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Chi non va in treno legge di meno

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Questo articolo è uscito su Torinosette – La Stampa: ringraziamo la testata e l’autore.

di Andrea Bajani

Ci sono solo due posti in cui riesci davvero a leggere come Dio comanda, per così dire. Uno, va da sé, è il gabinetto. Per le donne resta e resterà per sempre un mistero, il tempo che gli uomini passano in bagno. Si lamentano, e si lamenteranno per sempre, quando la sagoma dei mariti scompare dietro la porta con un libro in mano. Cercano, e cercheranno per sempre, di far fuori la pila di riviste e di libri che i loro uomini lasciano davanti alla tazza. Ma non sanno, e mai sapranno, il piacere che un uomo prova a leggere industurbato e con i pantaloni alle caviglie. E non conoscono quel leggero fastidio che indica a un uomo che la beata seduta di lettura è finita: gli comincia a formicolare una gamba.

Il treno è il secondo posto in cui riesci a leggere come Dio comanda, per così dire. I viaggi lunghi ti mettono di buon umore, con l’eccezione di quell’ora di panico che ti prende prima della partenza, quando prepari la borsa. Beneficiare di sette ore seduto e sbagliare libro potrebbe essere il più spiacevole degli errori. Sette ore sono un tempo sublime se trascorse dentro una storia che ti soddisfa. Un incubo se con la storia sbagliata. Per questo prima di uscire ti aggiri per casa soppesando volumi, sfogliandoli, riponendoli insoddisfatto o infilandoli nella valigia. Per questo i tuoi bagagli pesano sempre tonnellate anche solo per due giorni di viaggio: perché per non sbagliare, piuttosto abbondi. Dieci ore di viaggio totale e sei libri con te.

Per non privarti di questo piacere prediligi i treni regionali. Il dondolio che ti porta lontano è la colonna sonora perfetta per i tuoi libri. I giorni in cui poi vuoi un sovrappiù di benessere, aggiungi pochi euro e ti concedi la prima classe del treno regionale. Raggiungi il vagone, scegli la poltrona, e muguli di piacere leggendo. Sono sempre grandi e confortevoli poltrone vintage dentro carrozze semivuote. Non ci sono uomini d’affari che concludono trattative al telefono e che s’infilano con le loro parole dentro le parole che leggi. E c’è il paesaggio fuori che si fa vedere, invece di schizzare di fianco come una foto fuori fuoco. E la destinazione arriva non prima di trenta pagine. È questo, ti dici, il progresso. Il resto è barbarie.

Commenti
7 Commenti a “Chi non va in treno legge di meno”
  1. Antonia scrive:

    vale la pena pubblicare una cosa del genere? ma neanche su un blog personale…
    al confronto uno status Facebook di Fabio Volo è un saggio di Chomsky

  2. Lalo Cura scrive:

    un articolo del genere ti dà la misura esatta di cosa significhi “smacchiare i leopardi” o “pettinare le bambole”
    (oppure: ragassi, altro che alla frutta, qui siamo al torsolo…)

    fondamentale!

    lc

  3. Lalo Cura scrive:

    @ antonia

    t’avessi letto prima di scrivere, mi sarei risparmiato leopardi, bambole, frutta e torsoli
    il volo-chomsky valeva già il prezzo del biglietto

    lc

  4. RobySan scrive:

    Chi non va in treno legge di meno. E vorrei vedere: provatevi a leggere Wallace guidando sulla tangenziale. Una cifra m’è costato! Quanto al primo luogo citato, be’; a casa ho tanti di quei libri che quando mia moglie mi manda a cagare mi fa un piacere.

  5. Pep scrive:

    è uno scherzo sto articoluccio?

  6. riccardo scrive:

    Bravo Bajani. Il resto è barbarie.

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  1. […] Bajani scrive che solo in due posti si legge “come Dio comanda”. In treno, viaggi lunghi per lo […]



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