Meno resilienza, più resistenza

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

di Andrea Colamedici e Maura Gancitano

Ci sono espressioni che entrano nel linguaggio comune e che iniziamo a usare senza domandarci quale sia il loro reale significato e quanto, di conseguenza, ci influenzino. Una delle più diffuse e pervasive è tatuata sul dorso della mano sinistra di Gianluca Vacchi, influencer da dodici milioni di seguaci, poco sotto la scritta Enjoy e subito sopra Prendi in mano la tua vita: è la parola RESILIENZA, considerata dai più come la panacea di ogni male e la via d’uscita perfetta dai nostri tempi oscuri, complessi e faticosi. Bisogna impadronirsi della propria esistenza, non farsi sovrastare dagli avvenimenti, riuscire ad affrontare qualunque situazione spiacevole. Eppure, a guardarla bene, resilienza è la perfetta negazione di questi consigli.

Italia, 2019

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Riprendiamo un post di Marco Giacosa, riadattato per minima&moralia. di Marco Giacosa Sono partito da Torino, ho acquistato un biglietto per l’aeroporto al bar di un signore cinese, vicino a Porta Nuova, ho preso l’autobus e sono arrivato a Caselle. Il volo era perfetto, l’aereo spezzava il blu senza una nube, sembrava immobile nel cielo […]

Ricordando Nanni Balestrini, “artista totale”. La svolta degli anni Sessanta

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di Rossella Farnese

« […] il pubblico della poesia è infinito vario inafferrabile/ come le onde dell’oceano profondo/ il pubblico della poesia è bello aitante avido temerario/ guarda davanti a se impavido e intransigente// mi vede qui che gli leggo questa roba/ e la prende per poesia/ perché questo è il nostro patto segreto/ e la cosa ci sta bene a tutti e due// […] il pubblico della poesia non ama mica me/ questo lo sanno tutti lui ama qualcun altro/ di cui io non sono che uno dei tanti valletti/ diciamo messaggeri se proprio vogliamo farci belli// il pubblico della poesia ama lei/ lei e/ solo lei e/ sempre lei// lei che è sempre così imprevedibile/ lei che è sempre così impraticabile/ lei che è sempre così imprendibile/ lei che è sempre così implacabile/ lei che attraversa sempre col rosso/ lei che è contro l’ordine delle cose/ lei che è sempre in ritardo/ lei che non prende mai niente sul serio/[…] lei che è la cosa più bella che ci sia// perché ama la poesia vi chiederete/ forse perché la poesia fa bene/ cambia il mondo/ diverte/ salva l’anima/ mette in forma/ illumina/ rilassa/ apre orizzonti […] il pubblico della poesia ama la poesia/ perché vuole essere amato vuole essere amato/ perché si ama profondamente e vuole essere rassicurato/ del suo profondo amore per se stesso […]»

da Le ballate della signorina Richmond (1977)

È morto ieri a Roma Nanni Balestrini, gravitante attorno all’antologia-manifesto della Neoavanguardia, I Novissimi, evento editoriale del 1961 che sfocerà qualche anno dopo nella fondazione del Gruppo ‘63. Nell’Introduzione all’antologia – che comprendeva testi anche di Elio Pagliarani, Alfredo Giuliani, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti – Alfredo Giuliani ribadisce che rispetto alla «contemporaneità pura e semplice» dei Novissimi, il «moderno» dei lirici nuovi – alludendo all’antologia curata da Luciano Anceschi nel 1943 – cioè Ungaretti, Montale, Luzi, Sereni, Penna diventa passatismo e «preistoria».

Dritto al cuore di Luca Di Bartolomei: guardarci indietro per andare avanti

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di Federico Vergari

Si intitola Dritto al cuore. Il sottotitolo è Armi e sicurezza: perché una pistola non ci libererà mai dalle nostre paure, ed è uscito per Baldini + Castoldi. La libreria Feltrinelli della stazione di Firenze Santa Maria Novella lo tiene (e rimpolpa le copie quotidianamente) nella sezione “Politica” ma – ci fosse – dovrebbe trovarsi di diritto in prima fila nello scaffale “Da leggere, senza storie”. Si tratta del libro di Luca Di Bartolomei edito da Baldini + Castoldi che proprio in questi giorni è andato in ristampa.

Il potere dei simboli: una conversazione con Francesco Boer

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In questo momento di grave confusione, nel quale mostri del passato che credevamo sconfitti per sempre stanno riaffiorando al potere come nel più scontato dei film horror, è necessario acuire il proprio discernimento, per sfuggire ai gangli letali degli schieramenti contrapposti, o meglio di quella logica fallace che vede schieramenti contrapposti dove c’è solo uno scontro tra civiltà e barbarie.

Non c’è par condicio con chi ostenta la sopraffazione come visione della società. la menzogna come strategia comunicativa e la violenza come modus operandi. Non si può dare dignità di opinione a false notizie, calunnie sistematiche, insulti razzisti.

Controllo e sicurezza, il Grande Fratello cinese

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

L’atrio degli uffici della Terminus, a Pechino, è completamente bianco. Il taglio a zig zag delle porte che consentono gli ingressi negli open space è quello che ricordiamo nei film di fantascienza e nella popolare serie di Guerre Stellari.

L’idea da trasmettere è quella di «futuro» più o meno immaginato e conosciuto, perché Terminus – fondata nel 2015, una delle tante startup cinesi divenuta ben presto «unicorno» (valutate oltre il miliardo di dollari) – il «futuro» lo maneggia per renderlo estremamente «presente».

Il sogno surrealista continua. Una lettura di “La Fila” di Basma Abdelaziz

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di Lucia Sorbera

Il Salone del Libro di Torino si tiene a maggio, ma il Laboratorio Salone è aperto tutto l’anno e attraversa i confini.

Per prepararmi a questa edizione, lo scorso 16 Dicembre sono andata al Cairo a incontrare Basma Abdel Aziz, editorialista di punta del giornale Al-Shuruk, autrice di due raccolte di racconti che le sono valsi il premio Sawiris nel 2008 (e che sono attualmente fuori commercio) e di quattro saggi.

I primi due intitolati rispettivamente Cosa c’è dietro alla Tortura (Dar el-Merit, 2008) e Memorie dell’Oppressione (Ed. Dar al-Tanwir, 2014) sono ispirati al suo lavoro di psichiatra. La Tentazione del Potere Assoluto (Ed. Safsafa, 28 Gennaio 2011) è invece un saggio sociologico in cui denunciava la violenza della polizia in Egitto.

Élites e popolo in circolo con «La Scaletta» di Matera

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Riprendiamo un commento apparso su La Gazzetta del Mezzogiorno, che ringraziamo. (fonte immagine)

Ci si interroga parecchio negli ultimi tempi su che cosa sia o debba essere un’élite, e sulla distanza crescente tra le élites politiche, culturali, economiche e il popolo. È forse utile provare a riflettere sulla questione in termini pragmatici, per esempio alla luce dell’esperienza del circolo culturale La Scaletta, che ha appena festeggiato a Matera i sessant’anni di attività, il sette aprile scorso.

Storie dalla Semana Santa a Siviglia, tra passato e presente

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Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo.

SIVIGLIA. Lo scorso gennaio, Vox, il partito sovranista di estrema destra, ha scatenato le proprie ire contro la titolare della politica sociale del neonato governo andaluso di centro-destra, rea di aver contestato in un vecchio articolo la Semana Santa sivigliana. Dopo il successo nelle elezioni andaluse, Santiago Abascal, leader di Vox, forte di un undici per cento di voti su cui in pochi avrebbero scommesso, ha alzato il tiro. La retorica identitaria, in Andalusia, si era già fatta largo fra gli appassionati di tauromachia – qui ancora numerosissimi. Abascal aveva lanciato la sua campagna elettorale chiamando a sé toreri di grido, ma dopo il successo delle elezioni andaluse ha allargato le sue mire su ogni tradizione spagnola, pur di farsi rappresentante di quell’hispanidad profonda che a molti appare sempre più in declino, quasi fosse un semplice scarto del Novecento.

Ho paura dell’uomo nero

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di Francesca Faccini

Lavoro in un’azienda in Alto Adige e ogni volta che arrivo in ufficio devo lasciare le mie impronte digitali: la serratura della porta d’ingresso scatta solo dopo aver appoggiato il polpastrello su un dispositivo di lettura. Inizialmente pensavo che fosse un semplice traguardo inquietante della tecnologia, ma poi ho capito che l’arrivato futuro distopico è un passato che si continua a reiterare.

Per il primo mese di servizio non sono riuscita a far funzionare l’apertura.