Tempelhofer Feld

Old vintage typewriter, close-up.

di Marco Mantello I colpevoli saranno puniti disse l`angelo d`oro della città Poi portarono tutti all`aperto e dopo il settimo giorno costruirono un quartiere nell`aeroporto Gli asili vicino allo stabile sospesero a tempo indeterminato il Male Gli ebrei diventarono musulmani e i figli dei profughi bambini ariani il Mein Kampf fu riletto a scuola e […]

Gli universi di Ursula Le Guin

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Ricordiamo Ursula Le Guin, scomparsa pochi giorni fa, con un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo (fonte immagine).

di Edoardo Rialti

Non aveva risparmiato una stoccata quando, insignita del National Book Award 2014, aveva voluto “condividerlo anche con tutti gli scrittori che sono stati esclusi dalla letteratura per così tanto tempo, i miei colleghi autori di fantasy e fantascienza, scrittori dell’immaginario che negli ultimi 50 anni hanno visto tutti migliori riconoscimenti andare ai cosiddetti realisti”.

Fabrizio e Luigi

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Ricordando che questa sera e domani verrà trasmessa su Raiuno la miniserie Fabrizio De André – Principe libero, dedichiamo questa giornata a De André.

Uno era straordinariamente epico, con punte alla Chanson de Roland, l’altro sommessamente lirico. Uno giocava con le parole, fino a renderle più raffinate di quelle che erano, l’altro, forse per timore, quasi le nascondeva, consapevole che si possono raccontare gli amori del mondo anche per sottrazione. Uno era un ombroso borghese con il montgomery diventato presto un solitario anarchico, alla Brassens più che alla Bakunin, l’altro un sognatore anticonformista riduttivamente etichettato come comunista. Uno si ispirava ad un certo tipo di sonorità francese, che qualcuno allora aveva chiamato esistenzialista, l’altro era affascinato dal cool jazz e passava gran parte del suo tempo ad ascoltare Route 66 di Nat King Cole, che poi rifaceva splendidamente.

Le lezioni americane di Calvino, trent’anni dopo

italo

Questo pezzo è uscito in forma ridotta sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

Negli ultimi mesi, poco prima della morte, Calvino ricominciò a riempire i libri di postille e note a margine. Lo aveva fatto da ragazzino, affiancando ai commenti disegni ironici. Poi da adolescente, con più pudore e consapevolezza. Aveva smesso, chissà perché, nel 1944. Per quarant’anni, gli innumerevoli libri delle sue biblioteche riportano a matita, rigorosamente in apertura, le pagine che il lettore onnivoro elegge come sue favorite o decisive per l’interpretazione del testo.

Nel 1984 però la mano di Calvino torna a segnare i suoi volumi, cercando rapporti fra i libri che rilegge e le opere che investiga pur di trovare la strada di cui ha bisogno. Il bisogno contingente è rappresentato dalle lezioni che dovrà tenere nell’anno accademico 85-86 a Harvard.

L’Amleto secondo Carmelo Bene

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Pubblichiamo un pezzo di Giuseppe Sansonna tratto dal libro La cura Shakespeare, a cura di Amedeo Caruso, pubblicato da Lithos edizioni.

“Qualis artifex pereo” è l’epitaffio, sussurrato a se stesso, dall’Amleto di Carmelo Bene, regista e principale interprete della vicenda del celebre principe danese. Trafitto a morte da Laerte, recita la propria agonia esalando l’addio al mondo di Nerone, fedelmente riportato da Svetonio nelle biografie dei Cesari. Deposto dal Senato, solo e senza protezione, l’imperatore si uccise sfiatando un ultimo rammarico, per la fine simultanea dei suoi istrionismi da dittatore e di una controversa carriera poetica: “Quale artefice muore con me!”. Artifex poetico, di una rivoluzionaria scrittura di scena, è quanto ha mirato ad essere Carmelo Bene, nel suo intero percorso artistico.

Come Vivere Nella Faccenda: rileggere Hemingway oggi

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di Leonardo Merlini

Nel 1918 in un elegante palazzo del centro di Milano il giovane Ernest Hemingway fu ricoverato e curato per le ferite ricevute sul fronte italiano della Grande guerra. Cento anni dopo, in via Armorari rimane la lapide che ricorda quei giorni, e, accanto a essa, rimane la domanda di fondo su un autore che è diventato – in una certa misura con compiacimento, in un’altra suo malgrado – “l’icona  dello scrittore americano del Novecento” (come hanno scritto nel loro Dizionario Einaudi della letteratura americana dal 1900 a oggi Luca Briasco e Mattia Carratello), ma che anche è stato schiacciato dalla sua stessa immagine e, come aveva sottolineato Italo Calvino già negli anni Cinquanta, da quella “filosofia di vita di cruento turismo”, divenuta presto, nella temperie della contemporaneità, per molti insopportabile.

Fabrizio De André – Principe libero: Una nota degli sceneggiatori

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Fabrizio De André – Principe libero sarà nelle sale di trecento cinema italiani il 23 e 24 gennaio; quindi verrà trasmesso da RaiUno il 13 e 14 febbraio. Di seguito pubblichiamo una nota degli sceneggiatori della miniserie, Giordano Meacci e Francesca Serafini, che ringraziamo.

di Giordano Meacci e Francesca Serafini

Nel novembre del 1992, dopo aver letto un nostro studio linguistico delle sue canzoni, Fabrizio De André decide d’incontrarci. E nella circostanza, per renderla definitivamente memorabile, accetta anche di regalarci una sua testimonianza da pubblicare nel libro (La lingua cantata) in cui poi sarebbe confluito il nostro saggio universitario. In quel contesto, Fabrizio ci raccontò di come le persone incontrate nella realtà, rielaborate in base alle sue esigenze artistiche, nelle canzoni diventavano personaggi: “Una memoria che mi arrivava già distorta quindi, proprio come la volevo, altrimenti mi sarebbe servita tutt’al più per la stesura di un articolo di cronaca”.

Quello che Antonello Sotgia ha regalato a Roma

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(fonte immagine)

di Miriam Aly

Roma è una città difficile. Difficile in quanto grande, in quanto vittima di interminabili speculazioni edilizie, in quanto il suo territorio è cemento e il suo cemento è merce, in quanto le varie amministrazioni hanno lasciato marcire il diritto all’abitare.  Roma è una città complessa, in cui vive tanta rabbia, perché è stata deturpata della sua fitta rete di vissuti a causa della ‘’voracità dei famelici divoratori della rendita fondiaria’’ che hanno reso Roma ‘’una città fatta di vuoti’’.

Songs Of Leonard Cohen compie cinquant’anni

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Sono davvero pochi coloro che nella propria arte hanno raggiunto l’eccellenza toccata da Leonard Cohen nella scrittura di testi poetici per canzoni. E se tra i tanti album mitologici che nel 2017 hanno compiuto cinquant’anni – Sgt. Pepper’s dei Beatles, Forever Changes dei Love, i debutti di Jimi Hendrix, Pink Floyd, Doors, Velvet Underground – scelgo di celebrare Songs Of Leonard Cohen è perché in quel primo album la scrittura era già così limpida e imperfettibile che,se anche la carriera di Cohen si fosse chiusa lì, gli avrebbe garantito un posto tra gli immortali della musica.

Viviamo nel mondo cantato dagli arcade fire

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Lo scandalo degli Arcade Fire ha fine nell’estate del 2017, con l’uscita di Everything Now. Non un disco, ma un evento: poco più di tre quarti d’ora di musica con attorno tutto l’universo extradiegetico di una band divenuta ormai un marchio, un brand globale.

Ma al di là dei giochetti di parole, delle trollate à la Everything New Corporation, e al di là pure del passaggio dei canadesi dalla indie Merge alla major Columbia… Che scandalo era, quello degli Arcade Fire?