Io urlo

cemento

di Alessandro Leogrande

Mimmo Beneventano viene ucciso la mattina del 7 novembre del 1980. Viene crivellato di colpi sotto casa. Sta entrando in macchina per andare al lavoro, la madre è ancora alla finestra che lo saluta. Mimmo ha 32 anni. Fa il medico di base nel suo paese alle pendici del Vesuvio, Ottaviano, ed è chirurgo all’ospedale San Gennaro di Napoli.

L’osso del Mezzogiorno

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di Alessandro Leogrande

Alle 19,34 del 23 novembre del 1980 la terra prese a tremare. Sono passati trent’anni da allora, dal terremoto dell’Irpinia che ha segnato irrimediabilmente la storia dell’Italia meridionale negli ultimi decenni. La memoria collettiva si nutre di ricordi condivisi, e oggi tutti gli abitanti di Campania, Basilicata e Puglia che allora

Il pozzo senza Orfeo

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Questo articolo è uscito sul Sole 24 Ore.

di Christian Raimo

Ora che la nostra attenzione è magnetizzata dagli occhi più o meno pixelati di Ruby e sull’omicidio di Sarah si sta delineando una più limpida verità giudiziaria, possiamo parlarne senza farne gossip.

La zona neutra

passaggio

di Giorgio Fontana

Si è parlato molto del caso di Paola Caruso, la collaboratrice del Corriere che – dopo sette anni di collaborazioni – non è stata assunta come sperava e dunque ha iniziato uno sciopero della fame.

L’antiamore

Volare chagall

di Christian Raimo

Facciamo un’ipotesi. Immaginiamo che nei prossimi tempi venga fuori un video. Venti minuti che ritraggono un rapporto sessuale di Berlusconi con qualcuna delle sue ragazze pagate. Non si sa chi l’ha fatto, non si sa chi come è arrivato alla tale redazione, non si sa se c’è un ricatto dietro…

Egospie del risentimento

Nel 1995, quando il mondo aveva ancora tre dimensioni, Martin Amis aveva capito tutto. Nel romanzo L’informazione il maggior prosatore in lingua inglese vivente racconta la storia della travagliata amicizia fra due scrittori, Gwyn Barry e Richard Tull.

Noi credevamo

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Con il suo ultimo film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Noi credevamo, Mario Martone ha affrontato un tema fondamentale nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia: l’esistenza non di uno, ma di due Risorgimenti, spesso contrapposti tra loro

Clima di odio

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Introiezione del conflitto

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di Christian Raimo

Vi racconto una storia. Qualche anno fa stavo facendo un’inchiesta sul precariato cognitivo: intervistavo ragazzi tra i venticinque e i trentacinque anni, laureati, iperformati, ipercompetenti, che vivacchiavano tra assegni di ricerca volatili, elemosine dei genitori, e nebulose promesse di contratti – quel paesaggio tristanzuolo che conosciamo.

Dal vuoto

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Questo articolo è uscito su Repubblica.

di Giorgio Vasta

Parafrasando un successo degli Skiantos di una ventina d’anni fa potremmo dire: “Non c’è gusto in Italia ad avere quarant’anni”. Nel senso che se avere quarant’anni significa, mutata la percezione sociale delle età, penetrare finalmente nel tempo in cui ci si assume il compito di intervenire sulle cose, la sensazione prevalente è che poco o nulla di ciò stia accadendo e che i quarantenni siano percepiti, e si percepiscano, come abusivi che si aggirano clandestinamente per il paese.