Vivere da straniera, il nuovo libro di Claudia Durastanti

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«A cinque anni contrabbandavo mozzarelle, ero cattolica, non pensavo che avrei mai tinto i miei capelli neri, dicevo che non volevo fare figli e ballavo sulle ginocchia di zii acquisiti che si chiamavano sempre Tony e avevano sposato donne con un gusto vistoso in termini di pellicce». Non è l’estratto migliore che potessi scegliere, ma di certo il più somigliante alla battuta d’apertura di una commedia agrodolce di fine ’80 inizio ’90, con voce di ragazza fuoricampo e carrellata su caseggiati americani ingioiellati con vecchie Ford Fairmont. Colonna sonora: Eye in the sky, The Alan Parsons Project.

Scrivere di cinema: The Mule

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di Tommaso Drudi

Mettendo da parte i discorsi antropologici e sociologici del caso, è davvero possibile guardare a “Il corriere – The mule” mantenendo a debita distanza i frammenti metalinguistici che rincorrono il divismo del suo autore? Si può parlare seriamente dell’ultimo lavoro di Eastwood senza considerare ciò che Eastwood è stato per il cinema?

Il dibattito è aperto e la discussione si perderebbe senz’altro in mille rivoli, ma più che un tuffo escapistico nella cinefilia del passato, nella quale le serie tv e i film moderni sembrano essersi definitivamente immersi, forse è importante lanciare uno sguardo al rapporto tra singola opera e percorso artistico di cui essa è il temporaneo atto conclusivo.

“Al buffet con la morte”: le poesie di Anna Toscano

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Photo by Samuel Zeller on Unsplash

di Laura Liberale

Al buffet con la morte è la sesta raccolta poetica di Anna Toscano (la terza per La Vita Felice, dopo Una telefonata di mattina e Doso la polvere). Antonella Cilento, in una delle due postfazioni, scrive: «A oggi, questo è il suo libro più maturo, il più ironico e il più personale». Nadia Terranova, nella seconda postfazione,usa parole molto intime, offrendo squarci dolorosi della sua vita ai lettori del libro di Toscano: «(…) e dopo quella prima ondata di sterminio la morte sembrò placarsi. Almeno per qualche anno, dopo che erano morti tutti, non morì nessuno».

Il fuoco dentro “Jesus’ Son” di Denis Johnson

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Nella copertina della nuova traduzione italiana di Jesus’ Son, a cura di Silvia Pareschi, le dita di una mano reggono un fiammifero acceso, sul punto di spegnersi. L’incendio però è già divampato ed è dentro le cento pagine che compongono questa raccolta di racconti spietata e di bellezza accecante, scritta da Denis Johnson all’inizio degli anni Novanta. Troveremo uomini derelitti e donne sbandate, figure ai margini, persone che frequentano i bordi delle città, piccole o grandi città che siano, e violenza e amore, territori che in letteratura abbiamo incrociato altre volte – nella fermata a Brooklyn di Hubert Selby Jr, ad esempio – o che possiamo scorgere tra le pieghe della nostra società, aprendo bene gli occhi. I personaggi di Jesus’ Son sono dentro e sono fuori le loro storie.

Persone care: l’incanto nei racconti di Vera Giaconi

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Ho finito di leggere Persone care di Vera Giaconi (Sur 2019, traduzione di  Giulia Zavagna) da un paio di settimane e da quando ho chiuso il libro non ho mai smesso di pensarci. Il motivo per cui non ne ho scritto il giorno stesso o quello immediatamente dopo credo vada ricondotto a due sensazioni che mi avevano accompagnato durante la lettura e che non mi abbandonavano, lo stupore e l’ansia.

Avevo bisogno di ritrovare un minimo di razionalità per raccontare i dieci racconti della scrittrice uruguaiana – tradotta in italiano per la prima volta, nel solco del gran lavoro che stanno facendo i tipi di edizioni Sur sulla nuova letteratura sudamericana – anche se mi rendo conto che se avessi twittato “Stupore e ansia, tra le cose che restano dei racconti di Vera Giaconi” qualcuno avrebbe ritwittato, magari un paio sarebbero andati poi a procurarsi il libro, me la sarei cavata con poco.

Le impalcature della malinconia, il romanzo del ritorno di Mario Benedetti

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di Alice Pisu

Il romanzo del ritorno di Mario Benedetti, Impalcature, appena uscito con la traduzione di Maria Nicola da Nottetempo, traccia i tentativi di una ricostruzione messi in atto da chi decide, dopo oltre dieci anni di esilio, di ricongiungersi alla terra natìa, l’Uruguay, confrontandosi però con i traumi generati dagli stravolgimenti sociali e politici della dittatura. Emerge un racconto solo in apparenza disarmonico, per la scelta di strutturarlo slegandosi dalla tradizionale forma romanzo in favore di una costruzione per frammenti, rimandi temporali e inserimenti di voci che si alternano a quella del protagonista Javier.

Attraverso un insieme di impalcature narrative caratterizzate dalla frammentarietà che definisce i ricordi, Benedetti delinea la costruzione immaginaria della storia di un uomo, attuando continue immersioni nella memoria e un contemporaneo distacco dalla realtà.

Sex Education: il bisogno di comunicazione che abbiamo

Se al liceo avessimo avuto un compagno esperto di sessuologia con cui parlare, le nostre relazioni sarebbero state senz’altro migliori. Quanti meno errori avremmo fatto, quanto ci saremmo capiti di più, e fatti del bene.

Nel liceo Moordale della serie Sex Education, Maeve (Emma Mackey) scorge un potenziale psicologo in Otis (Asa Butterfield), quando assieme soccorrono Adam (Connor Swindells), chiuso dentro a un cesso, paralizzato davanti all’immagine del suo stesso membro, impennato furiosamente, gonfiato da una tripla dose di Viagra. Comincia tutto nel bagno scrostato e abbandonato ai margini del complesso scolastico. Lì si gioca a carte e si fuma, si comprano i compiti in classe, ci si confidano le scopate, e si consumano le prime consulenze di sessuologia.

Memoria e disincanto: su “Ricrescite” di Sergio Nelli

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di Gabriele Merlini

Trattare la quotidianità con acume, ironia e amore per le piccolezze diventa un gesto piuttosto eroico e da salutare con gioia, in questi tempi di supposti ritorni di massa allo weird e al fantastico.
Ricrescite è stato scritto da Sergio Nelli all’inizio del millennio, editorialmente un’era geologica fa, poi pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2004. Tunué adesso (con prefazione di Antonio Moresco) sceglie di farlo riapparire nelle librerie all’interno di un progetto di riscoperta di meritevoli opere finite fuori catalogo, così servirà collocarlo nell’attualità del panorama narrativo nazionale: piacevole constatare quanto risulti ancora una salutare boccata d’ossigeno sotto moltissimi aspetti.

Cyrano de Bergerac: l’importanza del parlar d’Amore

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di Chiara Babuin

(fonte immagine)

“L’amore-passione fa parte di una certa cultura, della cultura popolare, in forma di film, di romanzi, di canzoni”, afferma in un’intervista Roland Barthes, ma “è fuori moda negli ambienti intellettuali”. Pasolini, nel suo Comizi d’amore, rende esplicito il fatto che, sebbene il tema dell’amore sia spesso presente nelle espressioni artistiche popolari, il popolo non ne parla, non lo tratta, non lo riconosce: “Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore”, augura infatti il poeta corsaro con voce fuori campo.

Ma perché questi grandi intellettuali considerano così importante parlare d’Amore? Perché, esattamente come nel Simposio platonico, socraticamente il discorso fa emergere la coscienza del sentimento. Sentimento percepito come qualcosa di altro dall’individuo, ma che l’individuo stesso genera e da cui ne è, in qualche modo, governato.

Il tocco leggero di Rivka ne Il Tunnel di Abraham Yehoshua

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Zvi Luria è un ingegnere. Ha lavorato per tutta la vita in una società che costruisce strade in Israele, e ora è a riposo da qualche anno. Al momento del suo pensionamento, Davon, il suo vice, invece di approfittare dell’occasione per subentrare al suo posto, accetta un’offerta allettante da una società keniota, e, prima di partire, chiede a Luria di consegnargli dei progetti che potrebbero essergli utili nel nuovo lavoro. Luria decide di portarglieli a casa personalmente, ma giunto all’abitazione del suo ex collega, la trova completamente a soqquadro, nel bel mezzo del trasloco che l’uomo sta compiendo per trasferirsi in Africa. Dentro casa c’è soltanto la moglie di Davon, che si trova ancora addormentata in camera da letto.

Luria, suo malgrado, si vede costretto a entrare in quel disordine, profanare quell’intimità, fino ad approssimarsi al letto della donna e a percepire il tepore del suo riposo.