Evergreen (a whiter shade of pale, live in Denmark 2006)

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di Domitilla Di Thiene

Non cambiava. Avesse potuto contare il numero di volte che l’aveva cantata.

Rivedeva i vecchi video. Inizi anni settanta, palandrane colorate sulle spalle nei video in bianco e nero, occhi strizzati dal poco sonno e i molti acidi. Quell’espressione persa che aveva all’Isola di Wight, era il sonno, il freddo della brina della mattina o cosa?

Ancora a proposito di Letteratura pazzesca

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di Stefano Felici

S’era parlato di Letteratura Pazzesca in Italia. Se n’è continuato a parlare. Si è continuato a scrivere, a mettere carne e raccontielli sul fuoco. S’è alzato del fumo nero. Poi grigio, poi bianco. È rimasto un filetto diafano. Ora tutti gli occhi sono puntati sulle fiamme ancora ardenti.

C’è qualcosa che brucia, in città. A Roma. Nel quartiere Centocelle. Per essere ancora più precisi, in un luogo che vive solo di notte, illuminato di giallo ocra e rosso tuorlo, con tanti, troppi libri alle pareti che quasi strabordano, alcol a poppa e microfoni e leggii a prua: La Pecora Elettrica, si chiama il posto. È una nave che va a fuoco, ma proprio questo è l’intento. Abbasso le fredde navi fantasma.

L’aeroporto è il nostro luogo naturale

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Photo by Dennis Gecaj on Unsplash

di Domitilla di Thiene*

L’aeroporto è il nostro luogo naturale, il nostro utero accogliente, la luce artificiale, i pavimenti lucidi e le vetrine luminose, ci forzano alla veglia, al luccichio del viaggio, alla promessa della partenza, ti vedo da lontano, hai una camicia nuova, la barba lunga, ti ridono gli occhi, li abbassi per pudore. Siamo a Istanbul, uno degli scali in cui ci incontriamo più spesso. Lo conosciamo a menadito, il negozio di cachemire d’angolo, l’assurda hall con il cibo.

Le cose vere. Una palude

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Un prosimetro di Andrea Donaera. A pranzo – o a cena: è uguale: ciò che importa è il preparare, il cucinare, cose vere, da crude a cotte, cose messe insieme: formano un’altra cosa: ciò che importa è l’impegno, e il mangiare, il rituale – la televisione la bisogna ignorare: resta accesa, fredda, partecipazionale, tutti i giorni uguali, tutte le nostre estensioni tecnologiche devono essere subliminali, non si deve avere il coraggio di spegnerla – il coraggio: il coraggio di un taser in faccia alla sacerdotessa del rituale: il silenzio: che ci sarebbe, pieno, senza la televisione: perché a pranzo, o a cena, c’è silenzio: non per una rabbia o per un rancore, o anche, ma comunque: è la televisione che regge il rituale: che è mangiare il preparare.

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di Emanuele Modigliani In bici Dorava il mandorlato a spruzzo, lo mischiava rapido e beveva. Ci metteva dentro anche cocco e sciroppo d’acero. Lo guardavano. – Aggiungi sapore – diceva loro, – voglio aggiungere sapore – ripeteva. C’era un isolotto nel fiume davanti. La corrente piegava le canne di qua e di là sdoppiandosi quando […]

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di Emanuele Modigliani La tassa – L’ho fatto, mi lascerete stare adesso. L’ho fatto per voi. – Una cucina inondata di sole di mattina, si preparano frittelle. Un pugno di giovani rappresenta qualcosa di oscuro, che non c’entra nulla o quasi con il mondo e che è lontano, che in fondo non si capisce, ma […]