Un’indagine sull’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo

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Pubblichiamo il primo di tre pezzi scritti da Virginia Fattori sul capolavoo di Stefano D’Arrigo.

di Virginia Fattori

«Il sole tramontò quattro volte sul suo viaggio e alla fine del quarto giorno, che era il quattro di ottobre del millenovecentoquarantatre, il marinaio, nocchiero semplice della fu regia Maria ‘Ndrja Cambrìa arrivò al paese delle Femmine, sui mari dello scill’ e cariddi» 

Horcynus Orca esce per la prima volta nel 1975. Nello stesso anno in Italia viene abbassata la soglia di “maggiore età” da venuto anni a diciotto, il 22 aprile viene approvato alla Camera il nuovo Diritto di famiglia mentre il 31 maggio viene approvata la legge sul servizio militare di leva che ne riduce la durata da 24 a 12 mesi. Il mondo editoriale nel frattempo accoglie le mutazioni sociali che gli richiedono di promuovere delle nuove letterature, quelle di consumo.

Brianna Carafa o della qualità narrativa

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di Anna Toscano

Brianna Carafa è una autrice che negli anni Sessanta inizia a essere conosciuta dopo la pubblicazione delle sue poesie per l’editore Carucci e, subito dopo, per i suoi racconti usciti nella rivista Botteghe Oscure. La sua scrittura non passa inosservata nel gruppo di intellettuali che frequenta in quegli anni a Roma, tra i quali Angelo Maria Ripellino, e nemmeno a Italo Calvino che probabilmente in Einaudi caldeggia i suoi due romanzi che escono nel 1975, La vita involontaria, e postumo, nel 1978, Il ponte nel deserto.

Nei decenni Carafa viene dimenticata, destino comune a molte altre scrittrici di quegli anni, i suoi libri si trovano nelle bancherelle dell’usato a prezzi accessibilissimi, rarissimamente i suoi libri sono rintracciabili nelle biblioteche, come se il velo della polvere dell’oblio avesse reso inaccessibile al mondo la potenza straordinaria della sua scrittura.

Americana: Larry McMurtry

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dalla versione aggiornata di Americana, raccolta di saggi dedicati alla narrativa degli Stati Uniti in libreria per minimum fax.

Ormai ottantaquattrenne, autore di più di quaranta tra romanzi e raccolte di racconti, sceneggiatore di fama – premiato con l’Oscar per la trasposizione cinematografica di «Brokeback Mountain», magnifico racconto di Annie Proulx – Larry McMurtry è rimasto a lungo fuori dai radar dell’editoria italiana, pur essendo considerato negli Stati Uniti uno scrittore di primissima grandezza.

Vita e rivolte di John Lewis

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

John Lewis non ha mai smesso di credere nel progresso, vivendo da protagonista sulla propria pelle le principali battaglie contro il razzismo e per i diritti civili che hanno segnato il Novecento americano. All’età di ottant’anni è morto, colpito da un tumore al pancreas, l’ultimo grande simbolo del Movimento per i diritti civili. Un leader longevo del quale non svanirà la memoria nella storia politica e sociale statunitense.

Perché bisogna recuperare la letteratura di Ismail Kadaré

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di Luca Todarello

L’ultimo romanzo di Ismail Kadaré giunto elle nostre librerie, Freddi fiori d’aprile del 2005, riproposto oggi da Longanesi nella traduzione di Francesco Bruno, si apre con un «assembramento».

Un capannello di curiosi si stringe attorno a due ragazzini intenti a bastonare un serpente: è il folgorante incipit di un testo complesso e stratificato,assieme onirico e realistico, che accompagna il lettore tra le pieghe delle credenze popolari albanesi (il serpente tornerà più avanti come simbolo della gente d’Albania) e nell’atmosfera, all’opposto, estremamente cruda (una rapina in banca è la sirena che le cose stanno cambiando) dei mesi successivi alla caduta del sistema che ha isolato il paese per cinquant’anni.

Un anno senza João Gilberto

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Giancarlo alzò la testa dallo smartphone e, sbigottito, ci annunciò che era morto João Gilberto. Eravamo a cena in una sala della Mole Vanvitelliana di Ancona e avevamo, da pochissimo, terminato la presentazione del mio libro sul musicista baiano, partorito dopo dieci anni di ripensamenti vari. Il direttore artistico di uno dei festival jazz più interessanti d’Italia non si aspettava di aver organizzato un commiato laico, ma sta di fatto che quel 6 di luglio del 2019 Giancarlo Bianchetti, Silvania Dos Santos, Giancarlo Di Napoli e io avevamo, inconsapevolmente, messo in scena un rito funebre.

Leonardo Zanier, sindacalista e poeta

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Michele Colucci al libro Una vita migrante. Leonardo Zanier, sindacalista e poeta di Paolo Barcella e Valerio Furneri, uscito per Carocci.

di Michele Colucci

La Carnia è una terra che si muove, dove i rischi sismici sono conosciuti e temuti. Non solo si muove, di continuo e incessantemente, ma è incastonata in un reticolo di confini e di frontiere che – anche loro – si sono spostati di frequente, generando molteplici conseguenze sui suoi abitanti. Chissà se anche la tendenza geologica alla mobilità e la prossimità ai confini hanno influito sulla straordinaria propensione degli abitanti della Carnia alle migrazioni. Quello che è certo è che l’impatto dell’emigrazione sulla regione, nelle tante stagioni in cui il fenomeno si è manifestato, è stato fortissimo, fino a plasmare in modo decisivo le culture, le vite, la terra, i rapporti politici e sociali.

Avvicinare Emily Dickinson #1

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Rileggendo questa poesia, mi figuro Emily Dickinson nel 1864. La ritrovo vestita di bianco, come in tutti i libri in cui il suo nome è sussurrato come un mistero. Ha più o meno trentaquattro anni. I capelli raccolti. Le labbra carnose. Una fossetta sul mento. Un problema agli occhi. Molto probabilmente soffre di qualche forma di epilessia. Nottetempo scrive poesie su dei foglietti che poi ricuce in fascicoli con ago e filo. Da qualche anno ha preso la decisione irrevocabile di non uscire più di casa. «Tentare di parlare di ciò che è stato, sarebbe impossibile. L’abisso non ha biografi», scrive in una lettera del 1884. Tanto più la vedo stendere i piedini sulle assi del pavimento, e camminare lentamente, cautamente, di notte, mentre tutti dormono.

La lunga danza di Giacomo Verde

Giacomo Verde Diario

È difficile sintetizzare la parabola artistica di Giacomo Verde, uno dei pionieri italiani del video teatro e della net art, che si è spento la notte tra l’1 e il 2 maggio a causa di una lunga malattia. Ma forse si può riuscire a capire lo spirito del suo lavoro mettendo assieme i mondi diversissimi che ha attraversato.

Conosciuto soprattutto come videomaker e tecnoartista, prima della svolta tecnologica Giacomo Verde ha fatto il “cantastorie”, ha improvvisato in ottava rima con Sandro Berti, che poi sarebbe confluito nella Banda Osiris, e ha attraversato la grande stagione del teatro in piazza che aveva come fulcro il festival di Santarcangelo degli esordi.

Ricordando Gianni

gm

Per te, Gianni, la vita era un gioco di memoria. Sembrava un esercizio, un allenamento. Le chiamavi “mnemoniche”, sceglievi una lettera e sfidavi gli amici anche per telefono. Con me vincevi facile, ma tu non giocavi per vincere, anche se eri un campione. Giocavi solo per il piacere. Così come per piacere scrivevi, per una specie di scandalosa irriverenza, […]