La televisione commerciale, i problemi con la giustizia, l’agibilità politica, il non arrendersi mai: storia di un imprenditore italiano

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di Christian Raimo Ogni generazione ha la sua storia. Quella nata in Italia nel 1910 ha condiviso la scuola dove la M era la lettera di mamma e di Mussolini e le parate militari il sabato, quella nata nel 1930 ha potuto ricominciare a parlare col tu e andarsi a vedere il film di De […]

La responsabilità dei cittadini e il sacrificio dei partiti

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Ho sentito spesso confondere la responsabilità con il sacrificio. La responsabilità che ognuno ha nei confronti di se stesso consiste nella capacità di attuare il proprio desiderio, la più intima volontà personale. Significa riuscire a mettere in pratica parte di ciò che si è nel profondo, riportare alla luce pezzi di verità indistrutte. Riuscirci vorrebbe dire essere arrivati a conoscere se stessi, come voleva Socrate. Conoscere se stessi è un imperativo morale vertiginoso e a tratti catastrofico. Ma se non ci si riconosce, se non si riesce a dissodarsi, rimuovendo gli ammassi di pietre che ostacolano il passaggio, nel tentativo (perché può trattarsi solo di un tentativo, così come lo soffriva Nievo: Voglio che la mia vita sia un tentativo, ma un forte, ostinato tentativo) di attingere alle radici di noi stessi, allora non sarà nemmeno possibile sapere ciò che si vuole, cosa ci identifica. Potrebbe essere infine questa la responsabilità dell’esistenza, la responsabilità tout court: incarnare il nostro desiderio e dare a esso concretezza, realizzarlo.

Rimozione e pacificazione

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Pubblichiamo un editoriale di Massimo Recalcati uscito oggi su la Repubblica.

La recente condanna di Berlusconi e l’insostenibile leggerezza ancora più recente del ministro dell’Interno Alfano, entrambi impegnati a negare anziché assumere le proprie responsabilità, hanno definitivamente fatto scoppiare la bolla della “pacificazione”. Siamo chiari: la tesi che il governo delle larghe intese avrebbe inaugurato un nuovo tempo politico, quello, appunto, della cosiddetta pacificazione, che coincideva, tra le altre cose, con la riabilitazione di Berlusconi come statista ponderato, si fondava su quello che in termini strettamente psicoanalitici si chiama “rimozione della realtà”. Ovvero l’esatto contrario di quel “principio di realtà” che era apparso carico di promesse sincere nel discorso inaugurale del presidente Letta alla Camera dei deputati.

Dalla comunità alla community, dalle sezioni ai meetup. Una storia di parole e politica

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Questo pezzo è uscito sul numero di maggio di Nuova Rivista Letteraria. (Fonte immagine.)

di Alberto Sebastiani

Le sezioni di partito sono state per decenni un luogo di discussione, dibattito, partecipazione, decisione. E quando si dice “sezione” e si aggiunge la parola “partito”, in Italia la prima associazione è Partito Comunista Italiano. “Il Partito”. Nella storia repubblicana del nostro paese, in particolare quella del dopoguerra e dei “Partiti Chiesa”, insomma della tanto vituperata “prima Repubblica”, il Pci è per antonomasia “Il Partito”. In cui avere fede (fino a diventare una situazione caricaturale: dal “Contrordine compagni” guareschiano al “perché il Partito è il Partito” della canzone Ambarabaciccicoccò di Vasco Rossi del 1978, fino alla vignetta di Andrea Pazienza sugli elefanti che non volano, va bene, ma se lo dice l’Unità allora diciamo che svolazzano, per non smentire la voce ufficiale del “Partito”). Un’immagine granitica, ricca di miti, ma tra luci e ombre. Guido Morselli nel romanzo Il comunista riprende il mito di Togliatti che non dormiva mai, del suo ufficio con la luce sempre accesa, fin dalla mattina presto. Eppure nel suo libro racconta le ombre meschine che vivono nel “Partito”, dalla provincia reggiana, da cui proviene il protagonista, alla capitale. Accanto ai “militanti” sinceri, una larga fetta di persone orchestra e si muove opportunisticamente sotto il parapioggia della tessera del “Partito”, fingendo di condividere ideali a cui non crede minimamente.

“Anche Cancellieri e Bonino sono coinvolte nel caso kazako”

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Riprendiamo quest’intervista a Christopher Hein di Giancarlo Capozzoli dal sito di Micromega.

“226 contrari, 55 sì, 13 astenuti. Inoltre Letta afferma che Alfano è estraneo ai fatti e inoppugnabile. Mah!”, dichiara il Direttore del Cir, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Christopher Hein, quando apro la porta del suo ufficio, nel cuore di Roma, alle 14.20 circa di ieri pomeriggio.
“Alfano per ora si è salvato. Ma vedrai che a settembre lo fanno cadere. Conosco troppo bene i vertici del Viminale per non sapere che l’atteggiamento dell’attuale Ministro degli Interni è stato a dir poco scandaloso”.

La trattativa Stato-mafia, se uno vuole capirci qualcosa

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Ripubblichiamo questo breve saggio del giurista italiana Giovanni Fiandaca, che negli ultimi tempi si è più volte scontrato con Marco Travaglio a proposito della trattativa Stato-mafia. Oggi Marco Travaglio in un virulento articolo sul Fatto Quotidiano attaccava Fiandaca, rispondendo alla richiesta di un confronto pubblico con un incommentabile “Fiandaca troverà pane per la sua dentiera” […]

Niente da ridere

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Questo pezzo è uscito su Lo Straniero.

Gianni Letta ride. Ignazio La Russa sogghigna. Walter Veltroni sorride. Renata Polverini manca poco che crolli dalla sedia scompisciandosi dalle risate. Stefano Fassina ride. Debora Serracchiani (appena eletta presidente del Friuli Venezia Giulia) letteralmente gongola. Laura Puppato e Maurizio Lupi, divisi cioè uniti dall’effetto split screen, mostrano i denti e aprono le bocche quel tanto che basta alla risata per scoprire un indizio di palato. Bobo Maroni ride. Oscar Giannino ride mettendo in bocca la falange dell’indice della mano destra. Luigi de Magistris sorride e abbassa gli occhi, poi li alza a favore di telecamera e ride, ride forte. Giorgia Meloni, nella cattiva imitazione di una scena da commedia, ride di gola e porta la testa in basso e poi la rialza di scatto facendo ondeggiare i capelli. Pierferdinando Casini singhiozza, annega nell’ilarità. Anna Finocchiaro è quasi morta dalle risate, ride fino alle lacrime. Mara Carfagna ammicca risentita, quindi sorride. Rosy Bindi ride. Mauro Bersani ride. Matteo Renzi ride.

Prima immaginare, poi votare. Come andare alle elezioni al sindaco di Roma, pensando alla fantascienza.

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di Christian Raimo Grazie a Valerio Mattioli per le immagini di mappe dell’articolo. Facciamo un esperimento? Facciamo un esperimento. Citatemi un racconto di Roma ambientato nel futuro. Non è facile, eh? Non è per nulla immediato avere un’idea di questa capitale come città avveniristica, una Roma 2025, una Roma 2050. A questa mancanza nell’immaginario di […]

Derby de noantri

colosseo

Se domenica avete in programma qualsiasi tipo di attività nella capitale pensateci bene. Sarà infatti una di quelle giornate invivibili, e incomprensibili, che solo chi vive Roma quotidianamente conosce e può immaginare. Politica e calcio si mescoleranno come spesso accade nel nostro Paese, sin dai tempi dei mondiali mussoliniani nel lontano 1934, naturalmente vinti dalla nostra nazionale.

Il referendum di Bologna sulla scuola: #SeVinceA

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di Francesca Coin “Alle elementari lo Stato mi offrì una scuola di seconda categoria. Cinque classi in un’aula sola. Un quinto della scuola cui avevo diritto. È il sistema che adoprano in America per creare le differenze tra bianchi e neri. Scuola peggiore ai poveri fin da piccini”. Apriva così il testo della Scuola di […]