Un racconto sulla “Storia della colonna infame”: seconda parte

1manz

Pubblichiamo la seconda parte della serie dedicata alla Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, a cura di Virginia Fattori. Qui la prima puntata.

di Virginia Fattori

La Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, di cui si è fatto il punto letterario nella prima parte, racconta uno dei più clamorosi complotti della storia moderna.

Se il mediatico è politico. Appunti sulla costruzione sociale del genere

1gend

Una visione del mondo puramente aristotelica ci suggerirebbe che l’essere umano è per natura un animale politico e che, conseguentemente, ogni azione ha un’origine e un significato, sul piano semiotico e nelle dinamiche di significazione, inevitabilmente politico. Non è la ragione o l’istinto a differenziarci dagli altri mammiferi ma la parola: affidare un significato politico ai linguaggi mediatici vuol dire comprendere che il tutto è più della somma delle singole parti, che quelle dialettiche creano – producono e riproducono – un immaginario vivo e pulsante che invece di distruggerla artisticamente asseconda la narrazione di un paese intento a riconfermare continuamente le proprie ipotesi, ma soprattutto vuol dire accettare che i vuoti politici non esistono.

Leoluca Orlando e Palermo, se l’incanto diventa destino

Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica – Palermo, che ringraziamo.

Incantare è un’arte. Incantare è una strategia. Incantare è anche una trappola. Se l’«incanto» – evocare il magico tramite ponderate cantilene – è tra i pilastri del discorso istituzionale, ogni amministratore ha una sua peculiare tecnica fascinatoria. Leggendo il discorso pubblico del sindaco di Palermo da questa prospettiva, la sensazione è che per Leoluca Orlando l’incanto sia non solo una tecnica ma un destino.

Prima condizione dell’incanto orlandiano è partire da un’evidenza incontestabile: «Oggi Palermo è migliore di com’era negli scorsi decenni».

All’orizzonte delle nostre città isolate c’è “Futureland” di Lola Arias

1futu

di Francesca Lombardi

Una città, organizzata e tecnologicamente funzionante, galleggia isolata sul mare. Nulla sembra possa scalfirla nella sua lucente funzionalità.

È Futureland, la Berlino del futuro.

Nell’ultimo lavoro di Lola Arias, una parete video ad animazione 3D accoglie gli spettatori nel container del Maxim Gorki Theatre, introducendoli allo spettacolo: “Welcome to Futureland”, recita la scritta in sovraimpressione.

Lo spettatore, ancor prima dell’inizio, viene invitato a confrontare la propria idea di città con quella proiettata. Chi non vorrebbe vivere, isolato ma felice, in un luogo che offre qualsiasi possibilità ai suoi abitanti?

La risposta è tutti. Eppure, sembra non riusciamo ad accorgerci che Futureland non sta parlando a noi, che già l’abitiamo, ma ai protagonisti che hanno dovuto combattere per potervi accedere. Otto adolescenti provenienti da Guinea, Afghanistan, Siria, Somalia e Bangladesh che hanno affrontato l’inferno delle leggi sull’immigrazione minorile tedesche.

Pillola di saggezza – Una storia in stand-by da quarant’anni

Thousands Join March For Our Lives Events Across US For School Safety From Guns

Lo ammetto: ho finito di vedere la prima stagione The Handmaid’s Tale solo una settimana fa. Ho passato cinque giorni con gli occhi attaccati allo schermo, tentando di autoconvincermi dell’inverosimiglianza di una storia simile e di come l’idea di una politica che percepisce la donna come una macchina per fare figli fosse ormai superata. Non ci sono riuscita.

A dicembre 2017 ho iniziato a occuparmi di salute riproduttiva, in particolare contraccezione ormonale femminile in Italia: ho visitato ospedali di Roma e di Torino per confrontarmi con i medici, ho incontrato specialisti che credono nell’importanza del tema, ho seguito conferenze, ho parlato tanto con le donne per scoprire quale fosse l’idea che avevano della contraccezione e ho seguito da vicino le battaglie più recenti. Simboli di protesta nella lotta per i diritti riproduttivi mondiali, dall’Ohio all’Irlanda — passando per il Veneto — le ancelle hanno invaso le piazze. Forse proprio per questo non sono riuscita a sentire poi così lontana l’ideologia sociale dietro The Handmaid’s Tale, anche se avrei voluto; per questo, davanti all’originale della Atwood e al suo secondo, The Testaments, ancora esito. Esito soprattutto quando una cara amica, madre di due, decide in accordo col marito di abortire il terzo figlio e mi chiede sostegno, due giorni fa. Esito quando mi interrogo su cosa le accadrà, in una famiglia appena appena giudicante. Sui consigli non richiesti che riceverà. Sul supporto istituzionale che non riceverà.

Viaggi alla fine del mondo. Una conversazione tra Joanna Pocock e Alberto Giuliani

science-in-hd-1WBN-JKSmKI-unsplash

Dopo aver ospitato il confronto Albinati-Cusk, pubblichiamo un altro contenuto nato all’ultimo FILL di Londra: un dialogo tra Joanna Pocok e Alberto Giuliani, autori rispettivamente di Surrender, uscito per Fitzcarraldo, e Gli Immortali (Il Saggiatore). I due libri affrontano tematiche ambientali e di nuova sociologia, guardando al futuro prossimo.

Il testo è a cura di Maddalena Vatti, che ha moderato l’evento e curato il testo che segue.

Photo by Science in HD on Unsplash

Maddalena Vatti: Questo è, per entrambi, il primo esperimento letterario in forma lunga. Ci sono molte somiglianze formali, prima fra tutte la scelta di un genere ibrido, all’intersezione fra memoir, saggio, reportage e diario di viaggio. Effettivamente vi siete entrambi imbarcati in lunghi viaggi che vi hanno portato alla scoperta di luoghi lontani, il West americano per Joanna, l’Asia, l’Oceania e perfino il Polo Nord per Alberto.

Valentino Bellucci e la riscoperta della cultura vedica

1ved

Valentino Bellucci è un autore straordinariamente prolifico, in grado di spaziare dalla poesia mistica (I Canti di Mazdeo, autoprodotti, Viandanti ritratti mistici per le edizioni Ke, Lo scioglimento dell’ego per Italic, Poesie d’amore per Passigli) al saggio filosofico (La consapevolezza filosofica per le casa editrice Mezzelane, La psicologia dello Yoga per Enigma Edizioni, La saggezza di Shiva per Xpublishing), dai racconti allegorici (L’ultimo guardiano del valico per Digital Soul, Hulk si innamora per Giovane Holden) all’analisi esoterica delle opere di grandi figure culturali (Goethe esoterico, Gli specchi segreti di Salvador Dalì, entrambi per Fontana Editore), senza citare i classici del pensiero vedico (Uddhava-Gita per Mimesis, Brahma Samhita per Enigma Edizioni) da lui curati con profonda erudizione.

Storia di una caregiver

neonbrand-Np0s6GO9QkY-unsplash

Photo by NeONBRAND on Unsplash

Quest’anno la Scuola del libro mi ha proposto di tenere un corso di scrittura autobiografica a Roma. L’idea che in seguito è diventata la base del corso è partita da una domanda: chi ha detto che la propria storia personale sia meno interessante di una storia di pura fantasia? E soprattutto da una mia convinzione: tutti abbiamo una storia degna di essere raccontata, tuttavia scrivere di sé non è fare la cronaca della propria esperienza passata – o almeno, non solo –, ma narrare il tumulto che si vive durante quell’esperienza. La scrittura del sé è quindi il racconto in diretta di una presa di coscienza, un racconto che prende vita sempre nel tempo presente.

Daniele Vicari nella battaglia

1vicari

“La lettura delle testimonianze mi costringe a una serie di domande impossibili da eludere. Che rapporto c’è tra quel che sto scrivendo e la realtà dei fatti? Tra la ricostruzione, la rappresentazione attraverso il racconto e l’esperienza concreta di chi era presente? E come posso io, narratore di tutto questo, incontrare davvero la vita vissuta?”.

Il narratore di tutto questo è Daniele Vicari, di professione regista, che per la prima volta imbraccia lo strumento della letteratura per provare a dare voce e senso ai fatti.

Lipsia tra le due Germanie, trent’anni dopo la riunificazione

1lips

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, qui in una versione più estesa. (fonte immagine)

A Lipsia le “Montagsdemonstrationen”, le proteste non violente del lunedì, tracciarono non solo simbolicamente la strada che condusse alla caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989.

All’alba di quell’anno, l’aria a Lipsia, epicentro della Ddr e sede del colosso industriale VEB TAKRAF che raggruppava ventisei imprese, era irrespirabile. I confini della città erano pieni di crateri di lignite e le fabbriche a carbone l’annerivano. Nelle chiese, luoghi relativamente sottratti al controllo poliziesco statuale, la protesta degli ambientalisti, che rappresentarono il primo nucleo della rivolta pacifica, si saldò con quella di chi mirava ad abbattere la frontiera tra le due Germanie per riconquistare piena libertà di movimento e d’espressione. Coltivando ancora l’idea di riformabilità dall’interno del sistema, contestavano allo Stato socialista di aver tradito il socialismo e non sognavano il capitalismo.