L’Apocalisse della Belle Époque

_IGP9216

Pubblichiamo un articolo di Edoardo Castagna uscito su Avvenire ringraziando l’autore e la testata.
di Edoardo Castagna

Scrive lo storico Norman Stone che «in quattro anni il mondo passò dal 1870 al 1940» (La Prima guerra mondiale. Una breve storia, Feltrinelli). In pochissimo tempo si assistette a una tale rivoluzione – negli stili di vita, nella tecnologia, nel contesto ideale, nella politica: insomma, nella visione del mondo dell’intera popolazione europea – che fu avvertita immediatamente, con acuta sensibilità, dai contemporanei e alla quale la letteratura diede la voce più chiara, marcando come nota dominante quella della nostalgia. Una nostalgia che, nel caso della Grande Guerra, richiamava quel mondo ordinato e borghese non a caso definito, a posteriori, Belle Époque: proprio per rimarcare tale nostalgia, anche a costo di velarne alcuni difetti. Avrebbe scritto Robert Musil nell’Uomo senza qualità: «Onestà, continenza, cavalleria, musica, la morale, la poesia, la forma, il divieto, tutto ciò non ha altro scopo più profondo che dare alla vita una forma limitata e precisa».

Serve una giornata delle vittime per raccontare il terrorismo?

2669159-470x348

Oggi è il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo. Riprendiamo questo intervento di Vanessa Roghi che ha rielaborato un suo articolo uscito su Novecento.org. di Vanessa Roghi Esiste un problema di narrazioni innanzitutto. I racconti delle stragi hanno avuto infinitamente meno successo di quelli degli atti di terrorismo “individuali”. E’ un problema che si […]

Contro l’oppressione fascista che voleva ridurre l’uomo a cosa

PARTIGIANI-FIRENZEFC

Con questa foto di un gruppo di partigiani fiorentini e con questo brano tratto da Passato e avvenire della Resistenza, discorso tenuto da Piero Calamandrei il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri, vogliamo augurare buona liberazione a tutti: buon 25 aprile!

di Pietro Calamandrei

[..] Ma fino da allora cominciò la Resistenza: contro l’oppressione fascista che voleva ridurre l’uomo a cosa, l’antifascismo significò la Resistenza della persona umana che si rifiutava di diventare cosa e voleva restare persona: e voleva che tutti gli uomini restassero persone: e sentiva che bastava offendere in un uomo questa dignità della persona, perché nello stesso tempo in tutti gli altri uomini questa stessa dignità rimanesse umiliata e ferita. Cominciò così, quando il fascismo si fu impadronito dello Stato, la Resistenza che durò venti anni. Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione civile.

Il Berlinguer di Veltroni. Ovvero come l’ossessione della memoria ci rende prigionieri del passato.

10865-99

Questo articolo è uscito su Europa.

Credo di essere, senza tema di smentita, la persona che più conosce e più si è occupata della produzione di Veltroni come intellettuale e artista. Lo seguo da quando faceva il direttore dell’Unità e scriveva recensioni cinematografiche per il Venerdì. Ho letto quasi tutti i suoi libri di narrativa e di poesia, ne ho parlato in modo molto diffuso e molto critico – l’ho fatto l’ultima volta qui e prima qui, e qui, e ancora qui, e ne ho fatto anche un bilancio, di questo rapporto critico.

Una diversa idea di storia. Grazie, Jacques Le Goff

Jacques Le Goff

Da “La civiltà dell’Occidente medievale. Strutture spaziali e temporali (X-XIII secolo)”
1964 (1981 in Italia, Einaudi Editore)

di Jacques Le Goff

Quando il giovane Tristano, sfuggito ai mercanti-pirati norvegesi approdò al litorale della Cornovaglra, “con gran sforzo salí fino alla cresta della scogliera e vide che, al di la di una landa ondulata e deserta si stendeva una foresta senza fine». Ma da questa foresta venne fuori un gruppo di cacciatori e il fanciullo si uni a loro. «Allora si misero a camminare conversando, finché scoprirono un ricco castello. Era circondato da praterie, da frutteti, da sorgenti vive, da peschiere e da terre arate».
Il paese di re Marco non è una terra leggendaria immaginata da un troviero. È la realtà fisica dell’Occidente medievale. Un grande manto di foreste e di lande attraversato da radure coltivate, più o meno fertili: questo è il volto della Cristianità, simile a una negativa dell’Oriente musulmano, mondo di oasi in mezzo ai deserti. Qui il bosco è raro, là abbonda, qui gli alberi significano civiltà, là barbarie.

Sull’uso pubblico della storia: ossia perché Odifreddi poteva semplicemente dire “Ho detto una cavolata”

roghi

Sono alcuni giorni che si è generato un complicato dibattito in rete a partire da alcune affermazioni di Piergiorgio Odifreddi sull’Olocausto, il nazismo, e via via l’ermeneutica storica, lo statuto di verità della disciplina storica stessa. Odifreddi ha fatto il punto su questa polemica che lo ha visto come oggetto, più che come soggetto del discutere, nel post precedente, rispondendo a Christian Raimo che qui, sua volta, indirettamente (rispondendo a Quit the Doner) lo chiamava molto direttamente in causa. In questo intervento spostiamo l’attenzione su alcune questioni di metodo che investono la storia, il suo uso pubblico, e la funzione dell’intellettuale nel dibattito pubblico.

di Vanessa Roghi

Ogni volta che, da storica, penso alla matematica mi viene in mente Alberto Sordi che, ne Il maestro di Vigevano, detta alla classe un problema incomprensibile fondato peraltro su un assunto assolutamente discutibile e casuale: una massaia lascia le mele dal lattaio e deve tornare a prenderle. Perché, si domanda Sordi, la massaia lascia le mele?

Perché lasciare le mele serve a dimostrare qualcosa, a spiegarlo, a renderlo comprensibile, un ragionamento induttivo. Un metodo che gli storici non usano, e per quanto possa parere loro assurdo, funziona. Vorrei ritornare dunque sulla questione del metodo, che sul merito altri sono intervenuti.

Come rispondere a Priebke #3: cos’è la memoria delle Fosse Ardeatine

RetataFosseArdeatine-e1327828151899

Riprendiamo un brano dal libro di Alessandro Portelli edito da Donzelli, L’ordine è già stato eseguito. di Alessandro Portelli Il 25 marzo 1944, i lettori dei giornali romani trovavano il seguente comunicato dell’agenzia Stefani, emanato dal comando tedesco della città occupata di Roma alle 22.55 del 24 marzo:«Nel pomeriggio del 23 marzo 1944, elementi criminali […]

Come rispondere a Priebke: breve introduzione e analisi retorica di revisionismo e negazionismo #2

fornocrematorio

In queste ore circola in rete, per esempio qui un’intervista-testamento fatta nel luglio 2013 a Erich Priebke, nella quale oltre a non rinnegare nulla del suo operato, l’ex ufficiale nazista recupera una lunga serie di argomenti negazionisti, come quello per cui nei campi di concentramento si moriva di febbre petecchiale e non con le camere […]

Come rispondere a Priebke: breve introduzione e analisi retorica di revisionismo e negazionismo #1

campi di concentramento

. In queste ore circola in rete, per esempio qui un’intervista-testamento fatta nel luglio 2013 a Erich Priebke, nella quale oltre a non rinnegare nulla del suo operato, l’ex ufficiale nazista recupera una lunga serie di argomenti negazionisti, come quello per cui nei campi di concentramento si moriva di febbre petecchiale e non con le […]