Su Sonno giapponese di Gabriele Galloni

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di Ilaria Palomba Sonno giapponese di Gabriele Galloni (Italic Pequod, 2019) è una galleria di spettri. Si tratta di quarantuno racconti brevissimi, sul modello delle Finzioni di Borges, in cui l’autore viaggia per mondi altri, dalla superficie lunare ai campi d’argento di Saturno, passando per un Messico immaginario in cui si tramanda un’oscena tradizione e […]

Vocabolario minimo delle parole inventate: Hibrisifico

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Pubblichiamo un racconto di Pierluca D’Antuono tratto da Vocabolario minimo delle parole inventate, antologia curata da Luca Marinelli e uscita per Wojtek edizioni.

di Pierluca D’Antuono

Sentimmo parlare per la prima volta di Luigi Maria Gaggiollo nell’ottobre del 2004, nell’aula 10 della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre dove allora, ogni venerdì pomeriggio, il Gruppo Cassavetes riuniva i cinque membri effettivi che potevano vantare un conto aperto con le due più piccole tipografie del quartiere San Paolo.

Sembrava un randagio a tre zampe malato e impazzito: le spalle incassate, un alone di sfiducia non risolta e irriducibile, indossava senza disinvoltura una macchia gialla di tessuto sintetico infilata da una riga di bottoni con il secondo, il terzo e il quinto sbrecciati, una giacca grigio topo di due taglie abbondanti foderata all’interno di rosa, la lingua di una cravatta nera pencolante dalla tasca rivoltata dei Champion bianchi incassati nelle Dottor Martens slacciate ai piedi.

Dogperson

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Pubblichiamo un racconto di Dario De Marco. Buona lettura (fonte foto). * Dice che quando vedi un cane che ti viene incontro, la cosa che non devi proprio fare anche se hai paura, anche se l’animale ti sembra aggressivo – soprattutto se tieni paura, soprattutto se l’animale è aggressivo – l’ultima cosa che devi fare […]

La poltrona

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Pubblichiamo un racconto uscito originariamente sulla rivista letteraria Effe Periodico di Altre Narratività.

di Luca Ricci

“Il libero mercato prima che sul capitale si basa su un concetto infinitamente più sottile: l’anaffettività”.
Anonimo

“I can’t get no satisfaction
I can’t get no satisfaction
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no”.
The Rolling Stones

Dopo che la mia famiglia si fu dissolta in un’acquerugiola d’odio, oltrepassai la soglia di un negozio di articoli per ufficio e dissi soltanto: – Vorrei cambiare la sedia del mio studio.

Subito mi comparve d’innanzi il venditore, un uomo di mezza età con dei grandi occhi azzurri e dei ricciolini biondo cenere. Dico di questi due particolari perché sono gli elementi del venditore che, se sommati, riescono a restituirne l’idea più precisa: senza sembrare un bambino, tuttavia aveva un’aria infantile.

– Su che cifra vogliamo andare?– mi chiese il venditore, come se quell’informazione non solo avesse dovuto orientare le sue proposte circa le sedie in esposizione, ma proprio l’intera mia esperienza all’interno del negozio.

Salaria

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Viaggiare in auto di notte mi è sempre piaciuto. Niente traffico, pochi rumori.

Se poi è estate – com’era allora – ti eviti anche il caldo, il sole che batte sulla lamiera, e sui vetri, e arroventa l’aria, e l’aria condizionata tenuta altissima, e puoi viaggiare fresco anche coi finestrini chiusi.
Aperti di un dito, al massimo.

Così, di notte, scappavo da Roma, in perfetto stile Remo Remotti, lungo la Salaria, che delle vie consolari romane è sempre stata la mia preferita. Duecento e passa chilometri che vanno da Roma a San Benedetto del Tronto, attraversando l’Italia, e gli Appennini, in direzione nord-est, seguendo una diagonale sghemba.

La scordanza

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Di scordanza, mi sono ammalato di scordanza: me lo ha detto il dottor Contigliozzi, che con quel cognome che si porta appresso, Contigliozzi sarà di sicuro l’ultima parola che sibilerò nella penombra di una clinica ad un’ecuadoregna che mi cambia il pannolone. Ad un certo punto la guarderò compassionevole come chi deve confessare il più grande dei segreti, la costringerò ad avvicinarsi e … Contigliozzi, le sussurrerò, per poi girarmi altrove. Lei mi guarderà ottusa, continuerà il travaso, e io starò a rimpallare nelle meningi quest’ultima cartuccia inutile che rimanda ad un tal Contigliozzi.

Dalla Bassa: racconti di un giovane Gianni Brera

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Dario Borso al volume Dalla Bassa, una raccolta di quattro racconti scritti da Gianni Brera in età giovanile.

L’arte di narrare storie è sempre
quella di continuare a narrarle.
Walter Benjamin

«Ho riflettuto molte volte sulla diversa natura del descrittore e del narratore, e ho dedotto che, contrariamente al descrittore, costretto a ricoprire le cose delle sue colorite immagini e nei suoi scritti necessariamente multiforme, il narratore può essere un’anima semplice. Le vicende corrono gonfie di significati diversi dalla mente al cuore, dal cuore ancora alla mente e, senza particolari deformazioni, dalla mente alla penna».

A parlare così non è un critico, né uno scrittore al termine della sua carriera, bensì un sottotenentino che ha appena compiuto ventidue anni: Brera Giovanni, nato l’8 settembre 1919.

Il quale continua, precisando così profilo e ruolo: «Una conferma nuova mi offrì di questo il mio caporal maggiore Battaglino, che si preparava a superare gli esami di sergente.

Miniature IV

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di Emanuele Modigliani Il ponte Superare l’era dell’acciaio significava avventurarsi in mondi di particelle vorticanti. Una scacchiera argentata descriveva uno scenario di incastri specifici e inalienabili. Era tutto dovuto e concreto, tutto all’ombra di cause ed effetti di ordine diverso, superiore, ma accessibile. Qui videro quello che videro. Non avevano il modo di descriverlo e […]

Senza tende

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Questo pomeriggio, alle ore 16 presso il Museo del Novecento a Milano, nell’ambito di Bookcity, verrà presentato In Opera – Racconti empatici, a cura di Dario Borso. L’opera nasce dall’esperienza di un gruppo di “libri umani” della Human Library (biblioteca vivente ispirata a un format danese nato allo scopo di infrangere pregiudizi) che in questi anni si sono proposti più volte alla “lettura” del pubblico.

di Giulia Parsi

in via gaetana agnesi zona porta romana sorgeva una
palazzina del settecento completamente bianca con un enorme
portone verde bosco. dentro era tutto un mondo. vi abitavano
solo dodici inquilini ed erano una sorta di piccola bizzarra
comunità piena di storie di nevrosi di coppia ma anche
di cani e di bambini che si incontravano nel piccolo cortile
senza macchine come in una piccola oasi di silenzio e pace.

Miniature II

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di Emanuele Modigliani In bici Dorava il mandorlato a spruzzo, lo mischiava rapido e beveva. Ci metteva dentro anche cocco e sciroppo d’acero. Lo guardavano. – Aggiungi sapore – diceva loro, – voglio aggiungere sapore – ripeteva. C’era un isolotto nel fiume davanti. La corrente piegava le canne di qua e di là sdoppiandosi quando […]