Le tasche piene di parole: “Gita al fiume” di Olivia Laing

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«La donna segnata, l’amore perduto» sono due elementi fondamentali del primo libro di Olivia Laing. La donna che, nel tentativo di superare la fine di una relazione, intraprende un viaggio per recuperarsi e riconnettersi al suo io più profondo attraverso il contatto con la natura e la morbosa contemplazione che ne scaturisce. Ma ridurre a questo Gita al fiume (pubblicato da poco dal Saggiatore con la traduzione di Francesca Mastruzzo e Giulia Poerio) sarebbe limitante, perché il pretesto amoroso non totalizza né inquina la scrittura: se mai, contribuisce a generarla. E così anche la donna – spezzata e abbandonata – è sì il motore dell’opera, ma al contempo soltanto uno dei molteplici elementi che la compongono: una ricchissima indagine sul paesaggio in forma narrativa, un saggio botanico, storico e antropologico, un memoir e uno studio sulla scrittura.

“L’università sconosciuta”: lo smarrimento nelle poesie di Roberto Bolaño

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“Di sedie, di tramonti extra, di pistole che accarezzano i nostri migliori amici è fatta la morte”. Quando cominciamo a leggere le poesie di Roberto Bolaño dobbiamo essere disposti a fare due cose, a smarrirci come i suoi detective e a dimenticare tutto ciò che conosciamo, perché il primo a dimenticare è proprio chi ha […]

La deriva perpetua del dolore. “Redenzione” di Chiara Marchelli

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Li chiamava “levigati proiettili” di esperienza vissuta, Vladimir Nabokov, immaginando quegli aspetti privati del narratore come perfettamente incastonati nel romanzo e per questo “del tutto al sicuro in mezzo a esistenze spurie”. Sul ruolo dei reperti personali nella narrativa d’invenzione la sintesi più efficace è quella con cui Régis Jauffret apre il suo nuovo romanzo incentrato sulla figura del padre: “La realtà giustifica la finzione”.

Leggere da tale angolazione un’opera come Redenzione di Chiara Marchelli, NNE, permette di collocarla come l’esito finale di un percorso narrativo composito, che già ne Le notti blu (Giulio Perrone editore, 2017) rivelava la volontà di immortalare la trasfigurazione generata dalla paura, culminata, attraverso altri temi e simboli, ne La memoria della cenere (NNE, 2019) con la necessità di rivendicare una trasformazione per reagire alla vita dopo un trauma. Un ritorno impossibile, perché annodato inesorabilmente alla coscienza di una disperazione oscura.

“Adorazione”, il racconto corale di Alice Urciuolo

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Tutto accade in provincia, da sempre e, viene da pensare, per sempre. Nella provincia italiana, nei paesini a ridosso di piccole città, non troppo distanti ma lontanissimi dai capoluoghi, dalle capitali, dai posti in cui (apparentemente) succedono le cose. A Milano, a Roma, a Napoli, a Torino, lì bisogna andare a vivere perché ci sono le opportunità, perché il mondo va veloce e in città ancora di più.

Pensare al disprezzo come a un virus. “Questa strana e incontenibile stagione” di Zadie Smith

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Che i saggi di Zadie Smith non siano aderenti a una forma standardizzata di genere e usino continuamente l’elemento privato e intimo per collocarlo all’interno di un quadro sociale da analizzare criticamente non stupisce il lettore ormai avvezzo a quella pratica di graduale disvelamento con cui l’autrice si muove tra le pagine. È nel piccolo accadimento apparentemente insignificante lo strumento con cui avviare un’indagine: il punto di partenza si palesa come metafora, o contribuisce ad allestire un’allegoria del presente.

I misteri secondo Vince Corso: “Uccido chi voglio” di Fabio Stassi

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di Marco Renzi

Il giallo, da noi come altrove, è da decenni uno dei generi più popolari: non per questo, se da un lato ne escono a centinaia fatti quasi con lo stampino, dall’altro c’è chi continua a plasmare a suo piacimento il sistema solo all’apparenza chiuso del racconto poliziesco, andando oltre la molteplicità di trame a cui si presterebbe.

Inoltre, già Chesterton, per nominare uno degli esponenti più illustri, ci suggeriva che il protagonista non deve per forza essere un investigatore privato o un membro delle forze dell’ordine; anzi, quando il gioco si fa più intrigante, diventa più facile incontrare un Philip Marlowe privo di licenza come Vince Corso, più somigliante a quello che ne busca da John Wayne in Triste, solitario y final di Soriano che non a quello di Chandler.

L’amore scorretto: “Le regole degli amanti” di Yari Selvetella

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Si incontrano in un maneggio, Iole e Sandro, protagonisti incondizionati dell’ultimo romanzo di Yari Selvetella. Sono entrambi sposati, genitori, trentenni, fatalmente attratti l’uno dall’altra. Inizia così Le regole degli amanti, la storia di un adulterio che sfugge ostinatamente alla monotonia, alla psicopatologia della vita quotidiana e alla routine. Fiorisce alla fine degli anni ottanta, l’inizio dell’amore, in un tempo in cui gli amanti sono più liberi di agire, lontani dal pedissequo controllo dei social network e dei cellulari.

I vicoli, le crepe, i vuoti: la Napoli di Giuseppe Marotta

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“Il Vesuvio con Napoli dietro come uno strascico di sposa”.

I libri di Giuseppe Marotta fanno parte da sempre del mio lessico famigliare. Sia L’oro di Napoli sia San Gennaro non dice mai no e altri libri meno noti hanno sempre girato e parlato (sì)dentro casa. I linguaggio della Napoli vecchia che Marotta andava raccontando suonava nella nostra cucina come una poesia scritta da Di Giacomo.

“La figlia unica”, la maternità raccontata da Guadalupe Nettel

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«Il cuculo fa covare le sue uova ad altre specie, deponendole in nidi dove è presente almeno un altro uovo. Per poterlo fare, la femmina del cuculo imita il canto dello sparviero, spaventando i futuri genitori adottivi del proprio piccolo e inducendoli ad abbandonare temporaneamente il nido. Per evitare di essere scoperta, questa femmina ha sviluppato diversi stratagemmi, come deporre uova identiche a quelle della specie prescelta.»

Sembra proprio, secondo Guadalupe Nettel, che la femmina del cuculo abbia l’impulso biologico di riprodursi e al tempo stesso la necessità di sottrarsi alle fatiche dell’allevamento.

Sguardi vaghi e ipnotici sul corpo di Cuba. “Cadere” di Carlos Manuel Àlvarez

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È una relazione labile quella tra percezione e realtà. Come scrive Franco Facchini “Per ogni cosa che appare, un’altra familiare,/ distante, anonima, viene a mancare, è come esiliata” (La parvenza del vero, Marcos y Marcos). Quella che imbastisce Carlos Manuel Àlvarez, con Cadere (traduzione di Violetta Colonnelli, Sur) è una nitida rappresentazione della deriva generata dallo smarrimento, inserita in un quadro famigliare dalla cornice fragile.