Lady Gaga, il mutamento e il dio Vertumno

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di Tiziano Rugi

(fonte immagine)

Dopo l’iniziale sorpresa in A star is born, dove appare senza trucco e senza i suoi incredibili travestimenti, nell’ultimo spettacolo Enigma Lady Gaga è tornata “se stessa”, interpretando vari avatar in uno stilo cyber-alieno.

Dall’esordio nel 2008 la sua immagine ha avuto così tante trasformazioni (alcune persino estreme) che non è solo impossibile prevedere quale sarà la sua prossima apparizione, ma persino ricordare da cosa è evoluta. Ha indossato outfit di ogni genere, la maggior parte incredibilmente estrosi e bizzarri, e quasi sempre corredati da vertiginose scarpe che sfidano le leggi di gravità.

L’ultimo David Bowie

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di Giulia Cavaliere

Nota dell’autrice: il primo gennaio del 2016 mi risveglio in una bellissima casa di Berlino. A poche ore dall’inizio dell’anno nuovo ricevo sulla mia posta elettronica un’email che contiene l’ascolto in anteprima del nuovo disco di David Bowie, Blackstar. Mi pare un bellissimo regalo avere la possibilità di mettere le orecchie su quel lavoro proprio nella città europea che a David Bowie aveva cambiato e forse salvato la vita, la città che prepotentemente gli era tornata alla mente e alla scrittura alcuni anni prima, e che aveva tirato fuori dalla memoria con “Where are wenow?”

Blackstar non è solo un’uscita-evento ma un lavoro statuario, che mi pare immediatamente gigantesco. Quando torno in Italia, quindi, decido di dedicargli un articolo lungo, un long-form (si dice ancora?) per la rivista online Prismo: è il primo pezzo che scrivo, in anni di lavoro con la scrittura musicale, sull’artista a cui devo probabilmente ogni angolo e ogni curva del mio cervello e del mio intimo di ascoltatrice. La prima volta che decido di provarci, di vincere la timidezza di una materia troppo calda.

A casa di Lucio Battisti

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Pubblichiamo un pezzo apparso in versione su il Foglio, che ringraziamo. (fonte immagine)

C’è sempre un legame fra un artista e la sua casa. Il difficile è individuare quale casa, fra tutte quelle in cui ha vissuto, lo rappresenta fedelmente. Poi bisogna capire la ragione di quel legame, scorgere l’intima corrispondenza tra il luogo e la persona, e anche questa non si rivela immediatamente, perché si devono conoscere a fondo entrambi. A volte il motivo può essere evidente, per esempio l’indirizzo, il nome della via, come la rue Linneo a Parigi per il tassonomista Georges Perec. Altre volte il vincolo si nasconde in una circostanza storica apparentemente trascurabile, come il fatto che rue de l’Odeon fu la prima strada della Ville Lumiere a essere dotata di marciapiedi, e infatti in una di quelle mansarde, al civico 21, finì i suoi giorni il peripatetico Emil Cioran. Altre volte ancora è una peculiarità evidente che suscita interrogativi senza risposta, o con troppe risposte, come le case d’angolo di tutta Europa in cui visse Dostoevskij.

Storie scellerate: Flavio Bucci

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(fonte immagine)

È stato presentato alla Festa del cinema di Roma Flavioh, un film-documentario su Flavio Bucci. Per l’occasione, pubblichiamo un estratto da Hollywood sul Tevere, il libro di Giuseppe Sansonna uscito qualche tempo fa per minimum fax: un ritratto dello stesso attore di origini molisane. Ringraziamo editore e autore.

“Nel dissoluto ambiente del teatro, pieno di pazzi e di stravizi, si ripete una massima, da sempre: C’è una cosa sola che ti ammazza. E non sai qual è, fino all’ultimo istante”. A rantolarlo a se stesso è Flavio Bucci, perso tra decine di tavolini vuoti, in un bar di Passoscuro, a due passi da Fregene.

L’insegna del locale, alle sue spalle, lampeggia insistente Moby Dick, cubitale come il cartellone di un teatro. Bucci la asseconda silenzioso, sprofondato in un filologico Achab, munito di cappellaccio a falde larghe, cappottone e il vago rimpianto di chi è scampato a malincuore alla propria intima balena bianca.

Ceronetti “Fedele d’Amore”. La presenza della Tradizione Occidentale nelle sue opere

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Ricordiamo Guido Ceronetti con un intervento di Daniele Capuano, uno dei più assidui frequentatori dell’opera ceronettiana, tenuto durante una conferenza celebrativa dei 90 anni dell’autore, organizzata dal cenacolo culturale PerìArχôn. L’intervento si sofferma sul suo ruolo di “maestro del ‘900” e sulla sua profonda connessione con la spiritualità del movimento eretico dei Catari, confermata dalla richiesta dello scrittore di ricevere in punto di morte il loro sacramento.

di Daniele Capuano

È fin troppo facile dire che Ceronetti è l’unico vero cataro della letteratura italiana contemporanea. Ma è bene intenderlo come una affiliazione religiosa in senso proprio, non come una timida e insostanziale simpatia o una generica congenialità.

Scrivere per dimenticarsi. Quando conobbi Borges

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

Tanti anni fa, quando le terze pagine stavano dove dicevano di essere, io mi fidavo della letteratura. La sera aspettavo con trepidazione che mio padre rincasasse dall’ufficio col Corriere, e dopo cena m’immergevo nella lettura della pagina culturale. Gli articoli che preferivo erano quelli più netti, che stroncavano o lodavano un libro con decisione, e fu grazie a uno di questi che inciampai in Jorge Luis Borges. Erano i primi di ottobre, la vigilia del premio Nobel, e il giornale aveva raccolto dei pronostici riguardo al possibile vincitore.

Nostra signora dei Turchi, cinquant’anni fa

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In occasione del recente anniversario della nascita di Carmelo Bene vi proponiamo una riflessione sul suo primo lungometraggio presentato alla Laguna 50 anni fa.

50 anni fa usciva Nostra Signora dei Turchi.

Un film letteralmente extra-ordinario, destinato a divenire al contempo opera di culto assoluto per una nicchia di eletti adoranti e sinonimo di cinema inintellegibile per la stragrande maggioranza degli spettatori, talmente respingente nella sua aristocratica autoreferenzialità da destare intolleranza anche in cantori esoterici della cultura alternativa come Battiato (“Giù dalla torre butterei tutti quanti i teatranti e Nostra Signora dei Turchi”).

In omaggio alla visione dell’autore, tributeremo il nostro amore per l’opera con un primo oltraggio, ovvero inserendo un manifesto antistoricista (quale l’opera è) nel contesto culturale ad essa contemporaneo.

L’ultima casa di Giorgio Manganelli

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

Ho visitato l’ultima casa di Giorgio Manganelli, in via Chinotto 8 interno 8. Era da tempo che volevo farlo. Non so cosa mi attrae tanto di questi posti. In genere, gli appassionati di letteratura amano i pellegrinaggi alle tombe dei loro beniamini, e vi depongono fiori e poesie, ma a me le tombe non dicono niente. Lì quegli scrittori ci sono stati portati quando erano solo un mucchio di ossa, mentre nelle case che hanno abitato non possono non aleggiare ancora i segni della loro presenza.

A wonderful summer – un pensiero per Franco Battiato

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di Giulia Cavaliere

(fonte immagine)

Quella del 2000 era l’estate dei miei 15 anni e seguiva un autunno e un inverno che nel tempo avrei chiamato sempre con il didascalico soprannome “la stagione delle scoperte”. Nel mese di novembre dell’anno precedente avevo iniziato conoscere la musica degli adulti, a spendere tutte le mie paghette in dischi, sempre più immersa nella voce e nei suoni di David Bowie ero entrata in contatto con Brian Eno, andando a scuola ogni mattina, per settimane, avevo ascoltato in loop “Road to nowhere” dei Talking Heads fino a distruggere progressivamente il nastro; mi ero innamorata dei Kraftwerk e giocavo a farmi ogni volta terrorizzare dal suono della vetrina in frantumi in “Showroom dummies”.

William Turner a Roma: l’occhio emotivo di uno scienziato mistico

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di Chiara Babuin

L’importanza di William Turner (1775-1851) nella Storia dell’Arte è assai rilevante: impressionista prima degli impressionisti, legittimatore dell’acquerello tra le tecniche nobili di pittura; espressione in arte di quel Romanticismo filosofico che ha visto nel pensiero di Burke, Schelling e, per certi aspetti, Schopenhauer i suoi sommi rappresentanti, senza però dimenticare le incrollabili fondamenta del sistema filosofico kantiano.