shulgins2

Ci si vede dopo ~ (Alexander “Sasha” Shulgin, 1925-2014)

È morto Alexander Shulgin, e so che in questi giorni sarebbe meglio stare lontano dai giornali perché le imprecisioni, le semplificazioni e le pure e semplici sciocchezze si sprecheranno. La prima che leggo, e mi basta, è un’agenzia che lo definisce “inventore dell’ecstasy” – sarà sufficiente dire che l’MDMA, che ormai non chiamano “ecstasy” neanche i nonni, è stata inventata nel 1912, tredici anni prima della nascita del chimico di Berkeley. Se non altro, questo momento di esposizione al considerevole livello di ignoranza giornalistica riservata ai temi tabù – come è quello delle sostanze psicoattive in generale, e psichedeliche in particolare – sarà piuttosto breve, perché breve da sempre è il commiato concesso agli eroi della controcultura.

Dico “eroe” non per esagerazioni di circostanza, ma per mera, fattuale descrizione di una figura a cui, quando tra dieci, venti o trent’anni la psichedelia verrà cavata fuori dall’insensato ambito “droghe” in cui è stata collocata, e resa a quello a essa pertinente – che lo si chiami  esplorazione spirituale, crescita personale, tecnologia conoscitiva o anche solo, semplicemente, farmacologia – verrà riconosciuto lo status non solo di genio della chimica, ma anche di eroico alfiere dei costumi di una nuova umanità.

Prima di affrontare la questione di tale status, è opportuno fare un minimo d’ordine, ribadendo anzitutto quanto sia superficiale l’associazione Shulgin-MDMA. Nella sua vita, Alexander Shulgin ha sintetizzato e sperimentato su di sé centinaia di molecole psicoattive (230 solo quelle “riuscite”), specialmente delle due famiglie psichedeliche maggiori, quella delle fenitilamine – che includono, oltre all’MDMA, anche la mescalina, il 2C-B e il 2C-I – e delle triptamine, dove troviamo, per citare solo le più note, il DMT, la psilocina e ovviamente l’LSD, lo psichedelico più noto e diffuso, rispetto al quale tutti gli altri vengono valutati e ponderati.
Il lavoro intorno a queste molecole è documentato nei due libri scritti da Shulgin e da sua moglie Ann: PIHKaL e TIHKaL, acronimi per “Phenitilamines I have known and loved” e “Tryptamines I have known and loved”, libri a un tempo famosi e famigerati, poiché, contenendo, oltre a sornioni report dei test d’uso, indicazioni per la sintesi di ognuna delle molecole descritte, sono stati per anni una scoperta piuttosto frequente in qualunque laboratorio clandestino di MDMA o di sostanze affini. Ed è rilevante dire che la diffusione di questi libri, resa possibile e tutelata dal primo emendamento della costituzione americana, è stata sempre un punto d’orgoglio dei coniugi Shulgin, ben consapevoli che prima o poi la cappa di oscurantismo attorno a queste sostanze, di cui infatti oggi si sta riconoscendo, una ricerca dopo l’altra, il cospicuo potenziale terapeutico, si sarebbe sollevata, e che dunque era essenziale preservarne il “know how”, non importava quanto la DEA li vessasse.1990061753

Se tutto questo, unito al fatto che la crescente popolarità dell’MDMA dagli anni ottanta in poi ha di fatto aperto la strada alla più ampia riscoperta degli psichedelici propriamente detti, rende Sasha Shulgin un eroe della cosiddetta “seconda rivoluzione psichedelica” attualmente in corso, è importante ricordare che egli è con ogni probabilità anche un eroe della prima, accanto a quelli più noti e celebrati, come Albert Hofmann, il chimico svizzero scopritore dell’LSD, il suo profeta Leary o i suoi molti alfieri più o meno celebri, da Huxley a Junger, da Lennon a Kesey, da Owsley Stanley a Stanley Kubrick. Se infatti il nome di Shulgin era sostanzialmente sconosciuto anche nello stesso underground psichedelico americano fino al 1991, anno della pubblicazione di PIHKaL, nel 2010, a una conferenza della MAPS, il chimico clandestino Nick Sand ha rivelato che quando nel 1966 l’LSD fu reso illegale in California, assieme ai suoi principali precursori, dal neoeletto governatore Ronald Reagan, la comunità hippie si trovò nell’impossibilità di produrlo col metodo fin lì noto, e fu allora che un “amico anonimo”, identificato da Sand come lo stesso Shulgin, fornì loro un nuovo processo di sintesi della dietilammide dell’acido lisergico, quello che diede vita al famoso LSD “Orange Sunshine”, vero e proprio motore di riserva della prima rivoluzione psichedelica, poiché solo grazie a esso l’acido poté continuare la sua scalata da curiosità per accademici, intellettuali e freak di professione a vero e proprio fenomeno di massa, culminata nel 1969, l’anno di Woodstock – per citare solo la manifestazione più nota e clamorosa.

Ma forse è ancora troppo presto perché la cultura di massa odierna arrivi al complesso discorso di Shulgin intorno agli psichedelici, e nei prossimi giorni ci toccherà solo  difenderci da una piccola tempesta di disinformazione intorno al “semplice” entactogeno MDMA, che egli si limitò a riscoprire e diffondere, ma a cui il suo nome è irrimediabilmente associato. Sarà allora il caso, per cominciare, di non parlarne evocando stanzoni di ragazzini armati di glowstick o linkando qualche vecchio pezzo acid house (anche se la tentazione verrebbe), ma ricordando da un lato dove la sostanza si colloca e cosa non fa, e dall’altro cosa potrebbe fare: ricordando, per cominciare, che dal 1972 fino alla sua messa al bando nel 1985 è stata ampiamente usata in analisi e nella terapia di coppia,  che dal 2004 è in uso per il trattamento dell’ansia dei malati di cancro, che dal 2009 è in corso una sua fruttuosa sperimentazione nella cura del disturbo da stress post-traumatico, dal 2013 se ne testano i risultati per la cura dell’acufene, e da quest’anno è in studio per la cura dell’ansia negli individui affetti da autismo e addirittura nel trattamento delle dipendenze. Cominciamo così. Perché si giunga poi a parlare in modo equilibrato e scevro da isterie di mescalina, psilocina, 2C-B, 2C-I e tutto il resto della sua farmacopea, ci vorrà ancora qualche anno (e molto allora ci sarà da dire), ma intanto, se oggi affermare che l’arrivo della nuova Eleusi non è questione di “se” ma di “quando” non è più (solo) una buffa farneticazione da mattinata al teknival (o al Boom Festival, secondo i gusti), lo dobbiamo anzitutto ad Alexander Shulgin.

 

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
Commenti
6 Commenti a “Ci si vede dopo ~ (Alexander “Sasha” Shulgin, 1925-2014)”
  1. Vanni Santoni scrive:

    (“costumi di una nuova umanità” cfr. J.Nacci)

  2. Comunque a 88 anni ci si arriva anche mangiando Kinder 😛

  3. marco scrive:

    Grazie Vanni Santoni. Articolo molto puntuale.

  4. MDM(A) scrive:

    Vanni,
    bravo, come sempre in questi casi, a rivendicare esattezza di informazione. E a rilevare come di ogni sostanza si possa trovare, oltre al lato ludico e ricreativo (che sia contemplativo, introspettivo, socializzante, tonicizzante) anche il lato utile e terapeutico. Ci si vede dopo? Grazie a Shulgin, potremmo anche vederci prima…

  5. Valerio Mattioli scrive:

    grazie Vanni.
    Alla tentazione però cedo anch’io: https://www.youtube.com/watch?v=ALsHox5sYCk

  6. MDM(A) scrive:

    @Valerio
    Grazie Valerio, e adesso che Joey Beltram risuona nella stanzetta dell’ufficio, come faccio a continuare a lavorare? Mi sa che organizzo una dance hall in sala riunioni…

Aggiungi un commento