I blog letterari e i soldi, un post piuttosto autoreferenziale

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di Christian Raimo Oggi sono andato a Milano a parlare di quello che state leggendo, ossia di minimaetmoralia. Ero stato invitato in un panel che comprendeva eFFe, autore di un libro molto efficace sui bookblog, Marco Liberatore di Doppiozero, Stefano Salis del Sole 24ore e Alessandro De Felice di Rivista Studio. Tutte persone – e […]

Scrivere la storia – King, Ellroy e DeLillo a confronto sul caso Kennedy

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Torniamo sul rapporto tra l’omicidio di JFK e la letteratura americana con un pezzo di Cataldo Bevilacqua uscito su Atlantidezine

di Cataldo Bevilacqua

Dalla curva spunta una moto, poi l’altra. Il corteo presidenziale entra nell’obiettivo della telecamera e in fondo si intravede una grossa limousine decapottabile pronta a svoltare. Si perdono dei fotogrammi, all’improvviso il corteo è quasi di fronte ai nostri occhi. Adesso sì, c’è la limo in primo piano, c’è JFK che saluta e accanto Jacqueline, nel vestito rosa di Oleg Cassini, che fa altrettanto. Ma dura un attimo, il primo colpo ferisce prima il senatore e poi il presidente. Il proiettile non è quello mortale, entra nella spalla, JFK si massaggia e la moglie lo abbraccia, lo avvolge, come a volerlo proteggere. Poi la macchina arriva perfettamente in perpendicolare al nostro punto di vista e uno sbuffo di sangue si alza dalla testa del presidente, che immediatamente si accascia. Jacqueline prima guarda il marito, attonita, poi nota qualcosa, oppure no, forse è solo la paura a spingerla: si alza dal sedile e si arrampica sulla parte posteriore dell’automobile che imperterrita continua a muoversi. Sullo sfondo un prato, e le  gambe di una donna che corrono fuori dall’obiettivo. Jacqueline è in bilico sul bagagliaio dell’enorme automobile, sembra cercare qualcosa, il cervello del marito dirà qualcuno, saltato in seguito al colpo. Da dietro uno dei bodyguard la raggiunge e le intima di ritornare sul sedile, lei lo fa, e la macchina esce dal campo visivo.

L’omicidio di JFK, un terremoto nella narrativa americana

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Il 22 novembre 1963 veniva assassinato a Dallas John Fitzgerald Kennedy. Pubblichiamo un brano di un articolo di Francesco Longo uscito su Europa ringraziando l’autore e la testata. (Fonte immagine)

Il giorno dell’omicidio Kennedy l’America perse la sua innocenza e la letteratura trovò un pozzo nero che traboccava di storie. Tra il più grande mistero americano e i romanzi c’è un legame che è stato sviscerato una volta per tutte da Don DeLillo: «Le trame possiedono una logica. C’è una tendenza, nelle trame, a evolvere in direzione della morte». Per DeLillo, trame politiche e narrative condividono una stessa inclinazione: la morte è «insita nella natura di ogni trama. Nelle trame di narrativa come in quelle di uomini armati», si legge nel suo libro su Kennedy, Libra.

I tre maggiori romanzi che hanno raccontato l’omicidio di Dallas rivelano l’influenza che quell’evento ha avuto sulla narrativa statunitense. Libra di DeLillo (Einaudi), American Tabloiddi James Ellroy (Mondadori) e 22/11/’63 di Stephen King (Sperling & Kupfer). Per tutti e tre l’assassinio Kennedy rappresenta la quintessenza della Storia e appare come l’emblema e l’origine dei loro generi letterari: il complotto postmoderno per DeLillo, il crime politico per Ellroy, l’orrore quotidiano per King.

Alba Dorata e la Grecia nazista

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

L’ultimo delitto – l’uccisione di un musicista hip hop trentaquattrenne noto per le sue posizioni antifasciste – ha riaperto le polemiche ma non basterà nessuna polemica a fermare l’ascesa resistibilissima della formazione nazista più potente e violenta d’Europa. Servirebbe ben altro. E innanzitutto una conoscenza precisa del fenomeno chiamato Chrisì Avgì, ossia Alba Dorata. A noi italiani questa conoscenza la offre, in un libro zeppo di informazioni, un giornalista greco da molti anni a Roma come corrispondente di quella televisione pubblica che gli improvvidi governanti conservatori hanno chiuso: Dimitri Deliolanes. Costruito come una labirintica ricerca dei segreti e degli spesso ridicoli misteri che sono dietro la nascita del partito nazista greco, Albadorata. La Grecia nazista minaccia l’Europa (Fandango, pp. 203, euro 15) spiega ogni aspetto di un intollerabile successo.

Di cosa parliamo (nel 2013) quando parliamo di democrazia

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Qualche tempo fa Dan Ariely (professore di Behavioural Economics presso la Duke University del North Carolina) e Mike Norton (professore di economia presso la Harvard Business School) hanno domandato a un campione rappresentativo di cittadini statunitensi quale livello di uguaglianza vorrebbero. Hanno anche chiesto agli interpellati qual è secondo loro (in eventuale contrasto con ciò […]

Notizie da un’emittente occupata

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Qualche giorno fa la polizia ha sgomberato la sede della tv pubblica greca, occupata da giugno. Pubblichiamo un reportage  di Graziano Graziani uscito sul giornale brasiliano Opera Mundi subito dopo l’occupazione. (Fonte immagine)

A Salonicco, davanti alla sede della ERT 3, il terzo canale della radio-televisione pubblica greca, c’è una sorta di presidio permanente in solidarietà ai lavoratori. Si è formato spontaneamente a partire dall’11 giugno, giorno in cui il governo ha deciso l’immediata chiusura dell’emittente, annunciandola in diretta tv alle cinque del pomeriggio. Il segnale, che secondo le parole del ministro avrebbe dovuto cessare alla mezzanotte di quello stesso giorno, è stato oscurato un’ora prima, alle undici, senza preavviso ulteriore. L’effetto, dal punto di vista simbolico, è stato dirompente. Soprattutto nelle zone più remote del paese, dai villaggi e dalle isole, hanno cominciato a chiamare. C’è chi pensava a una guerra, chi a un colpo di stato; fatto sta che per alcune ore l’oscuramento della televisione e della radio pubbliche ha gettato migliaia di greci nel panico. La parola più usata è “choc”. Poi si è diffusa la voce di quello che stava succedendo e molte persone si sono riversate in strada, radunandosi sotto le sedi della televisione ad Atene e Salonicco. I più anziani ripetono che nemmeno sotto la dittatura il servizio pubblico aveva mai sospeso il segnale. Quello che non è riuscito al regime dei colonnelli è stato realizzato dall’austerity greca, invocando come giustificazione le indicazioni della “Troika”. Settantacinque anni di servizio pubblico sono stati silenziati dall’oggi al domani, anzi, in una manciata di ore.

Sulla libertà

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Nel milleottocentociquantanove
John Stuart Mill fa uscire il Saggio
sulla libertà
. Dopo varie prove
per cercar di seminare il contagio
del riformismo nella politica
attiva (coi radicali), compone
con questo libello una critica
all’oppressione sociale. Espone
all’inizio del testo l’obiettivo
dell’opera, ossia assodare
un chiaro principio regolativo
dei rapporti tra lo stato sociale
e l’individuo, sulle questioni:
punizioni legali, e pressione
morale sulla pubblica opinione.

Il “governo occulto” dell’Ilva

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Ripubblichiamo un pezzo di Alessandro Leogrande sul governo ombra dell’Ilva di Taranto. Il pezzo è uscito sul manifesto il 12 settembre, prima della notizia degli ultimi avvisi di garanzia per l’inchiesta Ambiente svenduto, recapitati oggi.

Fin dalla sua privatizzazione nel 1995, il più grande stabilimento siderurgico italiano, l’Ilva, è stato trasformato in un uno “stato d’eccezione” normativo e disciplinare. È quanto emerge dalle inchieste della magistratura che nell’ultimo anno e mezzo hanno dissezionato il sistema-Riva. È quanto emerge, soprattutto, dall’ultimo ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco, relativa agli arresti dei massimi vertici del “governo ombra” dell’Ilva.

Da quanto si apprende, a governare davvero l’Ilva, in questi anni, non sarebbero stati i dirigenti che ricoprivano ufficialmente le più alte cariche aziendali, bensì i componenti di una struttura parallela, e segreta ai più, posta al di sopra di essi. Una piramide di “fiduciari”, a suo modo efficiente ed innervata nella vita di fabbrica, che aveva il compito di ottenere il massimo profitto, riducendo i costi di produzione, irregimentando gli operai, premiando i “quadri” obbedienti, bruciando materiali inquinanti nei forni, sversando liquami in mare, non ottemperando alle più elementari norme ambientali.

Stragi di migranti, femminicidio, negazionismo: come David Foster Wallace mi ha aiutato a superare l’ansia da dibattito mediatico

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Ieri a Viterbo, in un festival di teatro internazionale, che si chiama Quartieri dell’Arte, la Volksbuehne di Berlino, cioè uno dei più importanti teatri d’Europa (il luogo in cui hanno lavorato da Ernst Lubitsch e Heiner Mueller fino a Frank Castorp e Dimitr Gotscheff – morto proprio due giorni fa, dopo una terribile malattia velocissima), ha portato in scena una drammaturgia di Ivan Pantaleev tratta da due testi di David Foster Wallace, il saggio “Considera l’aragosta” e una delle “Brevi interviste ad uomini schifosi”. Lo spettacolo si svolgeva in una meravigliosa sala di Palazzo dei Priori: un solo attore in scena, Samuel Finzi, recitava un monologo con uno stile a metà tra lo stand-up comedian e il retore brechtiano.

Appunti sul Corteo 19 ottobre

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Alle 12.50

Tre ragazzini camminano lungo via Gallia. Avranno quindici anni, hanno l’aria dei bravi adolescenti, liceali, appena liceali. Uno di loro indossa una maglietta del Che; gli altri due gli vanno dietro. A piazza Tuscolo prendono per via Cerveteri, direzione piazza Re di Roma, anziché per Viale Magna Grecia. “Non vanno alla manifestazione, dunque”, mi dico.

Piazza San Giovanni

I partecipanti al Corteo 19 ottobre – Per il diritto all’abitare, dei migranti, No Tav, No Muos, Cobas – si ammassano sul pratone davanti alla Cattedrale di Roma e dintorni, con grande lentezza, e calma. Ci sono transenne e tanti nastri gialli “Polizia Municipale Roma Capitale”. Stand del Manifesto (due). Bancarella magliette “di lotta”. Alcune magliette di lotta: “ABBATTI IL BISCIONE”, “PARTIGIANI SEMPRE”, magliette con falce&martello, con il pugno. Da viale Carlo Felice arrivano – a scaglioni – frange del corteo. Sono quelli dell’Esc, sono quelli che vengono da San Lorenzo. Sotto la Coin si sente il trillo continuo delle trasmittenti.