“Anche Cancellieri e Bonino sono coinvolte nel caso kazako”

bonino-cancellieri

Riprendiamo quest’intervista a Christopher Hein di Giancarlo Capozzoli dal sito di Micromega.

“226 contrari, 55 sì, 13 astenuti. Inoltre Letta afferma che Alfano è estraneo ai fatti e inoppugnabile. Mah!”, dichiara il Direttore del Cir, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Christopher Hein, quando apro la porta del suo ufficio, nel cuore di Roma, alle 14.20 circa di ieri pomeriggio.
“Alfano per ora si è salvato. Ma vedrai che a settembre lo fanno cadere. Conosco troppo bene i vertici del Viminale per non sapere che l’atteggiamento dell’attuale Ministro degli Interni è stato a dir poco scandaloso”.

La trattativa Stato-mafia, se uno vuole capirci qualcosa

mafia

Ripubblichiamo questo breve saggio del giurista italiana Giovanni Fiandaca, che negli ultimi tempi si è più volte scontrato con Marco Travaglio a proposito della trattativa Stato-mafia. Oggi Marco Travaglio in un virulento articolo sul Fatto Quotidiano attaccava Fiandaca, rispondendo alla richiesta di un confronto pubblico con un incommentabile “Fiandaca troverà pane per la sua dentiera” […]

Niente da ridere

Crozza-Elsa-Fornero

Questo pezzo è uscito su Lo Straniero.

Gianni Letta ride. Ignazio La Russa sogghigna. Walter Veltroni sorride. Renata Polverini manca poco che crolli dalla sedia scompisciandosi dalle risate. Stefano Fassina ride. Debora Serracchiani (appena eletta presidente del Friuli Venezia Giulia) letteralmente gongola. Laura Puppato e Maurizio Lupi, divisi cioè uniti dall’effetto split screen, mostrano i denti e aprono le bocche quel tanto che basta alla risata per scoprire un indizio di palato. Bobo Maroni ride. Oscar Giannino ride mettendo in bocca la falange dell’indice della mano destra. Luigi de Magistris sorride e abbassa gli occhi, poi li alza a favore di telecamera e ride, ride forte. Giorgia Meloni, nella cattiva imitazione di una scena da commedia, ride di gola e porta la testa in basso e poi la rialza di scatto facendo ondeggiare i capelli. Pierferdinando Casini singhiozza, annega nell’ilarità. Anna Finocchiaro è quasi morta dalle risate, ride fino alle lacrime. Mara Carfagna ammicca risentita, quindi sorride. Rosy Bindi ride. Mauro Bersani ride. Matteo Renzi ride.

Prima immaginare, poi votare. Come andare alle elezioni al sindaco di Roma, pensando alla fantascienza.

la_decima_vittima_foto1

di Christian Raimo Grazie a Valerio Mattioli per le immagini di mappe dell’articolo. Facciamo un esperimento? Facciamo un esperimento. Citatemi un racconto di Roma ambientato nel futuro. Non è facile, eh? Non è per nulla immediato avere un’idea di questa capitale come città avveniristica, una Roma 2025, una Roma 2050. A questa mancanza nell’immaginario di […]

Derby de noantri

colosseo

Se domenica avete in programma qualsiasi tipo di attività nella capitale pensateci bene. Sarà infatti una di quelle giornate invivibili, e incomprensibili, che solo chi vive Roma quotidianamente conosce e può immaginare. Politica e calcio si mescoleranno come spesso accade nel nostro Paese, sin dai tempi dei mondiali mussoliniani nel lontano 1934, naturalmente vinti dalla nostra nazionale.

Il referendum di Bologna sulla scuola: #SeVinceA

cinzia laporta don milani classe 1c 001

di Francesca Coin “Alle elementari lo Stato mi offrì una scuola di seconda categoria. Cinque classi in un’aula sola. Un quinto della scuola cui avevo diritto. È il sistema che adoprano in America per creare le differenze tra bianchi e neri. Scuola peggiore ai poveri fin da piccini”. Apriva così il testo della Scuola di […]

La sinistra non ha bisogno di un leader ma di un popolo

L'immagine sopra è di Gabriele Frongia

di Christian Raimo E così si terranno a Roma, in pratica in contemporanea, due incontri annunciati come decisivi – almeno a breve termine – per la politica di sinistra in Italia. Da una parte l’assemblea nazionale del Pd che dovrebbe trovare un bandolo nella matassa di fili elettrici con quale ha rischiato di rimanere fulminata […]

In difesa di Ciceruacchio (que viva Rodotà)

antonio-malchiodi_ciceruacchio-annuncia-al-popolo-che-pio-ix-ha-concesso-lo-statuto

(Immagine: Antonio Malchiodi.)

Verso la fine del suo articolo su Repubblica del 21 aprile, Francesco Merlo, che leggo sempre per il piacere della sua intelligenza e della lingua che usa, scrive:

(Grillo) si ispira, sia pure in versione genovese, a Ciceruacchio, quando conta il suo popolo a milioni di milioni e straparla di “fine della democrazia”, “giornata nera della repubblica”. Ciceruacchio, che in romanesco vuol dire cicciottello, era un tribuno della plebe dagli occhi di fuoco, la barba risorgimentale e i capelli lunghi e ribelli che organizzava assalti a conventi e derubava i preti.

Poiché il 21 aprile è il Natale di Roma, e poiché ho studiato storia dell’età del Risorgimento per anni, vorrei precisare, per i lettori di Repubblica, che le cose, a Roma, nel 1849, non andarono come Merlo ha sbrigativamente riassunto.

Fine della primavera pugliese?

MALTEMPO: POCA NEVE IN PUGLIA, TEMPERATURE RIGIDE

Questo pezzo è uscito sulla «Gazzetta del Mezzogiorno».

di Oscar Iarussi

Se c’è un’immagine sintetica ed espressiva della Puglia negli ultimi quattro o cinque lustri, essa è senza dubbio quella della regione di frontiera. Innescata dagli sbarchi albanesi del 1991 – al culmine nell’approdo della nave «Vlora» nel porto di Bari, un’icona dell’exodus novecentesco – la dimensione frontaliera resa evidente dall’emig razione clandestina fu un trauma che non tardò a essere elaborato in positivo, equivalse a uno choc provvidenziale, offrì un’occasione storica per affrancarsi da un meridionalismo glorioso, ma spesso vittimistico e inefficace. Non furono di poco conto, infatti, la percezione e quindi la consapevolezza della Puglia come una delle linee geopolitiche di confine nel mondo globale e reticolare, una terra fremente dell’incessante movimento di uomini e merci sprigionato dal crollo del Muro di Berlino. In particolare, cambiò radicalmente il punto di vista: era strabico e fallace continuare a ritenere che la stella polare dello sviluppo coincidesse sempre e soltanto con il Nord, con un’Italia settentrionale che in quegli anni si serrava nella agorafobia politica e negli arcaici riti «padani» della Lega.

Lettera aperta di un cittadino al segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani

bersani11

di Giuseppe Genna

Gentile segretario Pierluigi Bersani,
chi Le scrive è un semplice cittadino Suo elettore, accorto e memore di quanto la storia di questo Paese gli ha riservato nella sua politicamente trista esistenza. A mano a mano che si rincorrono voci, senza smentite, intorno alle strategie che Lei sta mettendo in atto al fine di eleggere il nuovo Presidente della nostra Repubblica, aumenta il mio disgusto nei confronti della modalità strategica e tattica del partito per cui ho votato e che Lei guida.