Heil Vegan – Paura e delirio nel social network

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di Angelo Orlando Meloni

“Le mamme vegetariane non sono buone mamme”. Questa storia e il desiderio di raccontarla sono nate dopo la conferenza di un nutrizionista rivolta alle donne e in generale alle famiglie in attesa di un bambino, che si è svolta a cura di un’azienda sanitaria e che avrebbe dovuto insegnarci qualcosa sul rapporto con il cibo durante gravidanza e allattamento, e che invece si è aperta così. Cioè con un esperto che afferma con malcelata soddisfazione: “le mamme vegetariane non fanno il bene dei loro bambini”. Affermazione a cui è seguita una altrettanto malcelata ondata di soddisfazione da parte della platea rapita e complice; e forse affamata. Sembrava di essere al Bagaglino, ma non era il Pippo Franco nazionale, quello sul palco.

La marcia di Martin Luther King, 50 anni dopo

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

La sera del 4 aprile 1968, il trentanovenne Martin Luther King Jr, guida carismatica e decisiva per l’affermazione del Movimento per i diritti civili in America, era a Memphis per sostenere uno sciopero dei lavoratori neri della nettezza urbana e vi trovò la morte, ucciso a colpi d’arma da fuoco da James Earl Ray sul balcone del Lorraine Motel.

Chi era Marielle Franco, eccezione della politica brasiliana

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di Noemi Milani

Il Guardian l’ha definita “the death of a Champion”, la morte di un campione. Una scelta lessicale non casuale, che sottolinea l’eccezionalità di Marielle Franco, la consigliera comunale di Rio de Janeiro, membro del Partito Socialismo e Libertà e attivista per i diritti umani, uccisa lo scorso 14 marzo. Afrobrasiliana, nata nella favela di Maré, a Rio de Janeiro, e lesbica – viveva con la compagna, Mônica Benício – aspetto quasi sempre sorvolato dalla stampa italiana, così come da quella brasiliana.

Fare politica, dopo il voto

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Riprendiamo un intervento di Martina Testa apparso originariamente su Medium.

di Martina Testa

I miei amici di Facebook li conosco tutti; sono, quasi senza eccezioni, persone mediamente colte, e progressiste come me. E, senza eccezioni, gli voglio bene. Ma tutti i loro post che ho letto prima durante e dopo le elezioni, post di accuse, controaccuse, sconforto, indignazione e presa per il culo nei confronti, complessivamente, di ogni forza politica italiana, nessuna esclusa, mi hanno stomacata. Tutti salvo uno, quello della mia amica Sabrina, militante di un certo movimento politico fin dalla prima ora, che ha postato una sua foto sorridente con il badge di rappresentante di lista al collo. Era felice di prestare servizio quel giorno al seggio, ed è stata felice del risultato.

A tavola con l’Hyperion

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Hyperion è il nome di una scuola di lingue aperta a Parigi negli anni ’70, che per alcuni fu il vero e segreto cervello delle Brigate Rosse. Questo è il racconto di un incontro con Corrado Simioni, fondatore di Hyperion. Simioni è scomparso nell’ottobre 2009. L’articolo è stato pubblicato nel novembre 2009 su L’Europeo.

L’arrivo.

Avvio il motore della macchina alle otto del mattino del 30 dicembre 2007, vigilia di capodanno. Raggiungerò il luogo in cui Corrado Simioni vive, una frazione collinare nel dipartimento della Drôme, Francia sud orientale, soltanto intorno alle sei di sera. Di Corrado Simioni si dice che sia stato, nei primi anni ’60, un militante della corrente autonomista del PSI. Dal quale poi venne espulso. Si dice che a Milano lavorò per L’Usis, un istituto culturale con compiti di diffusione della cultura americana nel mondo, ma all’occorrenza utilizzato in funzione anticomunista. Si dice che a Monaco di Baviera, alla metà degli anni ’60, lavorò per Radio Free Europe, emittente radiofonica foraggiata dalla Cia. Si dice che fu tra i relatori del convegno di Pecorile con il quale, nell’agosto 1970, si sciolse il Collettivo Politico Metropolitano e nacque il primo nucleo delle Brigate Rosse.

Le figurine dei calciatori

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Veniva settembre, il mese che sanciva l’inizio dell’anno scolastico e del campionato di calcio di Serie A. Veniva un mattino di luce brillante, nell’aria ancora tiepida della fine dell’estate, quando davanti al cancello d’ingresso della scuola faceva la sua comparsa un essere umano singolare, l’annunciatore di un tempo nuovo di beatitudine e di divertimento: l’uomo delle figurine Panini, le grandi raccolte per la gioventù. Con sé aveva una grossa borsa di tela da cui estraeva album e pacchetti dai colori scintillanti, i frutti primaticci della nuova stagione. Noi ragazzini lo circondavamo, lo assalivamo, sottraevamo tutto il contenuto della borsa, sapevamo che era gratis, perlomeno quel primo abbocco, e poi, una volta tornati a casa, imploravamo le nostre madri di correre in edicola a comprarci i primi dieci pacchetti.

Il cornuto e il fascismo. Un aneddoto di Andrea Camilleri

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La sapienza di una lingua rigorosa è un rifugio dalle contese del popolo. Soprattutto in momenti come quello che stiamo vivendo, in cui le contese del popolo brillano per imbecillità di sincronia con le voci sparate dai megafoni della popolarità. Quel chiacchiericcio blaterato, spesso triste e triviale, che osserviamo sui social network altro non è che l’eco di parole dette da chi dovrebbe avere la responsabilità della lingua.

Come il (non) tema dell’immigrazione sta monopolizzando la campagna elettorale

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Se c’è una cosa sulla quale tutti i commentatori sono d’accordo, al punto da essere diventata un luogo comune alla “non esistono più le mezze stagioni”, è che stiamo vivendo una campagna elettorale orribile.

Uno dei problemi principali è che si sta incentrando pressoché esclusivamente, anziché su tematiche importanti e pressanti come quelle del lavoro o dell’ambiente, sulla “paura dell’immigrato”.

È ovvio che se passa l’idea che questo sia il principale problema dell’Italia sicuramente andremo incontro a un successo delle destre, che se viene assecondato questo tipo di narrazione la sinistra non ha alcuna possibilità di vincere.

Ma è vero che stiamo vivendo un’invasione?

I numeri sembrano raccontare una storia diversa.

1965. Una nota su Jackson Frank e la parola “Outsider”

watch it

Una riflessione sulla figura retorica dell`Outsider e sulla vita e la musica di Jackson Frank

Galassia Mucca

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di Giorgio Ghiotti

Mi sono trasferito a Milano da quattro mesi, e al Muccassassina manco perlomeno da settembre. Però, dopo aver letto il reportage firmato da Marco Marsullo e pubblicato da Rolling Stone (Muccassassina, il racconto del party LGBTQ più cool di Roma), sono tornato subito con la mente alle serate – meglio, alle nottate – passate al Qube in via di Portonaccio. Mi sono chiesto allora se questo di Marsullo non sia, più che un reportage, del quale non ha né l’esattezza né la complessità, un’incursione goliardica di uno che, del locale, racconta le stanze (più o meno dark), gli spettacoli per sommi capi, gli assalti etero alle fanciulle e quelli gay allo scrittore che firma il pezzo. Marsullo però specifica cordialmente: «Sempre tutto molto civile; molto più civile dell’approccio medio uomo-donna in qualsiasi locale.»