Il Sudafrica nel giorno di Mandela

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Pubblichiamo un pezzo apparso sul Messaggero, che ringraziamo.

Cent’anni fa a Mvezo, un minuscolo villaggio sulle rive del fiume Mbashe, una terra splendida situata a oltre mille chilometri da Città del Capo, nacque Nelson Mandela, icona novecentesca di una storia collettiva e di un cammino verso la libertà e l’emancipazione che non è ancora concluso.

Il Sudafrica, e il mondo, hanno appena celebrato il centenario del primo presidente eletto democraticamente nel 1994 in un paese ancora lacerato dall’oppressione dell’apartheid. È viva la memoria dei 27 anni trascorsi in carcere da Mandela, insieme a tanti compagni di lotta, senza mai perdere la propria identità e il senso di un percorso che dopo aver scalato una montagna ne ha trovata sempre un’altra. La ricorrenza della nascita di Mandela è l’occasione per guardare anche dentro alle contraddizioni e alle disuguaglianze che tuttora segnano la società sudafricana.

Breve trattato di storia naturale

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Eccoli lassù, in cima alla montagna. Nelle brevi estati scintillano al sole, nei lunghi inverni avvertono il peso della neve.

Ma tra loro non parlano, parlare non serve, ascoltano, questo sì, notte e giorno, senza lasciarsi sfuggire nulla, cogliendo la realtà lì dove la realtà svanisce, nel rumore del mondo.

E milioni di anni passati a perfezionarsi, moltiplicarsi, schierati e compatti, in lunghissime file, ricoprendo la cima della montagna.

Sembra ieri, loro lassù, e i dinosauri a valle, con i versi irritanti, le zanne sfoderate in ogni occasione.

Ipotesi sulla grande pietra

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di Enrico De Zordo Profondità Da qualche giorno mi assilla la visione di un tizio che scava: la sua testa è minuscola, quasi non si vede; ha le braccia e le spalle ipertroficamente sviluppate rispetto alle altre parti del corpo, se ne sta inginocchiato su un lastrone di roccia e non fa che scavare. In […]

Il mattino ha loro in bocca

Serena Schinaia 1

L’inquieto, una rivista che unisce narrativa e illustrazioni, è da poco online con  il suo decimo numero, Sabba, catechesi per adulti. Anticipiamo un racconto qui. L’illustrazione è di Serena Schinaia.

Mi dicevo: presto o tardi devono apparire
Ernesto Sabato

Ogni giorno, svegliandosi, vestendosi, uscendo da casa, si aspettava di trovare un segno. Ma anche quella mattina il portone era pulito. Non riportava un coltello conficcato nel legno, né una croce dipinta con la vernice rossa, né un biglietto attaccato con lo scotch su cui una grafia elementare confermava il fatto che loro sapessero dove abitava.

C’era qualcosa, in quella pulizia, che gli gelava la fronte e le mani – e alla fermata, e poi sull’autobus, mentre prendeva posto e la città s’impigliava sui finestrini, si chiedeva come mai non si fossero ancora fatti vivi.

Bestie

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di Federica De Paolis

Nessuna infanzia è priva di terrori.
Philip Roth

Nell’estate del 1978, quando al nostro rientro ci saremmo dovuti trasferire in Via del Pellegrino, mio padre disse a mia madre che non se la sentiva, voleva prendersi una pausa. Non ebbe il coraggio di ammettere, che dopo otto anni di matrimonio, si era innamorato di un’altra donna. Disse solo che era infelice, che aveva bisogno di pensare, starsene per conto suo, ridisegnare i confini di un’esistenza che gli stava sfuggendo di mano. Nel corso dell’ultimo anno aveva lottato contro violenti attacchi d’ansia, era diventato vulnerabile e fragile. Passava notti insonni a fumare Gauloises senza filtro guardando la punta della sigaretta brillare nel buio. Era accecato dalla paura di morire.

Free Will For Free

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Pubblichiamo, ringraziando autore e testata, un racconto apparso sul numero tre di The Flr – The Florentine Literary Review. L’argomento del numero è il sacro.

Dio è Donna.
(Sintesi di una chiacchierata tra Albino Luciani e Patti Smith)

p.s. We sincerely apologize to all Platypus enthusiasts out there who are offended by that thoughtless comment about the Platypi.

We at View Askew respect the noble Platypus, and it is not our intention to slight these stupid creatures in any way.
Thank you again and enjoy the show.
(Kevin, Smith)

Quello che voleva, era sentirsi dire da Lei che non aveva amato mai nessuno come lui. Soprattutto, pensava ora, voleva sentirsi dire da Lei che lui era, in assoluto, l’uomo della sua vita; almeno in questa prospettiva: in quest’incarnazione vaga che le parole cercavano per potersi definire esattamente.

La nostra garanzia si chiama complottismo

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di Dario De Marco

Allora, mio caro Generale, come va?

Bene, Eminenza, molto bene, grazie. Un po’ in ansia per quel piccolo conflitto, laggiù…

Quell’ultimo che è esploso, dice? Oh misericordia divina, certo nonostante quei popoli ci siano più che abituati, è sempre triste vederli sterminarsi a vicenda… Speriamo che finisca al più presto, vero?

“Il vizio di smettere”, i racconti di Michele Orti Manara

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Circa trent’anni fa, sul New York Times comparve un pezzo a firma di Don David Guttenplan dal titolo The Boom in Short Stories in cui si proponevano le risposte di editor e scrittori alla domanda «Perché il racconto è tornato di moda?». Se si esclude Carver, che spostava l’attenzione dal perché su un chi e un quando – chi: Gordon Lish; quando: la ripubblicazione dei racconti di John Cheever, nel 1978, sull’onda del successo di Falconer – il commento migliore riportato dall’articolo era, forse, quello di Bobbie Ann Mason, che diceva di non poter scrivere che storie brevi: per lei, i suoi personaggi e i loro problemi erano troppo noiosi per non risultare intollerabili oltre il confine di una manciata di pagine.

Cassino 3010 (dalla raccolta inedita “I vivi e i morti”, 2010)

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Un racconto di Marco Mantello tratto dalla raccolta inedita del 2010 “I vivi e i morti”. Storie di paese, questa su Cassino fa da contraltare a un secondo racconto inedito ambientato in un paesino del Sud Italia, dal titolo “I giorni che non finiscono”, che l`autore ha preferito non pubblicare in rete perché troppo metafisico

Che i baci non lascino tracce

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Un racconto di Simone Consorti.