Pablo Picasso Chitarra partitura e bicchiere 1912 McNay Art Museum San Antonio

Che cos’è l’innovazione culturale?

Pablo Picasso Chitarra partitura e bicchiere 1912 McNay Art Museum San Antonio

Presentiamo una versione ridotta dell’intervento che Michele Dantini ha tenuto al Festival Nuove pratiche di Palermo, dedicato ai temi dell’innovazione culturale, in programma ai Cantieri culturali alla Zisa il 17 e 18 ottobre. (Immagine: Pablo Picasso, Chitarra partitura e bicchiere)

di Michele Dantini

Possiamo definire l’innovazione culturale in modi diversi. È “pura” quando è indipendente da punti di vista applicativi. Ci muoviamo allora nei territori dell’arte, della filosofia, della scienza. Parliamo di Grande Creatività. Oppure è applicata: ci muoviamo negli ambiti della tecnologia, dell’economia d’impresa responsabile o del no-profit. In questo secondo caso è preferibile parlare di innovazione sociale.

Quale punto di vista intendiamo adottare? Questa è la prima domanda. La seconda: quali rapporti esistono tra innovazione culturale da un lato, “crescita” o “sviluppo” dall’altro? O tra innovazione culturale e sfera pubblica?

L’economista e premio Nobel Edmund Phelps ha affermato recentemente che l’umanesimo italiano è alle origini del paleocapitalismo Whig: l’apprezzamento rinascimentale dell’intraprendenza avrebbe alimentato in seguito gli animal spirits della prima rivoluzione industriale. Agli occhi di Phelps il “capitale umano” incide molto concretamente sul PIL.

Esistono modelli di innovazione che intrecciano la dimensione personale a quella politica. Per un sociologo come Richard Sennett sono innovative le consapevolezze profonde: aiutano a lasciarsi alle spalle rancori e soggezioni. Per la filosofa Martha Nussbaum è invece innovativa la capacità di elaborare emozioni “negative” come rabbia, timore o vergogna.

Stiamo imparando a decifrare i modi complessi attraverso cui la creatività modella gli ambiti più diversi (l’astrofisica, il design o il salto con l’asta) sospinti dalle circostanze più varie: ingegno e ambizione personale, logiche interne degli ambiti di riferimento, caso. Cosa accende la scintilla dell’innovazione? Certo non un’unica pietruzza focaia. Si è osservato che artisti e scienziati innovativi tendono a stabilire relazioni molteplici, a impegnarsi attivamente in comunità di ricerca formali e informali e a muoversi tra indagine istituzionale e attivismo (ambientale, civile, sociale etc.). L’”individualità” dell’innovatore ha sì importanza, ma altresì le istituzioni culturali, il contesto storico o sociale, la qualità dell’apprendimento specifico.

Sta di fatto che l’”innovazione culturale” ci sembra oggi tanto importante da indurci a invocarla in modi quasi ossessivi. Perché? In parte per i timori connessi a una presunta crisi della creatività: da decenni, sostengono i più pessimisti, non si registrano innovazioni di rilievo in arte, filosofia, scienza o tecnologia. La grande evoluzione dell’umanità si è forse arrestata agli anni Settanta? In parte perché in tutto l’Occidente confidiamo che l’ascesa della “classe creativa” possa contrastare il ciclo recessivo.

E in Italia? Il terziario avanzato, l’industria creativa e culturale e le nuove professioni della Rete producono effetti anticiclici? Non si direbbe, a giudicare dai dati sull’occupazione giovanile, catastrofici, sul reddito degli under 40, in costante decrescita da oltre vent’anni; e sulla spesa in welfare, fortemente sperequata. Per l’economista Mariana Mazzucato lo Stato dovrebbe assumersi il ruolo di risk taker e incoraggiare ricerca non applicativa (o “curiosity driven”), più o meno come un venture capitalist paziente. Ma è appunto quello che l’Italia non fa, vuoi per ristrettezze di bilancio vuoi soprattutto per scelte ideologiche retrive sostenute da influenti comunità industriali. Dunque?

L’innovazione culturale difende occupazione qualificata e svolge importanti compiti redistributivi se avvicinata al mercato e trasformata in impresa; o se sostenuta dalle amministrazioni pubbluca e trasformata in iniziative di durevole efficacia pedagogica (esempi? una casa editrice di ricerca, una legge pro-Open access, un centro d’arte e di produzione distribuita no profit, etc.). Definiamo innovativo un “servizio” che aiuta a costruire comunità e assicura una migliore infrastruttura sociale e culturale al territorio. Discutiamo invece di “innovazione sociale” con riferimento privilegiato a processi o tecnologie open source, istituzioni inclusive e piattaforme socializzanti.

La tecnologia ha spesso giocato un ruolo importante nella nascita di nuovi indirizzi di ricerca. Tutti gli ambiti del ragionamento complesso sono oggi posti in questione, sollecitati e rimodellati dalle tecnologie digitali. Lo spostamento dal supporto cartaceo al digitale ha conseguenze decisive sul modo in cui leggiamo, annotiamo, memorizziamo un testo, e influisce in modo ancora scarsamente indagato sulle modalità di attenzione. Possiamo chiederci: come comunicare on line conoscenze fini? La domanda è tanto più urgente se, come ricercatori, giornalisti, intellettuali intendiamo davvero prendere parte al processo di formazione della nuova “cultura generale”. Dobbiamo sforzarci di chiarire e chiarire e chiarire, in primo luogo a noi stessi, per essere più diretti.

Se pubblichiamo in Rete ci rivolgiamo a un pubblico non specialistico e che va di fretta. Spesso parliamo di “divulgazione”, ma questa non è una buona descrizione della posta in gioco. Raggiungere platee più ampie equivale a modificare dall’interno le istituzioni scientifiche, mostrarle più aperte e accessibili e rendere l’opinione pubblica partecipe della loro sorte. Ne va dei rapporti tra conoscenza e potere, dunque del buono stato di salute delle nostre democrazie: non di semplici mutamenti linguistici. A mio avviso questa è “innovazione”.

Commenti
6 Commenti a “Che cos’è l’innovazione culturale?”
  1. Montecristo75 scrive:

    Che cos’è l’innovazione culturale? e cosa sono le “conoscenze fini”?

  2. Sangregorio scrive:

    Ma c’è veramente in Italia un dibattito culturale che intenda rinnovare l’attuale stato stagnante. Secondo studi internazionali l’Italia si colloca – per livello di istruzione degli adulti e non – penultima nella graduatoria dei paesi citati solo prima della Grecia. E pensare che in passato il nostro Paese è stato un faro in Europa. Comunque è positiva l’idea di sia chi vuole uscire dal tunnel culturale in cui ci troviamo.

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  1. […] Michele Dantini Che cos’è l’innovazione culturale? […]

  2. […] Minima&Moralia – “Che cos’è l’innovazione culturale?” […]

  3. […] quello prettamente editoriale, in tante iniziative a Palermo come altrove, legate al concetto di innovazione culturale, economia d’impresa responsabile, co-working, linguaggi dell’arte e nuove tecnologie. O almeno, […]

  4. […] sta succedendo nel mondo della cultura in Italia? Perché si parla sempre di più di “innovazione culturale”? Che le cose si stiano agitando sempre di più, è chiaro. I bandi per l’innovazione […]



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