio nominato dal Colle (e stavolta largamente autonominato), senza alcun rapporto, né diretto né indiretto, con il pronunciamento elettorale. Siccome però le cose ripetendosi peggiorano, questa terza volta è peggiore, se possibile, delle due precedenti: non c’è l’emergenza dello spread con cui fu coperta l’operazione Monti, né l’impossibilità di costruire una maggioranza coerente con il voto con cui fu coperta l’operazione Letta. C’è solo, rivendicato da Napolitano a Lisbona, il rifiuto fobico di un ritorno alle urne, unito all’arrogante fretta di Matteo Renzo di insediarsi a Palazzo Chigi, fretta a sua volta accompagnata da un consumismo della leaderhip che ha raggiunto, nel Pd, livelli patologici.

L’era del permaloso

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L’atmosfera politica che leggo sui giornali assomiglia sempre di più a quella che respiro tutti i giorni, al bar, sul posto di lavoro, mentre sto in fila in banca, nelle assemblee politiche e in quelle condominiali, nelle discussioni de visu, in quelle al telefono e in quelle on-line… In questo senso, potrei dire, la distanza tra Paese Reale e Paese Legale si è accorciata. Dove mi giro vedo una specie di contagio esteso di una forma parossistica di permalosità. Mi sono sentito attaccato dalle tue parole, mi hai offesa sul piano personale, non solo le parole ma sono i gesti che contano, non solo i gesti contano ma anche certi sguardi: ogni atto, anche quello più involontario, mi può ferire. E io mi penso come un attore sociale solo se mi sento offeso.

L’Italia è un Paese strano. Senza mai aver sviluppato una cultura del politicamente corretto ha maturato solo gli anticorpi e rubricato direttamente l’espressione “politicamente corretto” tra gli epiteti ridicolizzanti, lasciando che espressioni di xenofobia e razzismo oggi siano tutto sommato tollerate come sinonimi di sincerità sanguigna o schiettezza fuori dai denti.

In viaggio con Michela Murgia

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Pubblichiamo un reportage di Paola Zanuttini uscito sul Venerdì di Repubblica ringraziando la testata e l’autrice.

di Paola Zanuttini

Cagliari. Qualcuno, sulla stampa continentale, ha sentenziato che la candidata governatora della Sardegna Michela Murgia incarna la protesta, il grillismo fase due. «Una porcata» ribatte lei, icastica (è scrittrice, sceglie bene le parole). Ma alla presentazione ufficiale del suo movimento Sardegna Possibile e dell’eventuale giunta (scelta oltre un mese prima delle elezioni del 16 febbraio) tira aria da ceto medio riflessivo. O da prima teatrale. Una folta platea di saluti, sorrisi, abbracci. Molti abbracci. E bei cappottini.

La signora che mi siede accanto guarda la candidata presidente con palese simpatia. E buttà lì: «Come somiglia a Geppi Cucciari!». Vero, ma senza l’imprimatur della signora io non l’avrei mai affermato, per vile timore della suscettibilità isolana. Le due sarde più conosciute del momento sono Murgia e Cucciari. Quarantenni, molto simili, anche nei modi, nell’ironia tagliente. Il sottotesto potrebbe essere che sono uguali perché sono sarde. E basta. Più tardi, parlando con la candidata (che ha studiato Scienze religiose e assume un’aria curiale quando lo staff comunicazione la implora di essere seriosa) le confesso la mia viltà, confidando nella sua teologica comprensione degli umani peccati. Lei si fa una risata: «La somiglianza con Geppi è una condanna. Tre anni fa, a Cagliari, abbiamo fatto uno spettacolo insieme, Separate alla nascita».

Decostruire la Casta. Costruire il popolo

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Pubblichiamo un articolo di Claudio Riccio uscito su Il Corsaro.

di Claudio Riccio

Chi ricorda più l’oggetto del caos parlamentare di alcuni giorni fa? Si dibatteva del regalo per le banche italiane contenuto nel decreto Bankitalia, ma l’argomento è scivolato, sparito nel calderone di insulti e accuse reciproche, insieme al caso Electrolux, ai tassi drammatici di disoccupazione, alla nascita di FCA e al compimento della strategia di Marchionne. Tutto è passato in secondo piano.
In molti hanno liquidato tutta la vicenda come “una clamorosa serie autogol di Grillo”, “segno del nervosismo di un leader che prova disperatamente a recuperare consensi”; ma siamo sicuri sia così?

Possiamo dire che l’Italicum è antidemocratico?

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Questo articolo è uscito nei giorni scorsi sul Manifesto. di Gianpasquale Santomassimo Nell’esperienza ita­liana, il pro­por­zio­nale è la demo­cra­zia. Lo è sem­pre stato, del resto. Quando esi­ste­vano dav­vero dei demo­cra­tici, le loro riven­di­ca­zioni fon­da­men­tali erano: suf­fra­gio uni­ver­sale e sistema pro­por­zio­nale. Non era un metodo elet­to­rale come un altro, ma una civiltà. Signi­fi­cava opporsi al sistema dei nota­bili, dei […]

Contro la trasformazione

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Potrei scrivere questo piccolo post parlando di Beppe Grullo e del Movimento Cinque Stallo, oppure – gonfiando le labbra di vis polemica – anche del Movimento Cinque Stronzi, oppure realizzare uno di quei fotomontaggi che vanno tanto in home-page sul blog beppegrillo.it; insomma potrei usare quella modalità infantile che critica i politici storpiandone i nomi, allungandogli in nasi o le orecchie, seguendo una tradizione di stampo francamente fascista e neo-fascista, e oggi invalsa ormai nelle nostre retoriche politico-giornalistiche, da Emilio Fede a Marco Travaglio a Dagospia, come retaggio probabilmente dell’influenza comune da un Indro Montanelli, diventato (per i disastri dell’antiberlusconinsmo) in anni recenti una specie di baluardo della sinistra.

Potrei insomma commentare il casino parlamentare di oggi, ieri e l’altroieri, alzando semplicemente gli occhi al cielo, con un’indignazione esponenziale, per l’impeachment contro Napolitano, gli insulti alla Boldrini, i boia chi molla attribuiti alla tradizione risorgimentale, i siete entrati in Parlamento facendo i bocchini… Uno – il coram populo grillesco – dice: era una esasperazione legittima, una reazione. Difficile non essere d’accordo che mettere insieme nella stessa votazione Bankitalia e Imu era un mezza zozzeria, e che la questione Bankitalia (la rivalutazione delle quote) sia stata affrontata in modo discutibile nel merito e nel metodo. D’altra parte però è molto chiaro come la violenza pentastellata è tanto più forte mediaticamente quanto più è debole, inefficace, reazionaria, dal punto di vista della rappresentanza del conflitto politico.

L’insurrezione è un’arte

LENIN

Novanta anni fa, il 21 gennaio 1924, moriva Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin. Per ricordarlo abbiamo pensato di citare un suo famoso scritto del 1917 e un ricordo che Slavoj Žižek – studioso di Lenin e autore tra gli altri del bello ma introvabile Tredici volte Lenin, pubblicato da Feltrinelli nel 2003 – dedicò a […]

Profonda sintonia

Berlusconi-e-Renzi

Riprendiamo dal blog idadominijanni.com quest’intervento, ringraziando l’autrice.

di Ida Dominijanni

Basta leggere i giornali di centrodestra di oggi, e meglio ancora il ‘mattinale’ di Forza Italia, per fare al volo il conto dei vantaggi e degli svantaggi innescati dall’incontro di ieri fra Renzi e Berlusconi. Fanno sorridere in verità le accorte profezie sulla durata del governo Letta, da ieri ”ancorato” a un programma di riforme istituzionali che dovrebbe tenerlo in vita per almeno un anno. La verità è che d’un balzo i pesi dei giocatori in campo sono stati completamente redistribuiti. Letta (nipote) avrà pure più tempo davanti (e poi chissà, vatti a fidare), ma dipende in tutto e per tutto da Renzi e dal patto di Renzi con Berlusconi (e con Letta zio), non più da Giorgio Napolitano il quale esce a sua volta a dir poco ridimensionato, se non strategicamente sconfitto, dallo storico incontro. Angelino Alfano ha praticamente un cappio alla gola, e se aveva fatto conto, per sopravvivere, su una svolta proporzionalista adesso deve cominciare a meditare i termini di un rientro nella casa bipolare del Capo.