Quando i neri erano i meridionali: ovvero, l’ultimo è “il più terrone” di tutti

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Qualche giorno fa un video con Andrea Pennacchi, diretto dal regista Francesco Imperato, è diventato, come si dice, virale. Pubblichiamo il testo originario da cui è tratto, scritto da Marco Giacosa, che ringraziamo.

di Marco Giacosa

Ciao terroni, come va?

Mi ricordo di voi, eravate quelli che arrivavano con il treno e la valigia di cartone, scendevate a Torino o a Asti e vi piazzavate davanti al municipio: «Vogliamo una casa».
Eh, bravi. La fate facile. Altro che 35 euro al giorno.
Parlavate di «diritti», ma i doveri?
«Ma noi venivamo a lavorare».

Fachinelli, Eco e l’eroina

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(Domani, a partire dalle 9.30 presso l’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, si terrà un convegno sulla figura di Elvio Fachinelli. Qui tutte le informazioni.)

di Dario Borso

I.

Su “La repubblica” il 9 dicembre 1988, giorno dell’approvazione in Parlamento del disegno di legge Jervolino-Vassalli (che secondo il cofirmatario Bettino Craxi valeva a “introdurre il principio della punizione dei tossicodipendenti”) Elvio Fachinelli pubblicò I drogati e Beccaria, dove traeva la conseguenza che “qualunque consumatore di droga si troverà esposto a un ampio ventaglio di sanzioni, decise a discrezione del giudice: il drogato si trova dunque davanti alla maestà della legge”.

Quello che sapevamo, e cosa non deve accadere dopo la morte di Desirée

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È un’area vasta, grande, che si estende per un isolato intero, che non riesco a quantificare in metri quadrati, con un perimetro che a percorrerlo a piedi ci metti parecchi minuti. Dall’alto di via dei Lucani si vedono, le vediamo da anni, le vediamo da sempre, baracche, tetti in lamiera, edifici abbandonati, scheletri in costruzione, qualche impalcatura e una gru smontata da poco tempo, rimasta in piedi a lungo, minacciosa, inutile e incombente. Tra gli edifici bassi spuntano alberi e vegetazione spontanea. Puoi immaginarci un parco, un’area verde, o uno spazio da riconsegnare al quartiere, alla città, senza neanche troppi sforzi visionari. Dovrebbero pensarci gli urbanisti. Invece è lì tra quelle postazioni sfatte che è morta per overdose una ragazza di sedici anni, si chiamava Desirée, dopo aver subito uno stupro di gruppo.

Il futuro del lavoro tra Big Data e intelligenza artificiale

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Etichettare qualsiasi cosa: guardare una foto su uno schermo e apporre manualmente etichette, guardare un video e apporre etichette, ascoltare un audio e apporre etichette. Su qualsiasi cosa: il volto di una persona, una strada, una lunga fila di macchine, panorami e luoghi geografici, animali, tutto. Solo in questo modo il fantastico mondo dell’internet delle cose potrà essere possibile nel prossimo futuro. Solo in questo modo le auto senza guida potranno viaggiare, si potranno controllare da remoto tutti gli elettrodomestici di una casa o usare la propria faccia per pagare, prenotare, comprare qualsiasi cosa, o perché le telecamere intelligenti possano fare il loro dovere in questa epoca dalle tendenze sempre più totalizzanti nel controllo sociale.

Verso il transumanesimo e oltre: i libri di O’Connell e Shanahan

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Le nuove suggestioni tecnologiche, con la loro generazione di sentimenti misti tra timore e curiosità, stanno pian piano acquisendo un certo rilievo editoriale. Si può pensare per esempio al recente e interessantissimo saggio 6/5. La rivolta delle macchine di Alexandre Laumonier, pubblicato dalla collana Not delle edizioni Nero, concentrato ad illustrare l’automatizzazione dell’economia globale («Fino alla fine del XX secolo, i mercati finanziari erano immersi in un ambiente fatto di grida d’ogni genere. Poi, in meno di un quarto di secolo, il silenzio si è imposto: gli umani furono rimpiazzati dalle macchine» recita uno dei passaggi più belli del libro), oppure a due libri da poco pubblicati, Essere una macchina di Mark O’Connell, edito da Adelphi e La rivolta delle macchine di Murray Shanahan, per la Luiss University Press.

Storia dell’immigrazione straniera in Italia: un estratto dal libro di Michele Colucci

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri (Carocci), presentato questa mattina al CNR di Napoli.

di Michele Colucci

Aeroporto di Fiumicino, 21 marzo 1988. Da un volo proveniente dalla Nigeria sbarca un cittadino sudafricano. Immediatamente dichiara alle forze di polizia presenti allo scalo la volontà di richiedere l’asilo politico. La domanda viene accolta con scetticismo dai funzionari. Nel 1988 esiste in ancora Italia la cosiddetta “riserva geografica”, per cui a parte pochissime eccezioni solo i cittadini dell’Europa dell’est possono accedere al diritto d’asilo.

“Caro avvocato degli italiani e dei diritti umani…”. Una lettera aperta a Giuseppe Conte

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di Marco Mantello Gli ultimi e i primi Caro avvocato degli italiani e dei diritti umani Conosco diverse persone qui a Berlino, ma ce ne sono tante anche in Danimarca, in Inghilterra e in diversi paesi europei, che hanno vissuto con il sussidio e alla fine hanno detto di no a un sistema di dare […]

Mestieri inutili e crisi del capitalismo. Un dialogo con David Graeber

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Questo dialogo tra Raffaele Alberto Ventura e David Graeber è uscito sul numero di aprile di Linus, che ringraziamo.

Tu sostieni che al cuore del nostro sistema economico ci sono i mestieri del cazzo (bullshit jobs). Ovvero quei mestieri dai nomi altisonanti che sembrano non servire a nulla, dal consulente al product manager, anelli di una catena di operazioni di cui si fatica a vedere l’utilità. Al tempo della “classe disagiata”, si tratta di una condizione in cui si riconoscono molti lavoratori del terziario, una specie di vuoto di senso che ricorda la condizione dell’Amleto di Shakespeare…

L’obbedienza non è più una virtù: Domenico Lucano e il mestiere di sindaco

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C’è una cosa che mi frulla in testa da quando ieri mattina ho sentito alla radio la notizia dell’arresto di Domenico Lucano, sindaco di Riace. Una storia che conoscevo già ma che ho sentito raccontata direttamente dal suo protagonista qualche settimana fa a Conversano, in Puglia: la storia di Michele Zanetti, politico democristiano e presidente della provincia di Trieste negli anni della chiusura del manicomio friulano.

Alla voce Ulisse

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La terra dentro Roma pullula d’invisibili. Creature notturne di un’umanità inafferrabile, in molti non parlano la nostra lingua e ufficialmente sono non persone, dette tali semplicemente perché sono sconosciute al diritto. Dormono sotto i ponti e i cavalcavia, in tende, loculi e capanne di cartone. Sono in centinaia dal calar del sole a gravitare attorno alle nostre stazioni. Per loro ritrovarsi la notte vuol dire suggerirsi a vicenda, prima dell’alba, che qualcosa si è, che qualcuno di simile a te ti riconosce. Certo, al sorgere del sole di quel riconoscimento resta solo la traccia di un sogno. Bisogna sparire, perché di giorno il mostro là fuori – l’umanità civile – ti disconosce.