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Century Girl

Attenzione, lettore curioso. Proprio ora, dall’altra parte dell’oceano atlantico, mentre qui si spendono tempo ed energie in corrucciate sessioni di lamenti sul ruolo degli intellettuali, una giovane stella del firmamento culturale anglosassone sta apportando un contributo decisivo al processo di perfezionamento di una delle forme su cui umanisti, artisti, incisori, poeti, tipografi e visionari di tutti i generi si sono cimentati negli ultimi secoli: l’integrazione totale fra racconto per immagini e racconto di parole.

Lauren Redniss, nata in una famiglia ebraico-americana nei primi anni settanta e titolare di una nomination al Premio Pulitzer per le illustrazioni sul New York Times, ha pubblicato quattro anni fa un meraviglioso volume illustrato intitolato Century Girl (Regan, $ 129), incentrato sulle vicende dell’ultima star dello Zigfield Follies, Dorin Eaton Travis, centenaria all’epoca della pubblicazione e scomparsa l’11 maggio 2010, e ha appena consegnato al suo editore un’opera seconda che mantiene in misura mirabile le promesse dell’esordio estendendone ancor di più l’arco ambizioso: Radio Activity, che narra la vicenda umana, intellettuale e scientifica di Marie Curie e del marito Pierre, uscirà nei prossimi mesi per Harper Collins, e migliora il tiro già alto del suo predecessore: entrambe sono storie di ampio respiro, con al centro personaggi femminili rilevanti e vibranti; entrambe inventano la propria forma pagina dopo pagina, mescolando senza squilibri testo e disegno, fotografia e decorazione. Bisogna immaginare un collage di Max Ernst senza surrealismo (suo, peraltro, il capolavoro di testi-con-immagini Una settimana di bontà, recentemente riproposto da Adelphi) un’ossessione calligrafica à la Saul Steinberg ma senza concettualismo, un gusto fumettistico per la sovrapposizione di materiali spuri, e altre influenze ancora: ma la vena emotiva è nella tradizione delle scrittrici americane a proprio agio nel memoir come nella fiction, da Joan Didion a Adrian Nicole Le Blanc.

Century Girl è un resoconto accorato delle tre o quattro vite diverse che questa donna venuta al mondo nel 1904 è riuscita ad accumulare in una sola, longevissima, esistenza biologica. L’infanzia complicata, il successo popolare dello Zigfield Follies, il fallimento finanziario, la laurea con lode presa in tarda età, l’incredibile rientro sulle scene a metà anni novanta, persino incontri con personaggi come Henry Ford (“Anche se ha portato la modernità nelle vite di milioni di americani, i suoi gusti in fatto di ballo erano piuttosto conservatori”, recita un frammento dietro il quale si stagliano una foto della pista da ballo voluta del magnate, una sua caricatura, una foto automobilistica di repertorio). Doris Eaton Travis sarebbe stata un soggetto per un’ottima biografia, ma avrebbe costituito potente ispirazione anche per un romanzo, un film, una serie televisiva, una mostra. Lauren Redniss, però, non si è accontentata di ciò che già esisteva, e ha dato origine a una lanterna magica narrativa che sta nell’esatta metà fra la scintilla da numero danzante e la sicurezza architettonica di una sceneggiatura tosta.

Century Girl, come Radio Activity, è un’opera che si legge lasciandosi invadere da grandi campiture, spesso disposte su doppia pagina: le informazioni vengono convogliate da spazi bianchi colmi di frasi vergate in un maiuscolo brutalista, che portano avanti la trama, mentre le emozioni passano lungo l’asse di oggetti visivi in cui la fotografia sconfina nel disegno. In uno dei momenti chiave, quando la protagonista viene assunta dalla compagnia di danza di Arthur Murray, si vede uno skyline di Manhattan a colori e satinato che diventa la sala macchine di un transatlantico, la cui prua, affidata alla matita, naviga in un mare tranquillo appena accennato. All’interno dello scafo disegnato, parole come queste: “Il mio primo assegno è stato di 18 dollari. Quella telefonata cambiò la mia vita.”

Il lavoro di Lauren Redniss ci costringe a insistere ancora una volta sulla necessità di compenetrazione fra il visivo e il verbale; ci istiga a migliorare la qualità di questo dialogo, consapevoli che le discipline vogliono capirsi ma spesso sono reciprocamente sordomute, perciò bisogna immaginare modi sempre nuovi di costruire codici di comprensione. L’autrice di Century Girl è un esempio vivente di come una certa solidità narrativa possa controbilanciare l’imbarazzante mole di stimoli visivi di cui disponiamo – un armamentario eclettico e fiammeggiante che ha abbagliato, e un po’ stupidito, una parte non piccola degli artisti e degli illustratori di oggi. Ma è anche un monito agli autori letterari nel senso più ampio del termine: è sbagliato temere le immagini, è giusto avvicinare le immagini, farne strumento retorico e romanzesco, dismettere timori legnosi, anche perché nel futuro editoriale la carta sopravviverà soprattutto in territori ibridi come questi, e sarebbe delittuoso affidarne il presidio a certe menti depotenziate e sterili. L’ultimo pensiero, prima di riaprire queste pagine voluttuose, va a una di quelle frasi che vengono sempre citate fuori contesto dai killer di entusiasmi che amano ridurre le possibilità di creazione ai minimi termini, “parlare di musica è come danzare di architettura”, comunemente attribuita a Frank Zappa. E visto che le parole di un geniale bricoleur come il compositore dei Mothers of Invention possono essere smontate alla lettera senza ledere alcuna maestà, pare inevitabile mutare quel grido d’allarme contro la superficialità in un motto di battaglia verso il progresso delle forme e della rappresentazione. Dobbiamo danzare di architettura. Se lo faremo con la grazia e l’efficacia mostrate da Lauren Redniss nei suoi due libri, avremo conquistato qualcosa che non sarà più danza, né architettura, o letteratura, o disegno. Un luogo inatteso, avanzato e finalmente accessibile.

Gianluigi Ricuperati è uno scrittore e saggista italiano. Nel 2006 ha pubblicato Fucked Up per Bur RCS e ha curato, insieme a Marco Belpoliti, la prima monografia mai dedicata al disegnatore Saul Steinberg. Nel 2007 Bollati Boringhieri ha pubblicato Viet Now – la memoria è vuota. Ha scritto un testo pubblicato ne Il corpo e il sangue d’Italia. Nel 2009 è uscito La tua vita in 30 comode rate (ed. Laterza).
Attualmente collabora alla Domenica del Sole 24 Ore ed è corrispondente speciale per la rivista Abitare. Da gennaio 2010 dirige Canale 150 – gli italiani di ieri raccontati dai protagonisti di oggi – iniziativa per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia sostenuta dal Comitato Italia 150 e da Telecom Italia. Dal 2010 è curatore del Castello di Rivoli – Museo d’Arte contemporanea. Ha scritto di spazi e architettura per Domus, ha collaborato alle pagine culturali de La Stampa e D di Repubblica. Scrive di musica per Rumore e Il Giornale della musica. È stato consulente editoriale per Alet Edizioni. Nel 1999 ha tradotto per la casa editrice Einaudi The Wild Party, testo di Joseph Moncure-March, illustrato da Art Spiegelman (ed. Einaudi Stile Libero, 1999). Nel 2007 e nel 2008 è stato, con Stefano Boeri, co-direttore di Festarch, festival internazionale di Architettura a Cagliari. Durante la prima edizione di Festarch ha svolto un dialogo pubblico su ‘architettura e letteratura’ con l’architetto olandese Rem Koolhaas. Nel 2009 è, con Stefano Boeri e Fabrizio Gallanti, co-direttore artistico di Urbania a Bologna. Collabora con Fondazione CRT e cura una collana di volumi di architettura e narrazione.
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