A tavola con l’Hyperion

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Hyperion è il nome di una scuola di lingue aperta a Parigi negli anni ’70, che per alcuni fu il vero e segreto cervello delle Brigate Rosse. Questo è il racconto di un incontro con Corrado Simioni, fondatore di Hyperion. Simioni è scomparso nell’ottobre 2009. L’articolo è stato pubblicato nel novembre 2009 su L’Europeo.

L’arrivo.

Avvio il motore della macchina alle otto del mattino del 30 dicembre 2007, vigilia di capodanno. Raggiungerò il luogo in cui Corrado Simioni vive, una frazione collinare nel dipartimento della Drôme, Francia sud orientale, soltanto intorno alle sei di sera. Di Corrado Simioni si dice che sia stato, nei primi anni ’60, un militante della corrente autonomista del PSI. Dal quale poi venne espulso. Si dice che a Milano lavorò per L’Usis, un istituto culturale con compiti di diffusione della cultura americana nel mondo, ma all’occorrenza utilizzato in funzione anticomunista. Si dice che a Monaco di Baviera, alla metà degli anni ’60, lavorò per Radio Free Europe, emittente radiofonica foraggiata dalla Cia. Si dice che fu tra i relatori del convegno di Pecorile con il quale, nell’agosto 1970, si sciolse il Collettivo Politico Metropolitano e nacque il primo nucleo delle Brigate Rosse.

Le figurine dei calciatori

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Veniva settembre, il mese che sanciva l’inizio dell’anno scolastico e del campionato di calcio di Serie A. Veniva un mattino di luce brillante, nell’aria ancora tiepida della fine dell’estate, quando davanti al cancello d’ingresso della scuola faceva la sua comparsa un essere umano singolare, l’annunciatore di un tempo nuovo di beatitudine e di divertimento: l’uomo delle figurine Panini, le grandi raccolte per la gioventù. Con sé aveva una grossa borsa di tela da cui estraeva album e pacchetti dai colori scintillanti, i frutti primaticci della nuova stagione. Noi ragazzini lo circondavamo, lo assalivamo, sottraevamo tutto il contenuto della borsa, sapevamo che era gratis, perlomeno quel primo abbocco, e poi, una volta tornati a casa, imploravamo le nostre madri di correre in edicola a comprarci i primi dieci pacchetti.

Il cornuto e il fascismo. Un aneddoto di Andrea Camilleri

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La sapienza di una lingua rigorosa è un rifugio dalle contese del popolo. Soprattutto in momenti come quello che stiamo vivendo, in cui le contese del popolo brillano per imbecillità di sincronia con le voci sparate dai megafoni della popolarità. Quel chiacchiericcio blaterato, spesso triste e triviale, che osserviamo sui social network altro non è che l’eco di parole dette da chi dovrebbe avere la responsabilità della lingua.

Come il (non) tema dell’immigrazione sta monopolizzando la campagna elettorale

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Se c’è una cosa sulla quale tutti i commentatori sono d’accordo, al punto da essere diventata un luogo comune alla “non esistono più le mezze stagioni”, è che stiamo vivendo una campagna elettorale orribile.

Uno dei problemi principali è che si sta incentrando pressoché esclusivamente, anziché su tematiche importanti e pressanti come quelle del lavoro o dell’ambiente, sulla “paura dell’immigrato”.

È ovvio che se passa l’idea che questo sia il principale problema dell’Italia sicuramente andremo incontro a un successo delle destre, che se viene assecondato questo tipo di narrazione la sinistra non ha alcuna possibilità di vincere.

Ma è vero che stiamo vivendo un’invasione?

I numeri sembrano raccontare una storia diversa.

1965. Una nota su Jackson Frank e la parola “Outsider”

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Una riflessione sulla figura retorica dell`Outsider e sulla vita e la musica di Jackson Frank

Galassia Mucca

muccass

di Giorgio Ghiotti

Mi sono trasferito a Milano da quattro mesi, e al Muccassassina manco perlomeno da settembre. Però, dopo aver letto il reportage firmato da Marco Marsullo e pubblicato da Rolling Stone (Muccassassina, il racconto del party LGBTQ più cool di Roma), sono tornato subito con la mente alle serate – meglio, alle nottate – passate al Qube in via di Portonaccio. Mi sono chiesto allora se questo di Marsullo non sia, più che un reportage, del quale non ha né l’esattezza né la complessità, un’incursione goliardica di uno che, del locale, racconta le stanze (più o meno dark), gli spettacoli per sommi capi, gli assalti etero alle fanciulle e quelli gay allo scrittore che firma il pezzo. Marsullo però specifica cordialmente: «Sempre tutto molto civile; molto più civile dell’approccio medio uomo-donna in qualsiasi locale.»

Degenerazione

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di Marco Mantello Il Movimento 5 stelle è un misto di livore da esclusi e pragmatismo nazionalista, non ci sono idee politiche ma cose da fare per “gli italiani” e “il paese”, con questo complesso del “siamo puliti e non corrotti e lo siamo programmaticamente, conti alla mano, tagli agli stipendi alla mano, siamo etici, […]

Ai direttori e alle direttrici delle reti televisive e delle testate giornalistiche

bansky

Siamo studiosi e studiose, scrittori e scrittrici, preoccupati dal dilagare dell’odio nei media italiani. Odio verso le donne, i migranti, i figli di migranti, la comunità Lgbtq. Un odio che è ormai il piatto principale di moltissimi talk show televisivi nei quali vige da tempo la politica dei microfoni aperti, senza nessuna direzione o controllo. […]

I nostri briganti. L’emigrazione italiana e il prezzo del pregiudizio

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La teoria della cospirazione e dell’infiltrazione su un tessuto sano del malaffare straniero, spesso assimilato a un modo di essere, a un sentimento indomabile, e all’invasione di immigrati italiani sono state cavalcate quotidianamente per decenni dalla stampa, da sociologi e accademici lombrosiani nordamericani.

Il primo gennaio del 1884 The New York Times asserì in un articolo dal titolo esplicito “I nostri briganti” (Our Brigands):

«Gli italiani che giungono in questo paese con un rispetto ereditario per il brigantaggio, naturalmente pensano che l’America sia un ottimo terreno per il genuino brigantaggio italiano. Ciò che stupisce è che non abbiano mai pensato di impegnarsi in qualche altra attività. La città di New York offre eccellenti possibilità per il brigantaggio del genuino modello italiano».

Dizionario per matusa: Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile, parte seconda

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di Rossano Astremo

Le parole che leggerete di seguito vanno considerate come appendice di un testo apparso su Minima&Moralia dal titolo “Prof, sei proprio un bufu!”. Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile. Qui il link del testo al quale rimando per maggiori considerazioni teoriche su come e perché i giovani di oggi parlano usando alcuni termini e non altri e su qual è il contesto a cui faccio riferimento nella mia disamina “sociolinguistica”. In sintesi, però, posso qui dire che all’interno del testo facevo riferimento alla mia esperienza di docente di Italiano in un Liceo del centro di Roma e di come questo mestiere mi porta costantemente a contatto con adolescenti che hanno nelle loro scelte linguistiche “oscure” un’arma contundente da issare contro quei vecchi matusa degli adulti.