Ikebana

NT_delfini-exe_75_page-0001 (1)

Di seguito pubblichiamo il racconto Ikebana, contenuto nella nuova edizione de L’amore e altre forme d’odio pubblicata da La nave di Teseo. Il volume è tornato in libreria dopo quattordici anni dalla sua prima versione einaudiana. Ringraziamo editore e autore.

di Luca Ricci

1.

La bambina lancia la palla sul muro, poi batte le mani. Riesce a batterle due volte. Al terzo battito la palla le arriva addosso, non fa in tempo. Ci riprova e ancora fallisce. Ma sembra quasi che la diverta più sbagliare.

“Mamma è in casa?” chiedo, mentre il rumore della palla e delle mani si alterna.

“Sì.”

“Posso?”

La bambina blocca la palla. Se la mette sottobraccio, poggiata all’anca. Ha la magliettina imbrattata di polvere e i pantaloni lisi sulle ginocchia.

L’impossibile chiedere. Un racconto su Alceo e Saffo

henry-anais-big-sur

di Edoardo Rialti

Da bambino impara la crudeltà e la poesia. Entrambe lavorano il suo corpo, modellano i calli su mani e piedi. Atterra i compagni nella lotta e batte i piedi al ritmo del coro, ma il suo è già un canto solitario, presto comincia a recitare per il padre a cena con gli amici, mentre fuori piove. Gli uomini sono coronati d’edera, ridono e schiamazzano, afferrano le serve e i coppieri, ma annuiscono all’uccellino biondo che trilla Omero, ondeggiano il capo con l’esametro e si complimentano col padrone di casa, chiedono al bambino di alzare le braccia per esaminare se gli spuntano i peli. Un vecchio si copre la faccia col mantello e piange.

Nei pomeriggi d’estate resta sdraiato sotto il ciliegio del giardino, sulla panca del tavolo. Si risveglia nella calura e abbassa lo sguardo alla linea del petto che si alza piano, alle gocce di sudore. Un moscone ronza appena sopra le gambe, per poi sfrecciare via. Aspetta padre e madre di ritorno dalla città.

Milano Brucia

1cm

di Silvia Pelizzari

Eccola: dorme. Il corpo sul divano in una posa plastica, scomposta, la bocca aperta e la bava che le esce da un angolo. La casa è attraversata da una luce gialla, entra dalla finestra, le tocca la gamba destra.

Si sveglia per l’odore di bruciato che crede un sogno. La TV è accesa dalla sera precedente e Anna si guarda attorno, allunga la mano verso il pavimento, tasta il niente. Trova il telefono e guarda l’ora: sono le 11.50.

Alprazolam nel sottosuolo

kendal-L4iKccAChOc-unsplash

Photo by Kendal on Unsplash

di Marco Renzi

Ginevra è l’unica persona di cui mi posso fidare. È anche l’unico medico che conosco oltre al mio, il dottor Brentani, che al telefono non risponde mai alla prima. Stavolta non faccio neppure il secondo tentativo, tanto già m’immagino il suo consiglio: Va’ al pronto soccorso. Oppure: Mettiti un dito in gola e vomita.

Dio bono, ci provo ma non esce nulla, e non posso telefonare a mia madre, a mio padre o a mia sorella: andrebbero nel panico, non sarebbero d’aiuto. Non posso dir loro d’aver ingoiato dodici pastiglie di alprazolam senza farmi dare della testa di cazzo, e ora di certo non ho bisogno di rimproveri; non  servono mai quando senti di poter crepare.

La notte contraddice il giorno. Un racconto su Torquato Tasso

the_maze

di Edoardo Rialti

Tutti siamo stati qualcun altro. Anche quando gli concederanno stanze più grandi e comode, con una finestra le cui sbarre a croce spiccano nere contro il cielo grigio o azzurro, i topi continueranno a strillare e parlare.

Meno numerosi e meno di frequente, magari, ma l’hanno fatto in passato, e questo vuol dire ricordarselo sempre. Sa benissimo che i detenuti possono affezionarsi persino ai ragni, che gli animali si possono addestrare per divertire o spaventare, che i suoi nemici sono pronti a qualsiasi scherzo, ma stavolta è diverso.

Nella cella bianca del seminterrato, dove lo avevano incatenato le prime settimane e poi tenuto alcuni mesi, i topi facevano più strepito degli altri prigionieri, di là dal muro che puzza d’urina e aceto.

Desert Storm

1sad

Quando io e Jessica ci lasciammo, avevo vent’anni, mancavano pochi giorni a Natale, e alcune settimane dopo sarebbe iniziata la prima guerra del Golfo. La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti stava per lanciare contro l’Iraq un’imponente operazione militare dal nome retorico e altisonante «Desert Storm», ovvero Tempesta nel Deserto. Quando ne sentii parlare per la prima volta, quel nome mi colpì immediatamente: che bisogno c’era di scatenare una tempesta in un deserto – mi dicevo – se nel deserto non ci abita nessuno? O la tempesta doveva servire piuttosto a generarlo, il deserto, sterminando ogni essere vivente che si trovasse nel luogo in cui essa si abbatteva?

Quattro racconti di Emanuele Modigliani

windy

Pubblichiamo quattro racconti di Emanuele Modigliani, da “Il mondo ha occhi di pietra”, Edizioni Ensemble, 2019. *** Brividi Adesso si alza (la moto) e si alza ancora quando accelerano, e scorrono via da un semaforo a un altro. È come un lampo di luce in un brivido e poi si fermano e parlano e i […]

L’isola vascello

luca-micheli-B8DrRjLHWC0-unsplash

di Tiziana Plebani

Alcuni anni fa avevo iniziato un racconto che si apriva sullo sguardo sbigottito di un bambino veneziano affacciato alla finestra della sua camera. Solo nella notte scura,osservava la lingua di terra che chiude il sestiere di Dorsoduro staccarsi e cominciare a navigare. E poiché in quella lingua di terra c’era anche la sua casa, lo stupore era misto al brivido e alla paura dell’avventura, sentimenti mitigati dal conforto di sapere che mamma e papà erano a letto nella stanza accanto alla sua, seppure del tutto ignari di quel che stava accadendo.

Era lui l’unico testimone di quello straordinario evento che non sapeva come giudicare, se fosse buono oppure cattivo, se dovesse avere più timore o lasciarsi invece andare alla meraviglia. Il mio racconto si metteva al fianco del bambino, unica anima insonne, e, come fosse un compagno, respirava con lui, e l’osservava sforzarsi di distinguere il confine tra il buio della notte e l’oscurità dell’acqua, increspata dal forte vento e domandarsi se il viaggio sarebbe mai terminato. Era forse capitato nel mezzo di una favola e in un tempo incantato?

Grifonville, un racconto di Marco Mantello

g8genova

Un racconto sul G8 di Genova uscito nel 2003 sul numero 25 di Nuovi Argomenti.  **** Grifonville di Marco Mantello Per Romano e Daniél, testimoni di Genova.     1.Sembra proprio una forma di amore ripensare il lungomare come fosse una prigione di parole. Chi si aspetta che qui si diventi qualche cosa da mettere […]

Il tempo interiore

1gok

di Federica De Paolis

“Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà.”
Ennio Flaiano

Il divano bianco di pelle sintetica inchiodato dai bottoni. Passo la mano sull’acrilico, la consistenza amorfa. Non bere, non fumare, non fare l’amore hanno cambiato la settimana: il corpo ha reagito mentre la mente è rimasta fedele all’impegno. Un’energia strana impastata dallo stupore i primi giorni; ho camminato ore. Dormito poco. Fino a ieri mattina che mi è crollato il mondo addosso: la testa di piombo, le gambe di calce. E un’apatia pestilenziale che mi ha levato anche la fame. Percepisco il globo biscottato, ovattato in un aroma che non conosco. L’emisfero dei puffi. Azzurro e vaniglia.

Sono stanco. Dev’essere l’emozione di ricominciare.