La maledizione dei catari

catari

di Davide Gatto I catari, i puri. Esala da qualche piega nascosta dell’essere il veleno sottile della perfezione, è una sostanza inodore e incolore che scivola dentro i pori della pelle e raggiunge le reti neuronali e come un’artrite le irrigidisce, non un’artrite de-formante ma per-formante, persino le sinapsi si attivano in tempi e luoghi […]

Life is a killer. Dentro Russian Doll

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Contiene spoiler, dall’inizio alla fine.

Per quanto ci siano momenti dentro Russian Doll che sanno essere psicologicamente difficili, perché riguardano traumi più o meno comuni a tutti noi – familiari, relazionali, e così via – o la paura, alla fine della giostra, di essere tremendamente soli; e poi, dettaglio non trascurabile, c’è questa morte ricorrente che investe e perseguita Nadia Vulvokov, il personaggio che interpreta; ecco, malgrado tutto questo, c’è da scommettere che Natasha Lyonne si sia divertita un sacco a farlo. Farlo nel senso di scrivere – insieme a Amy Poehler – e interpretare questa serie disponibile su Netflix, ricominciando daccapo nel bagno dell’appartamento dove è in corso il party per i trentasei anni di Nadia.

Un senso del vero

un senso del vero

Pubblichiamo un pezzo di Chiara Marchelli, tornata in libreria il 24 gennaio scorso con “La memoria della cenere” (NN Editore). di Chiara Marchelli Scrivere è una questione di concentrazione e scarto. Quando lavoro a un romanzo, la realtà perde presa, si sfoca, soffia contro persiane chiuse. Io mi sfilo, mi riduco, mi spoglio, mi libero. […]

Forbici (Dopo il Crash)

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Questa poesia segue il filo narrativo della precedente, “Un uomo guarda il suo computer”. Il titolo è tratto da una canzone di Rowland Howard, Shivers.

Un uomo guarda il suo computer

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di Marco Mantello Un uomo guarda il suo computer non curandosi della finestra né dell`aria che tira là fuori Secche le labbra, ferma la testa lì di fronte allo schermo spianato Un uomo guarda il suo computer è concentrato La sua stanza comincia dal cuore costruito per la festa del papà tutto rosso vermiglio arancione […]

Ipotesi sulla grande pietra

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di Enrico De Zordo Profondità Da qualche giorno mi assilla la visione di un tizio che scava: la sua testa è minuscola, quasi non si vede; ha le braccia e le spalle ipertroficamente sviluppate rispetto alle altre parti del corpo, se ne sta inginocchiato su un lastrone di roccia e non fa che scavare. In […]

Cassino 3010 (dalla raccolta inedita “I vivi e i morti”, 2010)

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Un racconto di Marco Mantello tratto dalla raccolta inedita del 2010 “I vivi e i morti”. Storie di paese, questa su Cassino fa da contraltare a un secondo racconto inedito ambientato in un paesino del Sud Italia, dal titolo “I giorni che non finiscono”, che l`autore ha preferito non pubblicare in rete perché troppo metafisico

Ballata di Hazel Motes

(From L-R): Edward Norton as “Rex,” Jeff Goldblum as “Duke,” Bill Murray as “Boss,” Bob Balaban as “King” and Bryan Cranston as "Chief" in the film ISLE OF DOGS. Photo Courtesy of Fox Searchlight Pictures. © 2018 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

di Marco Mantello I quarant`anni sono scomparsi dopo l`ultima tornata elettorale Così dissi una sera a un Merkel che sussurrava alla fidanzata in tiro e che a tavola c`è chi mangia e chi guarda mangiare c`è perfino chi ti saluta sempre e chi aspetta di brindare con la sua ombra. Per far rimare un baro […]

La fine dei topi (Da Talenti, 2004)

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di Marco Mantello Carolina e Maria? Dall’estate scorsa sono andate a vivere a Londra, in Holland Road n. 6. “Voi farete la fine dei topi,” disse il padre a Fiumicino. E invece no: lavorano nei ristoranti, ora come lavapiatti, ora come cameriere, ora e sempre in cucina. Per la verità cambiano posto ogni quattro-sei mesi, […]

Philip Roth, come faccio a dirti addio

PHILIP ROTH

Dal nostro archivio, un pezzo di Luca Alvino apparso su minima&moralia il 5 febbraio 2013.

Questo pezzo è uscito sulla rivista Orlando esplorazioni. (Fonte immagine)

Dopo aver letto della clamorosa decisione di Philip Roth di chiudere definitivamente con la scrittura, ho ripensato alla visita che Mickey Sabbath, stanco di un’esistenza ormai completamente allo sbaraglio, compie nello scalcinato cimitero ebraico del New Jersey in cui è sepolta tutta la sua famiglia. Dopo aver scelto con grande accuratezza la posizione e le dimensioni della propria tomba, il tipo di bara, il rabbino e la lapide, egli lascia scritto in una busta il testo dell’epitaffio destinato a illustrare il senso della sua vita interamente consacrata all’irrisione e alla dissolutezza: «Morris Sabbath / “Mickey” / Amato Puttaniere, Seduttore, / Sodomizzatore e Sfruttatore di Donne, / Distruttore della Morale, Corruttore della Gioventù / Uxoricida / Suicida / 1929 – 1994». In tanta colossale indifferenza nei confronti dell’opinione e del consenso altrui, mi è sembrato di intuire quale possa essere oggi l’atteggiamento divertito dello scrittore verso tutte le ipotesi e le chiacchiere che nel mondo si sono sollevate dopo la divulgazione della notizia.