Leonard Cohen è Dio

Photo of Leonard Cohen

Come over to the window, my little darling, I’d like to try to read your palm. Ci ha lasciato Leonard Cohen: ripubblichiamo un pezzo scritto qualche tempo fa da Emiliano Colasanti

di Emiliano Colasanti

Ben viene da Toronto, ha un’età indefinita che ho deciso di collocare intorno ai quarant’anni e una maglietta di colore giallo evidenziatore con al centro il volto disegnato di una pantera. Sono quasi le cinque di un mattino di fine agosto e noi ci siamo appena lasciati alle spalle il Dockville Festival di Amburgo. Mentre camminiamo alla ricerca di un taxi veniamo continuamente fermati dalla gente, soprattutto ragazze, soprattutto ubriache: ci guardano, fanno una battuta sulla maglietta di Ben e sulla giacca che ho comprato per fingermi un rapper, vanno via. “Man, tutti amano la mia t shirt – dice – l’ho pagata solo cinque cazzo di dollari, capisci?”

Dario Fo, 1926-2016

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Ricordiamo Dario Fo, che è stato assieme scrittore, attore, attivista politico, regista, con un brano tratto dal Mistero Buffo, andato in scena per la prima volta nel 1969. Segue l’interpretazione dello stesso Fo (fonte immagine).

«E arriviamo a Bonifacio VIII, il papa del tempo di Dante. Dante lo conosceva bene: lo odiava al punto che lo mise all’inferno prima ancora che fosse morto. Un altro che lo odiava, ma in maniera un po’ diversa, era il frate francescano Jacopone da Todi, pauperista evangelico, un estremista, diremmo oggi.

Il work in progress di Lucia Calamaro e il destino dell’editoria teatrale

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Di cosa parliamo quando parliamo di scrittura per il teatro? Negli ultimi decenni del secolo scorso una certa predominanza del teatro di regia, a cui ha fatto da contraltare una ricerca particolarmente “visionaria”, ha messo in un cono d’ombra la possibilità che ha il teatro di raccontare storie. Almeno in Italia e nell’Europa continentale. Negli U.S.A., invece – dove sono stato di recente per un progetto sulla traduzione di drammaturgie italiane intitolato “Italian Playwright Project” – il re è sempre stato l’autore e continua ad esserlo.

Il lavoro dello stile insegnato dalle correzioni manoscritte dei grandi autori

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(Nell’immagine, una pagina di bozze di Dalla parte di Swann, con correzioni di Proust)

di Claudio Lagomarsini

Nel 1903 l’editore parigino Armand Colin pubblica un titolo curioso: Le Travail du style enseigné par les corrections manuscrites des grands écrivains. È un manuale di scrittura creativa che offre lezioni di stile a partire dall’analisi degli scartafacci d’autore. Le domande a cui cerca di rispondere, ad uso degli apprendisti, sono grosso modo queste: in che cosa consiste esattamente quel “lavoro di lima” di cui tutti gli scrittori parlano? In che modo Flaubert, Racine, Balzac, Hugo hanno corretto le prime (e poi le seconde, terze, quarte…) stesure delle proprie opere, fino a trasformarle nei capolavori che conosciamo? Come sono intervenuti prima sui manoscritti e poi sulle bozze?

Satira politica o politica satirica?

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Pubblichiamo un intervento di Luciano Canfora apparso sul numero 4/2015 della rivista Hystrio all’interno del dossier dossier “Il comico, istruzioni per l’uso” a cura di Maddalena Giovannelli e Martina Treu. Ringraziamo l’autore e la testata (fonte immagine).

di Luciano Canfora

La recente esperienza drammatica di Charlie Hebdo ha riproposto con forza la questione della satira politica (anche la religione è ormai politica e forse lo è sempre stata), nonché la domanda intorno ai limiti che essa – la satira – deve porsi. In un mondo ideale nessun limite alla satira dovrebbe essere consentito, e nessuna reazione violenta dovrebbe essere prevedibile. Così non è nella realtà concreta e dunque il problema si pone.

Quanto piace la guerra ai National Book Award

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di Matteo Bolzonella

Qualche mese fa, quando ho appreso la notizia che il National Book Award 2014 l’aveva vinto una raccolta di racconti sulla guerra in Iraq, sarò sincero, ho avuto paura. Ho avuto paura che il libro in questione potesse avvicinarsi allo spettro del banale,che potesse assomigliare ad un miscuglio ben scritto (si parla sempre e comunque di un vincitore dell’N.B.A.) di cliché alla American Sniper, proseguendo su una tradizione che fa del patriottismo vecchio stile americano e del lato umano del buon soldato statunitense costretto a malincuore ad obbedire agli ordini di superiori spietati, le sue teste d’ariete per far breccia nel cuore dello statunitense medio (e del botteghino medio).Timori del tutto immotivati, legati a sensazioni personali e forse dovuti a un po’ di malizioso pregiudizio, timori che mi hanno fatto rimandare la lettura di Redemployment fino all’uscita della traduzione italiana di Silvia Pareschi uscita per Einaudi lo scorso maggio.

Discorsi sul metodo – 14: Daša Drndić

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Daša Drndić è nata a Zagabria nel 1946. Il suo ultimo libro edito in Italia è Trieste (Bompiani 2015)

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Quando ero un po’ piu giovane riuscivo a scrivere dieci o dodici ore senza interruzione; ora scrivo otto ore, sempre senza interruzione, poi cado addormentata. Scrivo molto lentamente, non mi do un limite anche se poi la mente comunque i limiti li crea, infatti se dopo otto ore ho fatto mezza pagina – e può capitarmi – mi sento molto frustrata, ma ogni volta penso che sarà capitato pure a Joyce, e che allora è inutile lamentarsi. Certo è che nei giorni buoni, che per fortuna sono la maggior parte, riesco a fare tre pagine, circa 6000 battute. In effetti se raggiungo quel limite a volte mi fermo anche – mi considero soddisfatta e risparmio energie per il giorno dopo.

Un casino immenso

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Questo pezzo è uscito sul numero di agosto di Linus. Ringraziamo gli autori e la testata.

di Valerio Mattioli e Raffaele Alberto Ventura

Alla fine era nell’aria: al di fuori dei canali che una volta avremmo detto tradizionali, e a fianco delle testate che per decenni sono servite come riferimento per il “dibattito politico-culturale” – qualunque significato decidiate di dare alla famigerata formula – si è sviluppata negli ultimi anni una… come vogliamo chiamarla? New wave dell’opinionismo da terza pagina? Giovane scena intellettual-letteraria? Nuova generazione del giornalismo più o meno critico, più o meno militante?

“Il mondo intero è gremito di storie”. In memoria di Sebastiano Vassalli

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Sebastiano Vassalli ci ha lasciato nella notte tra il 26 e il 27 luglio. Lo ricordiamo pubblicando l’incipit de La notte della cometa, il romanzo-inchiesta sul poeta Dino Campana uscito per Einaudi nel 1984, e con un estratto dal libro-intervista Un nulla pieno di storie, scritto con Giovanni Tesio per Interlinea, che ringraziamo.

Marradi, settembre 1983. Il dépliant del Ristorante Albergo Lamone, dove alloggio da una settimana, dice: «Albergo moderatamente attrezzato. Cucina tradizionale e genuina. Specialità gastronomiche tosco-romagnole. Servizio accurato per matrimoni, banchetti, comitive ecc. Cacciagione, trote, funghi, pecorino marradese, torta di marroni. Vini tipici tosco-romagnoli». Le camere, distribuite su due piani, affacciano da un lato sullo scalo della stazione ferroviaria e dall’altro su un viale d’ippocastani intitolati a un tale Baccarini ma denominato, nell’uso, «viale della stazione».

Nicola Lagioia vince il premio Strega con La ferocia

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Il nostro Nicola Lagioia ha vinto il premio Strega 2015 con il romanzo La ferocia, edito da Einaudi. Lo festeggiamo ripubblicando l’incipit del romanzo.

di Nicola Lagioia

Una pallida luna di tre quarti illuminava la statale alle due del mattino. La strada collegava la provincia di Taran­to a Bari, e a quell’ora era di solito deserta. Correndo ver­so nord la carreggiata entrava e usciva da un asse immagi­nario, lasciandosi alle spalle uliveti e vitigni e brevi file di capannoni simili ad aviorimesse. Al chilometro trentotto compariva una stazione di servizio. Non ce n’erano altre per parecchio, e oltre al self-service erano da poco attivi i distributori automatici di caffè e cibi freddi. Per segna­lare la novità, il proprietario aveva fatto piazzare uno sky dancer sul tetto dell’autofficina. Uno di quei pupazzi alti cinque metri, alimentati da grossi motori a ventola.

Il piazzista gonfiabile ondeggiava nel vuoto e avrebbe continuato a farlo fino alle luci del mattino. Più che altro, dava l’idea di un fantasma senza pace.