La notte contraddice il giorno. Un racconto su Torquato Tasso

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di Edoardo Rialti

Tutti siamo stati qualcun altro. Anche quando gli concederanno stanze più grandi e comode, con una finestra le cui sbarre a croce spiccano nere contro il cielo grigio o azzurro, i topi continueranno a strillare e parlare.

Meno numerosi e meno di frequente, magari, ma l’hanno fatto in passato, e questo vuol dire ricordarselo sempre. Sa benissimo che i detenuti possono affezionarsi persino ai ragni, che gli animali si possono addestrare per divertire o spaventare, che i suoi nemici sono pronti a qualsiasi scherzo, ma stavolta è diverso.

Nella cella bianca del seminterrato, dove lo avevano incatenato le prime settimane e poi tenuto alcuni mesi, i topi facevano più strepito degli altri prigionieri, di là dal muro che puzza d’urina e aceto.

Desert Storm

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Quando io e Jessica ci lasciammo, avevo vent’anni, mancavano pochi giorni a Natale, e alcune settimane dopo sarebbe iniziata la prima guerra del Golfo. La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti stava per lanciare contro l’Iraq un’imponente operazione militare dal nome retorico e altisonante «Desert Storm», ovvero Tempesta nel Deserto. Quando ne sentii parlare per la prima volta, quel nome mi colpì immediatamente: che bisogno c’era di scatenare una tempesta in un deserto – mi dicevo – se nel deserto non ci abita nessuno? O la tempesta doveva servire piuttosto a generarlo, il deserto, sterminando ogni essere vivente che si trovasse nel luogo in cui essa si abbatteva?

Quattro racconti di Emanuele Modigliani

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Pubblichiamo quattro racconti di Emanuele Modigliani, da “Il mondo ha occhi di pietra”, Edizioni Ensemble, 2019. *** Brividi Adesso si alza (la moto) e si alza ancora quando accelerano, e scorrono via da un semaforo a un altro. È come un lampo di luce in un brivido e poi si fermano e parlano e i […]

L’isola vascello

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di Tiziana Plebani

Alcuni anni fa avevo iniziato un racconto che si apriva sullo sguardo sbigottito di un bambino veneziano affacciato alla finestra della sua camera. Solo nella notte scura,osservava la lingua di terra che chiude il sestiere di Dorsoduro staccarsi e cominciare a navigare. E poiché in quella lingua di terra c’era anche la sua casa, lo stupore era misto al brivido e alla paura dell’avventura, sentimenti mitigati dal conforto di sapere che mamma e papà erano a letto nella stanza accanto alla sua, seppure del tutto ignari di quel che stava accadendo.

Era lui l’unico testimone di quello straordinario evento che non sapeva come giudicare, se fosse buono oppure cattivo, se dovesse avere più timore o lasciarsi invece andare alla meraviglia. Il mio racconto si metteva al fianco del bambino, unica anima insonne, e, come fosse un compagno, respirava con lui, e l’osservava sforzarsi di distinguere il confine tra il buio della notte e l’oscurità dell’acqua, increspata dal forte vento e domandarsi se il viaggio sarebbe mai terminato. Era forse capitato nel mezzo di una favola e in un tempo incantato?

Grifonville, un racconto di Marco Mantello

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Un racconto sul G8 di Genova uscito nel 2003 sul numero 25 di Nuovi Argomenti.  **** Grifonville di Marco Mantello Per Romano e Daniél, testimoni di Genova.     1.Sembra proprio una forma di amore ripensare il lungomare come fosse una prigione di parole. Chi si aspetta che qui si diventi qualche cosa da mettere […]

Il tempo interiore

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di Federica De Paolis

“Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà.”
Ennio Flaiano

Il divano bianco di pelle sintetica inchiodato dai bottoni. Passo la mano sull’acrilico, la consistenza amorfa. Non bere, non fumare, non fare l’amore hanno cambiato la settimana: il corpo ha reagito mentre la mente è rimasta fedele all’impegno. Un’energia strana impastata dallo stupore i primi giorni; ho camminato ore. Dormito poco. Fino a ieri mattina che mi è crollato il mondo addosso: la testa di piombo, le gambe di calce. E un’apatia pestilenziale che mi ha levato anche la fame. Percepisco il globo biscottato, ovattato in un aroma che non conosco. L’emisfero dei puffi. Azzurro e vaniglia.

Sono stanco. Dev’essere l’emozione di ricominciare.

Il cimitero slovacco

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«In questa stagione», gli disse Irina con uno sguardo trasognato, pensando alla sua terra con trasporto e con un pizzico di molle nostalgia, «in Russia abbiamo l’usanza di visitare i cimiteri. Portiamo dei panini, della frutta, un po’ di vodka, e stiamo insieme ai nostri cari. Mettiamo una candela davanti alla tomba e mangiamo con loro, parliamo con loro, gli uomini bevono la vodka. Poi, se avanza qualcosa, lo raccogliamo da una parte e lo lasciamo lì.

I poveri e i vagabondi lo sanno, e nel tardo pomeriggio passano a mangiare alla luce fioca delle candele, e trascorrono un’ora di spensieratezza e di pace nella quiete surreale del cimitero».

La quarta dimensione. Un racconto di Mauro Tetti

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Una piccola anticipazione dal prossimo numero de L’Inquieto, in uscita a novembre (maggiori informazioni in calce all’articolo). L’illustrazione è di Bernardo Anichini. Buona lettura. * La quarte dimensione di Mauro Tetti Sulle carte. Tutto ciò che rimane del giovane Sinforiano Séquélas, minatore a Monteponi dal 1872 al 1874 (Sardegna sud-occidentale), è la sequela di domande […]

Delitto alla fiumara

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di Stefano Petrocchi Se fosse una notizia di cronaca sarebbe un caso di violenza sulle donne. Se fosse scritta in inglese sarebbe una “murder ballad”, come Where The Wild Roses Grow (Nick Cave & The Bad Seeds, 1995). È la canzone di un uomo che uccide una donna dopo aver avuto una relazione con lei, […]

La giovane pensionata (Un racconto di Chiara Pazzaglia)

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di Chiara Pazzaglia Mi sono laureata, ho offerto un brindisi a qualche amico dopo la discussione e poi ho ripreso la mia routine. Seguendo la mia coinquilina già da qualche mese lavoro part time in un call center. Ogni giorno mi danno un questionario e una lista di numeri da chiamare, siamo in venti in […]