Io, Me Stesso e i Dieci Regni

racconto inedito di francesco gallo

Un racconto inedito di Francesco Gallo: buona lettura.
1.

Torino. Novembre 2016. Le dieci e trenta circa d’un sabato mattina. Sono calmo. Rilassato. In realtà sono abbastanza calmo, abbastanza rilassato. Ho appena finito di farmi la doccia. Indosso un enorme accappatoio di spugna bianco che mi fa assomigliare a un mansueto orso polare. Ma tengo i capelli ancora bagnati. Al solito: ho iniziato una cosa e non l’ho ancora finita. Ma sto per finirla. Giuro. A voler essere più precisi, comunque, tengo il tallone appoggiato al bordo della sedia; tutto concentrato nell’atto di tagliarmi le unghie dei piedi. Nove le ho già sistemate. All’appello, adesso, mi manca soltanto l’alluce destro.

Un vuoto nel linguaggio

Petunias

Pubblichiamo un racconto della scrittrice americana Marly Swick, considerata dal New York Times erede di Grace Paley e Alice Munro. Tra le sue raccolte di storie brevi ricordiamo The summer before the summer of love Monogamy, oltre al romanzo The evening news. Questo racconto è un’anteprima da If magazine, la rivista online di Ideafelix, che ringraziamo.

di Marly Swick

Un tempo credevo che non ci fosse mai niente di nuovo sotto il sole. Ora ciò che credo è che non ci sono quasi mai parole nuove, a eccezione di quelle per i computer, e questo è il problema. La gente diventa sospettosa quando qualcuno o qualcosa non ha nome. È un peccato contro il linguaggio, un peccato contro la comunità. Se non puoi essere etichettato, sei come un’automobile senza targa, sei sfuggente e non devi rendere conto a nessuno, eppure sei in grado di fare danni enormi. Questo è il modo in cui ti vedono gli altri, e in realtà anche tu ti senti un po’ fuori controllo, incerto e spericolato allo stesso tempo, come se i cartelli stradali fossero scritti in un alfabeto sconosciuto, e puoi fare affidamento solo sul tuo istinto in una frazione di secondo.

I difetti fondamentali – intervista a Luca Ricci

writing

È appena uscito il tuo nuovo libro I difetti fondamentali. Non solo un libro di racconti con una major, nel 2017, ma addirittura un libro di racconti sugli scrittori. Come hai fatto a convincere Rizzoli?

Nell’autunno 2015 si è svolto un pranzo di lavoro a Milano, tra me e due figuri che si sono qualificati come Michele Rossi (responsabile narrativa italiana Rizzoli) e Stefano Izzo (editor narrativa italiana Rizzoli). Di lavorare insieme a un «libro di racconti»- espressione che è l’equivalente culturale di «Frau Blücher» in Frankenstein Junior, insomma fa imbizzarrire gli editori- me l’hanno proposto loro. Io sulle prime ho pensato a uno scherzo, poi invece mi è arrivato addirittura un contratto. Le questioni tra editore e scrittore sono storie d’amore, e Rizzoli ha saputo corteggiarmi, non c’è dubbio.

The heel of a loaf

JOHN BERGER

Pochi giorni fa ci ha lasciato John Berger, che abbiamo ricordato con questi due pezzi. Oggi pubblichiamo un racconto di Caterina Serra apparso su Riga 32 in un volume dedicato proprio all’intellettuale inglese, curato da Maria Nadotti.

Ho visto John Berger scendere da una moto. Con un paio di guanti di pelle, era d’estate.

Mi è venuto in mente uno dei suoi disegni. La schiena di un corpo stretto a un altro corpo, due teste sovrapposte che si toccano inclinate sullo stesso lato, a seguire la curva di una strada.
Due caschi, non due teste. Dovrei rivederlo per esserne sicura. Non ricordo quali tratti disegnassero una moto, o la strada, ma ricordo bene la fiducia di quell’inclinazione condivisa: due corpi immobili su due ruote veloci, fermi eppure intenti a correre via.

Il futuro, quando càpita

igdo

La redazione di minima&moralia vi augura un buon anno con un racconto di Giordano Meacci, Il futuro quando càpita. Il racconto è stato scritto in occasione del Premio Città di Ciampino (vinto da Meacci nell’edizione 2016) e successivamente donato alla città, che ci ha gentilmente concesso la pubblicazione.

Per chi ha tredici anni a Ciampino.
Per chi li ha avuti; per chi li avrà.

Abitavo a due passi
dalla pista d’aviazione,
avevo finito d’essere bambino
il giorno prima, a Ciampino.
Vincenzo Cerami

C’è questo giorno d’estate. L’estate tra la terza media e il Quarto Ginnasio. Molto probabilmente è la fine di giugno, perché ancora non sono partito per Piegaro. L’Umbria nominale del paese di mia madre. Ho questo ricordo luminoso, e senzatregua: come il sole che martella le facciate delle case popolari, mentre sudo nella maglietta nera e nei jeans.

E. Se non ricordo male: i primi Levi’s 501. Una memoria imbarazzata di quando ci si lasciava colonizzare senza rimorso da Mr Levi Strauss: tanto noi adolescenti italiani quanto Michael J. Fox. Il Marty McFly di Ritorno al futuro. Che aveva più o meno la nostra stessa età, in quegli anni lontani in cui il futuro: il futuro – e fa quasi paura scriverlo, adesso, così corsivo e minuscolo, se solo mi metto a pensare a quello che significava per me allora – era il 2015. L’anno scorso.

Il figlio di Babbo Natale: un racconto di Giordano Meacci

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Vi auguriamo Buon Natale con un racconto inedito che Giordano Meacci ha letto in occasione del reading “Natale acido” alla libreria Giufà di Roma. Auguri da minima&moralia. (Fonte immagine)

Io sono il figlio di Babbo Natale.

No. Non si tratta di una frase a effetto per catturare la vostra attenzione. Mio padre è nato il 25 dicembre; si chiama Natale e, in quanto babbo diventa, di diritto, babbo Natale.

E per diritto di nascita io divento, senza possibilità di smentita, il figlio di Babbo Natale.

La natura delle cose

targan

Pubblichiamo un racconto del poeta e scrittore Barry Targan, inserito nell’antologia nell’antologia Harry Belten and the Mendelssohn Violin Concerto (1975), premiata con l’University of Iowa Fiction Award. Alcune storie di Targan sono sono state selezionate per l’antologia Best American Short Stories. Questo racconto è un’anteprima da If magazine, la rivista online di Ideafelix, che ringraziamo.

di Barry Targan

«Che cosa ha detto?» chiese di nuovo Caleb sbalordito.
«Proprio così» rispose Barbara continuando a sbucciare le patate. «È andata proprio così» aggiunse poi, ridacchiando. «Non è assurdo?».
«Cristo santo!» esclamò Caleb. Sentì una fitta dolorosa all’addome. «Prima o poi, in ogni misero paradiso sbuca fuori un fottuto serpente, non è così?». Caleb Goddard era poeta per natura e insegnante di letteratura per professione; le metafore, quindi, belle o brutte, vecchie o nuove che fossero, erano per lui una presenza naturale e quasi costante. Non che ci facesse affidamento, c’erano e basta.

Il tenente di vascello

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È nata una nuova rivista, un magazine letterario in italiano e in inglese. Si chiama “The FLR – The Florentine Literary Review”, ed è curata da Alessandro Raveggi. Ecco la versione integrale del racconto di Alessandro Leogrande, Il tenente di vascello, contenuto nel primo numero insieme ai testi di Elena Varvello, Luciano Funetta, Filippo Tuena, Marco Simonelli, Mariagiorgia Ulbar, Luca Ricci, Elisa Ruotolo. Si ringrazia “The FLR” e l’editore per averne concesso la riproduzione.

A bordo ne parlavano tutti: a occhio e croce, era a una distanza non superiore a qualche centinaia di metri. Ma Angelo riuscì a farsene un’idea solo nel momento in cui si sporse dall’aletta laterale del ponte di comando. Solo allora, tenendo stretta la visiera del cappello da ufficiale perché non volasse via, poté vedere in lontananza una piccola imbarcazione che arrancava a fatica tra le onde. Ogni angolo della sua superficie esterna era totalmente ricoperto da uomini e donne, pigiati gli uni accanto alle altre, tanto che i piedi delle persone a bordo sembravano affondare direttamente nell’acqua. Il battello si dirigeva lentamente verso l’Italia. La sua nave – una corvetta della Marina militare su cui si era imbarcato da poco tempo – le si stava avvicinando a gran velocità.

Desolation Row

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Ripubblichiamo, ringraziando l’autore, un racconto apparso su Nazione Indiana, omaggio sin dal titolo (è una delle sue canzoni più belle) a Bob Dylan. Il racconto è disponibile qui nella lettura di Gemma Carbone.

La trovano così, seduta e stregata, mentre ascolta un pezzo di Debussy. Il cadavere del marito ancora caldo è steso a due metri da lei, sulla moquette appena lavata. È il mese di aprile e fuori soffia un vento caldo.

Un estratto da “Medusa” di Luca Bernardi

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore, un estratto dal romanzo Medusa, uscito in questi giorni per Tunué.

di Luca Bernardi

Devo vedere il Mercante.

Chi?

Devo parlare con gli alieni, va bene? Ci metto due secondi.

Non puoi accontentarti della telepatia, dice il Ginger, come tutte le persone normali?

Non posso aspettare che si facciano vivi loro, dico, ho bisogno di una zona liquida.