Venticinque aprile tutto l’anno, per esempio il cinque maggio

Roma memoria Un dibattito aperto alla cittadinanza sull’uso e l’abuso politico della memoria e della storia Cosa vuol dire ricordare a 25 anni dalla scomparsa di Primo Levi? Cosa vuol dire Resistenza in una città che fatica a dirsi antifascista? Cosa vuol dire passare il testimone tra le generazioni? Sabato 5 Maggio alle ore 17 […]

Good quotations. Farsi una cultura sulla Lega nel suo momento più basso

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Nonostante un editorialista come Filippo Facci proprio oggi scriva sul Post che “Non si illuda chi pensa che la fine di Bossi sia anche la fine della Lega”, l’impressione piuttosto difficile da eliminare è che la caduta rovinosa di Bossi e del suo “cerchio magico” significhi ora come ora l’implosione di quello che fin adesso è stato un partito radicato, identitario, praticamente monolitico.

In questi giorni, i giornali sono stati inondati di analisi storiche su Bossi, panoramiche ventennali, fotogallerie di camicie verdi. Noi volevamo qui invece suggerirvi una serie di piccoli spunti per avere a disposizione un dossier pret-à-porter, prismatico ma funzionale, di quello che è stato probabilmente il più importante movimento politico italiano degli ultimi vent’anni, sicuramente il più duraturo.

Altro che Crescitalia, ovvero il Paese di domani si costruisce oggi nelle biblioteche

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di Antonella Agnoli

Il disegno che illustrava il Manifesto per la cultura del Sole, di cui tanto si è parlato, ci mostra un uomo di spalle che guarda al di là di un muro stando in piedi sopra una pila di libri.

Il disegno rafforza il titolo della pagina “Tutti insieme per guardare lontano” ma, come a volte accade, l’opera dice più di quanto l’autore volesse dire.

La Domenica delle Palme

Un’ombra orrenda attraversa l’Italia in questa Domenica delle Palme. Non è la vergognosa uscita di Calearo né la patetica difesa di Veltroni, ma la forza contro la quale molti italiani si trovano costretti da qualche ora a dover lottare (poi l’ombra svanirà) per non odiare questi uomini ma solo ciò che essi nell’occasione rappresentano, per maledire il peccato e limitarsi a biasimare il peccatore, per evitare di degradarsi augurando loro una disgrazia, ma soprattutto per non sognare la violenza.

A proposito di questa cosa chiamata lavoro intellettuale

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di Federica Sgaggio

Il lavoro si paga. Questo non si discute.
L’affermazione è logicamente e moralmente incontestabile, e in effetti non risulta che il cosiddetto governo tecnico o la Confindustria abbiano mai mosso eccezioni.
Tutti, però, siamo consapevoli – per averlo vissuto anche in prima persona – che nella realtà della nostra vita quotidiana quest’affermazione è smentita molto spesso dai fatti.
Sul tema della retribuzione del lavoro intellettuale, poi, si è cominciato a ragionare e a confrontarsi già da tempo, e – recentemente – anche sulla scorta delle riflessioni promosse dai Tq intorno alle questioni dello statuto identitario del lavoratore intellettuale, e della promozione della dignità e dei diritti (anche retributivi) dei lavoratori editoriali.

Il discorso sui massimi sistemi

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di Marco Mantello

Limitiamoci alla piccola borghesia universale, per favore, lasciamo da parte i poveracci, i clandestini e i pazzi. E ripetiamolo tutti insieme, con convinzione: non è vero che  quando si muore si muore soli.
Se non sei un barbone dickensiano sotto i ponti di Buniago di Maserà, o un vedovo di settant’anni chiuso in casa col telecomando, è molto difficile andarsene senza avere della gente intorno, delle opinioni, finanche azioni od omissioni dirette a gestire in modo più o meno cooperativo il come e il quando morirai.
I reparti di rianimazione degli ospedali sono luoghi affollatissimi.
Nella casa del malato terminale c’è sempre qualcuno, fosse anche solo un’infermiera, una moglie o una colf. Gente che tace, che ha qualcosa da eseguire, gente in visita, amici, preti e animali domestici.

Patate riso e cozze:
fine della primavera pugliese?

Al principio furono la D’Addario e Tarantini. Poi lo scandalo-sanità. Quindi quello legato alla squadra di calcio. Adesso tocca a Michele Emiliano, mentre il Petruzzelli viene commissariato. Sembrerebbe che la primavera pugliese rischi di fare la fine di ciò che fu quella della Campania.

Repubblica-Bari sta dedicando in questi giorni una sezione del cartaceo e del proprio sito internet al cono d’ombra dentro il quale sembra essere precipitata la regione che, fino a qualche tempo fa, era un simbolo di rinnovamento per l’intero meridione.

Qui intanto l’intervista di “Repubblica-Bari” a Nicola Lagioia

Cosa risponde all’sos Bari di Valentini? 

Grazie della foto, e ora? Un’interpretazione candida (ma anche no) dei dati Nielsen sulla lettura presentati dal Cepell giusto ieri

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È un po’ di tempo che ci stiamo occupando del Cepell, ossia del Centro per il libro e la lettura, un organismo fortemente voluto da chi ha a cuore la promozione della lettura in Italia. Il Cepell ha visto la luce solo nel 2008 e ieri in un’attesa conferenza stampa ha presentato il rapporto Nielsen sulla lettura degli italiani relativi al 2011. In questi mesi ci eravamo chiesti se tra le priorità delle attività del Cepell ci dovesse essere quella di fare ricerche di mercato – più utili agli uffici commerciali delle case editrici che ai tanti bibliotecari, per dire, che vivono una situazione di urgenza al di là dell’immaginabile. Comunque, abbiamo aspettato questa conferenza stampa, sperando di venire smentiti. Non è accaduto.

Spaghetti e surf: Van Parijs replica alla Fornero

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Secondo la ministra del lavoro, in Italia “con un reddito base la gente si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”. Per risponderle, ecco un’intervista di Giuliano Battiston a Philippe Van Parijs, del Basic Income Earth Network, che abbiamo trovato sul sito di sbilanciamoci.info e che è tratta dal volume «Per un’altra globalizzazione» (Edizioni dell’Asino).

Prima di capire le ragioni per cui dovremmo fare nostra l’idea di “versare a tutti i cittadini, incondizionatamente, un reddito di base cumulabile con ogni altro reddito”, valutiamo le obiezioni più comuni, tra cui quella – già avanzata da Marshall in un diverso contesto – che i diritti di cittadinanza debbano accompagnarsi a delle contropartite, a dei doveri; che ci debba essere un legame tra reddito e lavoro; che la concessione del reddito vada condizionata a un contributo produttivo, o alla volontà di darlo. Come lei ricorda ne «Il reddito minimo universale», soprattutto nell’Europa continentale è forte il modello “bismarckiano” “conservator-corporativista” della protezione sociale, l’idea che la previdenza sociale sia legata al lavoro e allo statuto di salariato del cittadino. Mentre nel saggio «Il basic income e i due dilemmi del Welfare State» riconosce che la parziale “disconnessione tra il lavoro e il reddito richiederebbe un radicale ripensamento” culturale, anche in quei pochi partiti di sinistra che ancora oggi riconoscono nel lavoro un tema centrale della loro agenda politica. Come favorire questo ripensamento? E come risponde alle obiezioni menzionate?

Nazifascismo: «Non è male…»

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Otto mesi fa oggi, un giovane invasato nazifascista, estremista cattolico, di nome Andres Behring Breivik si rese responsabile di una strage di innocenti nell’isola di Utoya, dove si stava svolgendo un meeting dei giovani laburisti. L’articolo che vi proponiamo di Alberto Sebastiani è tratto da «Nuova Rivista Letteraria. Semestrale di letteratura sociale», n. 4, novembre 2011, parte da questo episodio che tutti ricordiamo per denunciare alcuni atteggiamenti violenti e allarmanti del presente, scorie di nazifascismo spacciate per folklore.

di Alberto Sebastiani

Venerdì 22 luglio 2011, da Oslo notizie di attentati, immagini da 11 settembre, vetri in frantumi, fumo e macerie, feriti, voci di stragi su un’isola: Utoya, spari al meeting dei giovani laburisti. Si pensa al terrorismo islamico, Al Qaeda, e partono pavlovianamente discorsi sul fondamentalismo e sull’attacco all’Occidente cristiano. Durano però poche ore.