Tradurre “Il giovane Holden”: intervista a Matteo Colombo

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Questo pezzo è uscito sul Mucchio.

«È tutto un po’ più grosso del solito. L’attenzione che ha questo libro non ha paragoni».

Questo libro sarebbe «The Catcher in the Rye», in Italia «Il giovane Holden», e l’affermazione è di Matteo Colombo, che per Einaudi ha curato una traduzione nuova di zecca del capolavoro di JD Salinger: è la terza versione italiana, dopo quelle del 1952 (Jacopo Darca, con il titolo «Vita da uomo», un’edizione controversa, quasi clandestina) e del 1961 (Adriana Motti: l’Holden che conosciamo tutti). Con Colombo, considerato uno dei migliori traduttori italiani, (già al lavoro, tra gli altri, su Don DeLillo, Jennifer Egan, Dave Eggers, Chuck Palahniuk, David Sedaris e Michael Chabon) abbiamo parlato di tante cose: del suo mestiere, di Salinger e dei suoi eredi, di traduzione e di metatraduzione, e via discorrendo.

Editori che non pagano, ovvero della solidarietà tra i lavoratori dell’editoria

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Federica Aceto è una delle migliori traduttrici italiane dall’inglese. Ha tradotto molti autori, tra cui Martin Amis, J.G. Ballard, Don DeLillo, Stanley Elkin, A.L. Kennedy, Ali Smith (e qui trovate anche una sua bella intervista a Ali Smith). Da pochi giorni c’è in libreria la sua splendida versione di End Zone di Don DeLillo, uscita per Einaudi, e qui potete trovare un piccolo interessantissimo saggio a riguardo. Da un bel po’ di anni si occupa anche dei dei traduttori e dei lavoratori dell’editoria in genere. Qualche mese fa è stata fra i promotori del blog Editori che pagano, uno strumento di delazione al contrario per quanto le buone e le cattive pratiche del mondo culturale. Questo post è uscito sul suo blog personale. Lo ripubblichiamo, ringraziando l’autrice (Ps. Chi è interessato alla traduzione, può andarsi a vedere gli incontri della serie “Amati e traditi”, promossi dalla Regione Lazio attraverso il Progetto ABC Arte Bellezza Cultura. Qui tutti gli appuntamenti) .

di Federica Aceto

Era da tempo che pensavo di cominciare a curare un blog sulla traduzione. Sì, proprio ora che i blog stanno tramontando, ma vabbè.

Quando si traduce capita di fare ragionamenti complessi, a volte anche preziosi perché tornerebbero utili in futuro e ci eviterebbero sprechi di tempo quando ci capiterà di nuovo di affrontare problemi simili. Ma spesso sono cose non verbalizzate, che  scivolano via, si perdono. Vorrei fermare qui, in questo luogo pubblico, quei pensieri, per la mia riflessione futura e per coloro i quali capiteranno qui per caso.

Il giovanissimo Holden

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. Vi segnaliamo che venerdì 31 maggio Matteo Colombo racconterà il “suo” Giovane Holden al seminario di traduzione del festival La grande invasione di Ivrea.

Non ci si crede: Il giovane Holden è diventato vecchio. Non esattamente quello che parla inglese, ma il suo alter ego italiano. La gloriosa traduzione di Adriana Motti, con i suoi infanzia schifa, e compagnia bella, palloni gonfiati e bastardi che stanno sul gozzo al protagonista Holden Caulfield e col fischio che gli fanno un favore, risulta un po’ datata. Un bel po’ datata: 1961. E ai ragazzi non fa più l’effetto di una volta.

Le vendite di questo long seller Einaudi (1,3 milioni in 53 anni) sono in calo; le 38-39 mila copie l’anno del recente passato sono diventate 30 mila. Bisognava fare qualcosa: ritradurre.