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“Censimento”, il viaggio di Jesse Ball

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“Pensai fra me: non posso essergli di alcuna utilità. Una volta sognavo che ce ne saremmo andati insieme, come su una zattera. Mia moglie, mio figlio, io. E invece, questo io deve andarsene prima. Mio figlio deve andare altrove, incontro a un buon inizio, in un luogo dove si possa stare. Non esiste forse un luogo simile?
Allora pensai fra me: è possibile, il bene è possibile. Per forza.”

Questo libro è un viaggio, ma prima di essere un viaggio è un cerchio, una sorta di circonvallazione dell’anima che parte dal circolo più esterno per arrivare all’ultimo, il più piccolo. L’ultimo punto per qualcuno non prevede un ritorno, per un altro è una nuova andata. La direzione è la vita per il secondo, la migliore ipotesi possibile circa il futuro; la direzione è la morte, ovviamente, per l’altro. Chi muore è un padre, chi continuerà a vivere è un figlio. Quello che entrambi metteranno insieme è quanto di più vicino ai concetti di speranza e di amore che mi sia capitato di incrociare in un libro da parecchio tempo  a questa parte.

Censimento, è questo il titolo del libro, uscito in autunno per NN editore, tradotto da Guido Calza, è un viaggio, come ho scritto, a bordo di un’automobile (che diventerà anche casa) in un territorio che non esiste, che non viene mai identificato. Jesse Ball, l’autore, ci dice solo che padre e figlio vanno verso nord. Un nord identificato con la lettera Zeta, un nord da raggiungere a cominciare dal luogo che corrisponde alla lettera A. Un padre che ha scoperto che sta per morire, un figlio down, una madre morta qualche tempo prima, una madre che faceva il clown.

Se l’inizio del tondo è la scoperta della malattia e un figlio down da affidare a chi se ne dovrà prendere cura in seguito, la macchina che parte con i due a bordo è il motore della memoria e del sentimento che vengono trasferiti dal padre al figlio e – si badi bene – dal figlio al padre.

Sono morti, non sono da nessuna parte, dico sempre io. A questo aspetto non bada. Per lui, loro sono in qualche posto, ci sono quando racconto le loro storie e spariscono quando smetto. È piuttosto semplice.

Come si attraversa un cerchio? Si taglia in mezzo, ci spiega Ball, si fanno pendii in discesa, si va di casa in casa, si guardano alberi, si dorme in macchina, si canta.

Jesse Ball ha avuto un fratello down e nell’introduzione al libro spiega: “Avrei fatto un libro cavo. Al centro avrei messo lui, e poi gli avrei scritto attorno. Così lui ci sarebbe stato.”

E così è stato. Jesse Ball è anche un poeta questo lo agevola nel creare associazioni per immagini che si ampliano via via che il cerchio si restringe, ed è anche questo il motivo per cui il libro è scritto in brevi frammenti, che agevolano la lettura veloce e ammettono molte più pause. In ognuna di quelle pause entra il lettore a scrivere la parte del libro che Ball gli assegna. La parte del riconoscimento, la parte della riconoscenza.

Il padre è un medico, quando scopre di avere poco tempo da vivere decide di cambiare lavoro e di fare il rilevatore per il censimento; un censimento che nell’idea di Ball è una vera mappa di certificazione dell’umano. Si parte da A e si arriva a Zeta, ogni lettera è un luogo, ogni luogo è un mistero. Chi verrà censito dovrà ricevere un tatuaggio su una costola, ma non è il tatuaggio il punto.

Il punto è l’incontro con gli altri, è la comunicazione, è fare le domande giuste. Domande che inizialmente sono quelle di routine per la rilevazione statistica, ma poi diventano veri e propri racconti, diventano le storie che stanno dietro ai volti, che stanno dentro le case in cui padre e figlio vengono fatti entrare.

Ci sarà l’uomo che parlerà di una moglie perduta, una donna che racconterà per la prima volta di due figlie avute e poi morte da un altro matrimonio. Figlie di cui l’attuale marito non sa nulla, figlie di cui solo il nostro rilevatore verrà a conoscenza. Un uomo giocherà a dama con il ragazzino. Poco prima due sorelle strane e brillanti.

Ci saranno case evitate e altre case in cui non sarà concesso entrare. Ci saranno piatti caldi e rifiuti. Ci sarà la gentilezza più estrema, la cosa più necessaria di tutte. Ci saranno malori e perdite di sensi.

Il guaio dell’agricoltura, mi disse un uomo mentre lo tatuavo, è che: va tutto storto. Fare l’agricoltore significa abituarsi al fatto che andrà tutto storto, dalla prima all’ultima cosa. Gli agricoltori sono gli unici a capire cos’è la giustizia.

Viaggiando da una lettera all’altra ci sarà la memoria trasferita. Il padre ci racconterà del passato, del grande amore per sua moglie, della responsabilità di accudire un figlio down, del modo naturale e amorevole in cui lui e sua moglie lo hanno fatto; delle cose straordinarie che hanno imparato dal ragazzino, delle cose che sono riuscite a insegnarli.

Chi sono tutti gli uomini e le donne che accolgono e comprendono? Dove stanno le strade con i confini che sfumano, con le giornate che evaporano? Qual è il coraggio di un padre che sa di dover morire? Cosa c’è di più bello di regalare al figlio tutto il suo passato e di mettergli in tasca il futuro?

Jesse Ball mette in scena quello che ognuno di noi potrebbe essere: una persona migliore. Lo fa usando un linguaggio potente e semplice, il più difficile da rendere. Lo fa colmando le ferite che il dolore fisico e morale lasciano con la sutura dell’amore, con il bendaggio della memoria trasferita. Me ne vado, dice il protagonista, ma tutto ciò che ho vissuto, tutto ciò che è stato con te e prima di te ora è tuo.

Alla fine del cerchio ce ne andiamo anche noi con una sorta di benessere indossato, come fosse il cappotto che il ragazzino tanto ama, e con una calma nostalgia che abbiamo forse qualche volta provato, se siamo stati fortunati.

Gianni Montieri ha pubblicato: Avremo cura (Zona, 2014) e Futuro semplice (2010). Suoi testi sono rintracciabili nei numeri sulla morte (VIXI) e sull’acqua (H2O) della rivista monografica Argo e sui principali siti letterari italiani e nel numero 19 della rivista Versodove. Sue poesie sono incluse nel volume collettivo La disarmata, (2014). Scrive di calcio su Il Napolista e di letteratura su Huffington Post. Collabora con, tra le altre, Rivista Undici, Doppiozero e Minima&moralia. È redattore della rivista bilingue THE FLR ed è nel comitato scientifico del Festival dei matti.
Commenti
2 Commenti a ““Censimento”, il viaggio di Jesse Ball”
  1. Paola scrive:

    Bella la recensione di culicchia su l’espresso

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