Viaggio al termine della fiaba: una gita a Roccagloriosa

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di Gianluca Liguori (Illustrazione: Marco Rocchi. Foto: Giacomo Monteleone) Immaginate di abitare o anche solo essere originari di un piccolo paese di provincia. Immaginate ora che uno scrittore ambienti un romanzo nel vostro piccolo paese e in altri del circondario. Immaginate poi di leggere, su un giornale o un sito, un articolo sul romanzo in […]

Vivere il presente a Napoli

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di Marco Giacosa

Photo by Paul Thomas on Unsplash

Il viso è sorridente, lo striscione è di quelli colorati, fatti con la stampa e non scritti a mano, il suo viso è una fotografia, lo striscione è appeso nel centro storico di Napoli, nessuno dimenticherà – scrivono – quel giovane, lo chiamano per nome, firmato i suoi amici. Lacrimuccia.

Il centro storico di Napoli è pieno di manifesti a lutto. Sono incollati come viene sul cemento, sul marmo, sui palazzi di questa parte di città che è patrimonio dell’Unesco, tanta bellezza che genera una specie di stupida ansia: ce la farò a vedere tutto, senza esserne sopraffatto? Riuscirò a sostenerla, tanta bellezza? In provincia di Cuneo i manifesti sono piccoli, adesso tutti hanno la fotografia del morto, vent’anni fa no, non si usava. A Trani vidi dei poster, saranno stati un metro per cinquanta centimetri, immensi: incollati nei loro spazi, non un millimetro di fuori. Perché tanta differenza, tra un campanile e l’altro?

Sulle tracce di José Tomás, il torero filosofo

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Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo (fonte immagine).

GRANADA. Alle sei e mezza della tarde, nel sabato infuocato in cui la festa del Corpus Domini arriva al suo culmine, il Caffè Brasilia è preso d’assalto. Tavolini zeppi all’inverosimile. Giovani dalla pelle abbrustolita e dalle maniere flamenche che accennano canti toreri. Aficionados di ogni parte del mondo che si confidano fumando sigari cubani. Infinite coppe in cui tintinna ghiaccio e gin tonic, whisky cola, tinto de verano. Camerieri che volano in camicie bianche madide di sudore. C’è qualcosa di inesprimibile in questa attesa furibonda. Il fatto è che l’ora della corrida più importante dell’anno si avvicina e proprio qui davanti sta per passare il Messia.

Tempesta e quiete su Bangui la “graziosa”

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Pubblichiamo un pezzo uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore, che ringraziamo. L’illustrazione è di Didier Kassaï.

A Bangui, città situata sul quarto parallelo nord, il sole tramonta ogni giorno dell’anno verso le sei. Durante la stagione secca, è l’ora in cui l’oltre milione di abitanti può sperare un po’ di refrigerio dalla lunga notte tropicale, ma è anche quella in cui, per la carenza di elettricità che piomba interi quartieri nel buio, sorgono problemi nella vita domestica e pericoli fuori di casa.

Quando il sole torna ad ardere verso le sei del mattino, problemi e pericoli non scompaiono, cambiano soltanto segno: l’assenza di una vera e propria rete idrica e fognaria, causa di malattie come il colera e la dissenteria, la difficile viabilità delle strade, affollatissime e quasi tutte non asfaltate, la ricerca spesso picaresca dei mezzi di sussistenza per la giornata.

Storie dalla Semana Santa a Siviglia, tra passato e presente

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Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo.

SIVIGLIA. Lo scorso gennaio, Vox, il partito sovranista di estrema destra, ha scatenato le proprie ire contro la titolare della politica sociale del neonato governo andaluso di centro-destra, rea di aver contestato in un vecchio articolo la Semana Santa sivigliana. Dopo il successo nelle elezioni andaluse, Santiago Abascal, leader di Vox, forte di un undici per cento di voti su cui in pochi avrebbero scommesso, ha alzato il tiro. La retorica identitaria, in Andalusia, si era già fatta largo fra gli appassionati di tauromachia – qui ancora numerosissimi. Abascal aveva lanciato la sua campagna elettorale chiamando a sé toreri di grido, ma dopo il successo delle elezioni andaluse ha allargato le sue mire su ogni tradizione spagnola, pur di farsi rappresentante di quell’hispanidad profonda che a molti appare sempre più in declino, quasi fosse un semplice scarto del Novecento.

Nel laboratorio cinese dei sogni hi-tech

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Pubblichiamo un reportage da Pechino uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Cina. Smart city, veicoli a guida autonoma e controllo: Innoway è la via di Pechino animata da start-up, dove si sperimentano gli utilizzi più avanzati dell’intelligenza artificiale e dei Big Data. E dove i distributori di snack riconoscono la faccia (e i gusti) dei clienti.

Un luogo simbolo della modernità cinese e del suo lato oscuro: la «controllocrazia». A tratti, camminando per Innoway, la via dove
covano i sogni delle start-up cinesi più cool del momento, pare di
essere all’inizio del film Vanilla Sky.

Ritorno a Atene

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Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo. (fonte immagine)

ATENE. La sede del miglior giornale greco fra quelli che si possono leggere in lingua inglese si trova al primo piano di un tipico palazzo ateniese del Novecento. Per raggiungerla è necessaria un’esperienza estetica che da sola può spiegare la città e la Grecia di oggi. È cosa alla portata di tutti, del resto. Basta infilarsi sulla via intitolata a Kolokotroni, condottiero nell’indipendenza dai turchi, e fermarsi al civico 59 B.

Qui il visitatore rimarrà disorientato di fronte a quello che ha tutta l’aria di un bar di gran successo. I mille colori di suppellettili, cornici, pelli e bislacchi barocchismi tracimanti nel kitsch travolgono chi si ostini a entrare. Eppure fa bene chi non cede al timore di aver sbagliato portone. Il bar Noel, infatti, come capita spesso in Grecia, ha preso possesso dell’atrio del palazzo a tal punto che nessuno potrebbe immaginare di trovarsi a percorrere spazi condominiali. Tirando dritto fra la folla vociante a ogni ora, i camerieri indaffarati, la musica, il rumore di stoviglie e il fumo spesso di centinaia di sigarette, in fondo all’atrio una luce fioca risplende oltre gli scintillii della modernità.

Il caso straordinario di Lesbo. Reportage dall’isola

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo; le foto sono dell’autore.

LESBO. Moria è un piccolo villaggio nell’entroterra di Lesbo a sei chilometri da Mitilene. La strada lo attraversa zigzagando fra antiche case in legno, due negozi di verdura, due vecchi kafenìa, i tipici caffè greci, un alimentari, una farmacia e un forno sublime che per tutto il mattino riempie la strada di un odore irresistibile. Nei kafenìa, gli uomini si raccolgono, fumano, sgranocchiano, giocano a tàvli (backgammon) e chiacchierano senza pausa, come si fa da sempre in Grecia. Sono molto stanchi di quel che succede poco fuori dal villaggio, ovvero in quel campo profughi che è  diventato simbolo della nuova politica europea sui flussi migratori a partire dal marzo 2016 quando sono stati siglati accordi contestatissimi con la Turchia. Moria è un nome ormai conosciuto nel mondo non per il villaggio ma per quel campo, descritto spesso come lager dove è stanziata una quantità di esseri umani di gran lunga superiore alla sua capienza.

Perth: italiani in Australia

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di Claudia Petrucci Incontro Matteo e Giada due settimane dopo il mio rientro dall’Italia. Domenica sera la città è un non-morto all’ultima impresa rituale del fine settimana: il venerdì competizioni di resistenza nei locali fully licensed; il sabato feste private in casa di amici; al terzo giorno manchiamo la resurrezione. La prima domanda che mi […]

Vivere e sparire a Venezia

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Vivere e sparire a Venezia: un viaggio letterario in compagnia di Brodskji, Luiselli, Scarpa, Vasta, Barthes e Mario Soldati.