Degenerazione

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di Marco Mantello Il Movimento 5 stelle è un misto di livore da esclusi e pragmatismo nazionalista, non ci sono idee politiche ma cose da fare per “gli italiani” e “il paese”, con questo complesso del “siamo puliti e non corrotti e lo siamo programmaticamente, conti alla mano, tagli agli stipendi alla mano, siamo etici, […]

Ai direttori e alle direttrici delle reti televisive e delle testate giornalistiche

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Siamo studiosi e studiose, scrittori e scrittrici, preoccupati dal dilagare dell’odio nei media italiani. Odio verso le donne, i migranti, i figli di migranti, la comunità Lgbtq. Un odio che è ormai il piatto principale di moltissimi talk show televisivi nei quali vige da tempo la politica dei microfoni aperti, senza nessuna direzione o controllo. […]

I nostri briganti. L’emigrazione italiana e il prezzo del pregiudizio

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La teoria della cospirazione e dell’infiltrazione su un tessuto sano del malaffare straniero, spesso assimilato a un modo di essere, a un sentimento indomabile, e all’invasione di immigrati italiani sono state cavalcate quotidianamente per decenni dalla stampa, da sociologi e accademici lombrosiani nordamericani.

Il primo gennaio del 1884 The New York Times asserì in un articolo dal titolo esplicito “I nostri briganti” (Our Brigands):

«Gli italiani che giungono in questo paese con un rispetto ereditario per il brigantaggio, naturalmente pensano che l’America sia un ottimo terreno per il genuino brigantaggio italiano. Ciò che stupisce è che non abbiano mai pensato di impegnarsi in qualche altra attività. La città di New York offre eccellenti possibilità per il brigantaggio del genuino modello italiano».

Dizionario per matusa: Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile, parte seconda

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di Rossano Astremo

Le parole che leggerete di seguito vanno considerate come appendice di un testo apparso su Minima&Moralia dal titolo “Prof, sei proprio un bufu!”. Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile. Qui il link del testo al quale rimando per maggiori considerazioni teoriche su come e perché i giovani di oggi parlano usando alcuni termini e non altri e su qual è il contesto a cui faccio riferimento nella mia disamina “sociolinguistica”. In sintesi, però, posso qui dire che all’interno del testo facevo riferimento alla mia esperienza di docente di Italiano in un Liceo del centro di Roma e di come questo mestiere mi porta costantemente a contatto con adolescenti che hanno nelle loro scelte linguistiche “oscure” un’arma contundente da issare contro quei vecchi matusa degli adulti.

I teorici dello Stato islamico e Primo Levi

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Quando diciamo che ci sono testi senza tempo, riflessioni valide per ogni stagione, pensiamo a Primo Levi e ai suoi libri. Questo articolo di Alessandro Leogrande, originariamente uscito su Lo straniero, rimetteva in circolo il messaggio di Levi a partire da un curioso cortocircuito: un saggio di Dabiq, la rivista dello Stato islamico, intitolato L’estinzione della zona grigia.

Per capire il fascino esercitato dai jihadisti dello Stato islamico su molti ragazzi che dal Nord Africa all’Europa al Medio Oriente ingrossano le sue file, è importante leggere i loro testi. Non solo vedere i loro filmati di propaganda, l’ostentazione delle morte e delle bandiere nere, i richiami alla guerra santa contro gli infedeli, ma leggere proprio i loro scritti, le loro riflessioni, la loro visione del mondo.

La linea sottile tra molestia sessuale e abuso di potere

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di Miriam Aly

Ultimamente abbiamo tutti sentito parlare di molestie sessuali o sexual harassment. Ne abbiamo sentito parlare nei telegiornali e nei programmi di gossip; lo abbiamo letto sulle più grandi testate giornalistiche nazionali e mondiali, sui blog e sui social network. Lo scandalo delle molestie sessuali ha toccato nomi imponenti all’interno dell’immaginario popolare come, ad esempio, Kevin Spacey, Fausto Brizzi, Matthew Weiner, Franco Moretti e, primo su tutti, Harvey Weinstein. Questi nomi, e molti altri ancora, sono analogamente stati accusati da parte di diverse donne di aver molestato e/o abusato sessualmente loro.

Brave con la lingua — Qual è il contrario di sausage fest?

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È l’otto novembre. Ci sono quattro autrici: due che nascono come scrittrici, una come sceneggiatrice e una come influencer. No. Scratch that. Si nasce qualcosa? Perché specificare? È l’io, qui, che vive un conflitto: falsa partenza, questa. Un problema di etichette. Riprovo.

Ci sono un sacco di persone nella sala più grande del Circolo dei Lettori torinese, c’è una dignitosa percentuale maschile tra il pubblico e ci sono alcune donne, sul palco quadrato, che affrontano il microfono una a una con piglio diverso e stesso fine. Sono pronte a leggere testimonianze private o condividerle a braccio con l’occhio un po’ lucido. Lo sono tutte. Con loro c’è il ronzio musicale dei contributi che portano: alcuni sembrano più efficaci, altri suonano impromptu, tutti risultano intensi e meritori perché — con la voce che tiene, con quella che trema — stanno pur sempre raccontando di sé. E, nonostante l’anno che corre, lo stanno facendo off screen. That’s a big plus, in my book.

Le lezioni di Jurij Lotman

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«Gente. Destini. Quotidianità», «I rapporti tra le persone e lo sviluppo delle culture», «Cultura e intellettualità», «L’uomo e l’arte» e «Puskin e il suo ambiente»: sono questi i titoli dei sei cicli di incontri tenuti da Jurij Lotman, tra i più grandi pensatori e studiosi del Novecento, tra il 1986 e il 1992, ideati per una serie televisiva dal titolo Conversazioni sulla cultura russa, che aveva il non facile compito di offrire al popolo russo un ritratto e la loro memoria, e che adesso Bompiani propone in libreria nella sempre tanto algida quanto felice collana degli Studi, con la traduzione di Valentina Parisi e la cura e l’introduzione di Silvia Burini, appassionata studiosa di Lotman che omaggia con un saggio introduttivo che restituisce i movimenti principali del suo pensiero.

“Prof, sei proprio un bufu!”. Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile

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di Rossano Astremo

Che bella l’etimologia del verbo insegnare! Insignare, composto dal prefisso “in” unito al verbo “signare”, con il significato di segnare, imprimere e che a sua volta riconduce al sostantivo “signum”, che significa marchio, sigillo. Il nostro lavoro di insegnante non è quindi solo un atto volto alla trasmissione del sapere, ma, stando all’origine del suo significato, un’attività più affascinante e articolata, che consiste nel segnare la mente dello studente, comunicandogli un metodo di approccio alla realtà, che va ben oltre lo studio finalizzato all’ottenimento di un voto.

Viaggio nel cuore della Siria

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I bordi della strada che collega Sarajevo a Mostar sono disseminati di lapidi invadenti, le quali esprimono l’urgenza di redifinire l’anima del paesaggio. Quel che si è voluto cancellare, uccidendo, resta una presenza fisica, estremamente umana, finché esiste qualcuno con la forza e la limpidità necessarie a raccontare la distruzione, il cuore in frantumi di uno Stato imploso.

«Scriverai tutto quello che ti dico?».