Cinico mai più — Seconda Parte

pietrogiordano

Pubblichiamo la seconda parte del saggio scritto da Giorgio Vasta per il terzo cofanetto (uscito a dicembre) che raccoglie la produzione di Ciprì e Maresco, gli ideatori di Cinico Tv. Qui la prima parte.

Lettera di dimissioni

Il secondo e ultimo decennio di Cinico Tv è scandito da una serie di deflagrazioni. Nel 1998 Totò che visse due volte – la storia di Paletta rinchiuso in un’edicola votiva, di Fefè brucato dai topi e di un Messia coprolalico – comincia ricominciando, vivendo due volte, collocando cioè nel suo incipit quello di Lo zio di Brooklyn di tre anni prima, l’impassibile ablazione dell’occhio – una vera e propria resa (nel senso tanto di arrendersi quanto di restituire) dello sguardo – che riprende e radicalizza il Buñuel tagliente di Un chien andalou; se nel regista spagnolo l’atto del vedere è definito dalla lama-nuvola-lesione che reseca l’occhio, in Ciprì e Maresco a venire deposto è un pezzo intero di sguardo, così introducendo a una visione del mondo sempre parziale e mancante («Unica certezza la bruma»). Nel 1999 Enzo, domani a Palermo e, nel 2000, Arruso, compongono un dittico – sull’abolizione del senso e di qualsiasi possibilità di speranza – che, per essenzialità e capacità di saturazione, ha in sé qualcosa di epocale (e che vale da ratifica dell’umiliazione come struttura portante del presente).

Nel 2003 Il ritorno di Cagliostro racconta la storia di illusione e frustrazione di due sconfitti, i Fratelli La Marca, dei quali, reificati nel monumento di se stessi, «nessuno seppe più niente» (e anche in Cagliostro, incastonata nel film, o meglio in un altro film nel film, torna ancora, quietamente ossessiva, l’ablazione dell’occhio, a ribadire un presupposto elementare che è manifesto, promessa, minaccia: «Lasciate almeno un occhio, o voi che entrate in questa visione»), mentre nel 2004 Come inguaiammo il cinema italiano, nel ricostruire la pluridecennale collaborazione e infine la separazione di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, si fa leggere anche come presagio di ciò che da lì a poco accadrà proprio a Ciprì e Maresco.

The Fall. L’odio impossibile tra detective e serial killer

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(questo articolo non contiene spoiler della terza stagione)

Si è conclusa da pochi giorni su Sky Atlantic la serie The Fall, che per tre stagioni ha messo in scena le dinamiche di relazione tra una detective e un serial killer. Perché il lungo film creato, scritto (e ad eccezione della prima stagione anche diretto) da Allan Cubitt altro non è se non la messa in scena di un rapporto ossessivo tra avversari.

Detective e omicida in The Fall hanno caratteristiche psicologiche simili. Evidente è la differenza d’età tra i due, ma molte sono le analogie. L’inclinazione a strumentalizzare fatti e persone, la riservatezza, il dominio delle emozioni, la mania del controllo, l’ossessione per il crimine.
E il montaggio alternato si rende complice di questa similitudine. Da subito il duello si avvale di un continuum tecnico: i passaggi in dissolvenza tra una scena e l’altra legano in maniera fatale i protagonisti.

I robot, la tecnica, l’altro – un estratto da “Guida ai super robot” di Jacopo Nacci

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Esce in questi giorni per Odoya il saggio di Jacopo Nacci Guida ai super robot – l’animazione robotica giapponese dal 1972 al 1980. Si tratta di un libro importante, il primo che analizza con lo spessore necessario – e tenendosi distante da nostalgismi o, peggio, ironie – il filone più importante di quella che è forse la principale ‘‘cultura condivisa’’ di due generazioni di italiani (e solo di italiani, poiché l’importazione in massa, ben prima che manga e anime venissero di moda, dei cartoni animati giapponesi, è un fenomeno esclusivo del nostro paese, legato al proliferare delle TV private). Pubblichiamo quindi, per gentile concessione dell’editore un estratto dai paragrafi La tecnica e il sogno, Dominio della tecnica e La dimensione storico-politica dell’anime super-robotico, dedicati principalmente al capostipite Mazinga Z. (V.S.)

Mazinger Z di Go Nagai esce in versione manga il 2 ottobre 1972, e il primo episodio della versione anime, prodotta dalla Toei Animation, sarà trasmesso il 3 dicembre 1972.

The Young Pope salverà il cinema esaurito di Sorrentino

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Sabato scorso sono andate in onda le ultime due puntate di the Young Pope, la serie in dieci puntate di Paolo Sorrentino prodotta da Canal+, Sky Atlantic e HBO.

Presentata al Festival di Venezia, impreziosita dal cast hollywoodiano e dal regista premio Oscar, la serie è stata promossa fin dall’inizio più come evento cinematografico che come prodotto televisivo, inserendosi nel recente filone di serie d’autore/superfilm sul quale si sono cimentati mostri sacri come Steven Soderbergh (bene con the Knick) e Woody Allen (malissimo con Crisis in Six Scenes).

La trama in breve, per chi nelle ultime settimane avesse vissuto su Marte: il Cardinale Lenny Belardo (Jude Law) viene eletto a sorpresa papa a 47 anni, grazie ad una trama ordita in conclave dal potentissimo e spregiudicato segretario di stato Angelo Voiello (Silvio Orlando), che si illude di poterlo controllare. Belardo però sceglie il sinistro nome Pio XIII, si circonda di collaboratori fidati – tra cui suor Mary (Diane Keaton), la suora che lo ha cresciuto in orfanotrofio – e avvia una riforma autocratica e conservatrice della Chiesa.

Hollywood sul Tevere

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Giuseppe Sansonna è in libreria con Hollywood sul Tevere. Storie scellerate (minimum fax): pubblichiamo una galleria dei personaggi raccontati nel libro e vi segnaliamo che domani, domenica 23 ottobre, alle 17 l’autore presenta il libro alla Libreria Notebook all’Auditorium, all’interno della Festa del Cinema di Roma con Flavio Bucci, Gianluca Nicoletti e Francesco Zippel. (fonte immagine)

Paolo Sorrentino e “The Young Pope”

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Nei cassetti di Paolo Sorrentino: appunti di ricordi insulsi o fondativi destinati a esplodere in scene fiammeggianti, o a delineare personaggi. Ritagli. Immagini. Sentimenti lasciati a galleggiare in attesa che si palesino. Progetti saltati, rimandati, ripresi, che tengono a bada l’horror vacui. Insomma, era il 2013 e il regista aveva il suo da fare montando La grande bellezza, ma nei cassetti scivolò la storia di un giovane papa americano fico, conservatore e pieno di contraddizioni. A dire il vero, lui era preso da un’altra santità, quella di padre Pio: aveva letto la biografia di Sergio Luzzatto e gli era piaciuta molto.

La serie più intelligente e femminista che c’è arriva dall’UK

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(fonte immagine)

Il 15 settembre sono usciti su Amazon i sei episodi della prima stagione della comedy Fleabag, scritta e interpretata dalla trentunenne britannica (nata però a New York) Phoebe Waller-Bridge. La serie – che è ambientata a Londra ed è stata prodotta dalla BBC – è l’adattamento di un monologo teatrale portato in scena dalla Waller-Bridge nel 2013, e parla di sesso, famiglia, lavoro e femminismo, ma soprattutto dell’elaborazione del lutto di una ragazza di trent’anni che ha appena perso la sua migliore amica.

L’origine teatrale ritorna nelle continue rotture della quarta parete da parte della protagonista, che si rivolge direttamente al pubblico per commentare quello che sta succedendo, ma soprattutto in una qualità di scrittura molto sopra la media, che fa impallidire prodotti simili ma molto più pubblicizzati come Love e Masters of None.

Sognando Pechino

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Questo pezzo è uscito su La lettura del Corriere della sera, che ringraziamo.

di Marco Cubeddu

“Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo fai e quando lo ricordi”.

Questa frase – di volta in volta attribuita a Sognatriceinviaggio77 o a MarcoPolo68 sui siti di miriadi agenzie di viaggio – benché suggestiva, sdolcinata e corriva si presta perfettamente a descrivere la triplice natura di Pechino Express.

Ho avuto la fortuna di prendere parte alla quinta edizione di questo adventure game e, parafrasando l’anonimo aforisma, penso che questo viaggio attraverso le “civiltà perdute” di Colombia, Guatemala e Messico, con le sue tre vite, finirà col cambiare per sempre la mia.

Raccontare la vita reale: la tv senza redenzione

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Questo pezzo è uscito su La lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

“Com’è carino” dice la piccola Rose, sette anni, di fronte al coniglietto sulla strada. “Anche molto fresco” osserva il padre. Poi accorrono gli altri, i fratellini di Rose, e lei: Vicky Madison, quarantadue anni, la madre. Vicky risparmia su tutto: casa, vestiti, cibo. Intendiamoci però: lei ai suoi bambini non fa mancare niente, i bambini devono mangiare carne.

Ecco allora i Madison girare per le strade del Connecticut alla ricerca di animali, perché loro mangiano sì carne, ma di animali investiti. Con il coniglio di oggi faranno una cena coi vicini di casa, una specie di piccola festa, che bello mamma! Non solo: con le zampe del coniglio Vicky crea quattro portachiavi, e dalla pelle ricava una borsetta con frange. “è stupenda” esulta la piccola Rose mettendosi la borsetta a tracolla, e volteggiando nel salone vuoto, qui si risparmia anche sull’arredamento. è stupenda, continua la bambina roteando su se stessa.

“Tutto è ispirazione”, il documentario su Nora Ephron

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Questo pezzo è uscito sul Foglio, che ringraziamo (fonte immagine).

Nella mia fantasia sessuale segreta non vengo mai amata per il mio cervello, ha raccontato Nora Ephron, parlando di sé, di noi, di quello che ci sembra impossibile dire e che invece lei ha detto sempre, negli articoli, nei libri, nei film, alle cene con gli amici. Perché, come ripeteva sempre la madre sceneggiatrice, “Tutto è ispirazione”, everything is copy, che è anche il titolo del documentario Hbo scritto e girato dal figlio Jacob Bernstein sulla madre Nora (in onda su Sky Arte: se avete amato anche soltanto la scena dell’orgasmo di “Harry ti presento Sally”, o l’Empire State Building illuminato di cuori rossi in “Insonnia d’amore”, non perdetelo).

Tutto è ispirazione: i tradimenti di Carl Bernstein (l’amica di Nora, nonché ex fidanzata di Bernstein, intervistata dal figlio Jacob, dice: “Mi stai chiedendo se Carl telefonava alle mie amiche mentre io ero nell’altra stanza? Non me lo ricordo”), la madre alcolizzata, i gatti dell’ex marito da trasformare in criceti, il complesso del seno piccolo, la torta al limone, il collo che invecchia, il dolore. Tutto (tutto quello che ha voluto) tranne la malattia che l’ha uccisa, e che ha nascosto anche agli amici più stretti: loro stessi lo raccontano in questo documentario addolorati, sconvolti, comprensivi.