L’Italia razzista. La persecuzione contro gli ebrei

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“Roma di travertino rifatta di cartone aspetta l’imbianchino, suo prossimo padrone”, scriveva Trilussa a proposito della visita di Adolf Hitler a Roma nel 1938, e non si dica che i poeti a Roma siano soltanto avatar della cartolina della Città Eterna. L’ex vedutista di cose viennesi riconvertito in Führer  e “primo soldato del Reich” (le tre allucinazioni, come le ha chiamate lo storico militare inglese John Keegan ne “La maschera del comando” pubblicato dal Saggiatore) arrivò in treno a Roma alle 20,30 del 3 maggio.

L’imponente rappresentanza sbarcò a stazione Ostiense, all’epoca una stazione fantasma, a mala pena uno scalo di binari, e quindi inventata per l’occasione: la logistica della propaganda trovò utile l’ubicazione di quel binario perché da lì, appena al di fuori delle millenarie mura aureliane, si poteva risalire in parata trionfale fino al Quirinale passando per i gioielli classici di Roma.

Storie dalla Semana Santa a Siviglia, tra passato e presente

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Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo.

SIVIGLIA. Lo scorso gennaio, Vox, il partito sovranista di estrema destra, ha scatenato le proprie ire contro la titolare della politica sociale del neonato governo andaluso di centro-destra, rea di aver contestato in un vecchio articolo la Semana Santa sivigliana. Dopo il successo nelle elezioni andaluse, Santiago Abascal, leader di Vox, forte di un undici per cento di voti su cui in pochi avrebbero scommesso, ha alzato il tiro. La retorica identitaria, in Andalusia, si era già fatta largo fra gli appassionati di tauromachia – qui ancora numerosissimi. Abascal aveva lanciato la sua campagna elettorale chiamando a sé toreri di grido, ma dopo il successo delle elezioni andaluse ha allargato le sue mire su ogni tradizione spagnola, pur di farsi rappresentante di quell’hispanidad profonda che a molti appare sempre più in declino, quasi fosse un semplice scarto del Novecento.

Fu Stella, l’urgenza della memoria

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Giovedì 14 Marzo alle ore 18 si terrà al Palazzo delle Esposizioni a Roma la presentazione di Fu stella (Lapis Edizioni), ultimo libro di Matteo Corradini, illustrato da Vittoria Facchini.

Il libro è una lunga, commovente filastrocca sulla Shoah, nella quale si avvicendano dieci storie tragiche viste dal punto di vista della tristemente famosa stella gialla cucita sulle divise della discriminazione razziale. Premio Andersen 2018 come protagonista della Cultura per l’infanzia, Corradini ha pubblicato diversi libri sul tema, che lo hanno imposto come una delle voci più importanti della cosiddetta Didattica della Memoria.

Storia dell’immigrazione straniera in Italia: un estratto dal libro di Michele Colucci

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri (Carocci), presentato questa mattina al CNR di Napoli.

di Michele Colucci

Aeroporto di Fiumicino, 21 marzo 1988. Da un volo proveniente dalla Nigeria sbarca un cittadino sudafricano. Immediatamente dichiara alle forze di polizia presenti allo scalo la volontà di richiedere l’asilo politico. La domanda viene accolta con scetticismo dai funzionari. Nel 1988 esiste in ancora Italia la cosiddetta “riserva geografica”, per cui a parte pochissime eccezioni solo i cittadini dell’Europa dell’est possono accedere al diritto d’asilo.

La visione di Robert Kennedy, a cinquant’anni dalla sua morte

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Pubblichiamo un pezzo apparso sul Messaggero, che ringraziamo (fonte immagine).

«Il senatore Robert Francis Kennedy è deceduto all’una e 44 di oggi, 6 giugno 1968, all’età di quarantadue anni». Frank Mankiewicz, suo portavoce dal 1966, annunciò al mondo la conseguenza fatale dell’attentato della notte precedente, quando nel corridoio delle cucine dell’Hotel Ambassador a Los Angeles Sirhan Sirhan, statunitense di origine giordana, sparò al candidato che aveva appena vinto le primarie in California, una tappa decisiva nella lunga corsa verso la Casa Bianca.

Mangiare Aldo Moro. Un estratto da “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta

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Quarant’anni fa, il 9 maggio 1978, a 55 giorni dal rapimento in via Fani, le Brigate Rosse comunicavano di aver eseguito la loro sentenza di morte per Aldo Moro. Di seguito vi proponiamo un significativo estratto da “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta, pubblicato nel 2008 da minimum fax (che ringraziamo). La foto di copertina è di Carl Newton.

Buon venticinque aprile

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Festeggiamo il venticinque aprile, la festa della liberazione dell’Italia dal nazifascismo, con uno scritto di Mario Rigoni Stern indirizzato all’Anpi per il Congresso regionale veneto del 2007. di Mario Rigoni Stern Cari Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna […]

Riscriviamo la storia della Resistenza: ovvero come la Resistenza ha fatto la storia

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di Carlo Greppi «Viva i nostri morti: perché essi ci additano il cammino che ancora dobbiamo percorrere. Quando è venuta la vittoria a tutti è apparsa chiara la ragione della nostra lotta; allora si è appreso che l’immane sacrificio non era stato vano, che i caduti non erano morti invano, che non si era marcito […]

In terra d’Africa: come gli italiani colonizzarono l’impero

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Pubblichiamo un pezzo apparso in forma differente sul Tascabile, che ringraziamo.

«La nuova impostazione teorica faceva dell’impero la massima espressione del regime, in cui replicare il meglio della civiltà della madrepatria portando a compimento, su questo terreno di sperimentazione privo di condizionamenti i progetti totalitari fascisti. In questo grande laboratorio biopolitico, l’uomo nuovo avrebbe dovuto trasferirsi in via definitiva per costruire una società nata dall’emigrazione di massa, ma allo stesso tempo selezionata, priva di tutti gli elementi giudicati inadatti per motivi fisici, politici o morali», scrive Emanuele Ertola, ricercatore e autore di In terra d’Africa. Gli italiani che colonizzarono l’impero (Laterza), che è anche una storia sociale della colonizzazione.

Da duemila anni. Diario di un ebreo romeno sotto Hitler

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«Morte agli ebrei!» è un grido vecchio, amaro e familiare per il giovane Mihail Sebastian, classe 1907, avvocato noto, critico letterario e autore teatrale a Bucarest fra le due guerre mondiali. Nello sguardo di questo figlio del Danubio, la patria in cui si identificava, acuto osservatore e testimone negli anni dell’ascesa del maresciallo Ion Antonescu del propagarsi dell’antisemitismo, c’è la lacerazione dell’indifferenza che in un giorno diverso dagli altri diventò odio e persecuzione.