Free Will For Free

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Pubblichiamo, ringraziando autore e testata, un racconto apparso sul numero tre di The Flr – The Florentine Literary Review. L’argomento del numero è il sacro.

Dio è Donna.
(Sintesi di una chiacchierata tra Albino Luciani e Patti Smith)

p.s. We sincerely apologize to all Platypus enthusiasts out there who are offended by that thoughtless comment about the Platypi.

We at View Askew respect the noble Platypus, and it is not our intention to slight these stupid creatures in any way.
Thank you again and enjoy the show.
(Kevin, Smith)

Quello che voleva, era sentirsi dire da Lei che non aveva amato mai nessuno come lui. Soprattutto, pensava ora, voleva sentirsi dire da Lei che lui era, in assoluto, l’uomo della sua vita; almeno in questa prospettiva: in quest’incarnazione vaga che le parole cercavano per potersi definire esattamente.

La nostra garanzia si chiama complottismo

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di Dario De Marco

Allora, mio caro Generale, come va?

Bene, Eminenza, molto bene, grazie. Un po’ in ansia per quel piccolo conflitto, laggiù…

Quell’ultimo che è esploso, dice? Oh misericordia divina, certo nonostante quei popoli ci siano più che abituati, è sempre triste vederli sterminarsi a vicenda… Speriamo che finisca al più presto, vero?

“Il vizio di smettere”, i racconti di Michele Orti Manara

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Circa trent’anni fa, sul New York Times comparve un pezzo a firma di Don David Guttenplan dal titolo The Boom in Short Stories in cui si proponevano le risposte di editor e scrittori alla domanda «Perché il racconto è tornato di moda?». Se si esclude Carver, che spostava l’attenzione dal perché su un chi e un quando – chi: Gordon Lish; quando: la ripubblicazione dei racconti di John Cheever, nel 1978, sull’onda del successo di Falconer – il commento migliore riportato dall’articolo era, forse, quello di Bobbie Ann Mason, che diceva di non poter scrivere che storie brevi: per lei, i suoi personaggi e i loro problemi erano troppo noiosi per non risultare intollerabili oltre il confine di una manciata di pagine.

Cassino 3010 (dalla raccolta inedita “I vivi e i morti”, 2010)

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Un racconto di Marco Mantello tratto dalla raccolta inedita del 2010 “I vivi e i morti”. Storie di paese, questa su Cassino fa da contraltare a un secondo racconto inedito ambientato in un paesino del Sud Italia, dal titolo “I giorni che non finiscono”, che l`autore ha preferito non pubblicare in rete perché troppo metafisico

Che i baci non lascino tracce

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Un racconto di Simone Consorti.

La terrazza

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Pubblichiamo una suite di sette prose brevi di Andrea Donaera.
“Dal Ventiquattro all’Uno era un da fare sempre, le nostre madri più stanche, i nostri padri ricaricati di tredicesime fumavano, chi non fumava beveva, noi eravamo in qualche modo uniti, dal Ventiquattro all’Uno tutto un da farsi, tutte le sere le carte, i fagioli, le regole, le monetine, le tovaglie, le briciole, non avremmo più ricordato niente, nemmeno l’epica dell’anello perduto, l’anello di chi, non si ricorda nessuno, un anello perduto nel lavandino, era scivolato, poi recuperato, sporco di qualcosa, verdure bagnate, pelle di pesce, era un ridere inorridito, la madre stanchissima piangeva di schifo e sfortuna.”

La fine dei topi (Da Talenti, 2004)

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di Marco Mantello Carolina e Maria? Dall’estate scorsa sono andate a vivere a Londra, in Holland Road n. 6. “Voi farete la fine dei topi,” disse il padre a Fiumicino. E invece no: lavorano nei ristoranti, ora come lavapiatti, ora come cameriere, ora e sempre in cucina. Per la verità cambiano posto ogni quattro-sei mesi, […]

Storia del mio giardino

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Quando ci eravamo lasciati, mi ero dato nuove leggi. Non l’avrei vista. Non l’avrei chiamata. Non sarei passato davanti alla casa che ci aveva trattenuti insieme per anni, e nella quale, essendo di sua proprietà, lei abitava ancora. Per evitare ricadute, cancellai il suo numero dal cellulare e ripulii la memoria del computer.

La rigida osservanza delle leggi mi aveva permesso di sopravvivere – così, altre ancora ne fissai. Avrei cambiato amici. Avrei cambiato città. Avrei cambiato lavoro. Avrei disertato i social network e tagliato i capelli in altro modo.

Tutte queste cose insieme avevano fatto di me un’altra persona, e a volte, fissandomi allo specchio, notavo una crepa tra quel riflesso e l’immagine che credevo di possedere.

Vladimiro (da “Talenti”, anno 2004)

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di Marco Mantello Udine, 15 gennaio Caro nonno, Questa è la storia di come ho iniziato a parlare da solo. E non è colpa mia se ho avuto una vita ottocentesca, tu che mi cresci da quando ho tre anni, perché i miei sono morti per darmi alla luce. Nella culla abbandonata c’era pure il […]

“Furto con scasso”, un racconto di Sherman Alexie

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Pubblichiamo il racconto Furto con scasso, estratto dal libro Danze di guerra di Sherman Alexie, tradotto da Laura Gazzarini per NNE: ringraziamo casa editrice e autore.

di Sherman Alexie

Quando ero al college, e iniziavo a imparare come si monta un film – come si costruisce una scena – il mio pro­fessore, Mr Baron, mi disse: «Non devi mostrare la porta che si usa per entrare in una stanza. Se dentro c’è già qual­cuno, il pubblico capirà che non è entrato dalla finestra o caduto dal soffitto, e non si è nemmeno materializzato dal niente. Il pubblico capisce che ha usato una porta: gli occhi e la mente stabiliranno la connessione, quindi puoi tran­quillamente saltare la porta».

Mr Baron era uno che gesticolava molto e quando disse quelle parole si mise a saltare. E io risi, senza sapere che le avrei sempre ricordate, anche se, certo, quando oggi rac­conto questa storia, trasformo il mio esuberante professore in un animale da palcoscenico degno di Broadway.