Le feste di compleanno dei nostri figli nel secondo decennio degli anni duemila

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di Maurizio Cotrona

Ho tre figli piccoli (di 2, 4 e 6 anni) e, dal 2013, mi tocca partecipare alle feste di compleanno a cui sono invitati, ad un ritmo di circa 3 al mese (meno spesso in estate).  Sono stato testimone di una settantina di feste, accumulando esperienza per scrivere con una certa cognizione di causa di questo momento essenziale di socializzazione di nostri bambini. Non solo, ho vissuto le feste di Roma e di Taranto, e posso persino avventurarmi in una differenziazione geografica.

Primo dato atteso: non si festeggia più in casa. Solo 1 dei 70 compleanni (arrotondo per comodità) è stato ospitato nell’abitazione del festeggiato. Esiste ormai un’industria diffusa sul territorio, fatta di strutture che tirano avanti anche organizzando feste: palestre, asili, ludoteche, parchi-gioco, gomma park. Il termine “industria” mi sembra il più appropriato, perché la straordinaria omogeneità di svolgimento che ho potuto verificare sembra proprio quella di un processo industriale estremamente rodato.

Se partecipare al Premio Strega significa far pubblicità alla Toyota

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“Ma come, Matteo, non lo sai che ci sono regole d’ingaggio?” mi ha domandato uno degli altri quattro finalisti di questa edizione del Premio Strega, pochi giorni fa a Salerno, durante la prima delle presentazioni previste prima della serata finale. “Certo che lo so” gli ho risposto “ma fare pubblicità alla Toyota non era fra le regole d’ingaggio”.

La parola (laica) di Don Milani

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Mezzo secolo dalla morte di Lorenzo Milani, e dalla sua “Lettera a una professoressa”. Tanta storia è trascorsa, e per la ricorrenza in questo anno diversi libri sono stati scritti, molte parole sono state dette, alcune forse non a proposito. E proprio le parole sono al centro della riflessione di Valeria Milani Comparetti, la nipote del Priore di Barbiana, nel volume “Don Milani e suo padre”, che per l’appunto ha come sottotitolo “Carezzarsi con le parole” (Edizioni Conoscenza).

Valeria Milani (curatrice anche della cronologia del Meridiano Mondadori appena pubblicato) è figlia di Adriano, fratello maggiore di Lorenzo (e suo medico personale): il suo punto di osservazione è di certo prezioso. Le abbiamo chiesto di questa attenzione nei confronti del valore della parola, e racconta come Don Milani sia stato “un prete particolare anche per questo.

Scienza e Società, la simmetria imperfetta. Dialogo con il sociologo Massimiano Bucchi

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Questo pezzo è uscito su L’Unità, che ringraziamo.

La foto in primo piano della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, che sorride compiaciuta; sotto, in caratteri maiuscoli, l’appello: “Vaccini: chiediamo dimissioni immediate del governo per decreto legge da regime”. È una campagna promossa sul sito change.org, nata come reazione al recente Decreto legislativo che obbligherà i genitori di tutta Italia a vaccinare i propri figli; ma non solo: è anche uno dei numerosi sintomi di come il dibattito pubblico sia fortemente polarizzato sui temi di natura etico–scientifica che ci toccano da vicino.

Nel carcere di Bollate, tra i detenuti più anziani

Una prima versione di questo articolo è stata pubblicata sul numero 29 de Il Reportage.

di Maurizio Torchio

Chiedo a un agente dov’è l’area trattamentale. Lui mi risponde, gentile: “dopo il secondo orologio a destra”. Nel carcere di Bollate – periferia nord ovest di Milano, 300 metri in linea d’aria dall’Expo – gli orologi sono decine e sono tutti fermi. Come dopo un’esplosione o un terremoto. Quando sono venuto qui nel 2009 erano già fermi. Misurano lo spazio, non il tempo: scandiscono i corridoi. E dire che Bollate è un carcere modello, dove quasi tutti quelli che – per legge – avrebbero diritto a lavorare o a studiare lavorano o studiano.

S-town. I suoi luoghi oscuri

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Qui una lettura del pezzo che segue, a cura dell’autore.

Questa storia comincia nel dicembre del 2012, quando alla redazione di This American Life arriva una mail inviata da un certo John B. McLemore, Woodstock, contea di Bibb, Alabama. Si presenta dicendo di essere un vecchio ascoltatore del programma che ha deciso di contattarli per chiedere se hanno modo di mandare dalle sue parti un giornalista, un reporter, qualcuno insomma che possa investigare su certe gravi vicende che sono successe nella sua città, a Shitown, come l’ha ribattezzata.

Dalle prime mail si capisce che McLemore vive in una specie di terra dei fuochi morale. Nella sua città, antiche costruzioni vengono rase al suolo nel giro di una notte per fare spazio a Wal-Mart pronti a servire una umanità che passa il tempo a coprirsi di tatuaggi e ingrassare. Qui, scrive nelle mail, la gente è convinta che il mondo sia stato creato 5000 anni fa e che il cambiamento climatico sia una fandonia.

Prima di Capaci. Falcone e gli Stati Uniti

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Alle 17.56 del 23 maggio 1992, su una curva dell’autostrada che dall’aeroporto di Punta Raisi corre verso Palermo, la potentissima deflagrazione di oltre cinquecento chili di tritolo, scavando un cratere, uccise Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sopravvissero all’attentato i poliziotti Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello, che viaggiavano sulla terza auto blindata di scorta. Con loro è sopravvissuto Giuseppe Costanza, autista di Falcone, che sedeva nel sedile posteriore della vettura guidata dal giudice.

L’industria alimentare e la scomparsa dei cibi che più amiamo

Simran Sethi photo credit Cem Ersavci_newsletter

Pubblichiamo un estratto dal libro di Simran Sethi Bread, Wine, Chocolate. La lenta scomparsa dei cibi che più amiamo, pubblicato da Slow Food editore, che ringraziamo. Simran Sethi sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino con Carlo Petrini e Stefano Liberti sabato 20 maggio alle 13:30, in Arena Piemonte, per l’incontro dal titolo “L’industria alimentare e la scomparsa dei cibi che più amiamo”.

di Simran Sethi

Trovarmi nella sede storica della Tcho (in seguito si è trasferita) era come finire dentro un sogno di Willy Wonka: Charlie e la fabbrica di cioccolato. Brad mi ha portato in sala conferenze spiegandomi che stavano dando gli ultimi ritocchi a un nuovo cioccolato alla nocciola; ce n’erano scaglie sparse su tutto il tavolo. «Si serva», mi ha detto; ho sorriso beata: «Sono a posto così, grazie». Quell’intervista di venti minuti si è protratta per quasi due ore.

La storia di Brad mi ha catturato: il viaggio di un uomo che aveva iniziato studiando la chimica degli sciroppi di zucchero, finendo per produrre un cioccolato pluripremiato. Poi mi ha raccontato di quando ha condiviso quel cioccolato con i contadini che avevano coltivato il cacao – gente che non aveva mai«Si assaggiato una tavoletta di cioccolato –, «uno dei momenti più importanti di tutta la mia vita». Cominciavo a rimpiangere la scelta di depurarmi. Mentre chiudevamo l’intervista, Brad ha chiesto se volessi visitare la fabbrica.

Svetlana Aleksievic: letteratura è regalare la voce alle anime ferite

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Pubblichiamo un intervento del premio Nobel Svetlana Aleksievic apparso su Repubblica il 25 aprile scorso. Ringraziamo autrice, testata e Bompiani. La traduzione è di Paolo Maria Bonora.

di Svetlana Aleksievic

Se mi avessero chiesto a cosa pensavo più spesso, avrei risposto: alla libertà. In carcere, in un lager l’uomo pensa soprattutto alla libertà, ma ciò non significa che egli sappia cosa sia, la libertà. Agli idealisti la libertà non riesce mai. Perché? La risposta l’ho cercata nella vita vissuta, ovvero per le strade: nei discorsi, nelle grida, nel pianto. Là essa era autentica, non ancora raffinata dal pensiero o dal talento di qualcuno.

Piccola città. Per una storia culturale dell’eroina

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Guardate questa bambina. Questa bambina sono io.

Ho la piuma in testa e delle foglie in mano. È il 5 settembre del 1976 e Democrazia Proletaria festeggia sul monte Amiata le elezioni del 20 giugno, dove ha preso l’1,5 per cento. Ben 6 deputati. Ma io queste cose non le so. So, però, che c’è babbo che ha dipinto di rosso la porta del PdUP a Grosseto, e a me questo nome, Pdup, mi sembra che rimbalzi.