“Serotonina” di Michel Houellebecq: l’amore al tempo delle passioni tristi

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di Federico Iarlori

Dopo aver scoperto che la compagna giapponese con cui conviveva da due anni si divertiva – tra le altre cose – a farsi penetrare da cani di varie razze, Florent-Claude Labrouste, 46 anni, agronomo al ministero dell’Agricoltura, decide volontariamente di sparire dalla circolazione abbandonando sia il lavoro che il tetto coniugale per andare a vivere, all’insaputa di tutti, in un hotel parigino – rigorosamente dotato di stanze per fumatori.

La trilogia di Grouse County di Tom Drury

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Aveva sempre capito troppo tardi quali erano le persone che voleva vicino e cosa avrebbe dovuto fare per non perderle.

Bisognerà domandarsi seriamente perché amiamo i romanzi nei quali non accade praticamente nulla. Romanzi, cioè, che raccontano piccole storie, eventi che si susseguono mai troppo diversi l’uno dall’altro nelle vite dei protagonisti. Il nulla, perciò, non è letterale ma situazionale. Bisognerà domandarci perché ci appassioniamo così tanto a un dialogo fatto di frasi smozzicate, che avviene davanti a una birra, perché dovrebbero piacerci due tizi che vivono in una contea di quattro case che parlano di vacche, o perché dovrebbe farci antipatia o simpatia (a seconda dei momenti) una vecchia capace d’ironia e di precario modo di rapportarsi ai figli, oppure come mai dovremmo restare lì impalati con il libro in mano, facendo avanti e indietro su una frase detta da uno che sta per chiudere il negozio,  per fallimento, perché quel fallimento ci pare sopportabile, perché ci ricorda i nostri. Domandarci, inoltre, perché non potremmo fare a meno delle grandi città, delle nostre metropolitane, e allo stesso tempo ci piacciono quei due che se ne vanno a pescare al lago, un lago che quasi sicuramente d’inverno ghiaccerà.

Nondimanco: Carlo Ginzburg tra Machiavelli e Pascal

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Con il termine microstoria si intende una tendenza della ricerca storica, che però immediatamente ne trascende i confini per diventare storia del pensiero e della cultura, che a partire dagli anni Settanta e sotto l’influsso di tendenze straniere, una su tutte la scuola francese degli Annales, pratica una ricerca che trova suo luogo privilegiato nelle storie particolari e circoscritte di piccole comunità, avvenimenti che sfuggono alle indagini a vasta scala ma che offrono fondamentali chiavi di lettura.

Scrivere di cinema: La donna dello scrittore

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di Marco Castelli

Georg scappa, dai fascisti che si allungano sull’Europa e sulla Francia. Scappa da Parigi, verso Marsiglia, destinazione scelta più dal caso che da un disegno razionale, con nello zaino solo delle lettere ed il manoscritto d’uno scrittore che ha deciso di terminare la sua fuga con il suicidio. Nella città focea, punto di raccolta dei rifugiati pronti alla fuga verso le Americhe, dove i consolati lavorano incessantemente per vagliare le domande di visti e transiti, la confusa situazione giuridica dei rifugiati si riflette sulla loro confusione identitaria ed affettiva: vengono tratteggiate delle identità alla deriva, divise tra la difesa della loro umanità e l’adattamento alla situazione circostante. In questo contesto il protagonista si muove con uno sguardo spento e disincantato, simile per certi versi a quello del protagonista de “Il Figlio di Saul” (László Nemes, 2015), nella snervante attesa dell’incerta partenza della sua nave.

Guardando ovunque. Gli straordinari racconti di Grace Paley

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Amo Grace Paley al punto che una volta ho tentato di catturare (per poi usare) il suo sguardo e di chiuderlo dentro una  poesia. L’ho presa come se fosse ancora viva (e non lo è?) e l’ho portata a Napoli, in pieno centro, davanti alla chiesa dello Splendore di Montecalvario. Volevo vedere che effetto potesse avere la capacita di osservazione, di sintesi, di empatia, di lucidità, spostata da New York (teatro vivente di tutta la sua opera) a Napoli; la mia città d’origine, vitale e piena di gente e voci proprio come nel Bronx, ma voci di un coro molto diverso.

“Prima che te lo dicano altri”, il romanzo tra due mondi di Marino Magliani

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Pubblichiamo un pezzo apparso su La Lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

di Matteo Giancotti

Colpisce subito, nella scrittura di Marino Magliani, il piglio ruvido: «Certe cose si facevano perché bisogna farle, ma non se ne parlava». Altro esempio: «Uno è il posto dove si nasce, disse. Poi ti innestano». Modi laconici, specialmente nei dialoghi, per nulla complimentosi; come di un Hemingway filtrato all’italiano attraverso uno scabro dialetto.

Si rispecchiano così, nelle parole, la natura e l’antropologia di un territorio aspro e difficile, quale è l’entroterra imperiese (la zona della Val Prino, di cui Magliani è originario), colonizzato per una metà da speculatori russi e per l’altra da cinghiali che «impestano»; in forma ormai residuale vi resiste, quasi suo malgrado, una sparuta comunità locale, legata per inerzia, più che per scelta di vita, a lavori antichi: la raccolta e il commercio delle olive, la silvicoltura, la caccia (leggi bracconaggio) e ogni tanto, per cambiare, la pesca.

Tra realismo e incanto: “La prima vita di Italo Orlando” di Carola Susani

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La guerra è finita, da un po’ di tempo ma non da così tanto tempo; Irene, ragazzina, ne è rimasta fuori, «non l’ha conosciuta», è qualcosa che non ha riguardato direttamente la sua vita. Qua e là però affiorano elementi del cataclisma ancora così fresco, una guerra che in Sicilia ha infuriato con forza e violenza: ordigni inesplosi, echi di soldati americani di passaggio lungo i campi, bunker nella terra. Intorno, il futuro sta accadendo, sia pure con siciliana lentezza, il tempo che scorre piano nelle giornate assolate a Sette Cannelle. «A poco a poco avevamo visto fiorire le automobili, avevamo festeggiato le Ape colorate che snaturavano comicamente la campagna». Le cornacchie si agitano sui mandorli.

Le fragilità del nostro narcisismo. Appunti a margine del film “Il ragazzo più felice del mondo” di Gipi

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di Francesco Campana

Nel suo secondo romanzo, L’Uomo Autografo, Zadie Smith racconta la storia di Alex-Li Tandem, inglese di padre cinese e di madre di religione ebraica, che di lavoro fa il collezionista, commerciante e autenticatore di autografi. L’Uomo Autografo, appunto. Disilluso dalla vita e preda di un vuoto profondo che lo porta a drogarsi in continuazione, a fare un grave incidente in automobile e a tradire la sua amata Esther, ha una sola vera autentica passione: Katherine (detta Kitty) Alexander, attrice degli anni Quaranta a cui, da tredici anni, spedisce una lettera alla settimana, nella speranza di ricevere una risposta contenente il suo rarissimo autografo.

“Censimento”, il viaggio di Jesse Ball

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“Pensai fra me: non posso essergli di alcuna utilità. Una volta sognavo che ce ne saremmo andati insieme, come su una zattera. Mia moglie, mio figlio, io. E invece, questo io deve andarsene prima. Mio figlio deve andare altrove, incontro a un buon inizio, in un luogo dove si possa stare. Non esiste forse un luogo simile?
Allora pensai fra me: è possibile, il bene è possibile. Per forza.”

Questo libro è un viaggio, ma prima di essere un viaggio è un cerchio, una sorta di circonvallazione dell’anima che parte dal circolo più esterno per arrivare all’ultimo, il più piccolo. L’ultimo punto per qualcuno non prevede un ritorno, per un altro è una nuova andata.

Rileggendo Gatsby e Frankenstein, all’ombra del memoir

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La collana Passaparola dell’editore Marsilio, ideata da Chiara Valerio, editor della narrativa italiana della casa editrice veneziana, ha un compito sulla carta abbastanza semplice: si tratta di un esercizio tutto sommato comune che consiste nello scrivere un libro in cui un autore rilegge, attraverso una chiave narrativa, un testo letterario che ha avuto un ruolo particolare nella sua vita e nella sua formazione.

Ad emergere sono dunque dei veri e propri memoir estremamente letterari, che nascono dall’incontro tra un libro e la biografia dello scrittore.