We need to talk about Brexit (again)

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Brex-lit è una categoria trans-genere che raccoglie sotto di sé testi ascrivibili ai generi letterari più vari – dal romanzo sperimentale a quello di idee, dalla satira alla distopia, dal romanzo realista a quello più prettamente postmoderno – che in maniera più o meno diretta riflettono sulle cause o le conseguenze causate dagli esiti del referendum.

La definizione è sufficientemente generica perché la lista di testi che compongono questo corpus possa allungarsi ogni settimana; basta infatti che in qualche modo si intraveda l’ombra di un riferimento al referendum perché il romanzo possa essere associato a questo sottogenere. Che si tratti del quartetto di Ali Smith, di The cut di Anthony Cartwright, Crudo di Olivia Laing, Middle England di Coe, The man who saw everything di Deborah Levy, The cockroach di Ian McEwan, Reservoir 13 di McGregor, Kudos di Rachel Cusk (giusto per citarne alcuni, ma la lista sarebbe lunghissima), sembra infatti impossibile per i romanzi ambientati nel presente contemporaneo inglese evitare di alludere alla  fatidica data del 23 giugno 2016.

Emanuele e Antigone – su “Emanuele nella battaglia” di Daniele Vicari

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I fatti, già dopo la prima sentenza di mezza estate, sono davvero semplici: una sera, un ragazzo di 20 anni muore, massacrato da un gruppo enorme di conterranei. Il ragazzo non ha fatto niente, ma davvero niente – se non dire a un tizio strafatto di piantarla di spintonarlo al bancone del club dove stanno. Dove stanno tutti.

Daniele Vicari di solito fa il regista: film di finzione (Velocità massima, L’orizzonte degli eventi, Il passato è una terra straniera), documentari (Il mio paese, La nave dolce), e opere che definire di ‘finzione’ fa sorridere amari (DiazSole cuore amore). Qui per la prima volta scrive e interpreta con le parole le immagini che gli fluttuano in testa da quando,un mattino del marzo 2017, ha collegato un diluvio di lanci d’agenzia alla figura di un ragazzo sveglio, gioviale, che veniva a caccia dalle sue parti: Emanuele Morganti.

Prima e dopo la caduta del muro di Berlino. Intervista a Bernhard Schlink

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Questo pezzo è uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Bernhard Schlink, uno dei maggiori scrittori tedeschi contemporanei, ha vissuto in prima linea soprattutto nella veste di costituzionalista l’autunno del 1989, che condusse alla caduta del Muro di Berlino e alla riunificazione della Germania.

Sino al 2006 Schlink è stato giudice presso la Corte Costituzionale della Renania Settentrionale-Vestfalia. Lo stesso anno è stato ordinato professore di Filosofia del diritto presso la prestigiosa Humboldt Universität di Berlino, situata nella zona orientale della città, sotto il controllo sovietico dopo la Seconda guerra mondiale. Il suo primo contatto con la più antica università di Berlino avvenne nel cruciale autunno 1989, quando accettò l’incarico di visiting professor.

Da Roma in giù verso la Calabria, storia semiseria di un’ordinaria Odissea estiva

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di Paola Micalizzi

Dieci minuti di ritardo, dice il tabellone partenze nella maledetta casellina di fianco al mio treno, intercity 1527, e un presentimento si insinua nella mia mente distratta, un déja vu, ma non riesco ancora a  dargli forma.

Mi serve un libro, sono sei ore e mezza di viaggio, non so cosa comprare di economico, opto per fare una pazzia, prima edizione copertina rigida di Sally Rooney, Persone normali, 19,50, bustina? Sì, mi voglio rovinare. L’edizione originale costava 6 euro su Amazon, mannaggia a me.

Sulle tracce di José Tomás, il torero filosofo

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Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo (fonte immagine).

GRANADA. Alle sei e mezza della tarde, nel sabato infuocato in cui la festa del Corpus Domini arriva al suo culmine, il Caffè Brasilia è preso d’assalto. Tavolini zeppi all’inverosimile. Giovani dalla pelle abbrustolita e dalle maniere flamenche che accennano canti toreri. Aficionados di ogni parte del mondo che si confidano fumando sigari cubani. Infinite coppe in cui tintinna ghiaccio e gin tonic, whisky cola, tinto de verano. Camerieri che volano in camicie bianche madide di sudore. C’è qualcosa di inesprimibile in questa attesa furibonda. Il fatto è che l’ora della corrida più importante dell’anno si avvicina e proprio qui davanti sta per passare il Messia.

La guerra di tutti. Intervista a Raffaele Alberto Ventura

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Pochi libri aiutano a comprendere il presente come La guerra di tutti di Raffaele Alberto Ventura.

Forse solo La società della performance di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, affrontando la contemporaneità da un’angolazione diversa, offre la stessa mole di spunti e sentieri di riflessione.

Ventura, intellettuale da anni molto apprezzato per le sue riflessioni sul blog Eschaton, ha destato molto clamore col suo libro precedente, Teoria della classe disagiata (premiato anche da un ardito adattamento teatrale), un testo che ha mostrato le già note qualità dell’autore: una notevole erudizione, una spiccata capacità di analisi, una non comune libertà da schieramenti (post) ideologici.

Da Socrate a Hannah Arendt, cos’è la disobbedienza civile

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Scrive Thoreau in Disobbedienza civile:  Se ho ingiustamente strappato una tavola ad un uomo che sta per annegare, devo restituirgliela a costo d’annegare io stesso. Ciò, secondo Paley, non sarebbe conveniente. Ma in un caso simile, chi si salvasse la vita, in realtà la perderebbe. Questo popolo deve smettere di tenere schiavi e di fare […]

Confini

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Photo by Cole Patrick on Unsplash

Pubblichiamo un testo letto da Elvis Malaj alla rassegna Confini, svoltasi a Venezia nel maggio scorso.

di Elvis Malaj*

Confini.

Questo è un confine. Voi da una parte io dall’altra. Io dalla parte del palco, voi in platea. Qua sotto i riflettori, là nel buio. Di qua si è famosi, di là invece l’anonimato.

Vi piacerebbe venire da questa parte, vero? Potete far domanda, rilascio permessi di soggiorno.

Lei signora, si sta avvicinando troppo al confine.

Meno resilienza, più resistenza

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

di Andrea Colamedici e Maura Gancitano

Ci sono espressioni che entrano nel linguaggio comune e che iniziamo a usare senza domandarci quale sia il loro reale significato e quanto, di conseguenza, ci influenzino. Una delle più diffuse e pervasive è tatuata sul dorso della mano sinistra di Gianluca Vacchi, influencer da dodici milioni di seguaci, poco sotto la scritta Enjoy e subito sopra Prendi in mano la tua vita: è la parola RESILIENZA, considerata dai più come la panacea di ogni male e la via d’uscita perfetta dai nostri tempi oscuri, complessi e faticosi. Bisogna impadronirsi della propria esistenza, non farsi sovrastare dagli avvenimenti, riuscire ad affrontare qualunque situazione spiacevole. Eppure, a guardarla bene, resilienza è la perfetta negazione di questi consigli.

Italia, 2019

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Riprendiamo un post di Marco Giacosa, riadattato per minima&moralia. di Marco Giacosa Sono partito da Torino, ho acquistato un biglietto per l’aeroporto al bar di un signore cinese, vicino a Porta Nuova, ho preso l’autobus e sono arrivato a Caselle. Il volo era perfetto, l’aereo spezzava il blu senza una nube, sembrava immobile nel cielo […]