“Come immaginate l’amore?” 25ª edizione del Riccione TTV Festival

Pina-Bausch

Il primo ricordo che ho legato alla città di Riccione è un pomeriggio di fine inverno di alcuni anni fa: le porte delle hall dei numerosi alberghi dischiuse su strade moderatamente deserte, il cielo grigio chiaro, mentre attraverso nel silenzio quello che potrebbe essere benissimo un set cinematografico appena dismesso. Pochi minuti e ai miei occhi si offre la Riviera Romagnola, sconfinata, dorata, superba.

Per (e contro!) Bene, o un tentativo di scrivere del fenomeno C.B.

x-bene-0 (1)

di Edoardo Pisani Qui l’importante è perdersi, non trovarsi. Carmelo Bene Il teatro di Carmelo Bene è fatto di maschere inquietanti, di voci che strepitano o sussurrano e palchi semibui e sguardi allucinati, attraversati dalla Musa della follia. È un’arte della lacerazione, non soltanto narrativa ma anche estetica, visiva, con continui movimenti di rottura scenica […]

Il teatro e il covid. Una riflessione sui festival, a partire da Kilowatt e Centrale Fies

Centrale Fies art work space_OHT_19 luglio 1985_ph Alessandro Sala courtesy Centrale Fies-min-min (1)

Il teatro è uno dei settori che hanno subito un maggiore impatto dalla chiusura imposta a causa del Covid, e le ragioni sono evidenti: il teatro è qualcosa che si fa in comunità. La limitazione degli spazi può certamente essere interpretata come un limite con cui confrontarsi (che anche in periodi di normalità è una delle dinamiche più feconde, da un punto di vista creativo, almeno per un certo tipo di teatro che non naviga nei finanziamenti pubblici), ma le mutate condizioni impattano anche sulle dinamiche dello stare insieme, sull’atmosfera che si respira negli “assembramenti” artistici, che sicuramente è cambiata di segno.

XL Centrale Fies: At the Mercy of Nature

1xl

di Giuseppina Borghese

Esiste una forma di distanziamento sociale, almeno negli intimi meandri dell’immaginario collettivo, molto seducente, per nulla restrittiva e avvilente come la realtà normativa con cui abbiamo convissuto negli ultimi mesi. È l’immagine di un luogo remoto dalla civiltà, un paesaggio naturale in cui la presenza umana si manifesta solo attraverso piccole, discrete testimonianze. Un rifugio lungo un percorso di montagna; una stazione di servizio lungo una strada nel deserto; un galleggiante segnaletico in una immensa distesa marina.

Qualcosa di molto prossimo a questa idea di igienica distanza dalla realtà metropolitana lo si può avvertire alla Centrale Fies di Dro, importante testimonianza di archeologia industriale del Trentino, riconvertita in un prezioso laboratorio artistico e centro teatrale grazie ai suoi fondatori Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi.

Viaggio al termine della notte: 18esima edizione di Kilowatt Festival

Latini_Amleto -min

di Giuseppina Borghese

Nell’incertezza surreale di questo 2020, sembrava una chimera il ritorno a teatro, ancor di più nella dimensione dei festival, eppure, nonostante l’imponderabile realtà post covid, è accaduto.

“Viaggio al termine della notte”, titolo efficacemente evocativo, è l’insegna della diciottesima edizione di Kilowatt, il Festival di Sansepolcro, che anche quest’anno, grazie all’instancabile lavoro dei suoi direttori artistici, Lucia Franchi e Luca Ricci, è riuscito a mettere in piedi una salda rassegna teatrale con spettacoli oscillanti sul tema dell’equilibrio tra innovazione e tradizione.

Roma: quali spazi per la cultura indipendente?

1spt

a cura del Collettivo Spin Off

Mercoledì 15 luglio il Teatro di Roma ha ospitato una serata a sostegno del Rialto negli spazi del Teatro India. Con l’occasione il pomeriggio è stato promosso un dibattito intitolato “Roma – quali spazi per la creatività indipendente”, per fare il punto sull’agibilità degli spazi indipendenti che promuovono teatro, arte e cultura nella capitale. Hanno partecipato luoghi di natura diversa come Carrozzerie Not, Argot, Studio Uno, Fivizzano 27, Libera Assemblea di Centocelle, che hanno interloquito con alcuni rappresentati delle istituzioni (tra cui il vicesindaco Luca Bergamo). Quello che segue è l’intervento del collettivo di Spin Off.

Per chi non ci conosce, una breve presentazione. Spin OFF è un collettivo di artisti, tecnici e studiosi che due anni fa ha iniziato a immaginare un percorso culturale indipendente all’interno di Spin Time, uno spazio che ospita più di 150 famiglie di oltre 18 nazionalità diverse.

La lunga danza di Giacomo Verde

Giacomo Verde Diario

È difficile sintetizzare la parabola artistica di Giacomo Verde, uno dei pionieri italiani del video teatro e della net art, che si è spento la notte tra l’1 e il 2 maggio a causa di una lunga malattia. Ma forse si può riuscire a capire lo spirito del suo lavoro mettendo assieme i mondi diversissimi che ha attraversato.

Conosciuto soprattutto come videomaker e tecnoartista, prima della svolta tecnologica Giacomo Verde ha fatto il “cantastorie”, ha improvvisato in ottava rima con Sandro Berti, che poi sarebbe confluito nella Banda Osiris, e ha attraversato la grande stagione del teatro in piazza che aveva come fulcro il festival di Santarcangelo degli esordi.

Prendere la parola anche se non si ha voce

kilyan-sockalingum-nW1n9eNHOsc-unsplash

Photo by Kilyan Sockalingum on Unsplash

Torniamo sul dibattito in merito al futuro del teatro ospitando un contributo di Gaetano Ventriglia, dalla Compagnia Garbuggino Ventriglia, compagnia teatrale indipendente. 

di Gaetano Ventriglia

Alla fine il Governo riconosce anche ai lavoratori dello spettacolo l’una tantum Covid-19 di 600 euro, con il solo limite delle 30 giornate di contribuzione nell’arco del 2019.

Ritorno al celeste e nubile santuario di Enzo Moscato

1mosc

(fonte immagine)

Ritorna sulle scene – e tornerà, ci auguriamo, quando questi giorni difficili saranno passati – Festa al celeste e nubile santuario, testo scritto nel 1983 dal drammaturgo napoletano Enzo Moscato, e si porta dietro le immagini del vicolo, dei bassi napoletani e delle persone che li animano, veri e propri ritornanti che hanno lo splendore e la miseria di una città sospesa tra passato e futuro.

Elisabetta, Annina, Maria, le tre sorelle protagoniste di questo meraviglioso testo, sono tre anime dei Quartieri Spagnoli di Napoli, corpo e voce di una città fertile, pregna di credenze e racconti, ancorata ad un tempo fatto di stradine e slarghi, case vecchie e nenie. Sono ossessionate dalla Vergine Maria al punto da farne un culto privato, delirante, a partire dai loro nomi che sono quelli della Madonna, di sua madre e della cugina.

“Dove tutto è stato preso” – A House is not a Home

Dovetuttoèstatopreso02

Il primo pensiero, appena uscita da teatro, dopo aver visto “Dove tutto è stato preso” di Tamara Bartolini e Michele Baronio – in scena all’India lo scorso 23 febbraio – è stato quello di tornare a casa e restare in silenzio, in balìa di sintetizzatori e voci languide, straziate: un bisogno fisico di darkwave e […]