Tatiana Melchiorri

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di Marco Mantello Il 12 febbraio del 1984.C’è un negozio dietro largo Argentina si chiama La chiave. Era un sabato e Giordi cercava un orecchino bianco per la sua ragazza. Quel giorno stava in motorino con Biagio, un suo compagno di classe e andavano a velocità normale. Biagio era biondo, alto, sul modo di pensare  […]

Gli appunti di Philip Ó Ceallaigh per una nuova guerra segreta

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Philip Ó Ceallaigh è un tipo che ha viaggiato,spesso in posti non esattamente confortevoli. Nei suoi racconti si riverbera l’inquietudine di una vita ruvida e raminga, la componente essenziale nello strumentario di quello che potremmo definire un caustico professionista dell’esistenza. Sprovveduto sarebbe il lettore che pensasse di avventurarsi senza protezioni nel suo universo narrativo, di esporsi a quella pioggia di passione e cinismo che costituisce la sua ipnotica scrittura.

Nel 2016 è con la sua prima antologia, Appunti da un bordello turco, che Racconti edizioni ha inaugurato il suo debutto nell’editoria indipendente; un percorso felice, di cui Ó Ceallaigh resta una specie di nume tuteleare –  soprattutto quest’anno, in cui è tornato a sfamare il nostro bisogno di indecenza e poesia con La mia guerra segreta. In questa nuova raccolta i precedenti Appunti si sublimano, svelando intenzioni se possibile ancor più spericolate e funamboliche, in cui lirismo e maleducazione si accoppiano sempre con grande e riuscito furore.

Il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività

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Otto racconti selezionati da otto riviste indipendenti: è nato così il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività, l’antologia periodica curata da Flanerí e dallo studio editoriale 42Linee. Questa uscita speciale, ricca di suggestioni e talenti letterari ancora inediti, è stata ideata in collaborazione con Cadillac, CrapulaClub, Colla, L’inquieto, retabloid, Verde e ’tina, […]

Su Sonno giapponese di Gabriele Galloni

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di Ilaria Palomba Sonno giapponese di Gabriele Galloni (Italic Pequod, 2019) è una galleria di spettri. Si tratta di quarantuno racconti brevissimi, sul modello delle Finzioni di Borges, in cui l’autore viaggia per mondi altri, dalla superficie lunare ai campi d’argento di Saturno, passando per un Messico immaginario in cui si tramanda un’oscena tradizione e […]

Vocabolario minimo delle parole inventate: Hibrisifico

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Pubblichiamo un racconto di Pierluca D’Antuono tratto da Vocabolario minimo delle parole inventate, antologia curata da Luca Marinelli e uscita per Wojtek edizioni.

di Pierluca D’Antuono

Sentimmo parlare per la prima volta di Luigi Maria Gaggiollo nell’ottobre del 2004, nell’aula 10 della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre dove allora, ogni venerdì pomeriggio, il Gruppo Cassavetes riuniva i cinque membri effettivi che potevano vantare un conto aperto con le due più piccole tipografie del quartiere San Paolo.

Sembrava un randagio a tre zampe malato e impazzito: le spalle incassate, un alone di sfiducia non risolta e irriducibile, indossava senza disinvoltura una macchia gialla di tessuto sintetico infilata da una riga di bottoni con il secondo, il terzo e il quinto sbrecciati, una giacca grigio topo di due taglie abbondanti foderata all’interno di rosa, la lingua di una cravatta nera pencolante dalla tasca rivoltata dei Champion bianchi incassati nelle Dottor Martens slacciate ai piedi.

Dogperson

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Pubblichiamo un racconto di Dario De Marco. Buona lettura (fonte foto). * Dice che quando vedi un cane che ti viene incontro, la cosa che non devi proprio fare anche se hai paura, anche se l’animale ti sembra aggressivo – soprattutto se tieni paura, soprattutto se l’animale è aggressivo – l’ultima cosa che devi fare […]

La poltrona

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Pubblichiamo un racconto uscito originariamente sulla rivista letteraria Effe Periodico di Altre Narratività.

di Luca Ricci

“Il libero mercato prima che sul capitale si basa su un concetto infinitamente più sottile: l’anaffettività”.
Anonimo

“I can’t get no satisfaction
I can’t get no satisfaction
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no”.
The Rolling Stones

Dopo che la mia famiglia si fu dissolta in un’acquerugiola d’odio, oltrepassai la soglia di un negozio di articoli per ufficio e dissi soltanto: – Vorrei cambiare la sedia del mio studio.

Subito mi comparve d’innanzi il venditore, un uomo di mezza età con dei grandi occhi azzurri e dei ricciolini biondo cenere. Dico di questi due particolari perché sono gli elementi del venditore che, se sommati, riescono a restituirne l’idea più precisa: senza sembrare un bambino, tuttavia aveva un’aria infantile.

– Su che cifra vogliamo andare?– mi chiese il venditore, come se quell’informazione non solo avesse dovuto orientare le sue proposte circa le sedie in esposizione, ma proprio l’intera mia esperienza all’interno del negozio.

Salaria

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Viaggiare in auto di notte mi è sempre piaciuto. Niente traffico, pochi rumori.

Se poi è estate – com’era allora – ti eviti anche il caldo, il sole che batte sulla lamiera, e sui vetri, e arroventa l’aria, e l’aria condizionata tenuta altissima, e puoi viaggiare fresco anche coi finestrini chiusi.
Aperti di un dito, al massimo.

Così, di notte, scappavo da Roma, in perfetto stile Remo Remotti, lungo la Salaria, che delle vie consolari romane è sempre stata la mia preferita. Duecento e passa chilometri che vanno da Roma a San Benedetto del Tronto, attraversando l’Italia, e gli Appennini, in direzione nord-est, seguendo una diagonale sghemba.

La scordanza

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Di scordanza, mi sono ammalato di scordanza: me lo ha detto il dottor Contigliozzi, che con quel cognome che si porta appresso, Contigliozzi sarà di sicuro l’ultima parola che sibilerò nella penombra di una clinica ad un’ecuadoregna che mi cambia il pannolone. Ad un certo punto la guarderò compassionevole come chi deve confessare il più grande dei segreti, la costringerò ad avvicinarsi e … Contigliozzi, le sussurrerò, per poi girarmi altrove. Lei mi guarderà ottusa, continuerà il travaso, e io starò a rimpallare nelle meningi quest’ultima cartuccia inutile che rimanda ad un tal Contigliozzi.

Dalla Bassa: racconti di un giovane Gianni Brera

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Dario Borso al volume Dalla Bassa, una raccolta di quattro racconti scritti da Gianni Brera in età giovanile.

L’arte di narrare storie è sempre
quella di continuare a narrarle.
Walter Benjamin

«Ho riflettuto molte volte sulla diversa natura del descrittore e del narratore, e ho dedotto che, contrariamente al descrittore, costretto a ricoprire le cose delle sue colorite immagini e nei suoi scritti necessariamente multiforme, il narratore può essere un’anima semplice. Le vicende corrono gonfie di significati diversi dalla mente al cuore, dal cuore ancora alla mente e, senza particolari deformazioni, dalla mente alla penna».

A parlare così non è un critico, né uno scrittore al termine della sua carriera, bensì un sottotenentino che ha appena compiuto ventidue anni: Brera Giovanni, nato l’8 settembre 1919.

Il quale continua, precisando così profilo e ruolo: «Una conferma nuova mi offrì di questo il mio caporal maggiore Battaglino, che si preparava a superare gli esami di sergente.