Macbettu: una tragedia arcaica e barbaricina

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Il teatro di Alessandro Serra e del suo Teatropersona è sempre carico di immagini di grande impatto. Ma il suo ultimo lavoro, “Macbettu”, che mette in scena il classico shakespeariano in dialetto barbaricino, ha qualcosa in più. Le immagini dello spettacolo hanno una potenza arcaica, violenta, bella e terribile allo stesso tempo, e il dialetto (per me come per altri incomprensibile) apre un paesaggio sonoro non meno livido e affascinante di quello visivo. Ma, incredibilmente, quello che cuce insieme questi elementi lividi è una sotterranea ironia, un’ilarità ctonia e gotica, che per una volta non sabota il dramma, addomesticandolo in commedia, ma lo esalta.

Serra ha indagato il rituale del carnevale della Barbagia, le sue connessioni con i riti arcaici, e ha trasformato danze, sonorità, visioni in materiali per il suo Macbeth in barbaricino.

Shakespeare parla napoletano. Punta corsa reinventa la Commedia degli Errori

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Difficile dire se è Punta Corsara ad aver sposato il genere della farsa o, piuttosto, è la farsa ad aver sposato la compagnia napoletana. Fatto sta che se oggi questo genere vive una nuova stagione fuori dai cliché e si innesta, pur restando un’operazione autenticamente comica, dentro i linguaggi del teatro d’arte più puro e attuale, questo lo dobbiamo soprattutto alla compagine di artisti diretta da Emanuele Valenti. Che nella sua riscrittura della “Commedia degli errori” di Shakespeare vede una drammaturgia collettiva (Marina Dammacco e Gianni Vastarella con lo stesso Valenti) a testimonianza della forte connessione creativa di questo gruppo, che è oggi una delle realtà più interessanti del panorama teatrale.

Teatro per ragazzi: “La divina commedia” e “Il Flauto magico”

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La sezione Teatro Ragazzi del Teatro di Roma rappresenta uno dei laboratori attualmente più interessanti per introdurre i bambini alla scoperta della cultura.

Non diciamo alla scoperta dell’arte, perché come mi disse una volta il Premio Andersen Jutta Bauer: “I bambini hanno già in loro l’arte e la sensibilità estetica: va solo risvegliata e nutrita, senza reprimerla con schemi vincolanti o regole artificiose”.

Nel ricco cartellone della stagione passata, due iniziative in particolare hanno colpito la nostra attenzione, per l’ardua ambizione di tradurre opere di importanza capitale, e di complessa ricchezza simbolica, in una forma e un linguaggio comprensibili e coinvolgenti per i bambini, raggiungendo un degno equilibrio tra le necessità della divulgazione e il rispetto dei capolavori.

Dal Cantico dei Cantici al Burning Man. Roberto Latini e Maniaci d’Amore a Primavera dei Teatri

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Primavera dei Teatri, a Castrovillari, resta uno degli appuntamenti irrinunciabili della stagione festivaliera, non solo per l’atmosfera gradevole che si respira ma anche perché, con la sua collocazione alla fine delle stagione teatrali, riesce sempre ad essere un’antenna puntata sul nuovo, sugli spettacoli in formazione, sulle visioni che il teatro ci regalerà in un futuro prossimo.

È così ad esempio per il «Cantico dei Cantici» di Fortebraccio Teatro, che Roberto Latini ha presentato – in anteprima nazionale – in una versione affascinante e spiazzante. Il libro biblico attribuito a re Salomone, celebre per le sue descrizioni dell’amore, è in realtà un testo di derivazione mesopotamica ed è probabilmente un canto nuziale. La sensualità che trasuda dalle pagine del Cantico lo rendono un testo atipico del corpus biblico – Dio non viene mai nominato, sostituito dalla pervasività dell’amore di cui è principio ispiratore – e anche uno dei più conosciuti e amati dell’Antico Testamento, trattato come un oggetto di letteratura pura, prima ancora che come un testo sacro.

Sull’arte di trovare la voce. Intervista a Fabrizio Gifuni

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Nel suo corpo abitano alcune fra le pagine più brulicanti e vorticose della letteratura tutta. Ha recentemente portato in scena al Teatro Vascello le opere di Camus, Pasolini, Testori, Cortázar, Bolaño. Di quest’ultimo ha appena letto in audiolibro Notturno cileno, edito da Emons. Fabrizio Gifuni sa suonare le parole ad alta voce, trasferirle dalla pagina alla scena con l’abilità di un traghettatore esperto.

“Un quaderno per l’inverno”, il nuovo spettacolo di Massimiliano Civica

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Sembrano usciti da un film di Kaurismaki i due personaggi che Massimiliano Civica mette in scena in «Un quaderno per l’inverno», spettacolo dove si rinnova la collaborazione con il drammaturgo Armando Pirozzi, che in questo lavoro così minuto ma così potente sembra particolarmente ispirato. Un ladro e un professore. Surreali, a momenti leggeri e di colpo profondissimi – proprio come nelle pellicole del regista finlandese – i due uomini vivono mondi diversi: l’insegnamento e la solitudine contro una vita di espedienti e una famiglia da mandare avanti.

Cosa fare dei padri? Un Edipo contemporaneo secondo Oscar De Summa

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Oscar De Summa è uno degli autori più ispirati di questi ultimi anni. Tempo fa “Stasera sono in vena”, straordinario esorcismo teatrale attraverso il fiume in piena del racconto-confessione, ne ha consacrato le doti di monologhista. “La cerimonia”, che ha debuttato in prima assoluta al Teatro Metastasio di Prato, nello spazio del Fabbrichino, lo fa ora per i testi con più personaggi.

A teatro con Roberto Bolaño

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Difficile portare in scena Bolaño! A Modena ci hanno provato dei ragazzi giovanissimi, freschi d’accademia e carichi di quell’energia sacra giovanile che è di per sé già spettacolo, guidati dal regista croato Ivica Buljan. «Universo Bolaño» ruota soprattutto attorno a «2666», opera mondo e ultima fatica dell’autore cileno scomparso a 53 anni, di cui restituisce soprattutto la ferinità allucinata.

Tutte le sfumature del femminile. In scena le “due spose” di Balzac

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«Louise e Renée» – in scena al Piccolo Teatro Grassi – è la traduzione scenica di un romanzo di Honoré de Balzac e rappresenta uno strano e sorprendente ircocervo teatrale. Da un lato lo si potrebbe definire un esempio di teatro borghese di oggi. Nel senso di un’operazione colta destinata a un pubblico avvezzo alla grammatica teatrale. Dall’altro lato, però, la regia di Sonia Bergamasco apre a immagini quasi oniriche, che scaturiscono da una scenografia minimale e raffinata che attinge all’immaginario del contemporaneo – fatta di panelli scorrevoli, trasparenze che creano profondità in grado di comunicarci una distanza nello spazio e nel tempo che si annulla nel rapporto epistolare tra le due protagoniste.

Paolo Poli e “I promessi sposi”: un’intervista inedita

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Un anno fa ci lasciava Paolo Poli. Per ricordarlo, pubblichiamo un’intervista finora inedita.

Paolo Poli: magistrale interprete teatrale di straordinaria eleganza, voce fieramente anticonformista nel panorama culturale nell’Italia bigotta e borghese del Dopoguerra. In occasione della pubblicazione dell’audiolibro de I Promessi Sposi, abbiamo avuto il piacere di conversare a lungo nell’Ottobre del 2015. Nell’intervista, Poli ci porge le sue considerazioni deliziosamente provocatorie con il consueto incanto della sua raffinatissima cattiveria.