Tirar mattina sulle strade di una Milano rugginosa

1milano

Pubblichiamo la versione estesa di un pezzo apparso su Robinson, l’inserto domenicale di Repubblica, che ringraziamo (fonte immagine).

Il problema di Aldino è l’«ora seria». Vale a dire quel tempo in cui tocca smetterla col vagabondaggio della giovinezza per fare il proprio ingresso in un’età adulta non procrastinabile oltre, l’epoca in cui all’andirivieni succede l’andare, e dunque va definita una direzione, addirittura una meta, un’idea infine robusta della propria presenza nel mondo. Prima però che quest’ora implacabilmente severa scocchi, ad Aldino – forse non solo a lui – è data ancora una notte, una soglia oscura che coincide con un’intera città e con un’epoca precisa, la Milano del 1960, da percorrere ed esplorare, uno spazio e un tempo attraverso cui fare la spola da un capo all’altro nella speranza ostinata di poter tenere ancora un poco a bada questa famigerata età adulta, rimandando il più possibile l’alba.

Loro 1 e 2: la fascinazione ambigua di un Sorrentino innamorato

2loro

di Chiara BabuinAdriano Ercolani 

(fonte immagine)

Innanzitutto, il titolo: non “Silvio Berlusconi”, non “Il Cavaliere di Arcore”, ma “Loro”. Già da qui si percepisce l’ambizioso piano dell’opera: non limitarsi a raccontare il politico-impreditore più discusso d’Europa (del Mondo?), ma tutto il sistema che si è creato e ha gravitato attorno alla sua figura.

Berlusconi, nel suo essere incarnazione definitiva e vittoriosa dei difetti tradizionali del carattere italiano, è la summa di tutte le ossessioni di Paolo Sorrentino: la solitudine del Potere nella sua decadenza (Il Divo, The Young Pope), la vecchiezza dilaniata tra rassegnata saggezza e puro desiderio di nuova vita da parte di un uomo che ha tutto, unita alla fascinazione per vite scintillanti ma piene di vuoto (Youth, La Grande Bellezza), l’ossessione erotica mai risolta (Le conseguenze dell’amore), il recupero di un’identità immaginaria (This must be the place). “Abbiamo una gamma limitata di cose che che sappiamo fare, quindi facciamo sempre un unico film con delle variazioni sul tema”, afferma infatti lo stesso regista.

Più tenace della memoria. Farabeuf di Salvador Elizondo

elizondo

«La vita era soggetta  a una confusione nella quale era impossibile distinguere il presente dal passato.»

Questa affermazione che leggiamo nelle prime pagine di Farabeuf ci dice già molto del gioco al quale Salvador Elizondo sta invitando il lettore a partecipare, solo che il lettore non lo sa, quando legge la frase non sa ancora nulla, ma è già confuso, è già irrimediabilmente catturato dall’istante che si dilaterà nell’arco della storia. Istante che si farà piccolo fino a sparire, che si espanderà fino a moltiplicarsi all’infinito, come in una rifrazione perpetua.

Complotto! Storia paranoica dei KLF

1KLF

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Mucchio, che ringraziamo. La siglia KLF, vi dice qualcosa? Gran Bretagna, seconda metà degli anni Ottanta. Bill Drummond (ex Big in Japan) e Jimmy Cauty (musicista anche lui, ex disegnatore di copertine di libri, tra le altre una del Signore degli anelli) mettono in piedi un duo elettronico – inizialmente […]

Il geografo e il viaggiatore

library

Questa recensione al libro di Massimo Rizzante è uscita sull`Indice del mese di aprile
(il numero 4 del 2018).

Stregati: “Il gioco” di Carlo D’Amicis

damicis (1)

di Violetta Bellocchio

Qualsiasi uomo o donna possieda un programma simile a Word e un minimo di mestiere può produrre 90/100 pagine a discreto tasso di morbosità. Un autore è quello che di pagine ne tira fuori 520, tutte necessarie.

Con Il gioco (Mondadori) Carlo D’Amicis ha deciso di produrre una Montagna incantata a partire da un mondo microscopico, periferico per vocazione e pornografico per sua stessa natura, composto, almeno all’inizio, da tre personaggi non più giovani che col tempo hanno messo a punto un perfetto triangolo feticista.

Stregati: La madre di Eva

1ferreri

di Federica De Paolis

Silvia Ferreri è una giornalista, La madre di Eva è il suo primo romanzo, pubblicato dagli implacabili tipi della Neo Edizioni. In finale per lo Strega. Un libro urgente e prezioso che tratta il tema della disforia di genere. Il primo romanzo italiano che abbraccia questa questione dal punto di vista di una madre, una madre senza nome. Prendere la decisione di avere un figlio è importante. E’ decidere di avere per sempre il tuo cuore in giro al di fuori del corpo, diceva Elizabeth Stone. Lo dice anche Silvia Ferreri, che è riuscita in un’impresa ardua, rendere la storia di una minoranza, universale.

Città distrutte, le biografie infedeli di Davide Orecchio

1orecchio

“Certo, sono una città distrutta. Se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite”

Leggere (per la seconda volta) Città distrutte di Davide Orecchio, appena ripubblicato da Il Saggiatore, con postfazione di Goffredo Fofi (il libro uscì per la prima volta nel 2011 per Gaffi), illumina con la certificazione del senno di poi anche la lettura dei due romanzi successivi: Stati di grazia (Il Saggiatore 2014); Mio padre la rivoluzione (minimum fax, 2017).

Percorsi esistenziali sullo sfondo di Marghera: Francesco Targhetta

viepotenziali

Questo articolo è uscito, in forma abbreviata, su Alias, l’inserto culturale del Manifesto.

Nel suo Viaggio in Italia Guido Ceronetti descrive la zona industriale di Marghera come un «inferno gassoso e metallico», eppure ammette di averne ricavato un’impressione «non cattiva del tutto», «come di un’altra faccia ugualmente necessaria» di Venezia.

Ceronetti scriveva questo giudizio negli anni Ottanta; oggi gran parte delle fabbriche di Marghera sono state smantellate a causa dell’inquinamento che producevano, e chi si aggira da quelle parti si trova a attraversare uno scenario quasi post-apocalittico tra aree dismesse e reperti archeologici industriali.

Nel fondo della bottiglia, gli opposti destini dei fratelli Simenon

george-simenon

di Tiziano Rugi

Arizona, 1948. Georges Simenon si è appena trasferito con la famiglia a Tumacacori, un pugno di case sparse intorno a un negozio lungo la strada da Tucson a Nogales, a meno di mezz’ora in auto dal Messico.

È affascinato dal deserto: galoppare nella sabbia in mezzo ai cactus e a pochi arbusti contorti e rinsecchiti, accompagnare i cow boy che trasferiscono le mandrie da un posto all’altro, bere mint julep in veranda. “I weekend sono trascorsi andando a trovare i vicini.