Gabbie

non razzista ma

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal capitolo 4 dell’ultimo libro di Luigi Manconi, Non sono razzista ma, pubblicato da Feltrinelli.
Non si può escludere che dietro il mancato scandalo per l’“ingabbiamento” di due persone, come è avvenuto a Follonica, vi possa essere un oscuro e temibile retropensiero. Se la gran parte delle persone intervistate nei giorni successivi tenderà a ridimensionare l’episodio, definendolo “una burlonata” attribuita a “ragazzi” (definiti sempre ed esclusivamente con tale termine), forse c’è di che riflettere. I due tratti che abitualmente vengono attribuiti da una parte rilevante del senso comune a rom e sinti – una certa ferinità e una sostanziale irriducibilità alla vita sociale – possono suggerire come sola forma di disciplinamento la soggezione in cattività. Dunque, l’idea che quel tipo di etnia possa/debba essere “chiusa in gabbia”. Si tenga conto che oggi l’etichetta “zingaro” (o, più diffusamente, “rom”) risulta al primo posto nella classifica della riprovazione sociale. A seguire, l’elenco dei “nemici” subisce variazioni continue dovute in genere all’influenza di fatti di cronaca che abbiano avuto una eco particolare e nei primi posti si alternano soggetti nazionali o regionali, destinatari, di volta in volta, dell’ostilità sociale. Non si dimentichi, infatti, che almeno tre gruppi regionali italiani si sono trovati, nell’ultimo mezzo secolo, a contendersi il primato, o almeno le piazze d’onore, in questa speciale competizione: “i siciliani”, “i sardi”, “i calabresi”. Ma il dato costante è che “gli zingari”, persino nei momenti di maggiore successo degli “albanesi” e dei “romeni” (corrispondenti all’incremento dei flussi di queste nazionalità verso l’Italia), hanno sempre saldamente occupato il primo posto nel podio (dell’odio).

L’estate dei roghi: perché marciare

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Dopo aver pubblicato un report dalla marcia nella riserva naturale di Trapani, torniamo sull’estate dei roghi con il discorso tenuto dalla portavoce del Coordinamento Salviamo Monte Inici, che ringraziamo.

di Mariangela Galante*

A trentasette anni dalla storica marcia dello Zingaro che portò all’istituzione della prima riserva in Sicilia siamo ritornati qua per difendere e abbracciare lo Zingaro e tutte le aree verdi dell’isola minacciate dagli incendi di questa estate.

L’estate dei roghi. Salviamo i boschi

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Il 25 agosto in tremila hanno marciato nella riserva naturale in provincia di Trapani per dire  Basta ai roghi che hanno devastato quest’estate la Sicilia e l’Italia e chiedere la creazione di un pool di magistrati. Questo è il resoconto di Enzo Di Pasquale. Su Minima&moralia abbiamo pubblicato anche un appello firmato da molti altri […]

Charles Dickens racconta il nostro declino

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Dal nostro archivio, un pezzo di Carola Susani apparso su minima&moralia il 21 novembre 2012.

Questo pezzo è uscito sulla rivista Gli Altri. (Immagine: una scena del film Oliver Twist di Roman Polanski.)

E se fosse Dickens il narratore dei nostri giorni? Se fosse la sua disinvoltura tutt’insieme sentimentale, melodrammatica, cupa, torva, picaresca, caricaturale, ma senza livore, senza disprezzo; se fosse quella la superficie specchiante che ci serve per restituire non qualche brandello, ma una visione, del mondo? Cosa ha in comune il nostro tempo con il suo? Come mai si rincorrono, come mai giocano tanto a farsi da specchio, due società così diverse come quella in cui visse e scrisse Dickens e la nostra?

Storia di Nino e Ida, vittime della mafia

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Lunedi è morto Giovanni Aiello, anche noto come «Faccia da mostro», indagato e prosciolto dalle procure di Palermo, Catania e Caltanissetta, per il reato di strage. Il nome di Aiello è stato più volte associato dai pentiti alle stragi di via D’Amelio e di Capaci, ma anche agli omicidi del vicequestore Ninni Cassarà e del poliziotto Nino Agostino. A questo proposito, riproponiamo un pezzo scritto da Gabriele Santoro.

Giulio Regeni e le Ragioni della Giustizia

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I diciannove mesi che ci separano dalla sparizione forzata di Giulio Regeni e dal ritrovamento del suo corpo, reso quasi irriconoscibile dalla tortura, hanno visto una mobilitazione inedita da parte della società civile italiana.

L’Italia intera, dal basso, si è stretta solidale attorno alla famiglia Regeni che, a sua volta, ha assunto con coraggio e generosità l’onere di dare voce al dolore, alla rabbia ed allo sdegno degli amici e dei colleghi del loro figlio, inclusi coloro cui una morte prematura, violenta e insensata non ha concesso di incontrarlo in vita, ma che con lui hanno condiviso, a distanza, un’esperienza intellettuale e una visione umanistica del mondo.

Noi non ci saremo. Divagazioni sulla fine del mondo

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A un certo punto un gigantesco giaguaro blu scenderà dal cielo e divorerà tutta l’umanità. A quel punto i pilastri che sorreggono la Terra si sfalderanno, l’intero mondo collasserà su se stesso e tutto ciò che esiste sarà ingoiato da un abisso eterno. Questa immagine allo stesso tempo terrificante e affascinante è la descrizione della fine del mondo secondo i Guaraní Ñandeva, un gruppo etnico indigeno del Brasile meridionale. Dal loro punto di vista, come da quello delle civiltà mesoamericane, la fine del mondo – o meglio, dell’umanità – è qualcosa di ciclico che divide il tempo in ere, al termine delle quali tutto viene distrutto per poter risorgere (e anche i sacrifici umani, uno degli aspetti più controversi della cultura azteca, sembra fossero connessi a questa concezione e avessero sostanzialmente il compito e l’effetto di posporre tale dissoluzione).

Le feste di compleanno dei nostri figli nel secondo decennio degli anni duemila – II parte

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Ed ecco un aggiornamento al pezzo Le feste di compleanno dei nostri figli nel secondo decennio degli anni duemila, uscito qualche tempo fa su questo bog. Diverse persone sono intervenute sul tema, e questi contributi hanno dato all’autore dell’articolo lo spunto per scrivere una seconda parte. Se nella prima aveva raccontato il processo estremamente standardizzato che governa ormai molte feste di compleanno, qui si esplorano due ulteriori aspetti dell’industria che gestisce questo momento di socializzazione dei nostri figli.

di Maurizio Cotrona

Genitori e macchinette.

I genitori si dichiarano prevalentemente depressi all’idea di dover partecipare alla festa di compleanno di un compagno di classe del proprio figlio ma, a parer mio, esagerano.

Ricordando Paolo Borsellino

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Alle 16.58 del 19 luglio 1992 una Fiat 126 imbottita con 90 chili di esplosivo, telecomandata a distanza, deflagrò sotto il palazzo nel centro di Palermo, in via Mariano D’Amelio, dove il giudice Paolo Borsellino stava andando a trovare la madre. Insieme a lui furono uccisi gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Nelle parole che Agnese Borsellino ci ha affidato, indirizzandosi al marito Paolo, tutto l’universo sembra obbedire all’amore e c’è la traccia forse più profonda dell’impegno del giudice: «Resti per noi un grande uomo, perché dinanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, la vita, sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze».

La singolarità imperfetta

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Cos’ha in comune ognuno di noi con un web designer di Piacenza e un cellulare di vecchia generazione?

Prima di approfondire il senso della domanda, è importante cogliere un banale dato di fatto: si tratta di un indovinello; uno di quegli enigmi che Ray Kurtzweil, l’ingegnere capo di Google, ha buoni motivi di pensare che possano essere risolti con molta più facilità da una macchina che dall’uomo.

Nonostante le sue apparenze bislacche, entrare a conoscenza degli elementi indispensabili per affrontare tale quesito significa procedere attraverso un percorso inusuale, che partendo da vicende apparentemente inverosimili ci porterà ad interrogarci sul senso dell’esistente. E tanto dovrebbe bastare per spingerci a trovare una risposta.