Lehman Trilogy. Il testo di Stefano Massini torna al Piccolo di Milano

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Era il gennaio del 2015, quando Luca Ronconi metteva in scena al Piccolo di Milano il testo di Stefano Massini Lehman Trilogy (edito da Einaudi nel 2014) che racconta la storia di tre generazioni di Lehman, coprendo 160 anni di storia americana. Dal loro arrivo in Alabama, nella seconda metà dell’Ottocento da un piccolo paesino della Baviera sui bastimenti che portarono migliaia di europei a cercare nel nuovo mondo una strada per il loro riscatto, al crollo della quarta banca degli USA (Lehman Brothers), un impero finanziario globale, che con la sua scomparsa ha decretato la fine del capitalismo del XX secolo.

Tra Pasolini e Roth: intervista a Massimo Popolizio

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Massimo Popolizio è in scena (accanto, tra gli altri, a Fabrizio Gifuni e Massimo De Francovich) al Teatro Argentina di Roma fino al 18 Dicembre con la celebrata Lehman Trilogy, ultima grande messa in scena di Luca Ronconi, tratta dall’omonimo testo di Stefano Massini.

Come riassunto da Marta Marchetti nel suo saggio Guardare il romanzo. Luca Ronconi e la parola in scena (Rubettino): “La storia dell’ascesa e del declino di una grande famiglia di banchieri americani è raccontata in una fusione di spazio, tempo e azione che mette attori e spettatori di poterne fruire solo se disponibili a rischiare di rimanere bloccati su un dettaglio o di perdere proprio il particolare che può dare un senso al tutto (…) In questo modo procede tutto lo spettacolo, più di un secolo di storia economica e politica per la durata integrale di cinque ore e mezza…”.

Un pugno di libri ci salverà la vita. «By Heart» di Tiago Rodrigues

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Nadežda Mandel’štam riuscì a salvare le poesie del marito Osip, morto a causa delle purghe staliniane, mandandone a memoria i versi. Non usò solamente la propria, di memoria, ma anche quella degli altri, trasmettendo ogni poesia a dieci persone per volta. Quando arrivò alla decima poesia, cento persone conoscevano e trasmettevano i versi del marito. E così via. A quel punto, per quanto nascosta e segreta, la poesia di Mandel’štam si era pian piano trasformata in un fiume carsico che attraversava la Russia, per riemergere poi con forza al termine del periodo staliniano. Tra le persone che Nadežda incontrò in questa paziente opera di trasmissione ci fu Joseph Brodsky, futuro premio Nobel.

Uomini delle caverne, ieri come oggi: la paura nel teatro italiano di fine ‘800

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di Edoardo Rialti “I romanzi, i film, i programmi Tv o della radio – persino i fumetti –che si occupano di horror si svolgono sempre a due livelli. Alla superficie c’è il livello grossolano – quando Regan vomita in faccia al prete o si masturba con un crocifisso in ‘L’Esorcista’… ma su un altro livello, […]

Da Anna Politkovskaya a Edipo: intervista a Elena Arvigo

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In occasione dei dieci anni della morte di Anna Politovskaja, la giornalista russa uccisa mentre tornava a casa con le buste della spesa in seguito a reiterate minacce da parte dei vertici militari del regime, Elena Arvigo ha riportato in scena lo spettacolo Donna Non Rieducabile al Teatro Manzoni di Calenzano.

Un racconto teatrale di notevole intensità, in cui la vita della coraggiosa reporter è narrata attraverso i brani più significativi dei suoi scritti di denuncia. Con l’occasione abbiamo incontrato l’attrice e regista, che ci ha parlato anche dei suoi progetti futuri.

Sono Pasolini. Intervista a Giovanna Marini

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(fonte immagine)

Tra i numerosi omaggi che il Teatro di Roma, sotto la direzione di Antonio Calbi, ha offerto alla memoria di Pier Paolo Pasolini, lo spettacolo di Giovanna Marini Sono Pasolini, in scena al Teatro India fino al 30 Ottobre scorso, è stato senz’altro tra i migliori.

Lo spettacolo esplora la zona meno conosciuta della vita dell’autore, la gioventù friulana, ed ha il merito di spazzare via i luoghi comuni infamanti che ne hanno macchiato per decenni la reputazione.

Giovanna Marini, infatti, fa chiarezza sulle accuse di corruzione di minori che portarono Pasolini a lasciare il suo amato Friuli, dove era un insegnante adorato da studenti e genitori.

Dario Fo e il suo teatro

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore, un lungo articolo su Dario Fo scritto da Gianni Minà e apparso originariamente sulla rivista Vivaverdi nel 2010. L’intervista al premio Nobel fu rilasciata per il programma televisivo Storie (fonte immagine).

di Gianni Minà

Prima parte — Quando la Commedia dell’Arte diventa letteratura da Nobel

Quella di Dario Fo è un’avventura artistica che, dopo quasi sessant’anni, non accenna a tramontare. Mentre scrivo questo articolo su un “giullare” premiato nel 1997 con il Nobel della letteratura, a Parigi è stata montata una nuova versione di Mistero buffo: Mystère bouffe et fabulages che è stata in scena alla Salle Richelieu della Comédie Française fino al 19 giugno 2010.

Dario Fo, 1926-2016

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Ricordiamo Dario Fo, che è stato assieme scrittore, attore, attivista politico, regista, con un brano tratto dal Mistero Buffo, andato in scena per la prima volta nel 1969. Segue l’interpretazione dello stesso Fo (fonte immagine).

«E arriviamo a Bonifacio VIII, il papa del tempo di Dante. Dante lo conosceva bene: lo odiava al punto che lo mise all’inferno prima ancora che fosse morto. Un altro che lo odiava, ma in maniera un po’ diversa, era il frate francescano Jacopone da Todi, pauperista evangelico, un estremista, diremmo oggi.

Simone Carella e il teatro del Tremila

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(fonte immagine)

E alla fine se n’è andato, Simone Carella. A guardarlo lì, smagrito nel letto di un ospedale di Roma, non sembrava più lui, finché gli occhi un po’ spersi si facevano di nuovo attenti e ti guardava. E allora eccolo di nuovo lì, a fare capolino da una faccia scavata che non sembrava la sua, e a dire, senza riuscire davvero a parlare, con quella noncuranza sorniona che lo contraddistingueva, “Oggi non va, ci vediamo domani”.

E come fare, adesso, a raccontarlo Simone Carella? A raccontare le tante incarnazioni che ha avuto? Regista, artista sperimentale, organizzatore, agitatore culturale. Sempre in movimento eppure sempre legato a quella Roma che, se ancora vale la pena, è anche per l’impronta lasciata da gente come lui. Gente curiosa, attenta, gente per cui il gesto artistico è sempre legato agli altri, al teatro inteso come “noi” prima che come “io”. Persone che aprono spazi dove provare, sbagliare, ricominciare, spazi dove sentirsi a casa. C’è n’è sempre meno di quella gente. Oggi, con la scomparsa di Simone, c’è n’è drammaticamente ancora meno.

Cosa succede in palestra nelle sette ore di Natten / notte

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Licia Vignotto ci racconta Natten di Mårten Spångberg, la performance più attesa e particolare dell’edizione 2016 del festival internazionale Santarcangelo dei teatri. (Foto: © Diane – Ilaria Scarpa – Luca Telleschi)

di Licia Vignotto

Ciò che succede di notte può essere bellissimo o atroce, ma solo chi è sveglio – se qualcuno è sveglio – può saperlo, vederlo e viverlo. Assunto banale ma di cui spesso ci si dimentica. Di giorno si lavora e ci si distrae, alternando concentrazione e relazione. Quando cala il sole ci si può abbandonare a sé stessi, esistere e spalancarsi alle altre esistenze protetti dall’oscurità e dalla propria stanchezza, lasciarsi andare nel tempo dell’improduttività, più sincero e reale, senza maschere e obblighi. È partendo da questo assunto che si può capire il valore profondo di Natten, l’ultimo spettacolo ideato dallo svedese di , presentato per la prima volta in Italia al festival Santarcangelo dei teatri sabato 16 luglio.