Elementi di scienza politica

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La mia generazione esiste non è affatto un`idea o un`astrazione non è nemmeno un`allucinazione triste nata un sabato pomeriggio a Ikea fra cataste bruciate di librerie Billy e una pallida riunione condominiale finita a ironie e strilli Le facce dei miei compagni di scuola erano bianco-verdi come le linee d`erba e le maglie del calcetto il […]

Il comico con le scarpe a punta

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di Vincenzo Libonati

L’iperuranio è un concetto, come le idee di cui è composto, come lo è il paradiso, l’inferno, l’amore e Dio stesso. Nulla di tutto ciò è tangibile. Le idee non lo sono fino a quando non si materializzano e poi diventano altro. La ruota prima di cambiare il mondo era un’idea, poi quando è diventata materia è mutata in realtà, storia, evoluzione.

Le cose sognate e ora viste. Alberto Prunetti, l’Inghilterra e il lavoro in 108 metri

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Per alcuni gli anni Ottanta iniziano nel 1978, quando Aldo Moro viene rapito e ucciso dagli “uomini delle Brigate Rosse”, per altri nel 1982, con il presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’ex partigiano, che esulta ai mondiali di calcio in Spagna. Io condivido la tesi di chi sostiene che gli anni Ottanta inizino, ed è strano per un decennio inteso in senso storiografico, proprio allo scoccare dello zero, nell’ottobre del 1980. Con la marcia dei 40.000.

Erling Kagge: Camminare è un gesto sovverisivo

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo. Photo by Tatiana Diakova on Unsplash

di Benedetta Marietti

«Finché non ho avuto una famiglia, non mi sono mai chiesto perché fosse così importante camminare. Invece le mie tre figlie volevano una spiegazione: perché bisogna muoverci su due gambe se si fa prima in macchina? Ho impiegato un anno e mezzo a scrivere questo libro e metà della mia vita a camminare per poter rispondere a questa domanda». Così ci racconta Erling Kagge, esploratore norvegese e primo uomo negli anni Novanta a raggiungere a piedi e senza supporto i “tre poli”: il Polo Nord, il Polo Sud e la cima dell’Everest. Ma anche primo uomo a percorrere il sottosuolo di New York passando per i suoi tunnel fognari, ferroviari e della metropolitana: dal Bronx via Manhattan, Brooklyn e il Queens fino all’oceano Atlantico, un viaggio a piedi nelle viscere urbane.

Ritorno al Valle, quattro anni dopo

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di Viola Giannoli

C’erano i blindati della polizia, sabato 7 aprile, davanti al Teatro Valle. Quelli che non vennero quasi quattro anni fa, l’11 agosto del 2014, nell’ultima notte del Valle Occupato, quando l’assemblea dei “comunardi”, stretta tra la minaccia dei manganelli e la promessa futura di una gestione condivisa (mai realizzata) tra la Fondazione Valle Bene Comune e il Teatro di Roma, decise di riconsegnare le chiavi.

Werderring (da Standards, 2006)

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di Marco Mantello Una vecchia e il suo pezzo di ferro camminavano in mezzo alla strada le sue mani giuravano il falso ogni volta che il passo mancava Lo studente saliva le scale con un`aria un po` troppo severa le sue mani stringevano il ferro era quasi venuta la sera

Servono costruttori di ponti, come diceva Alexander Langer, tra gli ebrei italiani

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di Valerio Renzi

Passate le polemiche sul 25 aprile, le annunciate contestazioni alla Brigata Ebraica di Milano, e la cerimonia separata della Comunità ebraica romana nella capitale, per il secondo anno di fila lontana dall’Anpi che ha accusato di “non rappresentare i partigiani” e di consentire la presenza di bandiere palestinesi, vale la pena fare una riflessione sul rapporto tra le forze progressiste della società italiana e l’ebraismo italiano. Senza paracadute, senza dare più nulla per scontato.

L’età dell’ipocrisia. All’università con Petros Markaris

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

ATENE. “La ripresa? Figuriamoci. Hanno sostituito i numeri alle persone. Ma i numeri non dicono nulla della gente che soffre e della classe media che scompare. Che poi a far questo sia la sinistra è una vergogna. Ma lei, Mister Nucci, lo sa cosa stiamo vivendo? Glielo dico subito. Siamo tornati esattamente ai tempi dell’Impero Ottomano. I grandi proprietari andavano dal Sultano giurando fedeltà e obbedienza e in cambio ricevevano privilegi, quindi tornavano a casa, in Grecia, e facevano soffrire la gente. Questo fanno Tsipras e compagnia. Vanno a Bruxelles, ottengono benefici per pochi ricchi, tornano a casa con misure insostenibili che portano solo sofferenza” Petros Markaris è furioso. Mi ha accolto con la gentilezza di sempre nella sua casa di Kipseli, un quartiere popolare di Atene che ama molto, fra vie pedonali, empori e bar dove a fine giornata passa il tempo con amici, negozianti, e tutta quella folla tipicamente greca di gente dedita alla discussione e alla critica.

Il duecentocinquantasettesimo tagliando per Roma-Liverpool

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di Stefano Felici

«Al mondo ci saranno almeno sei-sette squadre capaci di battere tre a zero il Barça in casa», ripeto per l’ennesima volta. Questo giro tocca a un gruppo di ragazzini di sedici anni – beati loro, la metà dei miei –, «ma una soltanto», continuo, come se davvero stessi rivelando una verità ultima e lucente e inaudita «è in grado di compiere l’impresa dopo aver perso quattro-a-uno all’andata, e poi due a zero, sempre in casa, pochi giorni prima, contro… contro, oh, dai, la Fiorentina: e questa squadra siamo noi: La Roma» – tutti zitti. Qualcuno annuisce; ma tempo tre secondi e se ne vanno per fatti loro, senza dir nulla. Mi lasciano da solo.

È buio, ma non completo: l’insegna del Roma Store fa una luce bianca elettrica.

10/11: un progetto letterario tra Beirut e Berlino

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di Francesca Faccini

Ho incontrato Sandra Hetzl, la fondatrice di 10/11 (ten/eleven), un giorno di settembre a Berlino. Quella stessa mattina avevo letto un’intervista a Arundhati Roy. La scrittrice denunciava la trasformazione degli scrittori in giocattoli in balia dei festival e invitava ad abbandonare la letteratura innocua a favore di una scrittura coraggiosa. Con sicurezza e disincanto dichiarava il bisogno di romanzi politici partendo dalla convinzione che ogni cosa è politica.

Con ancora queste parole in testa, dopo poche ore bevevo un caffè in compagnia di Sandra, che mi raccontava come avesse deciso di creare una cornice entro la quale la sua professione di traduttrice letteraria dall’arabo al tedesco, la sua curiosità di conoscere nuove autrici e autori e il suo desiderio di curare dei libri potessero trovare forma e comunicare tra di loro.