Noi credevamo

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Con il suo ultimo film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Noi credevamo, Mario Martone ha affrontato un tema fondamentale nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia: l’esistenza non di uno, ma di due Risorgimenti, spesso contrapposti tra loro

Clima di odio

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Introiezione del conflitto

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di Christian Raimo

Vi racconto una storia. Qualche anno fa stavo facendo un’inchiesta sul precariato cognitivo: intervistavo ragazzi tra i venticinque e i trentacinque anni, laureati, iperformati, ipercompetenti, che vivacchiavano tra assegni di ricerca volatili, elemosine dei genitori, e nebulose promesse di contratti – quel paesaggio tristanzuolo che conosciamo.

Dal vuoto

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Questo articolo è uscito su Repubblica.

di Giorgio Vasta

Parafrasando un successo degli Skiantos di una ventina d’anni fa potremmo dire: “Non c’è gusto in Italia ad avere quarant’anni”. Nel senso che se avere quarant’anni significa, mutata la percezione sociale delle età, penetrare finalmente nel tempo in cui ci si assume il compito di intervenire sulle cose, la sensazione prevalente è che poco o nulla di ciò stia accadendo e che i quarantenni siano percepiti, e si percepiscano, come abusivi che si aggirano clandestinamente per il paese.

Italia media

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Questo pezzo è uscito per il Manifesto

di Giorgio Vasta

C’è una vecchia striscia di Quino nella quale – vado a memoria – Mafalda riflette sull’importanza del dito indice, a livello personale ma soprattutto politico. L’indice – come del resto il suo stesso nome chiarisce – indica, dunque orienta, si assume la responsabilità di proporre una direzione.

Vuoto disincanto

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Questo articolo è apparso sul Sole 24 Ore.

di Christian Raimo

Domenica scorsa apro il domenicale e vedo qualcosa di inedito: articoli di Luzzatto, Pedullà, Pacifico, De Majo, Ricuperati, Lagioia. Sono delle persone con cui ho condiviso dei percorsi, sono intellettuali (storici, critici, scrittori, giornalisti, politici della cultura…)

L’Italia è un paese senza futuro

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Alle volte, di questi tempi, in fila alle poste incantati dallo scorrere indolente dei numeri di led luminosi rossi sul display in alto sopra gli sportelli, o nella bolla condizionata di una macchina, nelle città che si rianimano a inizio settembre, si può provare una leggera euforia punk, da repubblica di Weimar, da quiete prima della tempesta. Con i rapporti dell’Ocse o degli altri paternalistici organismi internazionali

L’animale della nostalgia

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Questo pezzo è uscito negli ultimi giorni di agosto su Repubblica Palermo e commenta una vicenda estiva sostanzialmente grottesca, i periodici avvistamenti da parte di diversi palermitani di una presunta pantera; alla fine, dopo avere ipotizzato che le pantere fossero due, prima che si arrivasse alle battute di caccia, si è deciso che la pantera è un gatto un po’ grosso. Al di là della cronaca, sembra evidente il bisogno di percepire, in un ambiente antropizzato e domestico, qualcosa di selvatico.

La pantera, all’inizio degli anni Novanta, fu l’emblema della protesta studentesca.

Questa generazione

Il Domenicale del Sole 24 ore della scorsa settimana ha pubblicato un lungo articolo di Stefano Salis in cui veniva presentata la vitale generazione degli scrittori italiani under 40, e di seguito l’opinione di alcuni critici a cui è stato chiesto di “votare” i loro migliori. Qui diamo la parola a uno scrittore di questa […]

Altre narrazioni (parte terza)

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Sarà che il maschio è in crisi. Sarà che ogni tentativo di approccio all’altro sesso è ormai un atto potenzialmente letale per la propria identità sessuale; si passa da un pericolo all’altro con l’unica consapevolezza di non capire bene quale sia il proprio ruolo e a quale tradizione attenersi