Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti

nietz

di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti.
Non esiste figura più indegna di rispetto di chi manipola il pensiero di Friedrich Nietzsche, una delle menti più alte e abissali della storia della filosofia, forzandolo a letture biecamente fascistoidi.

O meglio, a ben pensarci, qualcosa di peggio esiste: coloro che ne fanno un fautore dell’immoralismo tout court, che lo erigono a emblema di una visione egotica e rapace dell’esistenza, quasi fosse un profeta dell’edonismo pseudolibertario che domina e intorpidisce le coscienze in questa fase decadente del capitalismo.

Quello che è andato in scena alla Primavera dei teatri di Castrovillari

Fortebraccio

Castrovillari. A chiusura dell’incontro di presentazione di «Ivrea 50», il libro edito da Akropolis che raccoglie riflessioni e materiali scaturite attorno dell’incontro che ha commemorato i cinquant’anni dello storico convegno di Ivrea sul nuovo teatro del 1967, Marco De Marinis – curatore del libro – ha sottolineato che oggi sempre di più la differenza nelle arti sceniche sarà tra intrattenimento, inteso come forma di consumo culturale o meno che sia, e teatro, inteso come forma di comunità. Il distinguo ricorda da vicino quello tra “spettacolo che intrattiene” e “teatro che trattiene” di uno dei grandi pensatori teatrali del nostro tempo, il maestro Morg’hantieff, il cui provvido pensiero è stato raccolto di un prezioso libriccino dalle Edizioni dell’Asino.

La Classe Operaia va in Paradiso: Longhi porta Petri a teatro

operaia

(fonte immagine)

di Chiara Babuin

Nel 1971, Elio Petri partecipò al Festival di Cannes, vincendo la Palma d’Oro con La classe operaia va in Paradiso, film che voleva mostrare la condizione alienante operaia del “Miracolo Italiano”.
Nel 2018, Claudio Longhi lo porta in scena nei maggiori teatri italiani. Non si tratta, però, di un mero adattamento teatrale di un’opera cinematografica, bensì  di una grandissima opera filologica del film di Petri a cui si aggiunge una profonda riflessione sul  concetto stesso di lavoro.

Quella foto di Patti Smith e Roberto Bolaño a teatro

patti bolano

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Quando qualche anno fa Patti Smith andò a casa dello scrittore cileno Roberto Bolaño a Blanes, nel Nord della Spagna, per fotografarne un oggetto, si guardò intorno e non trovò nessuna macchina da scrivere. Nel suo studio, in bella vista sulla scrivania, troneggiava un computer, oggetto assai poco evocativo e men che meno fotogenico. Smith decise così di fotografare una sedia, la sedia di Bolaño, immortalata dalla rockstar in una polaroid.

Ripescaggi: “Vita di Carmelo Bene”

1carmelo

di Simone Bachechi

Una biografia su chi come Carmelo Bene, provandolo a esprimere con il suo linguaggio, si auto-s-profetizza come il vate dell’oblio, del non essere e dell’abbandono, può sembrare un ossimoro. Per chiunque voglia avvicinarsi al genio di Campi Salentina, in ogni caso a una personalità che rimarrà nella storia del teatro nei secoli, ma si potrebbe dire anche della letteratura, del cinema e dell’arte tout court, la “Vita di Carmelo Bene” – edita da Bompiani – può essere una valida guida e non solo come può fare una comune biografia d’artista, ma come vera e propria opera letteraria compiuta, in ossequio alla sua stessa idea dell’artista “capolavoro”.

Focus Baudelaire – I fiori del male al Teatro Argentina

1baud

di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Il 9 Aprile 1821 nasceva a Parigi Charles Baudelaire, padre della poesia moderna, genio dell’intuizione filosofica paradossale, profetico critico d’arte, maestro tormentato di gnosi e vittima gloriosa della metafisica, supremo virtuoso della parola ridotto all’afasia, cantore dell’elevazione spirituale morto strozzato dalle bestemmie.

Un acrobata ebbro e sprezzante, teso verso l’infinito sull’abisso dell’inferno interiore, devoto così fedele del Bello da cercarlo in fondo al baratro dell’orrore, fascinosa e straziante incarnazione delle contraddizioni umane sublimate nel miracolo artistico di versi (e mirabili prose poetiche) di sovrana eleganza formale, proprio nella testimonianza spietata dell’epifania del Male.

Sandro Lombardi. La parola e il sacro

lombardi

(fonte immagine)

Sandro Lombardi non è soltanto uno degli attori più talentuosi e versatili della scena teatrale italiana. Soprattutto, è un interprete di rarissimo garbo e profonda cultura, come testimonia la cura e il rispetto con cui è in grado di affrontare autori diversissimi. Solo recentemente lo abbiamo ammirato, a Roma, ne Il Ritorno di Casanova di Schnitzler al Teatro India, e pochi giorni dopo in una commovente lettura del primo capitolo della À la recherche du temps perdu di Marcel Proust al Teatro di Villa Torlonia.

Una Giraffa in città. Big Action Money mette in scena Tiago Rodrigues

rodrigues

(fonte immagine)

Tiago Rodrigues è profondamente convito del potere salvifico della parola. Lo si era capito già vedendo «By Heart», lo spettacolo performance interpretato dallo stesso drammaturgo portoghese, che ha fatto tappa in Italia nel 2016. Lo capiamo in modo ancora più convinto in questo nuovo lavoro, «Gioie e dolori nella vita delle giraffe», portato in scena a Modena e Bologna da Big Action Money, per la regia di Teodoro Bonci del Bene. Perché al centro di questo spettacolo non c’è solo una storia, ma anche un modo di raccontarla. Se Tiago Rodrigues è convinto del potere della parola, altrettanto lo è il suo teatro, tanto da costruire un piccolo mondo attraverso di essa.

L’Amleto secondo Carmelo Bene

ameleto

Pubblichiamo un pezzo di Giuseppe Sansonna tratto dal libro La cura Shakespeare, a cura di Amedeo Caruso, pubblicato da Lithos edizioni.

“Qualis artifex pereo” è l’epitaffio, sussurrato a se stesso, dall’Amleto di Carmelo Bene, regista e principale interprete della vicenda del celebre principe danese. Trafitto a morte da Laerte, recita la propria agonia esalando l’addio al mondo di Nerone, fedelmente riportato da Svetonio nelle biografie dei Cesari. Deposto dal Senato, solo e senza protezione, l’imperatore si uccise sfiatando un ultimo rammarico, per la fine simultanea dei suoi istrionismi da dittatore e di una controversa carriera poetica: “Quale artefice muore con me!”. Artifex poetico, di una rivoluzionaria scrittura di scena, è quanto ha mirato ad essere Carmelo Bene, nel suo intero percorso artistico.

Stregoni di un circo utopico

le-cirque-invisible

Questo pezzo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Andrea Inzerillo

Stretto tra la piazzetta intitolata a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e l’asse primo-novecentesco di Via Roma, a cavallo tra il mercato di via Bandiera e quel che resta della storica Vucciria, il Teatro Biondo, lo stabile della città, era forse il luogo più adatto per inaugurare con uno spettacolo come Le Cirque invisible di Jean-Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin l’anno in cui Palermo è capitale italiana della cultura. Nel cuore del centro storico, ancora oggi anima genuinamente popolare della città, l’arrivo dell’universo magico dei due artisti permette di sperimentare la vitalità di un mondo antico ma non per questo superato, e lo spettacolo registra l’entusiasmo degli spettatori e il tutto esaurito per quasi due settimane.