Controllo e sicurezza, il Grande Fratello cinese

1china

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

L’atrio degli uffici della Terminus, a Pechino, è completamente bianco. Il taglio a zig zag delle porte che consentono gli ingressi negli open space è quello che ricordiamo nei film di fantascienza e nella popolare serie di Guerre Stellari.

L’idea da trasmettere è quella di «futuro» più o meno immaginato e conosciuto, perché Terminus – fondata nel 2015, una delle tante startup cinesi divenuta ben presto «unicorno» (valutate oltre il miliardo di dollari) – il «futuro» lo maneggia per renderlo estremamente «presente».

Il sogno surrealista continua. Una lettura di “La Fila” di Basma Abdelaziz

1basma

di Lucia Sorbera

Il Salone del Libro di Torino si tiene a maggio, ma il Laboratorio Salone è aperto tutto l’anno e attraversa i confini.

Per prepararmi a questa edizione, lo scorso 16 Dicembre sono andata al Cairo a incontrare Basma Abdel Aziz, editorialista di punta del giornale Al-Shuruk, autrice di due raccolte di racconti che le sono valsi il premio Sawiris nel 2008 (e che sono attualmente fuori commercio) e di quattro saggi.

I primi due intitolati rispettivamente Cosa c’è dietro alla Tortura (Dar el-Merit, 2008) e Memorie dell’Oppressione (Ed. Dar al-Tanwir, 2014) sono ispirati al suo lavoro di psichiatra. La Tentazione del Potere Assoluto (Ed. Safsafa, 28 Gennaio 2011) è invece un saggio sociologico in cui denunciava la violenza della polizia in Egitto.

Élites e popolo in circolo con «La Scaletta» di Matera

1scalet

Riprendiamo un commento apparso su La Gazzetta del Mezzogiorno, che ringraziamo. (fonte immagine)

Ci si interroga parecchio negli ultimi tempi su che cosa sia o debba essere un’élite, e sulla distanza crescente tra le élites politiche, culturali, economiche e il popolo. È forse utile provare a riflettere sulla questione in termini pragmatici, per esempio alla luce dell’esperienza del circolo culturale La Scaletta, che ha appena festeggiato a Matera i sessant’anni di attività, il sette aprile scorso.

Storie dalla Semana Santa a Siviglia, tra passato e presente

1mats

Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo.

SIVIGLIA. Lo scorso gennaio, Vox, il partito sovranista di estrema destra, ha scatenato le proprie ire contro la titolare della politica sociale del neonato governo andaluso di centro-destra, rea di aver contestato in un vecchio articolo la Semana Santa sivigliana. Dopo il successo nelle elezioni andaluse, Santiago Abascal, leader di Vox, forte di un undici per cento di voti su cui in pochi avrebbero scommesso, ha alzato il tiro. La retorica identitaria, in Andalusia, si era già fatta largo fra gli appassionati di tauromachia – qui ancora numerosissimi. Abascal aveva lanciato la sua campagna elettorale chiamando a sé toreri di grido, ma dopo il successo delle elezioni andaluse ha allargato le sue mire su ogni tradizione spagnola, pur di farsi rappresentante di quell’hispanidad profonda che a molti appare sempre più in declino, quasi fosse un semplice scarto del Novecento.

Ho paura dell’uomo nero

1accoglienza

di Francesca Faccini

Lavoro in un’azienda in Alto Adige e ogni volta che arrivo in ufficio devo lasciare le mie impronte digitali: la serratura della porta d’ingresso scatta solo dopo aver appoggiato il polpastrello su un dispositivo di lettura. Inizialmente pensavo che fosse un semplice traguardo inquietante della tecnologia, ma poi ho capito che l’arrivato futuro distopico è un passato che si continua a reiterare.

Per il primo mese di servizio non sono riuscita a far funzionare l’apertura.

L’Ungheria e l’Europa: intervista ad Ágnes Heller

1heller

Ágnes Heller, allieva di György Lukács ed esponente di spicco della cosiddetta “scuola di Budapest”, è stata una protagonista della rassegna Libri come, realizzata recentemente all’Auditorium Parco della Musica. L’abbiamo incontrata in quell’occasione.

La filosofa ungherese di origine ebraiche, classe 1929, sopravvissuta all’Olocausto, una delle intellettuali più influenti del Novecento, continua a esercitare la propria dissidenza ed essere una voce critica nel cuore dell’Europa proiettata verso le elezioni di maggio.

In libreria c’è la sua ultima fatica: Orbanismo (Castelvecchi, 65 pagine, 9 euro, traduzione di Massimo De Pascale e Federico Lopiparo). È un’analisi dell’Ungheria e dell’Europa vista da est nel tempo del Premier ungherese Viktor Mihály Orbán.

“Maternità” di Sheila Heti. Un pezzetto di libertà vera

1bourgeois (1)

Miles ha detto che la decisione spetta a me: lui non vuole figli a parte quella che ha già avuto, abbastanza casualmente, quando era giovane, che vive con la madre in un altro paese e passa da noi le feste e metà dell’estate. […]
Se proprio voglio un figlio possiamo anche farlo, ha detto, però devi essere sicura.

La protagonista senza nome di Maternità, scritto da Sheila Heti e pubblicato qui in Italia da Sellerio con la traduzione di Martina Testa, deve decidere se vuole avere un figlio e il tempo stringe. È una donna di trentasette anni, una scrittrice con sei libri pubblicati in luogo dei sei figli avuti invece da sua cugina, ha un compagno che ama, è insomma in quella fase della vita che, diamo un po’ tutti per scontato, apre alla stagione della ruminazione obbligatoria. Se vuole un figlio può averlo, ma appunto, deve essere sicura. E questo vuol dire in sostanza rispondere a quella che Rebecca Solnit ha chiamato la madre di tutte le domande. Maternità è la mappa, o forse dovrei dire il diario di viaggio, la narrazione di tutti i luoghi mentali ed emotivi in cui questa domanda ha condotto l’autrice – il libro è definito un romanzo, questa la sua collocazione editoriale, questa la definizione che Heti stessa, a giudicare dalle interviste che ho letto, preferisce. La voce narrante di queste pagine lo chiama, di volta in volta, “un profilattico”, “una scialuppa di salvataggio”, “una difesa scritta”, “il luogo di questa lotta”, “un libro per prevenire lacrime future”.

Ritorno a Atene

1atene

Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo. (fonte immagine)

ATENE. La sede del miglior giornale greco fra quelli che si possono leggere in lingua inglese si trova al primo piano di un tipico palazzo ateniese del Novecento. Per raggiungerla è necessaria un’esperienza estetica che da sola può spiegare la città e la Grecia di oggi. È cosa alla portata di tutti, del resto. Basta infilarsi sulla via intitolata a Kolokotroni, condottiero nell’indipendenza dai turchi, e fermarsi al civico 59 B.

Qui il visitatore rimarrà disorientato di fronte a quello che ha tutta l’aria di un bar di gran successo. I mille colori di suppellettili, cornici, pelli e bislacchi barocchismi tracimanti nel kitsch travolgono chi si ostini a entrare. Eppure fa bene chi non cede al timore di aver sbagliato portone. Il bar Noel, infatti, come capita spesso in Grecia, ha preso possesso dell’atrio del palazzo a tal punto che nessuno potrebbe immaginare di trovarsi a percorrere spazi condominiali. Tirando dritto fra la folla vociante a ogni ora, i camerieri indaffarati, la musica, il rumore di stoviglie e il fumo spesso di centinaia di sigarette, in fondo all’atrio una luce fioca risplende oltre gli scintillii della modernità.

Copertine, parole e musica: un’indagine sul rapporto tra forma e contenuto

1storm

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Gabriele Marciano Sguardo, forma, verità. Indagine multidisciplinare sull’esperienza conoscitiva ed estetica.

di Gabriele Marciano

Abiti e copertine

Il senso comune, da una parte, diffida delle complicate formulazioni filosofiche (soprattutto quelle attuali, sempre più astratte e lontane dal senso comune, come del resto lo sono anche quelle scientifiche), e preferisce soggiornare in quelle “isole di certezza” dove un tavolo è un tavolo e una pipa è una pipa (citazione non casuale del celebre quadro di Magritte che raffigurava una pipa, con la dicitura, in francese: «Questa non è una pipa». Più avanti si parlerà del rapporto fra contenuto apparente, o prossimale, e contenuto profondo, o distale). Come già detto, il realismo diretto rivaluta questo versante del senso comune, e sembra accusare la speculazione filosofica “avversaria” di eccessiva astrusità e di complicare senza motivo un tema così naturalmente semplice.

Lady Gaga, il mutamento e il dio Vertumno

1lady

di Tiziano Rugi

(fonte immagine)

Dopo l’iniziale sorpresa in A star is born, dove appare senza trucco e senza i suoi incredibili travestimenti, nell’ultimo spettacolo Enigma Lady Gaga è tornata “se stessa”, interpretando vari avatar in uno stilo cyber-alieno.

Dall’esordio nel 2008 la sua immagine ha avuto così tante trasformazioni (alcune persino estreme) che non è solo impossibile prevedere quale sarà la sua prossima apparizione, ma persino ricordare da cosa è evoluta. Ha indossato outfit di ogni genere, la maggior parte incredibilmente estrosi e bizzarri, e quasi sempre corredati da vertiginose scarpe che sfidano le leggi di gravità.