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Cercavamo due antieroi: intervista a Albert Uderzo

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Nel 1959, insieme allo sceneggiatore René Goscinny, Albert Uderzo creò il personaggio di Asterix, a cui seguirono presto Obelix e tutti gli altri Galli. Pubblichiamo l’intervista di Luca Valtorta a Uderzo, uscita su La Repubblica, ringraziando l’autore e la testata. (Fonte immagine)

di Luca Valtorta

Quella del ’59 fu un’estate molto calda anche a Bobigny, tranquilla cittadina dell’Ile De France a pochi chilometri da Parigi. Sul terrazzino di un piccolo edificio di fronte agli alberi maestosi che nascondono il cimitero di Pantin, René Goscinny e Albert Uderzo fumano sigarette senza numero bevendo pastis. Stanno lavorando con tutte le loro forze alla ricerca di un personaggio per una nuova rivista dedicata ai giovani che si chiamerà Pilote.

Sono seduti a un tavolo pieno di fogli su cui tracciano rispettivamente idee (René) e disegni (Albert).

«All’improvviso », racconta oggi Uderzo (ottantotto anni portati meravigliosamente e senza accento sulla “o”, l’origine è italiana, padre veneto e madre spezzina,) «scopriamo che il personaggio che stavamo creando esisteva già, perché anche un altro disegnatore aveva avuto l’idea di ispirarsi al Roman de Renart, i racconti medievali in cui gli animali agiscono al posto degli esseri umani. Ci prese il panico: in poco tempo dovevamo ricominciare tutto da capo: “Ragioniamo. Quali sono state le grandi fasi della nostra storia?” mi chiede René. Io parto dal paleolitico, ma niente, nessuna idea. Andiamo avanti per un po’ fino a che lui scatta in piedi urlando. “E i Galli?”».

«Già, perché non i galli? Nessuno ci aveva mai pensato ai Galli!. René comincia a fare battute, io a disegnare, non ci accorgiamo nemmeno che i bicchieri sono rimasti vuoti. Schizzo subito un personaggio piuttosto grosso, forte e muscoloso. Per me a quell’epoca pensare ai Galli significava pensare a barbari che amavano le risse, e di riflesso a un fisico imponente». Ma Goscinny non era d’accordo. «No, lui preferiva che il nostro personaggio fosse piccoletto, un anti-eroe. Non se lo immaginava di bell’aspetto, ma astuto e scaltro. Ecco, Asterix nacque così. Ma poiché io sono un testardo, accanto a lui io ci ho disegnato un personaggio grosso e forte, presto sarebbe diventato Obelix».

Da quel pomeriggio d’agosto di cinquantasei anni fa Asterix è stato tradotto in centodieci lingue e ha venduto trecentotrentacinque milioni di copie di albi in tutto il mondo, dando vita anche a nove film di animazione e quattro con attori in carne ed ossa (celebre l’Obelix interpretato da Depardieu). Il motivo di tanto successo probabilmente sta nel fatto che Asterix non è solo una lettura per bambini. I riferimenti alla storia classica sono puntuali ma non pedanti e giocano anche con la modernità: il tormentone del “piccolo villaggio gallico che resiste ora e sempre all’invasore”, ad esempio, è un chiaro richiamo alla Resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale. Non è l’unico accenno a fatti politici: in Asterix e gli allori di Cesare, i due protagonisti si trovano in una prigione sui cui muri si leggono graffiti come “vietato vietare” (slogan del Maggio francese) o “mort au vaches” slogan anarchico che si facevano tatuare certi prigionieri politici.

Del resto, tutti quelli che hanno letto almeno un albo di Asterix sono rimasti stregati da arguti giochi di parole, freddure e calembour che hanno fatto storia. Famoso il «senza commentari » che cita i Commentarii de Bello Gallico, testimonianza imprescindibile su usi e costumi delle popolazioni galliche, germaniche e britanne che Goscinny utilizza in più occasioni. «Cesare è meraviglioso perché è ancora più bugiardo di me» diceva lo sceneggiatore, facendo riferimento al modo di raccontare le popolazioni con cui viene in contatto, un tema che è l’espediente narrativo cardine di Asterix. Asterix e i Belgi nasce proprio dal De Bello Gallico dove dice che “di tutti (i popoli della Gallia, ndr) i più valorosi sono i Belgi, perché sono i più lontani dalla raffinatezza e dalla civiltà”. Da qui una serie di pirotecnici giochi di parole e di espressioni idiomatiche che prendono in giro gli stereotipi del rapporto “francesi/belgi”, senza però mai risultare né offensivi né sciovinisti. Poi, un brutto giorno, Renè muore, è il 5 novembre 1977, lasciando nell’amico un vuoto incolmabile. Uderzo va avanti da solo a fare testi e disegni, Asterix e il grande fossato sarà la prima opera firmata interamente da lui e la venticinquesima in ordine cronologico. Oggi che siamo arrivati alla trentaseiesima il papà di Asterix e Obelix ha deciso di lasciare il testimone a due nuovi autori: lo sceneggiatore Jean-Yves Ferri e il disegnatore Didier Conrad. Il nuovo albo si intitolerà Asterix e il papiro di Cesare e uscirà in tutto il mondo in autunno. La tiratura sarà di cinque milioni di copie.

Uderzo, ma perché ha deciso di lasciare?

«Alla mia età credo di meritarmelo. Ma anche se io lascio Asterix continua. E poi devo dire che nutriamo molta fiducia nell’eccellente sceneggiatore Jean Yves Ferri. Parlo al plurale perché anche la figlia di René, Anne, ha il diritto di controllare ciò che si fa di Asterix ».

In che occasione vi incontraste lei e Goscinny?

«Fu un colpo di fulmine. Era il 1951, io ero in ritardo con un lavoro e dovevo ultimare alcune tavole da consegnare urgentemente al mio editore. Mi dovevano mandare un corriere a ritirarle a casa ma invece del fattorino, quando suonarono alla porta, mi ritrovai faccia a faccia con René Goscinny. Mi avevano parlato dell’arrivo di un nuovo fumettista proveniente da New York che si chiamava Goscinny. Me ne ero rallegrato in modo particolare, perché fino a quando non l’ho conosciuto ho pensato che fosse di origini italiane, un mio compatriota. Non potevo immaginare che il suo cognome finisse con una ‘y’ e non con una ‘i’! Quando ci siamo messi a parlare di fumetti abbiamo scoperto di avere gli stessi gusti, tipo di umorismo, idee. E condividevamo anche gli stessi sogni! Era un ragazzo di talento straordinario: sapeva ascoltare, era sempre cordiale e molto divertente. Trascorrevamo ore a scambiarci le opinioni sui fumetti dell’epoca, che ritenevamo un po’ troppo zuccherosi. Noi volevamo rivoluzionare il mondo dei fumetti, interessare i bambini, certo, ma coinvolgere anche gli adulti. Goscinny era pieno di passione, e io lo sono tuttora».

Non avete litigato mai, neppure una volta?

«No, mai, in ventisette anni di collaborazione non abbiamo mai discusso su un’idea, su una battuta, niente! Abbiamo trascorso insieme tutta la vita: le nostre mogli andavano d’amore e d’accordo, lui ha assistito alla nascita di mia figlia e io a quella della sua. Quando è venuto a mancare in modo così violento (infarto durante un test sotto stress, ndr ), sono crollato. Non avevo perso un amico, ma un fratello. Mi manca ancora, tantissimo, e non passa giorno senza che io rivolga a lui un pensiero, soprattutto quando si festeggia Asterix: ne sarebbe stato così orgoglioso».

Ognuno di voi aveva un proprio ambito o vi scambiavate idee sul disegno e sulla sceneggiatura?

«René scriveva tutto mentre io disegnavo. Quando ci siamo conosciuti, facevamo entrambe le cose per i nostri fumetti. Come autori singoli non avevamo conosciuto il successo. Insieme invece c’era un’alchimia perfetta: se René aveva un’idea precisa in mente, una storia, un personaggio ci mettevamo subito al lavoro, altrimenti chiacchieravamo su come svilupparla. In sporadici casi mi è capitato di aggiungere piccoli dettagli e René non si è mai opposto: sapeva quello che io ero in grado di disegnare e io sapevo subito, leggendo la sua sceneggiatura, che cosa voleva che io disegnassi!».

Come nascevano l’umorismo e i giochi di parole?

«Nascevano tutti da René. Adorava i calembour e con me se ne approfittava, perché Morris, il disegnatore e creatore del cowboy solitario e taciturno Lucky Luke, con cui ha collaborato per molto tempo sempre per le sceneggiature, invece non li poteva soffrire. E quindi con lui doveva trattenersi. Io, invece, li trovavo irresistibili. Ogni tanto, in qualche tavola, mi capitava di aggiungere qualche battuta, ma non aggiungevo niente al testo. Perché avrei dovuto? ».

Asterix prende amabilmente in giro i Romani. Lei che è italiano d’origine ha mai avuto con Goscinny qualche discussione a questo riguardo?

«Oh, no, il nostro era un fumetto umoristico, non storico. In caso contrario anche tutti gli storici avrebbero potuto lamentarsi… Si è mai visto un uomo, e per di più gallico, con un naso così grande? A dire il vero è con i miei cugini italiani che qualche discussione l’ho avuta. Non capivano come io potessi fare una cosa simile: lasciare che i Romani fossero trattati in quel modo. Per loro era inaccettabile! Io rispondevo che dovevano avere un po’ di umorismo, e che i Romani, proprio loro, dovevano averne a maggior ragione!».

Asterix e Obelix non hanno esattamente un aspetto eroico: Asterix è piccolo e mingherlino e lo stesso Goscinny lo definisce “piuttosto brutto”, mentre Obelix è “grosso e mostruoso”. Due personaggi molto lontani dalla retorica dell’eroe muscoloso: come venne fuori questa scelta così controcorrente per i tempi?

«Quando René e io lavoravamo per un’agenzia, ci costringevano a disegnare gli “emuli di Tintin”, perché quella era la moda e per vivere dovevamo accettare quelle imposizioni. Ma eravamo stanchi e frustrati dalle richieste dei giornali per ragazzi e non appena siamo diventati indipendenti abbiamo preso le distanze dai cliché dell’epoca ».

All’inizio il personaggio principale doveva essere solo Asterix…

«Sì, fui io a insistere perché volevo un gallico grande e grosso come un marcantonio. All’inizio andava in giro con un’ascia e non con il suo tipico menhir».

Un altro personaggio che è arrivato in un secondo momento è stato il cagnolino Idefix.

«Esatto: è stato aggiunto in Asterix e il giro di Gallia , ma all’inizio era solo funzionale alla storia. Soltanto in seguito, quando l’hanno richiesto i lettori, è diventato un personaggio a tutti gli effetti. Tra l’altro proprio quest’anno festeggiamo il suo cinquantesimo compleanno. Deve sapere che all’inizio Le avventure di Asterix non erano albi unici come siamo ormai abituati a conoscerli ma uscivano prima a puntate su Pilote e solo in un secondo tempo venivano raccolti in un volume. Quando uscì l’albo in cui appariva Idefix, ricevemmo una marea di lettere di giovani lettori che esigevano che il cagnolino ritornasse. Così organizzammo un concorso per far scegliere ai nostri giovani lettori il nome del cane. Alla fine vinsero in quattro, perché tutti e quattro proposero Idefix. Ecco tutto!».

Qual è il suo album di Asterix preferito e qual era (se lo sa) quello preferito da Goscinny?

«Presumo che li amasse tutti allo stesso modo. Altrimenti non li avrebbe pubblicati: era molto severo a riguardo. Quando arrivammo al decimo album René pensava che su Asterix ormai avessimo detto e scritto tutto. Ogni volta, invece, trovava un’idea nuova. Non pensava ad altro. Insieme abbiamo fatto ventiquattro albi e io da solo altri nove. Oggi Jean Yves Ferri e Didier Conrad stanno per affrontare una seconda vita. Comunque, anche se ho sempre pensato che la mia avventura preferita fosse quella alla quale stavo lavorando al momento, confesso che Asterix e i Britanni per me ha un sapore particolare: René parlava perfettamente sia l’inglese sia il francese e soprattutto in quel caso ha scritto un gioiello linguistico che mi fa ridere ancora adesso».

A proposito dei due nuovi autori di Asterix: hanno libertà assoluta, oppure lei interviene sia sul disegno che sulla sceneggiatura?

«No, non esiste alcuna libertà assoluta perché non si può fare quel che si vuole con Asterix . Mi consultano per tutti i progetti che lo riguardano. Controllo la sceneggiatura nel senso che rifletto se sia adatta o meno al personaggio. Oltre a ciò, controllo e offro consigli per i disegni, che sono più di mia competenza. Ho fatto alcuni ritocchi per aiutare Didier Conrad che lavora con Jean Yves ed è un autore illustre formato da Franquin (creatore di Gastone e molti altri personaggi, ndr). Ora stanno lavorando di buona lena ad Asterix e il papiro di Cesare. Io ho fatto pochissime osservazioni: fila tutto liscio!».

Quali saranno le principali novità?

«Non posso anticipare molto se non che questa volta la storia si svolgerà in Gallia e ci saranno diversi nuovi personaggi tra cui uno cattivissimo. Inoltre, siccome si parla di Cesare, si parlerà anche dell’Italia».

Ora, in chiusura, forse ce lo può rivelare: che cosa c’è dentro la pozione magica?

«Ah, saperlo! Saremmo ricchi da tempo. Non si sa cosa c’è nella pozione magica, si sa soltanto che potrebbero esserci fragole e/o astice, formaggio e vischio! Tutti gli altri ingredienti sono segreti, tramandati di druido in druido».

(Ha collaborato per la traduzione Anna Bissanti)

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