Perché nell’accademia ci sono così pochi anarchici?

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Pubblichiamo un estratto da Frammenti di antropologia anarchica di David Graeber, recentemente scomparso, appena ripubblicato dalla casa editrice Eleuthera. Ringraziamo l’editore per la gentile concessione.

di David Graeber

La domanda è pertinente, perché l’anarchismo, come filosofia politica, sta esplodendo proprio adesso. Ovunque crescono movimenti anarchici o ispirati all’anarchismo. I tradizionali principi anarchici – l’autonomia, l’associazione volontaria, l’autogestione, il mutuo appoggio, la democrazia diretta – già base organizzativa del movimento no-global, adesso giocano lo stesso ruolo nei movimenti radicali di ogni tipo e in ogni parte del pianeta.

Non superare le dosi consigliate: intervista a Costanza Rizzacasa D’Orsogna

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Libertà, che ringraziamo.

Non vi fate ingannare dal titolo conciliante né dai colori pastello della copertina, “Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzacasa D’Orsogna è un libro duro, durissimo, che punta dritto alle peggiori umiliazioni della vostra vita, a quelle cose che ricordi a notte tarda e che scacci come mosche fastidiose, e le riesuma una per una. Non si perdona niente Matilde, la sua protagonista, ma non perdona niente neanche a te che leggi.

Questo è un romanzo che contiene tanti temi fondanti, universali, e di cui si è parlato tantissimo per il body shaming, come mai?

C’è stato un grande caso mediatico sul libro legato a due episodi, il primo per un pezzo autobiografico che avevo scritto e che è diventato virale, il secondo quando il deputato Filippo Sensi, al quale sarò sempre grata, ne ha parlato a Montecitorio: qui è diventato un “caso politico” ed è arrivato a due edizioni in una settimana.

Roma: quali spazi per la cultura indipendente?

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a cura del Collettivo Spin Off

Mercoledì 15 luglio il Teatro di Roma ha ospitato una serata a sostegno del Rialto negli spazi del Teatro India. Con l’occasione il pomeriggio è stato promosso un dibattito intitolato “Roma – quali spazi per la creatività indipendente”, per fare il punto sull’agibilità degli spazi indipendenti che promuovono teatro, arte e cultura nella capitale. Hanno partecipato luoghi di natura diversa come Carrozzerie Not, Argot, Studio Uno, Fivizzano 27, Libera Assemblea di Centocelle, che hanno interloquito con alcuni rappresentati delle istituzioni (tra cui il vicesindaco Luca Bergamo). Quello che segue è l’intervento del collettivo di Spin Off.

Per chi non ci conosce, una breve presentazione. Spin OFF è un collettivo di artisti, tecnici e studiosi che due anni fa ha iniziato a immaginare un percorso culturale indipendente all’interno di Spin Time, uno spazio che ospita più di 150 famiglie di oltre 18 nazionalità diverse.

“Per un pugno di like”: intervista a Simone Cosimi

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Tra le riconfigurazioni portate dall’avvento dei social network (un fatto su cui ormai è possibile avviare un discorso critico anche in senso storico, considerando che dalla fondazione di Facebook sono passati ormai più di quindici anni), la questione del “likable”, dei “mi piace” da assegnare o ricevere nelle innumerevoli interazioni quotidiane, è assolutamente centrale. Forse, in un senso psicologico-antropologico, è persino la più delicata e interessante.

A questo argomento, e alle direzioni che stanno prendendo piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter, Simone Cosimi, giornalista per Wired, Esquire, Vanity Fair e altre testate, ha dedicato un saggio approfondito e snello, da leggere per farsi un’idea su aspetti che… piaccia o non piaccia fanno parte (e non da oggi) delle nostre vite.

Il caso Valarioti: un estratto

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autori, un estratto dal libro Il caso Valarioti, scritto da Danilo Chirico e Alessio Magro e uscito per Round Robin.

di Danilo Chirico e Alessio Magro

Due colpi. Le immagini dell’agguato

Sembra un gigante nero nell’ombra riflessa sulla terra, con la testa enorme e gli inconfondibili occhiali sul naso. Peppe cammina con le spalle al ristorante, lo stridore dei ciottoli lo accompagna, le luci lo illuminano da dietro. Quando svolta l’angolo e prosegue verso il fondo del viale, gli altri sono già attorno alle auto. Solo Peppino e Vincenzo gli sono dietro di qualche metro. Si sono fermati e Peppino cerca di convincere l’amico ad andare con loro in macchina. Adesso è buio, Peppe è di fronte alla sua 126 verde, infila le chiavi e le gira nella toppa con un gesto automatico. La sua mano appoggiata alla maniglia dello sportello perde la presa. Da sopra il canneto alla sua sinistra arriva un bagliore improvviso. È girato di fianco e lo percepisce appena, ma gli ferisce gli occhi come uno schiaffo.

Un altro giorno di morte in America: intervista a Gary Younge

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«Il razzismo è un virus insidioso che muta per adattarsi al corpo politico nel quale si annida. La discrepanza di reddito tra i bianchi e i neri è più importante oggi di quanto non lo fosse nel 1963, all’epoca della marcia su Washington, mentre le scuole del Sud sono più segregate ora di quanto non lo siano state negli ultimi quarant’anni», scrive Gary Younge, britannico classe 1969, nel libro pluripremiato Un altro giorno di morte in America (add editore, 350 pagine, 18 euro, traduzione di Silvia Manzio).

Younge, per oltre un decennio corrispondente di punta negli Stati Uniti del quotidiano The Guardian, di cui ora è editorialista insieme ad altre testate come The Nation e The New York Review of Books, ha una cattedra di sociologia all’Università di Manchester ed è attualmente visiting professor presso la London South Bank University.

Quale futuro per l’università?

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di Silvia Grasso

Che fine hanno fatto gli studenti nel dibattito sull’università nell’era della pandemia?

Sono molte le riflessioni collettive che si stanno sviluppando in queste settimane di inizio fase due relative al prossimo futuro, ma quelle che riguardano il futuro dell’Università sono timide e tutte interne all’accademia come se l’argomento non investisse direttamente l’intero tessuto sociale.

E anche laddove si verifica il dibattito, sembrano inascoltate le voci di quella categoria apparentemente inesistente che, insieme al corpo docente, costituisce il cuore, l’anima e il corpo della Università: ovvero la comunità studentesca.

Tra cultura pop e nuova oralità: una riflessione sui meme

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di Armando Vertorano

Fino a qualche anno fa i meme della rete erano appannaggio quasi esclusivo delle ultime e più digitalmente alfabetizzate generazioni. Di recente però quel confine è stato in buona parte valicato e anche le persone un po’ più in là con gli anni che di fronte alla parola meme strizzano gli occhi hanno almeno un gruppo whatsapp su cui si scambiano quelle che spesso liquidano come “cazzate divertenti”.

La caduta di questa barriera generazionale ha fatto fare ai meme un balzo significativo verso lo status di prodotto culturale di massa, e pur essendo talvolta considerata una forma d’intrattenimento poco significativa,porta a delle riflessioni interessanti sulle nuove forme di comunicazione dell’era digitale e sul loro rapporto con alcuni elementi della tradizione orale che sembrano ormai aver inesorabilmente imboccato il viale del tramonto.

La notte della civetta. Intervista a Piero Melati

Peppino Impastato di Gaspare Nuccio

Fotografia di Gaspare Nuccio.

«Oggi, dopo mille stragi, dopo Falcone e Borsellino, ogni spazio parrebbe chiudersi, non dico all’idillio, ma alla fiducia più esangue. E tuttavia…finché in una biblioteca mani febbrili sfoglieranno un libro per impararvi a credere in una Sicilia, in un’Italia, in un mondo più umani, varrà la pena di combattere ancora, di sperare ancora. Rinunziando una volta per tutte a issare sul punto più alto della barricata uno straccio di bandiera bianca», scrisse Gesualdo Bufalino nella nota Poscritto 1992 contenuta nell’antologia Cento Sicilie.

Alla vigilia degli anniversari dei due eventi, la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, che hanno segnato la contemporaneità della storia repubblicana, il giornalista e scrittore palermitano Piero Melati pone con il libro La notte della civetta (Zolfo editore, 288 pagine, 18 euro) domande taciute, che ci fanno evadere dalla riserva indiana nella quale è costretto un pezzo gigante della biografia nazionale. La storia della Sicilia è quella d’Italia. Melati ci libera dalla retorica degli eroi, per leggere le pagine chiare e tentare di decifrare quelle ancora oscure.

Le soluzioni sono molteplici, ma tutte contengono una parte ingiusta

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Pubblichiamo un intervento di Silvio Valpreda: è l’autore di Capitalocene, uscito per Add Editore.

di Silvio Valpreda

Il problema principale nello sviluppo dei sistemi di guida autonoma per veicoli è la risoluzione dei conflitti. Quando un’automobile controllata dall’intelligenza artificiale si trova di fronte a un ostacolo, il software deve trovare una soluzione. Quasi sempre però non c’è una sola soluzione possibile, ma ve ne sono molteplici. E sono tutte, in qualche modo sbagliate. O meglio contengono in sé una parte ingiusta.

Se, per esempio, il veicolo sta percorrendo una strada urbana a media velocità trasportando una persona anziana e improvvisamente un bambino attraversa la carreggiata senza che vi sia il tempo, considerate la massa, la velocità e l’aderenza dell’asfalto, di arrestare il mezzo in sicurezza, occorre scegliere tra due possibili soluzioni entrambe terribilmente ingiuste: investire il bambino o far uscire di strada l’anziano facendo andare il mezzo a cozzare contro un ostacolo.