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Che cosa abbiamo fatto per meritarci Diego Fusaro?

di Raffaele Alberto Ventura

In principio era un sito Internet intitolato “La filosofia e i suoi eroi”. Nei primi anni Duemila, chi cercasse in rete informazioni su Platone o Aristotele poteva facilmente imbattersi in queste pagine redatte da uno studente torinese di nome Diego Fusaro. Il sito era una galleria di santini animata da una visione schematica della storia del pensiero, ricalcata dai manuali, ma trasudava di un entusiasmo impressionante. Una decina di anni più tardi, nel 2013, il loro autore veniva annoverato da Maurizio Ferraris su La Repubblica tra i più promettenti giovani filosofi d’Europa.

Ho assistito alla folgorante ascesa mediatica di Diego Fusaro con un misto d’invidia e di stupefazione. Invidia perché, essendo suo coetaneo e avendo fatto gli stessi studi, ammetto che non mi dispiacerebbe affatto pubblicare libri con i più prestigiosi editori, dirigere una collana di testi filosofici, andare in televisione a tuonare contro il capitalismo e l’ideologia gender, partecipare a convegni col fior fiore degli intellettuali infrequentabili, condurre un programma su Radio Padania, rilasciare alla stampa russa interviste a sostegno di Vladimir Putin, fare dei selfie con Marione Adinolfi e infine essere definito “filosofo dagli occhi azzurri che conquista le donne con le citazioni”.

Stupefazione, tuttavia, perché a leggere e ascoltare certe esternazioni di Fusaro si può avere l’impressione di avere a che fare con un idiot savant che ripete meccanicamente degli slogan. Stupefazione, anche, per come Fusaro sia riuscito a non far pesare la sua progressiva radicalizzazione politica sul credito che gli prestano editori come Il Mulino, Bompiani e Feltrinelli. Così, come se nulla fosse, uno storico editore della sinistra italiana ha potuto affidare una monografia su Antonio Gramsci al promotore di un Fronte Nazionale Italiano. Nessuno sembra voler fare caso al fatto che il Gramsci di Fusaro, anti-scientifico e nazionalista, sia una filiazione diretta del gramscismo di destra teorizzato negli anni Settanta da Alain De Benoist. Un Gramsci fascista se teniamo fede alla definizione che De Benoist fornisce del fascismo come, appunto, “variante del socialismo avversa al materialismo e all’internazionalismo”.

Com’è potuta accadere questa cosa che chiamiamo Diego Fusaro? Alle fondamenta dell’edificio c’è una rapida carriera accademica, sostenuta dall’impressionante socievolezza del giovane Fusaro con alcuni grandi vecchi della filosofia italiana, a cominciare da Giovanni Reale e Gianni Vattimo. E poi l’incontro col pensiero di Costanzo Preve, studioso di Marx che teorizzò il superamento della dicotomia destra-sinistra, caldeggiando la nascita di un fronte comune — “rossobruno” come dicono alcuni, o “eurasiatico” come dicono altri — contro il capitalismo. Per questo motivo, alla fine della sua vita Preve si trovò a pubblicare i suoi libri per editori di estrema destra (Edizioni all’insegna del Veltro, Settimo Sigillo…) accanto a Julius Evola, Corneliu Codreanu e Robert Faurisson.

È da Preve che Fusaro prende le sue idee principali, ma è soltanto traducendole in un sistema di frasi a effetto che il giovane filosofo trova la ricetta adatta per bucare lo schermo. La sua strategia “nazionale-popolare”, programmaticamente gramsciana, si pone come obiettivo di “creare un nuovo senso comune” tenendo conto dei “semplici” (bontà sua) al fine di creare un “fronte trasversale” contro il “capitalismo trionfante”. Tutto questo, tuttavia, senza mai definire chiaramente le caratteristiche del suo progetto politico radicale.

Sicuramente Fusaro non è fascista, poiché autocertifica di non ammirare Hitler o Mussolini; sicuramente non è leghista, avendo preso duramente le distanze da Salvini; ma per sua stessa ammissione si considera più vicino al programma di CasaPound che a quello di Tsipras. Marxista, Fusaro? Questo proprio no, a meno di considerare marxista chiunque abbia il vezzo di citare Marx, e ultimamente sono tanti e insospettabili, da Alain De Benoist a Marine le Pen: Fusaro stesso si definisce “allievo indipendente di Marx e Hegel”, come già Preve prima di lui, ma il suo immaginario politico assomiglia quello del socialismo controrivoluzionario otto-novecentesco che culmina nel circolo Proudhon. Pare di avere a che fare con un caso particolarmente acuto di “marxismo immaginario”, per citare Raymond Aron… Forse è vero che destra e sinistra non esistono più, e allora dovremo trovare nuove parole. Non tanto per capire meglio le trasformazioni del piano ideologico — roba vecchia, del secolo scorso! come direbbe il giovane filosofo — quanto per taggare con maggiore precisione i nostri tweet: allora diciamo che Fusaro è indubbiamente un #sovranista e approssimativamente un #lepenista.

Malgrado la giovane età, Diego Fusaro è già fatto maestro nell’arte in cui eccellono i più celebrati filosofi contemporanei: quella di riuscire a trattare qualsiasi problematica dicendo sempre le stesse quattro cose, assumendo inoltre un linguaggio e un’espressività che il pubblico riconoscerà come professorale. A differenza di altri filosofi universitari ai quali viene rimproverato di esprimersi in un idioletto indecifrabile — ad esempio usando paroloni come “idioletto” — Fusaro parla e scrive in maniera relativamente chiara e persino pedagogica, anche se non immune da una certa tragicomica pesantezza.

La chiacchiera fusariana consiste nel montaggio semi-aleatorio di un pugno di moduli argomentativi preconfezionati, di formule declamatorie (“lo dico nel modo più radicale possibile”) e di citazioni ricorrenti (“cretinismo economico”, “epoca della compiuta peccaminosità”, eccetera). Come già segnalato sopra, molti elementi del suo discorso sono presi di peso dai libri di Costanzo Preve. Il risultato non è diverso da quello che si potrebbe ottenere con un generatore automatico e la quantità di testi generabile in questo modo è potenzialmente infinita, come testimonia la prolificità del giovane filosofo. Avventurarsi nella visione della sua gigantesca videografia su YouTube significa fare i conti con un universo di slogan ripetitivo e autoreferenziale. E per ciò stesso, incredibilmente efficace.

Talvolta il meccanismo s’inceppa e produce delle affascinanti anomalie, dei loop e dei glitch nel tessuto logico. Ecco un esempio gustoso della lingua fusariana, del suo modo di “occupare lo spazio” dicendo poco o nulla, tratto da un intervento al Festival della Politica di Mestre nel 2014:

Io credo che si tratti oggi più che mai di lavorare filosoficamente a partire da una critica delle ideologie che porti all’attenzione la critica del potere come necessariamente basata sulla critica delle ideologie.

Questa frase non passerebbe il test di Turing, celebre esperimento mentale che serve a distinguere l’intelligenza umana da quella artificiale. Ma siamo indulgenti: si tratta di uno scivolone come se ne fanno talvolta nella lingua orale. Parliamo allora del conto Twitter del filosofo, dove vengono mandati in rotazione continuamente gli stessi slogan, come se ad animarlo fosse un bot. Questo accade non perché Fusaro sia effettivamente un robot, ma perché applica un preciso metodo che si apprende nelle facoltà di filosofia. Una tecnologia espressiva della quale oggi l’ineguagliato campione è Umberto Galimberti, grande copia-incollatore di testi propri e altrui: con elevatissimi tassi di riciclaggio da un libro all’altro — fino al 95% — l’editorialista del magazine D di Repubblica ha tracciato la via del suo giovane erede.

Il metodo combinatorio, in effetti, si applica anche allo scritto. La carriera accademica di Fusaro segue il ritmo delle numerose pubblicazioni scientifiche, come il recente Fichte e l’anarchia del commercio. Si tratta di una lettura de Lo Stato commerciale Chiuso di Johann Gottlieb Fichte, testo feticcio della nuova destra ripubblicato nel 2009 per le Edizioni di Ar da Franco Freda, già fondatore del primo Fronte Nazionale italiano. Più che un vero saggio di storia delle idee, il libro di Fusaro è un capolavoro nell’arte di allungare il brodo: due o tre occorrenze per ogni singola citazione da Fichte; la tesi del libro parafrasata decine di volte cambiando l’ordine delle parole ma senza mai riuscire a darle maggiore profondità; grappoli di frasi identiche una dietro l’altra. Se vi siete mai chiesti come sia possibile realizzare un libro di 274 pagine con il materiale che serve a riempirne tutt’al più una cinquantina, un indizio tiene in questa semplice citazione dal testo (pp. 96-97):

L’aporia può essere superata continuando a concentrare l’attenzione sul mondo storico a contatto con il quale la Wissenschaftslehre come System der Freiheit si è venuta costituendo. È nostra convinzione che l’aporia possa essere superata continuando a concentrare l’attenzione sul mondo storico a contatto con il quale la Wissenschaftslehre è sorta.

Se non fosse chiaro, Fusaro sta dicendo che l’aporia si può superare concentrando l’attenzione sul mondo storico dalla quale è sorta la Wissenschaftslehre, che poi è un altro modo di affermare che si potrà superare l’aporia concentrandosi sul mondo storico a contatto della quale la Wissenschaftslehre si è costituita. La cosa più interessante è che comunque Fusaro non ci dirà assolutamente nulla di rilevante su questo benedetto contesto storico. Contrariamente a quello che ribadisce spesso, il nostro è incapace di storicizzare i testi: la sua tesi su Fichte infatti, molto simile alla sua tesi su Gramsci, è che… bisogna uscire dall’Euro! Per un’introduzione più pertinente all’opera di Fichte nel suo contesto, si preferirà leggere l’ottimo The Closed Commercial State: Perpetual Peace and Commercial Society from Rousseau to Fichte di Isaac Nakhimovsky.

 

Tra il 2005 e oggi Fusaro ha pubblicato più di dieci monografie. La maggior parte sembrano libri composti secondo le buone regole della scrittura filosofica universitaria e indicano una frequentazione approfondita delle fonti. Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario, per fare un esempio, svolge in maniera indubbiamente scorrevole il compito di difendere la sua tesi. Tesi piuttosto contestabile, va detto, che ancora una volta è esattamente la stessa di Preve: secondo Preve-Fusaro, della tradizione marxista si deve lasciar perdere l’elaborazione economica e invece concentrarsi sul lascito puramente filosofico. L’economia è, in generale, la bestia nera di Fusaro, che diffida da ogni confronto con la realtà empirica poiché potrebbe scoraggiare l’ottimismo della volontà.

È un libro che parla molto di alienazione, di feticismo, di sfruttamento, e assolutamente mai di composizione organica del capitale, di caduta tendenziale del saggio di profitto o semplicemente di teoria delle crisi. Il Marx di Fusaro sta qui semplicemente per dirci che il capitalismo è una cosa ingiusta, da abbattere a ogni costo, e non ci dice nulla sugli elementi che condannano il sistema a una perenne instabilità. Questo Marx è un Dickens che parla come un hegeliano. Appiattendo il pensiero di Marx sull’idealismo tedesco, Fusaro può facilmente liberarsi di tutto ciò che nel pensatore di Treviri appartiene alla tradizione del marxismo novecentesco e tornare alla fonte di un socialismo pre-scientifico, pronto per convergere con nazionalismo e comunitarismo. E d’altra parte, questo suo lavoro sull’attualità del pensiero di Marx — fermo circa ad Althusser — astrae totalmente dai più recenti dibattiti.

Vizi di forma esclusi, affinità elettive con i neofascisti a parte, c’è ancora chi sostiene che Fusaro porti avanti una critica necessaria del pensiero dominante del nostro tempo. In realtà, Diego Fusaro deve la sua fortuna alla capacità che ha avuto di occupare di forza un certo territorio ideologico, quello della critica del Sessantotto inteso come momento culminante del capitalismo — una critica popolarizzata da Michel Houellebecq con vent’anni di anticipo e molta più finezza, ripresa con originalità da Jean-Claude Michéa nei primi anni Duemila, ma in fondo già evidente a marxisti come Michel Clouscard e liberali conservatori come Raymond Aron che vivevano “in diretta” il maggio francese e ne coglievano con lucidità le contraddizioni.

Il pubblico di Fusaro è fatto di chi, non avendo avuto modo di sentire altrove certe idee, si convince che queste siano originali e controcorrente. Si convince quindi che esista una dittatura del “pensiero unico” semplicemente perché si abbevera egli stesso alle fonti della cultura dominante e non riesce a concepire che magari è la sua concezione di destra e di sinistra ad essere caricaturale. Ogni volta che legge un trafiletto su Judith Butler e la teoria del gender, marginalissima moda intellettuale non più rilevante del balconing, invece di farsi una bella risata lo prende come indizio di un progetto mondialista che minaccia direttamente il suo uccello. Questa non è critica dell’ideologia, e nemmeno dialettica conservatrice: è retorica populista, buona solo per arringare le folle.

Non avevamo certo bisogno di Fusaro per aprirci gli occhi sulle contraddizioni della sinistra e del capitalismo, eppure eccolo qui. Qualcuno lo applaude per avere scoperto l’acqua calda e lui la butta giù a secchiate su facili capri espiatori, nella più nobile tradizione di un “socialismo degli imbecilli” (cit. August Bebel) incapace di vedere all’opera le forze dell’economia dietro i comportamenti degli individui. Nel frattempo, la stampa, l’editoria e l’accademia continuano a fare come se fosse tutto normalissimo: d’altra parte questo ragazzo va in televisione, non lasciamocelo scappare! Altrimenti chi se lo compra un libro su Gramsci?

 

Commenti
351 Commenti a “Che cosa abbiamo fatto per meritarci Diego Fusaro?”
  1. Blume scrive:

    Bel pezzo, che sottoscrivo.
    Nondimeno, non è un filosofo ma un brand. Andrebbe studiato come un fenomeno pop.
    Non vale il suo risentimento, caro Ventura, e lo spreco di energie.
    Quanto al credito presso alcuni accademici, pazienza: F è un eccellente venditore di se stesso.

  2. Massimo scrive:

    Non penso valga la pena leggere il suo articolo. Lo stesso titolo indica in maniera lampante che lei è sicuramente arruolato nella folta schiera, attiva oramai da più di due decenni, di quegli operai della scrittura che ha un solo compito, demolire tutto quello che va contro il pensiero democratico, si fa per dire, di sinistra. E’ un classico quello di cercare di demolire qualcuno che non è allineato all’intellighenzia perbenista e buonista di sinistra. Una delle vostre specialità è quella di minimizzare tutte le porcate che vengono fatte dai vostri padroni e di ingigantire, spesso forbite da logorroici teoremi, cose fatte dagli avversari che magari sono di gran lunga meno gravi delle vostre. Oramai non siete più credibili.

  3. Leonardo scrive:

    Fusaro ha il merito di avere introdotto al grande pubblico un pensiero filosofico ormai abbandonato, in una chiave moderna ed efficace, peraltro la sua apertura a collaborazioni con persone di orientamento lontano dal suo prova a maggior ragione che non segue un programma predefinito. Il suo sito negli anni è stata una miniera di informazioni in rete per milioni di italiani, certo che ci ha messo entusiasmo, ma chi altri ha fatto un lavoro simile? In sostanza le tue critiche sono spazzatura senza uno straccio di senso, come tutte le tue valutazioni ampiamente confutabili, quasi come se tu avessi avuto conoscenza di queste tematiche prima di averne sentito parlare da lui. Certamente non tutte le affermazioni di Fusaro sono pienamente condivisibili, ma chi altri nei mass media “ufficiali” evidenzia lo sfruttamento dei lavoratori e la dittatura del pensiero unico in prospettiva economica? E soprattutto tu che hai prodotto di concreto?

  4. Lalo Cura scrive:

    introdurre un pensiero a qualcuno
    o
    introdurre qualcuno a un pensiero

    questo è il problema (o la supposta)

    della serie: piccoli fusarini crescono (e si cura-no)

    lc

  5. Leonardo scrive:

    Lalo cura parla come mangi 😀
    Ascoltati qualche video di Fusaro che hai solo da impararne.

  6. Leonardo scrive:

    La “teoria del gender” è il peggiore ammasso di eresie cristianofobe che esiste, è ormai imposta ovunque con la violenza psicologica e trucchi semantici (accuse di “omofobia” se non sei d’accordo, tipico da neolingua orwelliana) e questo tizio la definisce “marginalissima moda intellettuale non più rilevante del balconing”? Ma stiamo scherzando?

  7. Lalo Cura scrive:

    Ascoltati qualche video di Fusaro che hai solo da impararne. (sic!)

    grazie leo, ma sono costretto a declinare l’invito: non faccio uso di droghe pesanti
    e, in ogni caso, se proprio devo, il pensiero preferisco introdurmelo da solo: nel campo della conoscenza, sono per l’autoerotismo

    lc

  8. Matteo Silvestrini scrive:

    Per Leonardo: vede, il fatto stesso che lei parli di cristianofobia denota la matrice culturale dalla quale proviene, sensibile ai discorsi di Fusaro. Buon pro le faccia, a lei e a tutti i fusaroli… Comunque, detto per inciso, per offrire all’umanità un futuro decente, non credo che basti la bella faccina e la bella parlantina del nostro….

  9. Leonardo scrive:

    Sono di destra e conservatore come lei ha giustamente intuito, ma apprezzo molto Fusaro che è dall’altra parte.
    Lei cosa propone per il futuro dell’umanità? Renzi? :)

  10. Matteo Silvestrini scrive:

    Per Leonardo: che Fusaro sia dall’altra parte rispetto a lei è tutto da dimostrare. Se prestiamo fede alle sua parole, il nostro si definisce “al di là delle categorie di destra e di sinistra”. In qualche modo mi cosidero anch’io al di là di ogni stereotipo politico, però le soluzionni sia filosofiche che politiche mi sembrano inadeguate… Riguardo a Renzi, è meglio lasciar perdere. Più modestamente, credo che sia proficuo all’umanità tutto l’impegno nascosto, discreto, disinteressato, di miglioni di persone in diversi ambiti…

  11. maurizio scrive:

    Ho letto tutti i commenti: l’impressione prima e la convinzione poi è di un profondo provincialismo culturale tipico della gens italica condito dalla caratteristica propria di questo popolo: la maldicenza. Grazie

  12. Christian scrive:

    Spaventosamente vero il passaggio “L’economia è, in generale, la bestia nera di Fusaro”; d’altronde basta sentirlo parlare 5 secondi per capire che non ne sa assolutamente nulla. Imperterrito però si ostina (come molti d’altra parte) a propagandare sui network più nazional-popolari mai visti (vedi la Gabbia) il suo chiacchiericcio da bar. Qualcuno dovrebbe spiegargli che la Microeconomia, base di tutte le teorie contemporanee su consumi, risparmio, tassazione, redistribuzione, scelte collettive, scelte strategiche (teoria dei giochi), etc, è fondata SEMPLICEMENTE sulla MATEMATICA, non sulla fuffa. Oppure lui è in grado di andare oltre il sistema matematico globalmente condiviso da secoli. Ma per una volta ce lo dimostri allora…

  13. DAVID scrive:

    Invidia e frustrazione dei dottori in filosofia ..

  14. Cesare Mattea scrive:

    Ma come fa male, male, male…. vero?
    Andate a seguire quel filosofo di Saverio Tommasi, quello si che si capisce cosa dice. Il nulla.

  15. stefano bosio scrive:

    Il problema è che Fusaro è legato al potere capitalistico che genericamente critica.
    Filosofia pratica,? Fichte? Gramsci? Se ne parla troppo e non la si mette in pratica

  16. stefano bosio scrive:

    Il problema è che Fusaro è legato al potere capitalistico che critica e che di filosofia pratica da Gramsci a Fichte se ne parla troppo e non la si mette in pratica

  17. stefano bosio scrive:

    Possiamo considerare questo del parlare ripetutamente e di continuo della filosofia pratica come di un atteggiamento teoreticista sulla pratica. La filosofia pratica va vissuta come socratica disposizione e socratico atteggiamento. Cura dell’anima, dialogo nella piazza. La filosofia professionista diventa spesso tecnicistica essa stessa e perde il legame con la vita. Aristotele, Spinoza, Montaigne, Diogene, Fichte. Esempi di filosofi legati alla vita, alla prassi più che chiacchieroni sull’etica e sulla missione del dotto

  18. Alberto Campagnano scrive:

    Grazie per il lungo articolo-commento. È importante che qualcuno chiarisca come il mercato sappia creare miti fasulli. Come musicista posso solo dire che ogni umana disciplina ha i suoi Allevi!

  19. Giuseppe scrive:

    Un articolo insensato, dettato davvero da invidia, peraltro ammessa, e rosicamento per un ‘tipo’ famoso, considerazioni farneticanti e non-sense, questo e’ l’italico medio’: capace solo di criticare gli altri e ritenersi l’unico capace di proferir parola, con interventi da bar pomposi e saccenti, ma, in fondo, insignificanti . . L’unico modo per avere visibilità e contrapporsi a persone ‘mediatiche’, per qualcuno, è scrivere sul web, quindi lasciamo questa ‘ludica’ consolazione… Cosa abbiamo fatto noi per meritare un simile censore?

  20. francesco scrive:

    Concordo con Fusaro per tantissime cose che esprime ma non condivido il suo persistere nella dicotomia comunismo-capitalismo, i quali termini sono stati inventati per una lotta ideologica dell’uno contro l’altro.Ma nella realtà concreta non hanno alcun senso. Il comunismo è morto e sepolto,Il capitalismo è stato un nome usato e abusato per essere applicato da Mommsen e da Marx a tutte le epoche del passato, le quali epoche sono state diverse e attraversate da rapporti economici diversi e diversissimi tra di loro. Da Francesco Cillo

  21. Matteo Silvestrini scrive:

    Che credenziali ha lei per dire che l’articolo è farneticante? Anzi, l’analisi è corretta e ben documentata

  22. Alberto scrive:

    Chi ha scritto questo articolo un anno fa è un sinistroide radical chic da quattro soldi! Fai quattro ragionamenti, ottuso e ipocrita di uno!!

  23. Luigi scrive:

    Non condivido alcune cose di cio che ascolto da Fusaro, per me Marx ha una collocazione precisa che lui interpreta con un po’ troppa liberta’ di pensiero, ma il ragazzo ha capacita’ persuasiva e ed una abilita’ nel rendersi visibile argomentando in modo credibile. Il suo commento risente invece di intellettualismo sospetto ed un tantino radical chic (fa ricorso alla battuta ad effetto), trattasi di caso di umana invidia?
    Lei scrive bene, argomenta bene, ma probabilmente le manchera’ la capacita’ persuasiva che inevitabilmente sta negli argomenti e nel modo di porli. Se ne faccia una ragione

  24. Matteo Silvestrini scrive:

    Per Luigi: lei riesce a concepire che ci sono persone che non cercano affatto di piacere… pensi se Kant avesse avuto voglia di finire in televisione… invece non si mosse mai da Koenisberg e dalla sua università… Un domani probabilmente nessuno parlerà più di Fusaro, mentre Kant continuerà a ispirare il meglio a pensatori che alla fine faranno progredire questa società. E ben vengano filosofi dell’ombra che demistifichino i millantatori alla Fusaro che alla fin fine sono solo utili al sistema e alle loro tasche…

  25. Blume scrive:

    Se uno vuole capire qualcosa del capitalismo odierno legge Luciano Gallino mica Fusaro, non scherziamo.
    Il fatto che su You Tube ai video dell’uno seguano, senza discontinuità, sullo stesso piano, i video dell’altro, questo, ingenuamente, mi spiace

  26. Piermassimo scrive:

    Aldilà di tutto, è il cornuto che da del bue all’asino. Solo per il fatto di ricircolare la teoria marxiana delle classi che pare sia diventata tabù persa nel buonismo corrotto del pd, vale la pena di leggerlo.
    Porre poi in uno stesso dibattito Fusaro e Alessandra Moretti (14-7-2016, la 7 ore 21) evidenzia cosa volgia dire “sparare sulla croce rossa”.

  27. Antonio canova scrive:

    Ma è stato fatto un controllo sulle capacità intellettive di Fusaro prima di avergli affidato un incarico universitario?

  28. Lalo Cura scrive:

    è il cornuto che da del bue all’asino (*)

    c.v.d.: se i fusarini sono in grado di raggiungere tali vette di sapienziale visione dell’esistente e sanno poi articolarle in queste fulminanti sintesi di pensiero-argomentazione-esposizione, il merito non può ascriversi ad altro che non sia l’alto magistero del loro <em<maestro e donno

    una prece

    (*) [mah tu guarda un po: è chi se lo avrebbe mai creso! ]

  29. Lalo Cura scrive:

    scusa di-ego, non succederà più: per gli allievi e gli adepti che (giustamente) ti ritrovi, la tua (s)qualifica va sempre grassettata, obbligatoriamente:

    maestro e donno

    ecco

    tuo, sempre, l.c.

  30. Lalo Cura scrive:

    il mio fidanzato mi ha fatto notare che forse maestro e danno sarebbe più migliore, più adecuato al di lui e al di loro

    stavo quasi per credergli, ma poi ho realizzato che è calvo, ciccione e anche mezzo cecàto….

    tutta indivia, la sua

    l.c.

  31. Vincenzo Caruso scrive:

    Cosa abbiamo fatto per non meritarci Diego Fusaro?
    Non parlarne, come non ne parla Raffaele Alberto Ventura

  32. Gianfranco scrive:

    Qui, si raccontano le vicende del dr. Fusaro insinuando chissà quali favori ricevuti dal filosofo. Per caso, il motivo che ha indotto a scrivere l’articolo non sarà immerso nell’invidia?

  33. Piermassimo scrive:

    Caro Lalo, se noti la frase asteriscata è stata volutamente artefatta per sdrammatizzare una discussione della quale sono incomprensibili i toni (melo) drammatici. Ho letto Fusaro, ho espresso una opinione penso legittima, come le tue.
    Però….c’è un però. Io ho posto un problema “politico”, sgangherato sin che vuoi, ma presente. La dannatio memoriae di Marx da parte di certi opinionisti della domenica ha portato alla società di oggi dove liberisti da strapazzo hanno invocato il mercato per sbugiardarlo quando sono occorse, sotto varia forma, poderose iniezioni di denaro pubblico. E allora ecco …da liberisti a Keynes il salto della quaglia. Il punto del mio intervento è che, nella società narcotizzata di oggi, riallocare la divisione in classi che ha avuto in Marx solo l’ultimo degli epigoni, mi pare un fatto positivo. E’ significativo che tu non affronti il punto ma ti fermi all’apparenza, magari ironica, del mio dire. E poi perdonami, con affetto, dismetti questi i toni sanfedisti da vandeano di quart’ordine. Spero, e penso, che tu possa dare e meritarti qualcosa di migliore. Se vorrai entrare nel merito del punto, ti leggerò volentieri, se invece ti fermerai alla semantica e alla forma, eludendo la sostanza, per me finisce qui.
    Scusa il dilungarmi
    Piermassimo

  34. Lalo Cura scrive:

    oiermassimo: non esiste, e non esisterà mai, un autentico e non mistificante ritorno a marx che possa prescindere da istanze radicali quali la lotta di classe e una concreta, fattuale, operante prassi rivoluzionaria

    utilizzare marx in chiave prettamente economicistica, riducendo la sua dottrina ad una sorta di correttore asettico delle disfunzioni strutturali del rapporto capitale-lavoro, significa riconoscere al sistema (che a parole si dice di combattere) uno statuto ontologico, prima ancora che storico e in divenire, significa accettare, magari reindirizzandola in chiave pseudo-egualitaria, la permanenza sostanziale delle logiche di dominio e di sfruttamento

    è quello che fa df, insieme alla sua compagnia di avanspettacolo, claque compresa, proponendo in chiave mediatica e qualunquista la lezione dei suoi tanti maestri (alcuni veramente impresentabili) più o meno dichiarati: accreditarsi verso i poteri che contano come unica alternativa plausibile e conciliante a quello che dovrebbe essere, invece, il solo obiettivo perseguibile e perseguito di ogni vera prospettiva di classe: distruggere fin dalle fondamenta quel sistema, non contribuire a ristrutturalo con l’arma spuntata di una critica parziale, sterilizzata, esclusivamente teorica e filosofica (e, oltretutto, mal recepita e male assimilata)

    questo ti dovevo, ed è il mio ultimo contributo a questo thread che definire osceno, visto l’oggetto del contendere, è andare per eufemismi

    ti saluto

    l.c.

  35. Lalo Cura scrive:

    piermassimo, pardon

  36. Matteo Silvestrini scrive:

    Bravissimo Lalo Cura, sei un grande! Condivido!

  37. Piermassimo scrive:

    Caro Lalo, il sasso ha smosso lo stagno.E’ evidente la differenza tra il primo e secondo intervento che mi hanno riguardato. Sapevo che meritavi fiducia. Condivido tutto ma….c’è un ma.
    Uscito dal guscio hai mostrato di trattare la materia, e, permettimi, poichè ne ho un’infarinata anch’io, un azzardo.
    Il tuo ragionamento, limpido, è pericolosamente analogo alla purezza rivoluzionaria di tanti circoli Trozkisti richiusi nella torre d’avorio che, haimè, ho frequentato.Purtroppo spesso in essi si perde d’occhio il punto d’arrivo prefisso: e qui salto alla questione. In un tempo di “ritirata strategica di lungo periodo” dobbiamo fare di necessità virtu: non so se hai ragione circa le istanze di Fusaro, ma è ininfluente, poichè esso consente di reintrodurre, magari certo per fini non nobili o personali, nel salotto buono della dea madre catodica parole quali “lotta di classe” che la neodirigenza pd( Moretti nello specifico) hanno cancellato come il nome di Akenaton dai bassorilievi egizi. Nel mio pragmatismo va bene così, ovvero sfruttare ogni possibilità per non rendere questa ritirata una sconfitta permanente. “Che fare? ” illustra bene le fasi e i comportamenti ad essa conseguenti. Oggi basta magari anche una lettura (incompleta a parer tuo) del buon Marx per non spegnere definitivamente la candela. E infine guarda: il mio stimolo non ti ha suggerito una risposta più articolata che altri leggeranno e, magari, elaboreranno andando a leggersi questo Marx che molti studenti universitari non conoscono neppure ? L’obbiettivo è raggiunto, magari prorpio grazie all'(inconsapevole) Fusaro. Cogliere oggi per abbattere domani tu sai cosa. Concordo anche sull’ultimo ma è stato un piacere.
    Piermassimo.

  38. deborah scrive:

    Premetto che la preparazione in filosofia è assai mediocre. Sinceramente apprezzo molte cose tra quelle sostenute da Fusaro, ma non tutte.
    Di sicuro ha uno stile molto “pop”: i video su youtube, le ospitate da paragone o negli altri programmi di infotainment. E questo è il suo grande merito.
    Non so se a livello accademico i suoi riconoscimenti siano giustificati o meno. Tuttavia, in un’ottica più generale, il fatto che una persona comunque colta e intelligente, con titoli accademici prestigiosi, si presti a confrontarsi con soggetti come la Moretti o la Serafini (penso si chiami così) e riesca a farlo senza cadere nell’insulto o nel dileggio sarcastico (non saprei neanche come non caderci, pur non avendo incarichi accademici), ma opponendo buoni e facilmente comprensibili argomenti alla marea di cazzate cosmiche che escono da quelle bocche-cloache è di sicuro un fatto positivo. Esempio: l’altra sera stavo guardando In Onda, su la7, con mio padre. Gli ospiti erano Fusaro, Moretti e Renzulli. Mio padre, tipico uomo comune della strada con livello d’istruzione basso, ex simpatizzante ora redento ma non definitivamente di Renzi, si è invece schierato apertamente contro la Moretti proprio perché è stato persuaso da Fusaro. Se si fosse trovato davanti una persona magari anche più competente o più autenticamente marxista, ma con il lessico e la spocchia tipici del “professorone” probabilmente avrebbe avuto una reazione di contrasto verso tale figure e si sarebbe bevuto le cazzate della Moretti. Fusaro ha tenuto uno stile autorevole, consono al suo ruolo accademico che gli conferisce credibilità (per tornare all’esempio di mio padre “oh ma così giovane già professore universitario? che mostro!”), ma non risulta fastidioso. In conclusione: se si vuole essere nazional-popolari e soprattutto cambiare davvero l’esistente bisogna trovare il modo per convincere anche quelli come mio padre. E’ molto più utile rispetto a star lì a farsi pulci e contropulci con testi filosofici alla mano.

  39. Silvius scrive:

    Fusaro come Allevi.
    Articolo meraviglioso, grazie.

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  1. […] Tiè, godetevelo tutto: CHE COSA ABBIAMO FATTO PER MERITARCI DIEGO FUSARO? […]

  2. […] sulla nuova destra : – “Che cos’abbiamo fatto per meritarci Diego Fusaro?” su Minima e Moralia – “Un Gramsci per tutte le stagioni” (sempre Fusaro) su LeftWing – “Farro per […]

  3. […] Che cosa abbiamo fatto per meritarci Diego Fusaro? : minima&moralia. […]

  4. […] Minima et moralia, quest’articolo parla di Diego Fusaro, ripercorrendone la nascita –  come “fenomeno” -, i rimandi al maestro Preve, le […]

  5. […] Guido Vitiello Cosa abbiano fatto per meritarci Diego Fusaro? […]

  6. […] idee che metterebbero in discussione scuole e notorietà accademiche non di rado fondate sugli imparaticci e le frasi ad effetto. Ora però, sulla spinta degli avvenimenti politici che scuotono alcuni vicini dell’Europa […]

  7. […] idee che metterebbero in discussione scuole e notorietà accademiche non di rado fondate sugli imparaticci e le frasi ad effetto. Ora però, sulla spinta degli avvenimenti politici che scuotono alcuni vicini dell’Europa […]

  8. […] di commentare ulteriormente l’articolo del Ventura che qui fa bella mostra di se e di cui credo il lettore si farà giusta […]

  9. […] discussioni a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi (per esempio quella relativa a Diego Fusaro, partita da qui e proseguita per esempio qui). Si tratta però di una tematica che resta spesso sottintesa, o […]

  10. […] li vedo chiudo subito per evitare le loro supercazzole. Perché? Leggete questo articolo “Che cosa abbiamo fatto per meritarci Diego Fusaro” se vi interessa sapere e per Barnard basta solo questa foto censurata […]



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