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Diario d’amore e squallore di Palma, nella Chilografia di Domitilla Pirro

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di Gaia Tarini

Mentre le ragazze magre vanno in paradiso, alle ragazze grasse tocca l’inferno in Terra. Un inferno che spesso e volentieri trova il suo nocciolo nell’infanzia, dove si generano le infelicità e i tormenti che possono divinare il destino dei bambini che l’attraversano. Chi è infelice da piccolo lo sarà in modo permanente; in un modo atroce e speciale che a livello psicologico non cambia a dispetto dei presunti miglioramenti dell’età.

Lo sa bene Palma, nata settimina e concepita durante un goffo tentativo di infedeltà coniugale. La sua storia è quella di tantissime bambine nate all’inizio degli anni Ottanta, gli anni floridi delle merendine e dei cartoni giapponesi, sempre pronti a sostituire babbo e mamma troppo impegnati altrove. Palma è la protagonista di Chilografia, romanzo d’esordio di Domitilla Pirro (effequ, 2018); antieroina debordante, sorella minore – e perciò perseguitata –, figlia taciturna e anima in pena alle prese con una sopravvivenza che oltre che maledetta appare schiacciata da macigni fisici ed emotivi. Palma  – perché lei un nome ce l’ha, a dispetto degli epitetiche tutti si ostinano ad affibbiarle – è figlia di genitori separati, e adolescente e donna nella provincia laziale, quella spietata che non risparmia nessuno, e che fagocita i suoi figli nell’illusione di un’ignoranza inoffensiva.

Il diario emotivo di Palma scorre trascinato dalla scrittura slabbrata e rude di Pirro, che nel suo linguaggio pieno di regionalismi e approssimazioni mette in luce tutta la cecità del mondo circostante. Da quel mondo Palma cerca di scappare, mentre la bilancia su cui non ha più coraggio di salire diventa un elastico espanso: gli anni Duemila, le chat online, perfino quella con Angelo – che è più grande di lei e che sembra apprezzarla per quella che è. Farsi accettare, più che accettarsi, è il movimento centrifugo che Pirro illustra: quel bisogno di dimenticarsi di sé per esistere soltanto negli occhi di chi guarda, fino a sempre nuovi, dolorosissimi compromessi.

Nella fuga da una famiglia disfunzionale e piena di cliché terribilmente comuni, Palma cerca di redimere sé stessa; di esistere sdoppiata nelle virtuali evoluzioni di SimCity e dei suoi avatar, dove per qualche ora di notte può calarsi in un corpo che non è il suo. Pirro immerge senza pietà la sua eterna bambinona in quel mondo cieco e sordo in cui la solitudine resiste nella sua forma più assoluta e pura: Palma è una ragazza interrotta destinata a stare sola, che ha a disposizione solo la ferocia (e un certo grado di inconsapevolezza acquisita) per sopravvivere e riscattarsi.

Amare è un esercizio difficile per chi lotta col proprio corpo, e in Chilografia quel corpo dilaga, evade alla ricerca di una via d’uscita: nel ricordo della tenerezza dei nonni che non giudicano, o nel sesso sporco, racimolato tra i pochi ragazzi che sanno approfittare di quella carne informe e magmatica che non scende a compromessi. Palma accetta di essere penetrata e picchiata, di continuare a ingrassare per l’uomo che al suo fianco la sottopone a una terribile prova di accettazione e annullamento.

Chilografia, infatti, è anche questo: l’epopea tragica, inimmaginabile, di ogni singolo compromesso fatto in nome di un amore inseguito, sconosciuto, che parla un alfabeto che è saltato. Pirro racconta, in una, tutte le ragazze silenziose che assecondano le richieste più assurde dell’amore perché in fondo sono convinte di non meritarselo. Ma a differenza di tante di queste donne sbagliate e sballate, Palma è un’eroina che risponde allo schiaffo della vita. In lei resiste quel cannibalismo totalizzante che trionfa quando niente importa più, e che in barba alla fame d’amore fagocita tutto.

 

Gaia Tarini è nata a Perugia nel 1989. Nel 2011 ha fondato il blog letterario Le ciliegie parlano insieme a Giorgia Fortunato, e nel 2015 il sito di letture ad alta voce pioggia&polenta. Vive a Roma e scrive due newsletter, scemenze e grazie per il latte, sotto lo pseudonimo di Cazzotti.
Commenti
Un commento a “Diario d’amore e squallore di Palma, nella Chilografia di Domitilla Pirro”
  1. Pagiulino scrive:

    Sembra un bel libro. Ma io continuo ad aspettare quello di Gaia Tarini…

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