Da Grillo a Renzi, il carisma orizzontale

matteorenzi

Pubblichiamo un intervento di Massimo Recalcati uscito su Repubblica ringraziando l’autore e la testata.

Uno dei temi più vicini all’indagine psicoanalitica che attraversano il dibattito politico è quello del carisma. A destra e a sinistra, passando per il M5S, l’aggregazione del consenso non sembra poter prescindere dalla dimensione carismatica del leader.

Questa constatazione appare preoccupata soprattutto in coloro che ne sono privi e che guardano il cosiddetto “uomo solo al comando” con sospetto. Non hanno però tutti i torti. Non è forse il carisma quella forma di potere che rende ciechi, che muove le masse suggestivamente, ipnoticamente? Non è il fascino carismatico del leader a spegnere il giudizio critico celebrando religiosamente l’Imago del leader come una sorta di idolo pagano?

Indubbiamente la dimensione carismatica del potere suscita legittime preoccupazioni anche se solo si rilegge la storia del Novecento e i disastri generati da masse irretite dal fascino morboso provocato dalla voce e dallo sguardo invasati del leader. Freud ne ha fornito un ritratto insuperabile nel suo Psicologia delle masse e analisi del-l’Io proprio mentre l’Europa si infilava nel tunnel dei totalitarismi. E tuttavia queste condivisibili preoccupazioni sembra scaturiscano da una concezione della politica ancora ingenuamente razionalista secondo la quale il consenso sarebbe il risultato di un discernimento puramente logico del livello di persuasività degli argomenti dei diversi contendenti. Non era certo necessario il ventennio berlusconiano per smontare questa idea solo “cognitivista” del consenso.

Ciao Silvio, addio giovinezza

www.parismatch.com_

Sono un ragazzo, forse da oggi non sono più un ragazzo. Sono nato nel 1982, faccio parte della prima generazione che è nata con la televisione commerciale. (Mia nonna mi ha raccontato che mentre mia madre mi partoriva, i medici nell’altra stanza si stavano vedendo una partita del Mundialito per club). Da piccolo sapevo a memoria la frequenza di tutti i canali disponibili in Italia. 21 Tele Montecarlo. 23 Teletuscolo. 24 Italia Uno. 25 Tele Elefante. 26 Autovox. 29 T.R.E. e così via. Aveva avuto il primo accenno di inquietudine sessuale, un accenno di accenno di erezione guardando un pomeriggio una puntata di Goldrake in cui dovevano denudare una bambina per farle una puntura… La prima erezione seria per un film con Anna Maria Rizzoli… Avevo tenuto un quaderno in cui mettevo i voti ai programmi tv… Amavo i pomeriggi di Italia 1, non ho avuto altro amore per molto tempo…

Il garante dello stato delle cose: Matteo Renzi

renzi

Pubblichiamo il discorso tenuto da Tomaso Montanari all’assemblea pubblica su «Firenze non è una merce. Renzi, il governo della città e la Costituzione» tenutasi a Firenze il 25 novembre. (Fonte immagine: ANSA/Maurizio Degl’Innocenti)

Tra meno di due settimane il Partito Democratico affiderà se stesso, quel che resta della Sinistra e soprattutto del Paese a Matteo Renzi.

Lo farà senza convinzione: per mancanza di meglio. Ed è forse per questo motivo che nessuno si chiede veramente chi sia e che cosa rappresenti Matteo Renzi. Come uno struzzo, l’Italia mette la testa sotto la sabbia: preferisce non sapere.

Si parla del clan di Renzi, dei poteri fortissimi che lo sostengono e ne tirano i fili, perfino dei suoi abiti firmati: ma non delle sue idee, del suo programma, dell’Italia che vuole.

Ma noi fiorentini sappiamo chi è Matteo Renzi. E non possiamo, non dobbiamo tacere.

Con il suo quinquennale non-governo Firenze si è trovata in una posizione del tutto singolare: da una parte è stata abbandonata a se stessa da un’amministrazione rinunciataria, latitante e ben decisa a non sostituire, ma semmai ad affiancare, i preesistenti centri di potere; dall’altra si è vista trasformare in un laboratorio politico in cui è stato possibile conoscere in anteprima i connotati dell’Italia del prossimo futuro.

I blog letterari e i soldi, un post piuttosto autoreferenziale

blogger

di Christian Raimo Oggi sono andato a Milano a parlare di quello che state leggendo, ossia di minimaetmoralia. Ero stato invitato in un panel che comprendeva eFFe, autore di un libro molto efficace sui bookblog, Marco Liberatore di Doppiozero, Stefano Salis del Sole 24ore e Alessandro De Felice di Rivista Studio. Tutte persone – e […]

Scrivere la storia – King, Ellroy e DeLillo a confronto sul caso Kennedy

kennedy5

Torniamo sul rapporto tra l’omicidio di JFK e la letteratura americana con un pezzo di Cataldo Bevilacqua uscito su Atlantidezine

di Cataldo Bevilacqua

Dalla curva spunta una moto, poi l’altra. Il corteo presidenziale entra nell’obiettivo della telecamera e in fondo si intravede una grossa limousine decapottabile pronta a svoltare. Si perdono dei fotogrammi, all’improvviso il corteo è quasi di fronte ai nostri occhi. Adesso sì, c’è la limo in primo piano, c’è JFK che saluta e accanto Jacqueline, nel vestito rosa di Oleg Cassini, che fa altrettanto. Ma dura un attimo, il primo colpo ferisce prima il senatore e poi il presidente. Il proiettile non è quello mortale, entra nella spalla, JFK si massaggia e la moglie lo abbraccia, lo avvolge, come a volerlo proteggere. Poi la macchina arriva perfettamente in perpendicolare al nostro punto di vista e uno sbuffo di sangue si alza dalla testa del presidente, che immediatamente si accascia. Jacqueline prima guarda il marito, attonita, poi nota qualcosa, oppure no, forse è solo la paura a spingerla: si alza dal sedile e si arrampica sulla parte posteriore dell’automobile che imperterrita continua a muoversi. Sullo sfondo un prato, e le  gambe di una donna che corrono fuori dall’obiettivo. Jacqueline è in bilico sul bagagliaio dell’enorme automobile, sembra cercare qualcosa, il cervello del marito dirà qualcuno, saltato in seguito al colpo. Da dietro uno dei bodyguard la raggiunge e le intima di ritornare sul sedile, lei lo fa, e la macchina esce dal campo visivo.

L’omicidio di JFK, un terremoto nella narrativa americana

john-kennedy-2

Il 22 novembre 1963 veniva assassinato a Dallas John Fitzgerald Kennedy. Pubblichiamo un brano di un articolo di Francesco Longo uscito su Europa ringraziando l’autore e la testata. (Fonte immagine)

Il giorno dell’omicidio Kennedy l’America perse la sua innocenza e la letteratura trovò un pozzo nero che traboccava di storie. Tra il più grande mistero americano e i romanzi c’è un legame che è stato sviscerato una volta per tutte da Don DeLillo: «Le trame possiedono una logica. C’è una tendenza, nelle trame, a evolvere in direzione della morte». Per DeLillo, trame politiche e narrative condividono una stessa inclinazione: la morte è «insita nella natura di ogni trama. Nelle trame di narrativa come in quelle di uomini armati», si legge nel suo libro su Kennedy, Libra.

I tre maggiori romanzi che hanno raccontato l’omicidio di Dallas rivelano l’influenza che quell’evento ha avuto sulla narrativa statunitense. Libra di DeLillo (Einaudi), American Tabloiddi James Ellroy (Mondadori) e 22/11/’63 di Stephen King (Sperling & Kupfer). Per tutti e tre l’assassinio Kennedy rappresenta la quintessenza della Storia e appare come l’emblema e l’origine dei loro generi letterari: il complotto postmoderno per DeLillo, il crime politico per Ellroy, l’orrore quotidiano per King.

Alba Dorata e la Grecia nazista

GR_12272-alba-dorata

Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

L’ultimo delitto – l’uccisione di un musicista hip hop trentaquattrenne noto per le sue posizioni antifasciste – ha riaperto le polemiche ma non basterà nessuna polemica a fermare l’ascesa resistibilissima della formazione nazista più potente e violenta d’Europa. Servirebbe ben altro. E innanzitutto una conoscenza precisa del fenomeno chiamato Chrisì Avgì, ossia Alba Dorata. A noi italiani questa conoscenza la offre, in un libro zeppo di informazioni, un giornalista greco da molti anni a Roma come corrispondente di quella televisione pubblica che gli improvvidi governanti conservatori hanno chiuso: Dimitri Deliolanes. Costruito come una labirintica ricerca dei segreti e degli spesso ridicoli misteri che sono dietro la nascita del partito nazista greco, Albadorata. La Grecia nazista minaccia l’Europa (Fandango, pp. 203, euro 15) spiega ogni aspetto di un intollerabile successo.

Di cosa parliamo (nel 2013) quando parliamo di democrazia

WolfLamb

Qualche tempo fa Dan Ariely (professore di Behavioural Economics presso la Duke University del North Carolina) e Mike Norton (professore di economia presso la Harvard Business School) hanno domandato a un campione rappresentativo di cittadini statunitensi quale livello di uguaglianza vorrebbero. Hanno anche chiesto agli interpellati qual è secondo loro (in eventuale contrasto con ciò […]

Notizie da un’emittente occupata

tvpubblicagrecia

Qualche giorno fa la polizia ha sgomberato la sede della tv pubblica greca, occupata da giugno. Pubblichiamo un reportage  di Graziano Graziani uscito sul giornale brasiliano Opera Mundi subito dopo l’occupazione. (Fonte immagine)

A Salonicco, davanti alla sede della ERT 3, il terzo canale della radio-televisione pubblica greca, c’è una sorta di presidio permanente in solidarietà ai lavoratori. Si è formato spontaneamente a partire dall’11 giugno, giorno in cui il governo ha deciso l’immediata chiusura dell’emittente, annunciandola in diretta tv alle cinque del pomeriggio. Il segnale, che secondo le parole del ministro avrebbe dovuto cessare alla mezzanotte di quello stesso giorno, è stato oscurato un’ora prima, alle undici, senza preavviso ulteriore. L’effetto, dal punto di vista simbolico, è stato dirompente. Soprattutto nelle zone più remote del paese, dai villaggi e dalle isole, hanno cominciato a chiamare. C’è chi pensava a una guerra, chi a un colpo di stato; fatto sta che per alcune ore l’oscuramento della televisione e della radio pubbliche ha gettato migliaia di greci nel panico. La parola più usata è “choc”. Poi si è diffusa la voce di quello che stava succedendo e molte persone si sono riversate in strada, radunandosi sotto le sedi della televisione ad Atene e Salonicco. I più anziani ripetono che nemmeno sotto la dittatura il servizio pubblico aveva mai sospeso il segnale. Quello che non è riuscito al regime dei colonnelli è stato realizzato dall’austerity greca, invocando come giustificazione le indicazioni della “Troika”. Settantacinque anni di servizio pubblico sono stati silenziati dall’oggi al domani, anzi, in una manciata di ore.

Sulla libertà

1066956-cancellieri

Nel milleottocentociquantanove
John Stuart Mill fa uscire il Saggio
sulla libertà
. Dopo varie prove
per cercar di seminare il contagio
del riformismo nella politica
attiva (coi radicali), compone
con questo libello una critica
all’oppressione sociale. Espone
all’inizio del testo l’obiettivo
dell’opera, ossia assodare
un chiaro principio regolativo
dei rapporti tra lo stato sociale
e l’individuo, sulle questioni:
punizioni legali, e pressione
morale sulla pubblica opinione.