Salamina: la disfatta di Serse

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Pubblichiamo il terzo e ultimo reportage dalla Grecia di Matteo Nucci usciti sull’Espresso, che ringraziamo. Qui il primo pezzo, qui il secondo.

SALAMINA. Paura e panico. La storia della guerra con cui duemila e cinquecento anni fa, proprio sul finir dell’estate, i Greci respinsero le immense forze persiane guidate dal re Serse si conclude con una battaglia dominata interamente da paura e panico.

Alle Termopili

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Pubblichiamo uno dei tre reportage di Matteo Nucci dalla Grecia (gli altri sono di prossima pubblicazione) usciti sul Venerdì, ringraziando autore e testata. L’autore sarà ospite oggi e domani al Festival della Mente di Sarzana, dove racconterà i luoghi narrati in questa serie.

TERMOPILI. Tutto ebbe inizio con un sogno che assomigliava al delirio, quel delirio che invade i cuori degli umani quando immaginano di poter superare i limiti della propria umanità. Sogno e delirio avevano preso Serse fin dal momento in cui era salito sul trono di suo padre Dario.

Fallimento, rassegnazione e pietà: “Prima di noi” di Giorgio Fontana

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Qual è la funzione del romanzo storico oggi? Domanda legittima se si pensa che è proprio il romanzo storico a dare il via alla nostra letteratura nazionale ed è la stessa domanda che si presenta dopo aver letto il nuovo romanzo di Giorgio Fontana “Prima di noi” .

Quello che può una statua. L’agire politico tra spazio pubblico e significati storici

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La notte tra il 12 e 13 giugno a Milano la statua dedicata ad Indro Montanelli è stata cosparsa di vernice rossa, mentre sulla base della scultura in bronzo è stata lasciata la scritta ‘’razzista stupratore’’. La statua, inaugurata nel 2006 durante la giunta dell’ex sindaco Gabriele Albertini (al tempo Forza Italia), è tutt’oggi situata in una zona centrale di Milano, Porta Venezia, all’interno dei giardini pubblici che dal 2002 sono intitolati al giornalista e fondatore de Il Giornale, quotidiano che ha avuto la prima sede proprio nei pressi dei giardini, nel Palazzo dell’informazione di piazza Cavour.

Aldo Moro e il memoriale: un’intervista a Miguel Gotor

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Realizzai quest’intervista per Il Mucchio ai tempi in cui Miguel Gotor aveva appena curato per Einaudi Il Memoriale della Repubblica, vale a dire gli scritti di Aldo Moro durante la prigionia: la ripropongo oggi, considerando l’oscurità che ancora avvolge diversi aspetti del sequestro toccati nella conversazione (LC).

Una dura battaglia è stata combattuta, nel corso degli anni, intorno alle decine di pagine del memoriale, giunte a noi in momenti diversi – dilazionate con cura, diciamo. Le forze in campo, che fossero in opposizione tra loro o talvolta unite da interessi convergenti, si sono rivelate da sempre attratte da quelle carte, come oscuri magneti umani preoccupati per quanto Moro aveva scritto. Nel suo lungo e documentato saggio, il Memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano (Einaudi), Miguel Gotor traccia un discorso articolato, complesso, come è inevitabile per una tale ingarbugliata vicenda, un viaggio nel potere immune da oscillazioni dietrologiche – sempre bene precisarlo, trattandosi di una materia, quella del sequestro Moro, tuttora invasa da zone opache e nodi irrisolti.

La scoperta di Cosa Nostra

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«La mafia in Sicilia si occupa anche del mercato dei fiori». A dirlo fu il giudice Cesare Terranova, l’uomo che aveva arrestato il “corleonese zero”, Luciano Liggio, antenato di Riina e Provenzano. Terranova, dopo due mandati parlamentari, deluso dalla politica, tornò in magistratura nel giugno del 1979, in tempo per essere ucciso tre mesi dopo a Palermo.

Così potete giurare che pure la composizione floreale regalata dal prete del paese a Kay Corleone (Diane Keaton), sotto gli occhi di Michael Corleone (Al Pacino), nella scena del matrimonio del Padrino parte III, girato nel 1990 a Forza D’Agrò, in provincia di Messina, sarebbe stata meritevole di sequestro. Anche quel “mazzolin di fiori” utilizzato sul set profumava certo di racket e polvere da sparo.

Un racconto sulla “Storia della colonna infame”: prima parte

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Pubblichiamo una serie in tre puntate, a cura di Virginia Fattori, sulla Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni.

di Virginia Fattori

La Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni viene pubblicata per la prima volta nel 1840. In questo testo l’autore milanese racconta le vicissitudini e le terribili torture che Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora subirono dagli inquisitori dopo essere stati indagati come untori.

L’evento che colpì i due poveri innocenti si inserisce in un generale aumento dei processi agli untori a seguito di nuove epidemie di peste, a tal proposito è legittimo chiedersi perché mai Manzoni abbia deciso di raccontare la vicenda specifica di questi due personaggi. Infatti nel caso in cui avesse scelto di ignorarla la trama narrativa dei Promessi Sposi (opera all’interno della quale si inserisce) non ne avrebbe minimamente risentito.

Lipsia tra le due Germanie, trent’anni dopo la riunificazione

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, qui in una versione più estesa. (fonte immagine)

A Lipsia le “Montagsdemonstrationen”, le proteste non violente del lunedì, tracciarono non solo simbolicamente la strada che condusse alla caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989.

All’alba di quell’anno, l’aria a Lipsia, epicentro della Ddr e sede del colosso industriale VEB TAKRAF che raggruppava ventisei imprese, era irrespirabile. I confini della città erano pieni di crateri di lignite e le fabbriche a carbone l’annerivano. Nelle chiese, luoghi relativamente sottratti al controllo poliziesco statuale, la protesta degli ambientalisti, che rappresentarono il primo nucleo della rivolta pacifica, si saldò con quella di chi mirava ad abbattere la frontiera tra le due Germanie per riconquistare piena libertà di movimento e d’espressione. Coltivando ancora l’idea di riformabilità dall’interno del sistema, contestavano allo Stato socialista di aver tradito il socialismo e non sognavano il capitalismo.

Odisseo in Italia

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.
Il primo epiteto attribuito a Odisseo è polytropos. Dai molti modi, dalle molte forme, dalle molte svolte. Capace di trasformarsi, adeguarsi alle situazioni e agli interlocutori, capace di cambiare strada e aggirare l’ostacolo con svolte improvvise. Odisseo è l’eroe dell’astuzia e il poema che racconta le sue vicende, intitolato proprio perciò Odissea (le vicende di Odisseo), è esso stesso versatile e dalle molte svolte. Non è un caso che i suoi lettori abbiano potuto ambientare quelle storie ovunque, addirittura in luoghi lontani e poco verosimili come il Mar Baltico. Odisseo del resto è carattere umano eterno, che va ben oltre tempi e luoghi. E diventa semmai parte integrante di quei paesi in cui le sue avventure furono cantate nei secoli. Si può viaggiare in molti modi, seguendo lo spirito odissiaco.

L’Italia razzista. La persecuzione contro gli ebrei

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“Roma di travertino rifatta di cartone aspetta l’imbianchino, suo prossimo padrone”, scriveva Trilussa a proposito della visita di Adolf Hitler a Roma nel 1938, e non si dica che i poeti a Roma siano soltanto avatar della cartolina della Città Eterna. L’ex vedutista di cose viennesi riconvertito in Führer  e “primo soldato del Reich” (le tre allucinazioni, come le ha chiamate lo storico militare inglese John Keegan ne “La maschera del comando” pubblicato dal Saggiatore) arrivò in treno a Roma alle 20,30 del 3 maggio.

L’imponente rappresentanza sbarcò a stazione Ostiense, all’epoca una stazione fantasma, a mala pena uno scalo di binari, e quindi inventata per l’occasione: la logistica della propaganda trovò utile l’ubicazione di quel binario perché da lì, appena al di fuori delle millenarie mura aureliane, si poteva risalire in parata trionfale fino al Quirinale passando per i gioielli classici di Roma.