Diario critico di una scuola a distanza. Fase #2

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(qui la prima parte del Diario)

di Luca Lòtano 

2 marzo 2020 – (prima del lockdown)
via Ostiense 152, Asinitas, scuola di italiano per stranieri, rifugiati e richiedenti asilo

Oggi durante la lezione abbiamo ascoltato un audio e quando le ultime parole sono finite sono rimasto in silenzio. Eravamo seduti intorno al tavolo con una ventina di studenti. Non so perché l’ho fatto. All’inizio, per lasciar risuonare la storia che avevamo appena  ascoltato. Poi quando ho sentito che con il passare dei secondi l’aria diventava più densa, ho capito che sarei rimasto così, in attesa.

Quando quel tempo senza parole ha cominciato a diventare “innaturale”, due studentesse nigeriane che avevano il collo piegato sul telefonino hanno alzato la testa, altre due hanno mosso gli occhi controllando dove fossero i compagni, come se qualcosa si fosse spostato. Qualcuno ha cercato di incrociare il mio sguardo, qualcun’altro ha iniziato a sorridere, una mezza risata ha provato a rompere la tensione che si stava creando. Poi il silenzio ci ha riportato, uno alla volta, anche i più distratti rimasti con la testa in luoghi lontani, nel presente. Cosa stavamo facendo insieme, in quella stanza? Dopo due minuti eravamo tutti lì, a sporgerci, a chiederci cosa stesse succedendo tra noi, quale relazione ci legasse ora che il flusso abituale della lezione si era interrotto e non c’erano più ruoli o nascondigli.

Diario critico di una scuola a distanza

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Photo by Feliphe Schiarolli on Unsplash

di Luca Lòtano

20 marzo 2020

Non sono mai stato molto bravo a riparare le cose, che sia un rubinetto, una camera d’aria o una presa della corrente. E ogni volta che ci provo mi torna in mente la frase di un amico: “non perdere tempo con strumenti sbagliati, cerca prima lo strumento giusto”.

Il reclutamento insegnanti in Italia

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Photo by Feliphe Schiarolli on Unsplash

di Lorenzo Asti

Secondo alcune recenti dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il governo proporrà delle modifiche al sistema di reclutamento degli insegnanti varato dal precedenti governie non ancora entrato pienamente a regime, il famigerato FIT (Formazione Iniziale Tirocinio, l’ennesimo acronimo).

Infatti i decreti attuativi (dlgs 59/2017 del 13 aprile 2017 e il dm 616/2017 del 16 agosto 2017) della legge 107/2015, la cosiddetta “Buona Scuola”, prevedono che il reclutamento degli insegnanti avvenga con una procedura involuta: durante il corso ordinario di studi universitari, o una volta terminato questo, l’aspirante insegnante deve acquisire 24 crediti universitari in discipline antropo-psico-pedagogiche; ciò rappresenta la condizione necessaria per la partecipazione al concorso per l’accesso alla FIT, un percorso triennale teorico-pratico retribuito (finalmente… ma si parla di cifre intorno ai 400-600€/mese per i primi due anni) che porterà all’immissione in ruolo.

Dizionario per matusa: Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile, parte seconda

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di Rossano Astremo

Le parole che leggerete di seguito vanno considerate come appendice di un testo apparso su Minima&Moralia dal titolo “Prof, sei proprio un bufu!”. Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile. Qui il link del testo al quale rimando per maggiori considerazioni teoriche su come e perché i giovani di oggi parlano usando alcuni termini e non altri e su qual è il contesto a cui faccio riferimento nella mia disamina “sociolinguistica”. In sintesi, però, posso qui dire che all’interno del testo facevo riferimento alla mia esperienza di docente di Italiano in un Liceo del centro di Roma e di come questo mestiere mi porta costantemente a contatto con adolescenti che hanno nelle loro scelte linguistiche “oscure” un’arma contundente da issare contro quei vecchi matusa degli adulti.

“Prof, sei proprio un bufu!”. Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile

linguaggio giovanile

di Rossano Astremo

Che bella l’etimologia del verbo insegnare! Insignare, composto dal prefisso “in” unito al verbo “signare”, con il significato di segnare, imprimere e che a sua volta riconduce al sostantivo “signum”, che significa marchio, sigillo. Il nostro lavoro di insegnante non è quindi solo un atto volto alla trasmissione del sapere, ma, stando all’origine del suo significato, un’attività più affascinante e articolata, che consiste nel segnare la mente dello studente, comunicandogli un metodo di approccio alla realtà, che va ben oltre lo studio finalizzato all’ottenimento di un voto.

Il populismo antipedagogico, il controriformismo e il ruolo degli intellettuali

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di Simone Giusti

In questi giorni di inizio estate, durante i quali assisto al triste rito della discussione pubblica sugli esami di maturità e provo a fare il punto su quanto ho letto e ascoltato in questi ultimi mesi su scuola e formazione degli insegnanti, mi capita di riaprire un libro scritto una decina di anni fa da Paolo Giovannetti, all’epoca uno dei pochi esperti di didattica della letteratura del nostro paese. Il libro si intitola L’istruzione spiegata ai professori (sottotitolo: Elogio dei saperi massificati nella scuola e nell’università), è stato pubblicato da ETS di Pisa nel 2006 ed è curiosamente passato quasi inosservato – forse perché, mi dico, metteva sotto gli occhi di tutti l’insipienza degli intellettuali di allora.

La parola (laica) di Don Milani

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Mezzo secolo dalla morte di Lorenzo Milani, e dalla sua “Lettera a una professoressa”. Tanta storia è trascorsa, e per la ricorrenza in questo anno diversi libri sono stati scritti, molte parole sono state dette, alcune forse non a proposito. E proprio le parole sono al centro della riflessione di Valeria Milani Comparetti, la nipote del Priore di Barbiana, nel volume “Don Milani e suo padre”, che per l’appunto ha come sottotitolo “Carezzarsi con le parole” (Edizioni Conoscenza).

Valeria Milani (curatrice anche della cronologia del Meridiano Mondadori appena pubblicato) è figlia di Adriano, fratello maggiore di Lorenzo (e suo medico personale): il suo punto di osservazione è di certo prezioso. Le abbiamo chiesto di questa attenzione nei confronti del valore della parola, e racconta come Don Milani sia stato “un prete particolare anche per questo.

Lo sviluppo di un paese passa per l’educazione linguistica: contro la lettera dei 600 e la nostalgia di una scuola classista

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di Simone Giusti e Christian Raimo Puntuale come una festa patronale è arrivato qualche giorno fa l’intervento polemico sul declino scolastico dei ragazzi di oggi. Il Gruppo di Firenze, un piccolo novero eterogeneo e informale che si dichiara “per la scuola del merito e della responsabilità”, ha chiamato a raccolta seicento professori universitari, tra cui […]

Lettera di obiezione di coscienza

08/02/2013 Rapallo Sopralluogo scuola evacuata Liceo Da Vigo tecnici comune e provincia

di Pasquale Indulgenza Imperia, 25/06/2016 Oggetto: Circolare prot. 3367 C2 del 7/06/2016 – Invito Il sottoscritto Indulgenza Pasquale, docente a tempo indeterminato presso il Liceo Statale “C. Amoretti”, dichiara che non intende presentare alcuna “tabella” riportante le attività svolte ai fini del riconoscimento di un punteggio utile a concorrere alla “valutazione del merito” e all’attribuzione […]

I nuovi ragazzi di Don Milani sono migranti

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Riprendiamo questo pezzo uscito su Corriere.it, ringraziando la testata.

Terminato di leggere «L’uomo del futuro. Sulle strade di Don Lorenzo Milani»(Mondadori), viene subito voglia di parlare con il suo autore, Eraldo Affinati, che non è soltanto un insegnante, o «maestro di strada», come alcuni amano definirlo.

Affinati è uno scrittore che si racconta attraverso i battiti di una vita vissuta ogni giorno seguendo obiettivi concreti, come descrivono altri suoi libri e sue iniziative, la più importante delle quali può considerarsi la fondazione della scuola Penny Wirton, animata dai corsi di italiano per stranieri. Appena concluso un incontro insieme ai suoi studenti con un liceo romano, riusciamo a scambiare qualche battuta al telefono. Al solito, le parole arrivano d’impatto al cuore dell’argomento.