Sulla disobbedienza. “Il silenzio dell’acciuga” di Lorena Spampinato

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Sono cuciture sottili tra uno strappo e l’altro a tenere legati Tresa e Gero, gemelli dizigoti nati nella metà degli anni Cinquanta a Catania. Orfani di madre e abbandonati ben presto dal padre dovranno fare i conti con la dolorosa eredità della propria storia famigliare, il “residuo colloso” di un passato lontano ma capace di manifestarsi su gesti, parole e su “lineamenti ancora più simili, ancora così saldamente intrecciati tra loro”.

Con Il silenzio dell’acciuga (Nutrimenti) Lorena Spampinato consegna la narrazione della dolorosa urgenza di affermazione di una bambina seguita sino alla prima adolescenza. Un percorso identitario suggellato dallo sradicamento dalla propria educazione osservato retrospettivamente da chi cresce sotto il peso di un modello improntato sul rigore e sulla morigeratezza, secondo cui “essere femmina era una condanna a sembianze e modi di essere da cui era meglio stare alla larga”.

Il Messico dove nascondersi: “Le omissioni” di Emiliano Monge

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“Questi sono soltanto gli accadimenti. E gli accadimenti non sono mai la storia. Neanche i fatti sono la storia. La storia è la corrente invisibile che smuove tutto sullo sfondo”.

La storia di una famiglia, tre uomini e uno solo. Tre uomini, i Monge, nonno, padre e figlio, destinati ad allontanarsi, in qualche modo a sparire. A ciascuno il suo modo di sottrarsi, di omettere, di non dire, di mostrare ciò che serve allo scopo, di tacere – se necessario – per molti anni. Tre uomini molto diversi, l’affetto è una cosa che non li riguarda, eppure intorno a loro ruota una famiglia e loro stessi ruotano intorno a un nucleo che è il Messico.

“Gli anni invisibili”, le invenzioni di Rodrigo Hasbún

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«Il problema è che si può essere in un solo posto alla volta, ed è quest’appartamento il posto dove lui ora vuole essere».

Sono, quelli recenti, anni in cui la scrittura autobiografica è molto presente nei cataloghi delle case editrici, il memoir se la gioca ad armi pari con la narrativa tradizionale. Non vince, non perde, non pareggia, ciò che è interessante è sempre la qualità della scrittura. Se la lingua dello scrittore, la sua sintassi, la struttura del libro reggono, creando uno spazio dentro il quale il lettore possa stare bene, riesca a fantasticare, soffrire, lasciarsi stanare, non importa più a nessuno che la storia raccontata sia vera oppure no, sia inventata di sana pianta oppure no.

Roccaforti espugnabili. “Insegnami la tempesta”, il nuovo romanzo di Emanuela Canepa

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di Anna Toscano

Emma e Matilde sono le protagoniste di Insegnami la tempesta, l’ultimo romanzo di Emanuela Canepa uscito da poco per Einaudi: entrambe hanno fatto della soglia una roccaforte inespugnabile. Sono madre e figlia in una Roma di sottofondo man mano più straniante, in un appartamento dove le porte quando si chiudono sembra sia per sempre ma talvolta si aprono improvvisamente. Poi c’è Fausto, il marito di Emma, che non abita nessuna soglia, che non erige nessuna roccaforte, che sembra nemmeno prendere in considerazione le porte che vengono aperte e chiuse. C’è Irene, la migliore amica di Emma in gioventù, suora di clausura che apre le porte nonostante abbia deciso il proprio isolamento dalle persone.

“La leggenda dei giocolieri di lacrime”: reale e fantastico nel romanzo di László Darvasi

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di Angelo Murtas

I magiari fecero la loro comparsa nella storia occidentale nel corso dell’Alto Medioevo. Furono tra i protagonisti dei feroci saccheggi che all’epoca misero in ginocchio l’Europa: i monasteri abbandonati nel Nord Italia e in Germania testimoniavano la paura che quelle popolazioni provenienti dalle steppe dell’Asia centrale generavano nelle loro continue scorrerie. Prediligevano i piccoli villaggi di campagna alle città e il loro nemico più grande era la terra sotto i piedi: una terra arida che rendeva complicati gli spostamenti con i carri colmi della merce saccheggiata e non dava da mangiare ai cavalli lungo la strada.

Qualche secolo dopo, “addomesticati”, come ce li ha consegnati la storiografia occidentale, si convertirono al cristianesimo e da nomadi diventarono sedentari.

Come una storia d’amore, i racconti romani di Nadia Terranova

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Ho letto per la prima volta il racconto Via della Devozione di Nadia Terranova qualche anno fa. Mi colpì moltissimo per la capacità dell’autrice di mettere dentro poche pagine tutto quello che deve stare tra le impalcature di un racconto. Ritrovo, rileggendolo oggi, in questa raccolta uscita per Giulio Perrone, Come una storia d’amore, tutti i fili, il tessuto narrativo compatto e ricco di sfumature, la bellezza dei personaggi, il modo in cui incrociano, si sfiorano e poi finalmente si toccano le due storie principali. L’evocazione che arriva dai brevi dialoghi, il suono che fanno le parole per strada e al silenzio che fanno dentro casa. Il silenzio che viene prima e dopo una tragedia. Il silenzio che viene da frasi come “se l’è cercata, del resto con quel mestiere”.

Dentro la frenesia selvaggia dell’ossessione. Caccia alle ombre di Herbert Lieberman

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Nel saggio Gödel, Escher, Bach, Douglas Hofstadter si interroga sul modo in cui lo scrittore riesca a esprimere idee possedute come immagini mentali, in una sperimentazione basata sulla rappresentazione da angolazioni diverse, sino a fermarsi “su una particolare versione”. La sua consapevolezza del processo è solo parziale, poiché “la maggior parte della sua fonte, come un iceberg, è immersa profondamente sott’acqua, non visibile, ed egli lo sa”.

“I colpevoli”, il nuovo libro di Andrea Pomella

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di Marco Renzi

Nell’Uomo che trema (Einaudi, 2018), Andrea Pomella aveva raccontato la depressione maggiore e affrontato la «lotta col padre» da un punto di vista che poneva il narratore in una duplice posizione: quella di abbandonato e di abbandonante.

Suo padre lasciò la moglie e il figlio per andare a vivere con un’altra donna, e allo stesso modo Andrea, ancora bambino, scelse di non rivedere mai più il genitore, quantomeno fino a un certo punto della sua vita. Divenuto a sua volta padre di Mario, spinto anche dal desiderio del figlio di conoscere il nonno, deciderà di ricongiungersi alla persona che per più trent’anni aveva cancellato dalla sua vita, come narrato nei capitoli finali del suddetto libro.

Le lettere scontrose di Giovanni Arpino

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“La vita o è stile o è errore”, si legge in Passo d’addio (Einaudi) di Giovanni Arpino, un bellissimo romanzo del 1986 che tratta il tema dell’eutanasia. Un libro, come spesso è accaduto con quelli scritti da Arpino, che ha anticipato i tempi. Questa frase mi è tornata in mente intanto che leggevo Lettere scontrose (minimum fax, 2020), raccolta della rubrica che l’autore tenne per Il Tempo, settimanalmente, tra l’ottobre del 1964 e il novembre del 1965. Nel caso di Arpino, la vita e la scrittura molto hanno avuto a che fare con lo stile, non conosco l’aspetto che riguarda (o che possa riguardare) l’errore, ma qui questo aspetto non ci interessa.

Un canto sommesso sull’America del miraggio. Cuori affamati di Anzia Yezierska

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“Allora, quell’antica fiducia nell’America – la ‘terra dell’oro tanto amata, invocata, era stata solo un sogno, un miraggio vagheggiato dalla gente dal cuore affamato, nel deserto dell’oppressione?”.

È un grido tra i tanti a risuonare dalle pagine di Anzia Yezierska, che affida allo sguardo di figure femminili il racconto del paese delle minoranze del primo Novecento, con una particolare attenzione agli ebrei che lasciano l’Est Europa per immaginare una nuova vita oltreoceano.