La notte della civetta. Intervista a Piero Melati

Peppino Impastato di Gaspare Nuccio

Fotografia di Gaspare Nuccio.

«Oggi, dopo mille stragi, dopo Falcone e Borsellino, ogni spazio parrebbe chiudersi, non dico all’idillio, ma alla fiducia più esangue. E tuttavia…finché in una biblioteca mani febbrili sfoglieranno un libro per impararvi a credere in una Sicilia, in un’Italia, in un mondo più umani, varrà la pena di combattere ancora, di sperare ancora. Rinunziando una volta per tutte a issare sul punto più alto della barricata uno straccio di bandiera bianca», scrisse Gesualdo Bufalino nella nota Poscritto 1992 contenuta nell’antologia Cento Sicilie.

Alla vigilia degli anniversari dei due eventi, la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, che hanno segnato la contemporaneità della storia repubblicana, il giornalista e scrittore palermitano Piero Melati pone con il libro La notte della civetta (Zolfo editore, 288 pagine, 18 euro) domande taciute, che ci fanno evadere dalla riserva indiana nella quale è costretto un pezzo gigante della biografia nazionale. La storia della Sicilia è quella d’Italia. Melati ci libera dalla retorica degli eroi, per leggere le pagine chiare e tentare di decifrare quelle ancora oscure.

Le soluzioni sono molteplici, ma tutte contengono una parte ingiusta

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Pubblichiamo un intervento di Silvio Valpreda: è l’autore di Capitalocene, uscito per Add Editore.

di Silvio Valpreda

Il problema principale nello sviluppo dei sistemi di guida autonoma per veicoli è la risoluzione dei conflitti. Quando un’automobile controllata dall’intelligenza artificiale si trova di fronte a un ostacolo, il software deve trovare una soluzione. Quasi sempre però non c’è una sola soluzione possibile, ma ve ne sono molteplici. E sono tutte, in qualche modo sbagliate. O meglio contengono in sé una parte ingiusta.

Se, per esempio, il veicolo sta percorrendo una strada urbana a media velocità trasportando una persona anziana e improvvisamente un bambino attraversa la carreggiata senza che vi sia il tempo, considerate la massa, la velocità e l’aderenza dell’asfalto, di arrestare il mezzo in sicurezza, occorre scegliere tra due possibili soluzioni entrambe terribilmente ingiuste: investire il bambino o far uscire di strada l’anziano facendo andare il mezzo a cozzare contro un ostacolo.

L’affaire Moro: Sciascia sulle tracce del prigioniero

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di Virginia Fattori

Brigatista: «Allora lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’onorevole Aldo Moro in via Catani che è la seconda traversa a destra di via delle Botteghe Oscure. Va bene?»
(dall’intercettazione telefonica registrata dalla polizia il 9 maggio 1978)

L’affaire Moro di Leonardo Sciascia esce nel settembre del 1978 per Sellerio (l’autore avrà con Elvira Sellerio un rapporto non solo lavorativo che lo porterà a grandi successi, ma anche di sincera amicizia). Nello stesso anno il 16 marzo le Brigate Rosse rapiscono l’Onorevole Aldo Moro in Via Fani, a Roma, un fatto che sconvolgerà l’Italia intera e che condurrà Leonardo Sciascia alla riscoperta di un personaggio tanto discusso.

Codici salute e crediti sociali: il futuro visto dalla Cina

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Photo by Macau Photo Agency on Unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Tra gli strumenti che la Cina ha impiegato nel tentativo di fermare il contagio da Covid-19 è stato sottolineato l’utilizzo massiccio dei dati provenienti dal traffico e dalle attività delle persone sui cellulari.

Si tratta di elementi che sono già quotidianità in Cina e che in alcuni casi hanno aiutato le più generali operazioni di contenimento del virus in modo quasi naturale: la Cina – ad esempio – è da tempo, specie nelle grandi metropoli, una società cashless.

La prima emergenza sanitaria nell’epoca dell’Intelligenza artificiale

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

La principale preoccupazione di molti cinesi nell’epoca dell’esplosione del coronavirus è causata dalla necessità di sapere se nel corso dei giorni precedenti allo scoppio dell’epidemia è capitato di stare a contatto o vicino a qualcuno contagiato dal virus.

Saperlo – nella Cina di oggi – è diventato semplicissimo: le compagnie telefoniche cinesi e alcune applicazioni (ad esempio quelle delle ferrovie statali) hanno approntato dei sistemi attraverso i quali le persone hanno potuto controllare se nel corso dei propri spostamenti in treno o aereo, erano vicini o a contatto con qualcuno che è finito poi contagiato o peggio ancora ammalato e ricoverato in qualche ospedale.

Un racconto sulla “Storia della colonna infame”: seconda parte

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Pubblichiamo la seconda parte della serie dedicata alla Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, a cura di Virginia Fattori. Qui la prima puntata.

di Virginia Fattori

La Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, di cui si è fatto il punto letterario nella prima parte, racconta uno dei più clamorosi complotti della storia moderna.

Se il mediatico è politico. Appunti sulla costruzione sociale del genere

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Una visione del mondo puramente aristotelica ci suggerirebbe che l’essere umano è per natura un animale politico e che, conseguentemente, ogni azione ha un’origine e un significato, sul piano semiotico e nelle dinamiche di significazione, inevitabilmente politico. Non è la ragione o l’istinto a differenziarci dagli altri mammiferi ma la parola: affidare un significato politico ai linguaggi mediatici vuol dire comprendere che il tutto è più della somma delle singole parti, che quelle dialettiche creano – producono e riproducono – un immaginario vivo e pulsante che invece di distruggerla artisticamente asseconda la narrazione di un paese intento a riconfermare continuamente le proprie ipotesi, ma soprattutto vuol dire accettare che i vuoti politici non esistono.

Leoluca Orlando e Palermo, se l’incanto diventa destino

Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica – Palermo, che ringraziamo.

Incantare è un’arte. Incantare è una strategia. Incantare è anche una trappola. Se l’«incanto» – evocare il magico tramite ponderate cantilene – è tra i pilastri del discorso istituzionale, ogni amministratore ha una sua peculiare tecnica fascinatoria. Leggendo il discorso pubblico del sindaco di Palermo da questa prospettiva, la sensazione è che per Leoluca Orlando l’incanto sia non solo una tecnica ma un destino.

Prima condizione dell’incanto orlandiano è partire da un’evidenza incontestabile: «Oggi Palermo è migliore di com’era negli scorsi decenni».

All’orizzonte delle nostre città isolate c’è “Futureland” di Lola Arias

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di Francesca Lombardi

Una città, organizzata e tecnologicamente funzionante, galleggia isolata sul mare. Nulla sembra possa scalfirla nella sua lucente funzionalità.

È Futureland, la Berlino del futuro.

Nell’ultimo lavoro di Lola Arias, una parete video ad animazione 3D accoglie gli spettatori nel container del Maxim Gorki Theatre, introducendoli allo spettacolo: “Welcome to Futureland”, recita la scritta in sovraimpressione.

Lo spettatore, ancor prima dell’inizio, viene invitato a confrontare la propria idea di città con quella proiettata. Chi non vorrebbe vivere, isolato ma felice, in un luogo che offre qualsiasi possibilità ai suoi abitanti?

La risposta è tutti. Eppure, sembra non riusciamo ad accorgerci che Futureland non sta parlando a noi, che già l’abitiamo, ma ai protagonisti che hanno dovuto combattere per potervi accedere. Otto adolescenti provenienti da Guinea, Afghanistan, Siria, Somalia e Bangladesh che hanno affrontato l’inferno delle leggi sull’immigrazione minorile tedesche.

Pillola di saggezza – Una storia in stand-by da quarant’anni

Thousands Join March For Our Lives Events Across US For School Safety From Guns

Lo ammetto: ho finito di vedere la prima stagione The Handmaid’s Tale solo una settimana fa. Ho passato cinque giorni con gli occhi attaccati allo schermo, tentando di autoconvincermi dell’inverosimiglianza di una storia simile e di come l’idea di una politica che percepisce la donna come una macchina per fare figli fosse ormai superata. Non ci sono riuscita.

A dicembre 2017 ho iniziato a occuparmi di salute riproduttiva, in particolare contraccezione ormonale femminile in Italia: ho visitato ospedali di Roma e di Torino per confrontarmi con i medici, ho incontrato specialisti che credono nell’importanza del tema, ho seguito conferenze, ho parlato tanto con le donne per scoprire quale fosse l’idea che avevano della contraccezione e ho seguito da vicino le battaglie più recenti. Simboli di protesta nella lotta per i diritti riproduttivi mondiali, dall’Ohio all’Irlanda — passando per il Veneto — le ancelle hanno invaso le piazze. Forse proprio per questo non sono riuscita a sentire poi così lontana l’ideologia sociale dietro The Handmaid’s Tale, anche se avrei voluto; per questo, davanti all’originale della Atwood e al suo secondo, The Testaments, ancora esito. Esito soprattutto quando una cara amica, madre di due, decide in accordo col marito di abortire il terzo figlio e mi chiede sostegno, due giorni fa. Esito quando mi interrogo su cosa le accadrà, in una famiglia appena appena giudicante. Sui consigli non richiesti che riceverà. Sul supporto istituzionale che non riceverà.