Una Giraffa in città. Big Action Money mette in scena Tiago Rodrigues

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Tiago Rodrigues è profondamente convito del potere salvifico della parola. Lo si era capito già vedendo «By Heart», lo spettacolo performance interpretato dallo stesso drammaturgo portoghese, che ha fatto tappa in Italia nel 2016. Lo capiamo in modo ancora più convinto in questo nuovo lavoro, «Gioie e dolori nella vita delle giraffe», portato in scena a Modena e Bologna da Big Action Money, per la regia di Teodoro Bonci del Bene. Perché al centro di questo spettacolo non c’è solo una storia, ma anche un modo di raccontarla. Se Tiago Rodrigues è convinto del potere della parola, altrettanto lo è il suo teatro, tanto da costruire un piccolo mondo attraverso di essa.

L’Amleto secondo Carmelo Bene

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Pubblichiamo un pezzo di Giuseppe Sansonna tratto dal libro La cura Shakespeare, a cura di Amedeo Caruso, pubblicato da Lithos edizioni.

“Qualis artifex pereo” è l’epitaffio, sussurrato a se stesso, dall’Amleto di Carmelo Bene, regista e principale interprete della vicenda del celebre principe danese. Trafitto a morte da Laerte, recita la propria agonia esalando l’addio al mondo di Nerone, fedelmente riportato da Svetonio nelle biografie dei Cesari. Deposto dal Senato, solo e senza protezione, l’imperatore si uccise sfiatando un ultimo rammarico, per la fine simultanea dei suoi istrionismi da dittatore e di una controversa carriera poetica: “Quale artefice muore con me!”. Artifex poetico, di una rivoluzionaria scrittura di scena, è quanto ha mirato ad essere Carmelo Bene, nel suo intero percorso artistico.

Stregoni di un circo utopico

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Questo pezzo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Andrea Inzerillo

Stretto tra la piazzetta intitolata a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e l’asse primo-novecentesco di Via Roma, a cavallo tra il mercato di via Bandiera e quel che resta della storica Vucciria, il Teatro Biondo, lo stabile della città, era forse il luogo più adatto per inaugurare con uno spettacolo come Le Cirque invisible di Jean-Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin l’anno in cui Palermo è capitale italiana della cultura. Nel cuore del centro storico, ancora oggi anima genuinamente popolare della città, l’arrivo dell’universo magico dei due artisti permette di sperimentare la vitalità di un mondo antico ma non per questo superato, e lo spettacolo registra l’entusiasmo degli spettatori e il tutto esaurito per quasi due settimane.

Tracce di Bene

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Dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, questa sera debutta su Sky Arte il documentario di Giuseppe Sansonna su Carmelo Bene. Questo articolo è uscito su Robinson  – La Repubblica di Nicola Lagioia “Sono un anarchico. Sono fuori da ogni problema politico. Credo negli uomini, i cittadini mi fanno schifo. I ministeri mi fanno […]

Bestie di scena di Emma Dante: il discorso dello sguardo

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Quando siamo entrati in sala – più o meno qualche minuto fa – Bestie di scena era già lì.

Nel senso che abbiamo raggiunto il teatro, abbiamo pagato il biglietto, abbiamo lasciato giacche e cappotti al guardaroba e siamo entrati nella sala che poco a poco si va riempiendo; alla ricerca del nostro posto, abbiamo visto che attori e attrici in maglietta e pantaloni percorrevano il palco da una parte all’altra. Il training che precede lo spettacolo, ci siamo detti, un allenamento che però di solito avviene dietro le quinte (dunque, abbiamo pensato, siamo entrati in qualcosa dove le soglie che di solito distinguono il prima dal durante e dal dopo sono rarefatte se non del tutto cancellate).

Bauer, Boogaerdt e Van Der Schoot. Uno spaccato del “primo atto” della Biennale Teatro di Latella, dedicata alle registe

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Un merito indubbio di questa prima Biennale Teatro firmata da Antonio Latella è il fatto di aver scelto di presentare artisti poco conosciuti in Italia, componendo un programma con un taglio ben preciso, e dunque leggibile, dedicato alla regia e in particolare alle registe, perché – come ha dichiarato lo stesso Latella – è proprio dal lavoro delle registe donne che negli ultimi anni è arrivata una tensione all’innovazione del linguaggio più marcata e feconda. All’attenzione ai linguaggi del contemporaneo si è unito un altro aspetto contiguo ed intrecciato, l’attenzione per le generazioni più giovani (a cui è stato dedicato un focus particolare). In questo senso, questo “atto primo” di un progetto quadriennale per la Biennale si è tradotto in un vero e proprio osservatorio, affascinante per un pubblico che cerca di capire cosa accada nella scena internazionale oggi e utile, per le stesse regioni, a chi il teatro lo pratica o vorrebbe praticarlo a livello professionale (non va dimenticato, infatti, che una componente strutturale dell’istituzione veneziana è da tempo il Biennale College).

Macbettu: una tragedia arcaica e barbaricina

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Il teatro di Alessandro Serra e del suo Teatropersona è sempre carico di immagini di grande impatto. Ma il suo ultimo lavoro, “Macbettu”, che mette in scena il classico shakespeariano in dialetto barbaricino, ha qualcosa in più. Le immagini dello spettacolo hanno una potenza arcaica, violenta, bella e terribile allo stesso tempo, e il dialetto (per me come per altri incomprensibile) apre un paesaggio sonoro non meno livido e affascinante di quello visivo. Ma, incredibilmente, quello che cuce insieme questi elementi lividi è una sotterranea ironia, un’ilarità ctonia e gotica, che per una volta non sabota il dramma, addomesticandolo in commedia, ma lo esalta.

Serra ha indagato il rituale del carnevale della Barbagia, le sue connessioni con i riti arcaici, e ha trasformato danze, sonorità, visioni in materiali per il suo Macbeth in barbaricino.

Shakespeare parla napoletano. Punta corsa reinventa la Commedia degli Errori

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Difficile dire se è Punta Corsara ad aver sposato il genere della farsa o, piuttosto, è la farsa ad aver sposato la compagnia napoletana. Fatto sta che se oggi questo genere vive una nuova stagione fuori dai cliché e si innesta, pur restando un’operazione autenticamente comica, dentro i linguaggi del teatro d’arte più puro e attuale, questo lo dobbiamo soprattutto alla compagine di artisti diretta da Emanuele Valenti. Che nella sua riscrittura della “Commedia degli errori” di Shakespeare vede una drammaturgia collettiva (Marina Dammacco e Gianni Vastarella con lo stesso Valenti) a testimonianza della forte connessione creativa di questo gruppo, che è oggi una delle realtà più interessanti del panorama teatrale.

Teatro per ragazzi: “La divina commedia” e “Il Flauto magico”

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La sezione Teatro Ragazzi del Teatro di Roma rappresenta uno dei laboratori attualmente più interessanti per introdurre i bambini alla scoperta della cultura.

Non diciamo alla scoperta dell’arte, perché come mi disse una volta il Premio Andersen Jutta Bauer: “I bambini hanno già in loro l’arte e la sensibilità estetica: va solo risvegliata e nutrita, senza reprimerla con schemi vincolanti o regole artificiose”.

Nel ricco cartellone della stagione passata, due iniziative in particolare hanno colpito la nostra attenzione, per l’ardua ambizione di tradurre opere di importanza capitale, e di complessa ricchezza simbolica, in una forma e un linguaggio comprensibili e coinvolgenti per i bambini, raggiungendo un degno equilibrio tra le necessità della divulgazione e il rispetto dei capolavori.

Dal Cantico dei Cantici al Burning Man. Roberto Latini e Maniaci d’Amore a Primavera dei Teatri

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Primavera dei Teatri, a Castrovillari, resta uno degli appuntamenti irrinunciabili della stagione festivaliera, non solo per l’atmosfera gradevole che si respira ma anche perché, con la sua collocazione alla fine delle stagione teatrali, riesce sempre ad essere un’antenna puntata sul nuovo, sugli spettacoli in formazione, sulle visioni che il teatro ci regalerà in un futuro prossimo.

È così ad esempio per il «Cantico dei Cantici» di Fortebraccio Teatro, che Roberto Latini ha presentato – in anteprima nazionale – in una versione affascinante e spiazzante. Il libro biblico attribuito a re Salomone, celebre per le sue descrizioni dell’amore, è in realtà un testo di derivazione mesopotamica ed è probabilmente un canto nuziale. La sensualità che trasuda dalle pagine del Cantico lo rendono un testo atipico del corpus biblico – Dio non viene mai nominato, sostituito dalla pervasività dell’amore di cui è principio ispiratore – e anche uno dei più conosciuti e amati dell’Antico Testamento, trattato come un oggetto di letteratura pura, prima ancora che come un testo sacro.