Storia del mio giardino

orlova-maria-107935

Quando ci eravamo lasciati, mi ero dato nuove leggi. Non l’avrei vista. Non l’avrei chiamata. Non sarei passato davanti alla casa che ci aveva trattenuti insieme per anni, e nella quale, essendo di sua proprietà, lei abitava ancora. Per evitare ricadute, cancellai il suo numero dal cellulare e ripulii la memoria del computer.

La rigida osservanza delle leggi mi aveva permesso di sopravvivere – così, altre ancora ne fissai. Avrei cambiato amici. Avrei cambiato città. Avrei cambiato lavoro. Avrei disertato i social network e tagliato i capelli in altro modo.

Tutte queste cose insieme avevano fatto di me un’altra persona, e a volte, fissandomi allo specchio, notavo una crepa tra quel riflesso e l’immagine che credevo di possedere.

Vladimiro (da “Talenti”, anno 2004)

pirsig

di Marco Mantello Udine, 15 gennaio Caro nonno, Questa è la storia di come ho iniziato a parlare da solo. E non è colpa mia se ho avuto una vita ottocentesca, tu che mi cresci da quando ho tre anni, perché i miei sono morti per darmi alla luce. Nella culla abbandonata c’era pure il […]

“Furto con scasso”, un racconto di Sherman Alexie

jilbert-ebrahimi-33575

Pubblichiamo il racconto Furto con scasso, estratto dal libro Danze di guerra di Sherman Alexie, tradotto da Laura Gazzarini per NNE: ringraziamo casa editrice e autore.

di Sherman Alexie

Quando ero al college, e iniziavo a imparare come si monta un film – come si costruisce una scena – il mio pro­fessore, Mr Baron, mi disse: «Non devi mostrare la porta che si usa per entrare in una stanza. Se dentro c’è già qual­cuno, il pubblico capirà che non è entrato dalla finestra o caduto dal soffitto, e non si è nemmeno materializzato dal niente. Il pubblico capisce che ha usato una porta: gli occhi e la mente stabiliranno la connessione, quindi puoi tran­quillamente saltare la porta».

Mr Baron era uno che gesticolava molto e quando disse quelle parole si mise a saltare. E io risi, senza sapere che le avrei sempre ricordate, anche se, certo, quando oggi rac­conto questa storia, trasformo il mio esuberante professore in un animale da palcoscenico degno di Broadway.

Sunset

florian-hahn-364844

Vet aveva sorriso soffermandosi un istante sui piedi nudi di lei prima di rimettersi il casco.
Guidava da ore, sempre la stessa velocità, una strada dritta, niente semafori. Solo una sosta per due banane che con mezzo dollaro erano diventate una decina di quelle piccole e succose.
Erano saliti sul suo tuk-tuk in Pub Street nell’Old Market di una Cambogia in piena era turistica, tra bar, officine e agenzie di viaggio. Ce n’erano a dozzine di quei carretti aggiogati alla ruota di un motorino come a un animale. Li aveva intercettati per primo, la macchina fotografica al collo, i visi sudati. Si era mosso più sottile e sinuoso degli altri. Aveva gridato più forte il suo nome, con quella voce che gli veniva dal naso e il suo inglese che era come uno starnuto di parole di cui i due stranieri avevano colto solo il suono finale.

Gli hippie adorano Baal, un racconto di Danilo Soscia

chet baker

Il 25 gennaio Danilo Soscia pubblicherà per minimum fax Atlante delle meraviglie. Sessanta piccoli racconti mondo. Vi proponiamo qui un racconto inedito che fa da contenuto extra, ringraziando l’autore e l’editore.
Sognai i miei incisivi. Addentavano l’ancia come per strapparla, e restavano lì, piantati nell’alveo, alberi secolari di una boscaglia putrefatta. Alla fine del giro il batterista fece saltare la ceralacca da una bottiglia, e io allungai il braccio, un lunghissimo braccio verso il suo sorriso di uomo, ma lui mi disse, No Chet, tu non devi bere dal collo, eccoti un bicchiere. Dalla gran cassa tirò fuori una tazza lesionata, trasparente, e mi versò una generosa porzione. Batti il tempo, gli dissi. E lui attaccò, senza guardarmi. Nel sogno mi perdevo tra gli sgorbi del pentagramma, così gli altri furono costretti più volte a fermarsi. Mi ritrovai a dire a bassa voce nel microfono, davanti a una sala stracolma, Mamma, se sei in sala fatti vedere.

Buone feste da minima&moralia con un racconto di Joy Williams

joy williams

Care lettrici e cari lettori,
ci prendiamo una pausa natalizia, ma prima vi lasciamo un regalo: un racconto di Joy Williams tratto da L’ospite d’onore, edito da Black Coffee e tradotto da Sara Reggiani e Leonardo Taiuti.

Gliene aveva parlato un poliziotto che mangiava un tamale in un bar vicino al confine tra Arizona e New Mexico.

«Me ne sono andato là fuori, con tutta quella sabbia bianca, sono salito in cima a una duna e ho guardato e riguardato, ho osservato bene e vi assicuro, non ho mai visto niente del genere, non ho mai provato niente del genere. Credo che avrei potuto starmene là fuori, in tutta quella sabbia bianca, per un bel po’, e non so neanche esattamente perché».
«Non mi pare una cosa così straordinaria» disse Richard. Il poliziotto si accigliò. Poi si mise a ignorarli.

Ara Macao, un racconto di Danilo Soscia

andre-sanano-36243

A gennaio Danilo Soscia pubblicherà per minimum fax Atlante delle meraviglie. Sessanta piccoli racconti mondo. Vi proponiamo qui un racconto inedito che fa da contenuto extra, ringraziando l’autore e l’editore.

Nessuno mai chiamerà dall’ospedale, e i pidocchi mi mangeranno la carne senza che io abbia avuto il tempo di stanarne nemmeno uno. Gli afidi marceranno sicuri alla volta della pupilla, dei genitali. Il formicolio isterico del loro assedio batterà il tempo del mio abbandono. È questa la punizione in vita per coloro che non sono stati amati.

Di notte la pioggia ha più volte invaso casa. L’acqua ha oscurato la base dei muri. Un’ombra tiepida che prima o poi infiltrerà la materia e la sgretolerà, come fa l’edera con l’intonaco dei palazzi.

Nelle terre di nessuno: Luca Briasco intervista Chris Offutt

chris offutt

È in libreria Nelle terre di nessuno (minimum fax), raccolta di racconti di Chris Offutt che dà voce al Kentucky e alla sua gente. Pubblichiamo un’intervista inedita di Luca Briasco, ringraziando l’autore e l’editore. (Foto: Sandra Dyas)

Nelle terre di nessuno in originale si intitola Kentucky Straight. Si tratta della tua prima raccolta, ma la parola “Kentucky” si potrebbe facilmente considerare una sorta di cartello d’ingresso per buona parte delle tue opere. Cosa significa per te essere nato e cresciuto in Kentucky?

La comunità nella quale sono nato, Haldeman, conta non più di duecento abitanti. Si trova nei Monti Appalachi. Le strade sono quasi tutte sterrate, e le case sono collegate da sentieri che attraversano I boschi. L’intera area è circondata da boschi molto fitti, e bellissimi. Da bambino potevo andare a piedi dappertutto, di notte come di giorno. Conoscevo tutti. Ero libero, e al sicuro. Ogni giornata si trasformava in un’avventura, nei boschi.

La terza guerra mondiale

la terza guerra mondiale

Aveva lasciato la festa prima che finisse. Era salito in macchina. Si era risparmiato il dovere sociale di stiracchiare qualche battuta in coda a un racconto affiorato per l’ennesima volta sulle labbra di un amico.

Fu felice di farlo, e ancora più felice di filare tra i viali deserti. L’oscurità affusolava gli angoli e sfumava il profilo dei palazzi. Qualche finestra illuminata, sebbene fosse notte fonda, testimoniava una vita che non era la sua, ancora più lontana e inaccessibile.

I ragazzi dell’estate

gili-benita-37425

Pastrengo è una rivista di racconti brevi, anzi brevissimi, di 2500 battute. Siccome è una forma di narrativa poco esplorata, ripubblichiamo qui, ringraziando la rivista, il racconto che ha aperto la sua nuova stagione.

Ci eravamo dati appuntamento sul retro della scuola. Non ci vedevamo da mesi, avremmo scavalcato il cancello e giocato a calcio nel rettangolo sbiadito sullo spiazzo di cemento.

Arrivammo a singhiozzi, le biciclette lasciate alla rinfusa sulla strada, brillavano a terra i vetri delle finestre del piano terra andate in pezzi durante altre partite.