Vivere e sparire a Venezia

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Vivere e sparire a Venezia: un viaggio letterario in compagnia di Brodskji, Luiselli, Scarpa, Vasta, Barthes e Mario Soldati.

Eravamo e non siamo più. Sopralluoghi per un documentario sul bacino del Lago Chad

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di Angelo Loy

(in calce le traduzioni da T.S. Eliot)

Where is the Life we have lost in living?
Where is the wisdom we have lost in knowledge?
Where is the knowledge we have lost in information?
(T. S. Eliot, cori da: “The Rock”, 1934)

… e allora questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della Grande Cecità.
(Amitav Ghosh, “La Grande Cecità”, Neri Pozza, 2017)

25 maggio

Una partenza con la testa piena di letture (e il corpo prosciugato dalla frenesia e dalla routine) che compiono orbite ellittiche intorno all’argomento: più o meno attinenti, indicando a volte falsi tracciati, altre funzionando in senso evocativo. Alcune orbite sono più emotivamente vicine al tema, altre tendono a disperdersi in uno spazio fuori controllo e apocalittico.

Dall’ fort’: il Medimex 2018 a Taranto

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Un reportage “grunge” dal Medimex 2018 di Taranto, con un occhio di riguardo per i concerti di Kraftwerk e Placebo e per la mostra “Kurt Cobain e il grunge: storia di una rivoluzione” dei fotografi Charles Peterson e Michael Lavine.

Non dire gatto. Un reportage domestico

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“Perché fotografiamo i gatti?” Un reportage domestico sulla vita coi felini, apparso inizialmente su Malesangue.

Vacanze poiane

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Pubblichiamo un pezzo apparso originariamente su The Towner, che ringraziamo (fonte immagine).

Roma – questa ingarbugliata città, in terra e in cielo. Da principio ci furono gli avvoltoi di Romolo e Remo, nel mezzo gli angeli di Santa Romana Chiesa, ora sono gabbiani, cornacchie e pappagalli a contendersi il dominio dei cieli da Prati a San Giovanni. Dalla finestra vedo passare di sfuggita variopinti gruppi di parrocchetti dal collare (Psittacula krameri, la specie di pappagalli che qui si è più diffusa), sento sghignazzare i gabbiani nelle notti insonni – non hanno orari, si direbbe – e poi a fine autunno gli spettacolari stormi che si spostano in cerca di un clima più caldo, disegnando figure sempre nuove sull’Eur, o replicando con un certo gusto per la simmetria e maggiore eleganza, lo sciame di persone che s’affrettano sul piazzale della stazione Termini.

Hotel Casa del Mondo

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Un racconto in versi di Marco Mantello.

Tra macerie e rovine: Absolutely Nothing di Giorgio Vasta

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Inauguriamo una rubrica a cura di Luca Romano con cui l’autore andrà a recuperare e approfondire libri che abbiano almeno tre mesi di vita. Iniziamo con questo pezzo su Absolutely Nothing di Giorgio Vasta-Ramak Fazel.

C’era una volta l’America

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Questo pezzo è uscito in forma ridotta su Robinson di Repubblica, che ringraziamo. di Nicola Lagioia A lungo il Nord America è stato per noi europei il più ingannevole degli specchi. Guardando al di là dell’Atlantico abbiamo creduto con arroganza di riconoscere in quelle terre il nostro esperimento più audace (come se il cuore occulto […]

Dalla costruzione dell’Italsider al disastro dell’Ilva: storia di Taranto

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Questo pezzo è apparso su Pagina 99 nel gennaio 2016. (Fonte immagine)

«Taranto è una città perfetta. Viverci è come vivere nell’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, là, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari, e i lungomari.» Così, nel luglio del 1959, la descrive Pier Paolo Pasolini. È in viaggio da settimane a bordo di una Fiat Millecento per ultimare uno dei long form più geniali che siano mai stati concepiti sulla stampa nostrana: raccontare l’estate degli italiani percorrendo l’intera litoranea da Ventimiglia a Trieste, senza mai tagliare verso l’entroterra. Tutto il Tirreno verso sud, e tutto l’Adriatico verso Nord: in mezzo lo Jonio, per Pasolini un mare «non nostro», spaventoso. Al centro di quella «lunga striscia di sabbia» sorgeva Taranto, l’indecifrabile Taranto, che vista in un pomeriggio di luglio poteva benissimo apparire come «un gigantesco diamante in frantumi».

Vivere e lavorare alla Shakespeare & Company di Parigi

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Dal nostro archivio, un pezzo di Sara Marzullo apparso su minima&moralia il 4 ottobre 2016.

È in una sera di fine giugno che Julia mi invita a cenare con gli altri tumbleweed nell’appartamento che un tempo era stato di George Whitman. Da un po’ a questa parte lo hanno messo a disposizione dello staff e dei ragazzi che dormono tra i libri, perché abbiano un posto dove cucinare; in questa stagione il tramonto arriva tardissimo e fuori dalla finestra Notre Dame è splendida come sono splendide le cose che non paiono mai vere.

Sotto il tavolo c’è Aggie, la gatta chiamata come Agatha Christie che un giorno è apparsa nella sezione dei gialli e che ha finito per essere adottata dalla libreria; se questa non fosse un’immagine davvero troppo stucchevole, direi che chiunque qui si sente come quel gatto: una volta che impari a muoverti in mezzo a quegli scaffali, andarsene diventa difficile.