Il Berlinguer di Veltroni. Ovvero come l’ossessione della memoria ci rende prigionieri del passato.

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Questo articolo è uscito su Europa.

Credo di essere, senza tema di smentita, la persona che più conosce e più si è occupata della produzione di Veltroni come intellettuale e artista. Lo seguo da quando faceva il direttore dell’Unità e scriveva recensioni cinematografiche per il Venerdì. Ho letto quasi tutti i suoi libri di narrativa e di poesia, ne ho parlato in modo molto diffuso e molto critico – l’ho fatto l’ultima volta qui e prima qui, e qui, e ancora qui, e ne ho fatto anche un bilancio, di questo rapporto critico.

Una diversa idea di storia. Grazie, Jacques Le Goff

Jacques Le Goff

Da “La civiltà dell’Occidente medievale. Strutture spaziali e temporali (X-XIII secolo)”
1964 (1981 in Italia, Einaudi Editore)

di Jacques Le Goff

Quando il giovane Tristano, sfuggito ai mercanti-pirati norvegesi approdò al litorale della Cornovaglra, “con gran sforzo salí fino alla cresta della scogliera e vide che, al di la di una landa ondulata e deserta si stendeva una foresta senza fine». Ma da questa foresta venne fuori un gruppo di cacciatori e il fanciullo si uni a loro. «Allora si misero a camminare conversando, finché scoprirono un ricco castello. Era circondato da praterie, da frutteti, da sorgenti vive, da peschiere e da terre arate».
Il paese di re Marco non è una terra leggendaria immaginata da un troviero. È la realtà fisica dell’Occidente medievale. Un grande manto di foreste e di lande attraversato da radure coltivate, più o meno fertili: questo è il volto della Cristianità, simile a una negativa dell’Oriente musulmano, mondo di oasi in mezzo ai deserti. Qui il bosco è raro, là abbonda, qui gli alberi significano civiltà, là barbarie.

Sull’uso pubblico della storia: ossia perché Odifreddi poteva semplicemente dire “Ho detto una cavolata”

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Sono alcuni giorni che si è generato un complicato dibattito in rete a partire da alcune affermazioni di Piergiorgio Odifreddi sull’Olocausto, il nazismo, e via via l’ermeneutica storica, lo statuto di verità della disciplina storica stessa. Odifreddi ha fatto il punto su questa polemica che lo ha visto come oggetto, più che come soggetto del discutere, nel post precedente, rispondendo a Christian Raimo che qui, sua volta, indirettamente (rispondendo a Quit the Doner) lo chiamava molto direttamente in causa. In questo intervento spostiamo l’attenzione su alcune questioni di metodo che investono la storia, il suo uso pubblico, e la funzione dell’intellettuale nel dibattito pubblico.

di Vanessa Roghi

Ogni volta che, da storica, penso alla matematica mi viene in mente Alberto Sordi che, ne Il maestro di Vigevano, detta alla classe un problema incomprensibile fondato peraltro su un assunto assolutamente discutibile e casuale: una massaia lascia le mele dal lattaio e deve tornare a prenderle. Perché, si domanda Sordi, la massaia lascia le mele?

Perché lasciare le mele serve a dimostrare qualcosa, a spiegarlo, a renderlo comprensibile, un ragionamento induttivo. Un metodo che gli storici non usano, e per quanto possa parere loro assurdo, funziona. Vorrei ritornare dunque sulla questione del metodo, che sul merito altri sono intervenuti.

Come rispondere a Priebke #3: cos’è la memoria delle Fosse Ardeatine

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Riprendiamo un brano dal libro di Alessandro Portelli edito da Donzelli, L’ordine è già stato eseguito. di Alessandro Portelli Il 25 marzo 1944, i lettori dei giornali romani trovavano il seguente comunicato dell’agenzia Stefani, emanato dal comando tedesco della città occupata di Roma alle 22.55 del 24 marzo:«Nel pomeriggio del 23 marzo 1944, elementi criminali […]

Come rispondere a Priebke: breve introduzione e analisi retorica di revisionismo e negazionismo #2

fornocrematorio

In queste ore circola in rete, per esempio qui un’intervista-testamento fatta nel luglio 2013 a Erich Priebke, nella quale oltre a non rinnegare nulla del suo operato, l’ex ufficiale nazista recupera una lunga serie di argomenti negazionisti, come quello per cui nei campi di concentramento si moriva di febbre petecchiale e non con le camere […]

Come rispondere a Priebke: breve introduzione e analisi retorica di revisionismo e negazionismo #1

campi di concentramento

. In queste ore circola in rete, per esempio qui un’intervista-testamento fatta nel luglio 2013 a Erich Priebke, nella quale oltre a non rinnegare nulla del suo operato, l’ex ufficiale nazista recupera una lunga serie di argomenti negazionisti, come quello per cui nei campi di concentramento si moriva di febbre petecchiale e non con le […]