Oltraggio alla Catalogna (presa a calci)

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Pubblichiamo un articolo di Matteo Nucci, uscito su «La Lettura», sulla Catalogna.

“Meglio il silenzio. Mai umiliare lo sconfitto”. Era luglio, a Huelva, nel più profondo sud di Spagna, e la notizia della richiesta di aiuti da parte della Catalogna a Madrid campeggiava su tutti i giornali. Nel bar si rideva e gli uomini si davano pacche sulle spalle. Sembrava che fosse uscito il risultato di un match in cui l’eterno sconfitto ha rovesciato il risultato finale. Poi il vecchio appassionato di corride si è alzato in piedi e ha messo tutti a tacere. Aveva ragione, certo, ma per chi conosca un po’ la Spagna e decenni di polemiche segnate dallo spirito indipendentista catalano contro lo Stato centrale, non suonavano strane neppure le risa di un bar. Tutti sanno, del resto, che per anni la Comunità Autonoma di Catalogna ha ricevuto finanziamenti da Madrid, pur sbandierando una sorta di superiorità, soprattutto economica. La contraddizione esplose al termine dei ventitré anni di governo di Jordi Pujol, nazionalista e cattolico, che si avvicinò ai conservatori di Aznar, fino a sostenerli in cambio di aiuti. Era, secondo i critici più drastici, la solita “Barcellona pesetera”, legata ai pesos, guidata da una borghesia imprenditoriale tanto indipendentista quanto intelligentemente pronta a far fruttare il legame con Madrid. Mai però i toni delle richieste catalane avevano sfiorato la dimensione drammatica di questi mesi.

Non odiatelo, sto bonaccione, pover’uomo

Christian Raimo Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo […]

I Ricchi e Poveri, la crisi e la fine dell’estate

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Mi capita, spesso, di navigare tra le bacheche Facebook di gente che non conosco. Mi spinge la curiosità. A volte, invece, mi solletica il gusto speculativo dell’immersione sociale. Il piacere cresce mano a mano che mi allontano, di notte, dalla cerchia dei miei contatti, tra i quali, per esempio, non figurano i piloti di motoscafi, gli studenti di matematica, di botanica, le persone di fede musulmana o i collezionisti di vecchie schede telefoniche nei quali m’imbatto girovagando. Quasi sempre, in base ad una legge che ignoro, mi stupisco nel riscontrare che quello stesso giorno, o soltanto pochi giorni prima, sulla bacheca sbirciata si festeggi, o si sia appena festeggiato, un compleanno. “Auguri:)))”; “Sei un grande…abbraccio:)”. Perché mi ritrovo, puntualmente, in mezzo ad una pioggia, ad una schermata bianca di auguri di compleanno? Non so se ci sia un motivo, una ragione, in questo ricorrente giallo informatico, ma garantisco che mi è capitato davvero troppe volte. Anche ieri. I segni cospirano in qualche direzione, a volte indecifrabile, a volte, invece, più interpretabile.

Harem (di Stato)

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Pubblichiamo un testo di Mario Valentini sul colonialismo italiano e lo sfruttamento sessuale delle donne.

di Mario Valentini

Se per la metà della gente che avevo incontrato ero “africana” per quelli che ci capivano qualcosa ero una dell’ex impero italiano, ma un impero in cui non esisteva gran differenza tra i diversi paesi. Quindi molti si confondevano tra Etiopia, Eritrea, Somalia, e persino Libia.
Gabriella Ghermandi

Ho capito da un po’ di tempo di essere del tutto privo di quella dote necessaria a scrivere storie totalmente finte che si chiama fantasia. Piuttosto, mi piace lavorare di immaginazione. L’immaginazione fa germinare la finzione dal dato di realtà come la pianta da un seme. Nella fantasia la finzione non germina ma viene architettata.

Italia, amore, luglio. Le infinite estati in cui essere tutto.

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di Christian Raimo e Marco Mancassola

CR. Gli esami di maturità nascondono nell’evidenza una grande contraddizione. La prassi vuole che ci sia un momento, alla fine dell’interrogazione orale ossia di tutto, in cui la commissione chiede al candidato: “E dopo cosa hai pensato di fare?”. È un piccolo rito in cui i ruoli non sono più asimmetrici, ma si parla per la prima volta, da pari, lo studente può respirare, non è più sotto torchio. La piccola stranezza che mi colpisce ogni volta è questa: abbiamo appena ascoltato qualcuno che sa padroneggiare – bene o male, non importa – questioni di cultura greca e vulcanologia, critica letteraria novecentesca e rudimenti di economia politica, citazioni da Freud e analisi iconografiche di Kandinskij; e a questa persona qui, noi dall’alta parte della scrivania cosa stiamo dicendo: Sai cosa c’è, tutta questa cultura trasversale non serve, è culturame funzionale solo a questo rito ormai concluso, questo liceo multidisciplinare era solo un modo per darti un ampio ventaglio di scelte, ora – da adulto a adulto – quale facoltà sceglierai? Come ti metterai a disposizione per il mondo nostro, per il lavoro, per produrre, per integrarti nella società? Che hai deciso di fare: non tradurrai più una riga di latino in vita tua, oppure dimenticherai per sempre le funzioni e i limiti?

L’incomprensibile fascino molto italiano per quella cosa chiamata omeopatia

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Riprendiamo quest’articolo dal bellissimo sito d’informazione medica Medbunker.
E poi, rimandiamo a una serie di slide tratte dal libro edito da Laterza Cosa c’entra l’anima con gli atomi? del filosofo della scienza, Mauro Dorato, che da anni – di fronte a una discussione italiana sull’omeopatia che spesso si lega a tifoserie contrapposte – cerca invece di creare le premesse argomentative all’interno di un dibattito sulla scienza: le slide le trovate qui.

di Medbunker

Mentre in California la Boiron ha stanziato 12 milioni di dollari  per risarcire i consumatori che si sono sentiti truffati dalle scarse informazioni sulla reale natura dei prodotti dell’industria omeopatica (ed altri 5 milioni per ulteriori risarcimenti in corso), mentre nello stesso stato sono in corso sei denunce per pubblicità ingannevole perchè i consumatori non erano stati avvertiti che nei prodotti omeopatici c’è solo zucchero, mentre in Australia l’istituto superiore della sanità ed il Medical Research Council hanno definito l’omeopatia senza basi e non etica seguendo la denuncia dell’associazione britannica dei medici che ha definito l’omeopatia “stregoneria“.

L’occhiale da sole nell’opinione di un architetto tedesco

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Un giorno di luglio, dopo aver chiuso il sacco a pelo dentro uno zaino, Roland Barthes, l’autore di Miti d’oggi, monta su un treno per l’Italia. Un treno che ferma in tutte le città di mare – da Ventimiglia a Leuca. Barthes scende ad ogni stazione. Pernotta un giorno o due in una pensioncina, oppure, dopo aver camminato per un intero pomeriggio, in spiaggia, sul lungomare, dopo aver sostato su una panchina, accanto a una fontana, sul sedile di uno scooter, all’ingresso di un campeggio, cerca riparo all’ombra di una pineta e stende il sacco a pelo sopra un tappeto di aghi di pino. La mattina rimonta sul treno. Ricomincia la lenta discesa  – come una macchia di luminol; come una goccia di sciroppo d’amarena – lungo lo stivale, e su ciò che vede, Barthes prende appunti su un diario: “I romanzi gialli esposti nelle edicole bazar; tuffarsi da uno scoglio; un gioco d’ombre sul fondale di una piscina; addormentarsi tardi; il contatto freddo della pianta nuda di un piede contro una ceramica; un sogno tropicale nella decorazione di un cocktail; chiudere la zip di un sacco a pelo, immergersi; una classe d’infradito colorate sulle strisce pedonali; il cruscotto fumante di un’automobile senz’aria condizionata; un uomo in canottiera, appoggiato ad una balaustra; il pentagramma muto dei corpi stesi su una scogliera; le due persiane aperte, su di una cucina, dove madre e figlia recitano come a teatro; un bimbo che mastica una cannuccia; una macchia di pistacchio sciolta su una Gazzetta dello Sport; e il successo canoro dell’estate, da un’autoradio fritta dal sole”.

Siamo tutti Pistulino Riot

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Pubblichiamo le ultime due cronache scritte per l’Ansa da Lucia Sgueglia, reporter italiana, sul processo in corso in questi giorni al gruppo politico-rock-situazionista Pussy Riot, che sta ricevendo una solidarietà internazionale, sia da parte del mondo della musica sia da parte delle associazioni per i diritti umani. Anche in Italia, per esempio, Elio e le storie tese hanno deciso di cambiare il loro nome in Pistulino Riot fino alla liberazione delle musiciste-attiviste. Gli altri pezzi di Lucia Sgueglia sul processo li potete trovare nel suo mirabile blog: greateastvibes.wordpress.com.

di Lucia Sgueglia

MOSCA 7 AGOSTO – Tre anni di carcere ordinario per teppismo motivato da odio religioso o contro un gruppo sociale (i credenti ortodossi). È la condanna richiesta dall’accusa nel processo alla band punk Pussy Riot, che oggi ha visto anche le arringhe finali degli avvocati. Domani la giudice Marina Sirova si ritirerà in camera di consiglio dopo le ultime repliche, mentre agli appelli internazionali per la liberazione delle tre ragazze si è aggiunta anche la pop star Madonna: “hanno fatto qualcosa di coraggioso, hanno pagato il prezzo per quest’atto, Nadia, Katia, Masha (i nomi delle tre imputate, ndr) io prego per la vostra libertà”, ha detto la pop star durante il suo concerto allo stadio Olimpiski di Mosca, strappando l’applauso degli 80 mila spettatori. Poi ha cantato la sua hit “Like a Virgin”.

Un militante fascista può riabilitarsi? La galera serve a qualcosa?

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Riprendiamo questo articolo dall’edizione on line de Gli altri

di Susanna Schimperna

L’indignazione per l’incarico al Comune di Roma dato da due anni all’ex carcerato Maurizio Lattarulo arriva il giorno dopo la notizia che, rifiutandogli il permesso con pretestuosi motivi burocratici, è stato impedito a un detenuto di Regina Coeli di discutere la propria tesi di laurea. Due casi che non possono non togliere le ultime illusioni a chi ancora creda che il carcere abbia davvero, come previsto nei codici, una funzione rieducativa accanto a quella meramente punitiva.

Ma se a deplorare l’episodio del laureando (trenta esami dati durante la reclusione, i parenti già avvisati del gran giorno, rassicurazioni sul fatto che nessun problema ci sarebbe stato fino solo a poche ore prima…), si sono sentite tante voci, persino dei più irredimibili giustizialisti, difendere Lattarulo e il suo diritto a lavorare sembra molto più difficile. Perché?

Italia: la violenza che viene?

di Nicola Lagioia L’anno che verrà L’anno che comincerà il prossimo autunno potrebbe essere tra i più violenti che l’Italia abbia sperimentato dopo la fine della seconda guerra mondiale. Lo sarà dal punto di vista della violenza fisica, e allora – ammesso di non ritrovarci troppo impegnati a sopravvivere nella guerra tra poveri di cui […]