Patate riso e cozze:
fine della primavera pugliese?

Al principio furono la D’Addario e Tarantini. Poi lo scandalo-sanità. Quindi quello legato alla squadra di calcio. Adesso tocca a Michele Emiliano, mentre il Petruzzelli viene commissariato. Sembrerebbe che la primavera pugliese rischi di fare la fine di ciò che fu quella della Campania.

Repubblica-Bari sta dedicando in questi giorni una sezione del cartaceo e del proprio sito internet al cono d’ombra dentro il quale sembra essere precipitata la regione che, fino a qualche tempo fa, era un simbolo di rinnovamento per l’intero meridione.

Qui intanto l’intervista di “Repubblica-Bari” a Nicola Lagioia

Cosa risponde all’sos Bari di Valentini? 

Grazie della foto, e ora? Un’interpretazione candida (ma anche no) dei dati Nielsen sulla lettura presentati dal Cepell giusto ieri

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È un po’ di tempo che ci stiamo occupando del Cepell, ossia del Centro per il libro e la lettura, un organismo fortemente voluto da chi ha a cuore la promozione della lettura in Italia. Il Cepell ha visto la luce solo nel 2008 e ieri in un’attesa conferenza stampa ha presentato il rapporto Nielsen sulla lettura degli italiani relativi al 2011. In questi mesi ci eravamo chiesti se tra le priorità delle attività del Cepell ci dovesse essere quella di fare ricerche di mercato – più utili agli uffici commerciali delle case editrici che ai tanti bibliotecari, per dire, che vivono una situazione di urgenza al di là dell’immaginabile. Comunque, abbiamo aspettato questa conferenza stampa, sperando di venire smentiti. Non è accaduto.

Spaghetti e surf: Van Parijs replica alla Fornero

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Secondo la ministra del lavoro, in Italia “con un reddito base la gente si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”. Per risponderle, ecco un’intervista di Giuliano Battiston a Philippe Van Parijs, del Basic Income Earth Network, che abbiamo trovato sul sito di sbilanciamoci.info e che è tratta dal volume «Per un’altra globalizzazione» (Edizioni dell’Asino).

Prima di capire le ragioni per cui dovremmo fare nostra l’idea di “versare a tutti i cittadini, incondizionatamente, un reddito di base cumulabile con ogni altro reddito”, valutiamo le obiezioni più comuni, tra cui quella – già avanzata da Marshall in un diverso contesto – che i diritti di cittadinanza debbano accompagnarsi a delle contropartite, a dei doveri; che ci debba essere un legame tra reddito e lavoro; che la concessione del reddito vada condizionata a un contributo produttivo, o alla volontà di darlo. Come lei ricorda ne «Il reddito minimo universale», soprattutto nell’Europa continentale è forte il modello “bismarckiano” “conservator-corporativista” della protezione sociale, l’idea che la previdenza sociale sia legata al lavoro e allo statuto di salariato del cittadino. Mentre nel saggio «Il basic income e i due dilemmi del Welfare State» riconosce che la parziale “disconnessione tra il lavoro e il reddito richiederebbe un radicale ripensamento” culturale, anche in quei pochi partiti di sinistra che ancora oggi riconoscono nel lavoro un tema centrale della loro agenda politica. Come favorire questo ripensamento? E come risponde alle obiezioni menzionate?

Nazifascismo: «Non è male…»

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Otto mesi fa oggi, un giovane invasato nazifascista, estremista cattolico, di nome Andres Behring Breivik si rese responsabile di una strage di innocenti nell’isola di Utoya, dove si stava svolgendo un meeting dei giovani laburisti. L’articolo che vi proponiamo di Alberto Sebastiani è tratto da «Nuova Rivista Letteraria. Semestrale di letteratura sociale», n. 4, novembre 2011, parte da questo episodio che tutti ricordiamo per denunciare alcuni atteggiamenti violenti e allarmanti del presente, scorie di nazifascismo spacciate per folklore.

di Alberto Sebastiani

Venerdì 22 luglio 2011, da Oslo notizie di attentati, immagini da 11 settembre, vetri in frantumi, fumo e macerie, feriti, voci di stragi su un’isola: Utoya, spari al meeting dei giovani laburisti. Si pensa al terrorismo islamico, Al Qaeda, e partono pavlovianamente discorsi sul fondamentalismo e sull’attacco all’Occidente cristiano. Durano però poche ore.

Un nuovo partito sponsorizzato da Berlusconi o un cripto-omaggio alla scena di Seattle degli anni ’90?

OWS: notizie da Zuccotti Park

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Partendo da due libri con l’omonimo titolo «Occupy Wall Street», uno di Riccardo Staglianò uscito per Chiarelettere, l’altro di autori vari appartenenti al movimento uscito per Feltrinelli, Alessandro Leogrande fa il punto sulla protesta dopo lo sgombero di Zuccotti Park in questo articolo uscito su «Saturno».

Può esistere un movimento senza leader? Quando la totale orizzontalità di un movimento di protesta rischia di rovesciarsi nel suo contrario, o addirittura di diventare controproducente? Sono queste le domande che attraversano due libri usciti di recente. Hanno il medesimo titolo, Occupy Wall Street, e costituiscono un dettagliato resoconto di quanto è accaduto negli ultimi mesi del 2011 a Zuccotti Park. Il primo, edito da Chiarelettere, è un reportage “dentro la protesta” di Riccardo Staglianò; il secondo, edito da Feltrinelli, è un lavoro collettivo nato dall’interno dei gruppi di lavoro del movement. Eppure, per essere un testo “interno”, è notevolmente autocritico e pieno di spunti di riflessione.

Stili di gioco: il potere nel calcio

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Partendo dall’analisi del libro di Gianfrancesco Turano, «Fuori gioco», oggi la rubrica di Daniele Manusia affronta la questione del potere nel calcio, che segue altre regole rispetto a quelle che valgono in campo.
Qui trovate le puntate precedenti. 

Fuori gioco parla esattamente degli aspetti del calcio che a me non interessano. In effetti, non parla di calcio. Gianfrancesco Turano (giornalista de L’Espresso, romanziere e autore di testi di teatro) ritrae uno dopo l’altro i dieci più importanti presidenti di altrettante società di Serie A, attento ai bilanci, alle strutture societarie e al modo in cui, da Berlusconi a Della Valle, la politica ha usato il calcio come palcoscenico. I presidenti in questione sono Di Benedetto, Lotito, De Laurentis, Pozzo, Agnelli, Moratti, Zamparini, Preziosi e, appunto, Della Valle e Berlusconi (Turano lo tiene per ultimo, come il bouquet nei fuochi d’artificio).

Mare chiuso

Verrà presentato stasera in anteprima al cinema Farnese di Roma (sono previsti due spettacoli: uno alle 20.30, l’altro alle 22.30) «Mare chiuso», il film inchiesta di Andrea Segre e Stefano Liberti sui respingimenti in mare a danno di profughi africani operati dal governo italiano tra il 2009 e il 2011 in seguito agli accordi presi dal nostro ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con il generale Gheddafi. In questi pochi anni i profughi africani respinti in Libia dalla marina e dalla polizia militare italiana sono circa duemila, tra questi ovviamente anche uomini e donne che avevano diritto ad asilo politico.
Il film racconta la vicenda di alcuni cittadini eritrei, etiopi, somali e libici respinti nella primavera di tre anni fa dopo un’operazione di salvataggio in alto mare. A bordo vi erano anche donne e bambini e, dopo un ordine arrivato per telefono, il barcone è stato fatto virare e tutte queste persone sono state rispedite in Libia e consegnate nelle mani dell’esercito di Gheddafi.

Come difendere il valore
del lavoro intellettuale e creativo

gipi

Sul sito La furia dei cervelli è apparso questo contributo alla discussione sullo stato del lavoro culturale in Italia firmato da Sergio Bologna. Lo pubblichiamo in previsione delle tre assemblee a tema che si svolgeranno durante festival «Libri come», 8-11 marzo, all’Auditorium-Parco della Musica: domenica 11 marzo, alle ore 20, questo intervento di Bologna aprirà l’assemblea «Il lavoro culturale: la bandella della Magliana», venerdì 9 e sabato 10, alla stessa ora, si svolgeranno le assemblee «0,60 a cartella» e «La cassa delle letterature». Vi aspettiamo per discutere insieme di argomenti che ci riguardano. la foto con cui apriamo il pezzo è un’illustrazione di Gipi.

di Sergio Bologna

Dovessi raffigurarmi il paradiso
me lo immaginerei come una biblioteca.
(H. Müller)

A che cosa serve la storia dell’arte?

In attesa delle tre discussioni pubbliche sulla cultura che si svolgeranno all’Auditorium di Roma nel prossimo finesettimana, condividiamo un intervento di Tomaso Montanari, autore di A cosa serve Michelangelo?, libro ritornato agli onori delle cronache recentemente dopo che la Corte dei conti ha chiesto danni per tre milioni di euro a Bondi e compari.