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“I colpevoli”, il nuovo libro di Andrea Pomella

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di Marco Renzi

Nell’Uomo che trema (Einaudi, 2018), Andrea Pomella aveva raccontato la depressione maggiore e affrontato la «lotta col padre» da un punto di vista che poneva il narratore in una duplice posizione: quella di abbandonato e di abbandonante.

Suo padre lasciò la moglie e il figlio per andare a vivere con un’altra donna, e allo stesso modo Andrea, ancora bambino, scelse di non rivedere mai più il genitore, quantomeno fino a un certo punto della sua vita. Divenuto a sua volta padre di Mario, spinto anche dal desiderio del figlio di conoscere il nonno, deciderà di ricongiungersi alla persona che per più trent’anni aveva cancellato dalla sua vita, come narrato nei capitoli finali del suddetto libro.

Lo scrittore romano, con I colpevoli (Einaudi, 2020), torna a sfruttare la forma del memoir, della non-fiction, per scrivere del suo riavvicinamento al padre: un legame non certo assimilabile a un consueto rapporto padre-figlio, giacché i due sono sconosciuti l’uno all’altro.

La loro conoscenza è una lenta costruzione per mezzo di piccoli gesti quotidiani, all’apparenza banali ma per loro significativi: telefonate, visite, scambi reciproci di parole, talvolta di doni, conversazioni nelle quali emergono vedute e passioni comuni, su tutte quella per la musica, da sempre il sogno nel cassetto del padre; o il giardinaggio, la cura delle piante, a cui il nostro narratore si è avvicinato con risultati altalenanti, mentre suo babbo ne ha fatto un mestiere, uno dei tanti da lui svolti fin dalla gioventù.

Ma I colpevoli non si sofferma solo su questa storia: alla ritrovata tregua col padre si uniscono altri racconti e spunti di riflessione collaterali che rafforzano il nucleo centrale del testo e giustificano il tema già insito nel titolo.

Nella sua autobiografia quasi interamente al presente, l’autore non può sottrarsi dallo scavare nel suo passato: ricorda gli anni trascorsi a S., quartiere popolare della Capitale, e oltreché sulla descrizione della borgata e dei rapporti con i coetanei, l’accento è posto sulla solitudine e le inquietudini già insite nell’Andrea-bambino e preadolescente. Anche qui non mancano gli agganci con la figura paterna; per esempio, la vacanza fatta assieme al padre sulla quale si trova costretto a mentire, poiché la loro meta sarà diversa da quella stabilita al principio.

Altra sotto-trama importante riguarda la storia con Pris, una donna conosciuta per via telematica, dappoco separatasi dal marito. I loro incontri, essendo l’io narrante già legato alla sua futura moglie, non avverranno alla luce del sole, e il tradimento rischia di mandare a monte la  relazione già esistente.

È in episodi simili che Andrea confessa la sua colpa di traditore, così da unirsi alla schiera dei «colpevoli» del titolo.

Io che telefono a una sconosciuta alle undici di sera, che parlo a bassa voce per non farmi sentire, che non nego di avere voglia d’incontrarla, di toccarla, di amarla, che gioca a immaginare di condurre con lei una vita diversa dalla mia vita attuale, una vita che credo in ogni senso migliore, più soddisfacente, più conforme alla mia vera natura, io che faccio tutto questo sono già, compiutamente, un traditore.

Pomella, come nel suo lavoro precedente, si appoggia in modo intelligente alle parole degli altri, a un corpus letterario assai eterogeneo: tra i tanti, Sant’Agostino, Pasolini, Tolstoj, Thomas Bernhard, Dante, Omero, Leopardi e il poeta americano William Pitt Root.

Nei Colpevoli, il narratore parla ovviamente in prima persona, ma dall’inizio alla fine si rivolge a un «tu» indicante il padre; e diventa quindi un passaggio obbligato quello sulla Lettera al padre di Kafka, epistola mai giunta nelle mani del destinatario e divenuta punto di riferimento di ogni successivo discorso sui padri: una «infinita battaglia» che «si ripete […] ogni volta che qualcuno compie l’atto di calarsi attraverso il gorgo limaccioso delle sue pagine».

Lo stesso era avvenuto nell’Uomo che trema nelle pagine dedicate a Giuseppe Berto e a David Foster Wallace, autori differenti per epoca, nazionalità e poetica ma uniti dalla depressione e dal ricorso all’ironia nelle loro opere: la chiave del tutto è poi la «paura di scrivere» di cui parlava sempre Berto, che col Male oscuro scrisse un romanzo imprescindibile su ciò che lui chiamava «nevrosi da angoscia», con una «lotta col padre» a fare da fil-rouge.

Tra i tanti rimandi, non manca poi la musica: se Elliott Smith e il suo disco Either/Or (1997) erano prima stati scelti come ideale colonna sonora della malattia depressiva, qui troviamo la commovente storia di Tim e Jeff Buckley in un capitolo intitolato con la traduzione di una splendida canzone di Tim, I Never Asked To Be Your Mountain (1967, dall’album Goodbye And Hello), poi reinterpretata anche dal figlio. Jeff, nonostante lo avesse incontrato solo una volta, ereditò dal padre la voce, il talento e purtroppo anche il tragico destino di una morte prematura.

Se fosse un’opera di pura fiction, I colpevoli potrebbe facilmente dirsi il seguito dell’Uomo che trema; trattandosi però di un lavoro autobiografico, più prossimo all’Anno del pensiero magico di Joan Didion o a Questo buio feroce di Harold Brodkey piuttosto che a romanzi di autofiction (termine spesso usato a caso, di solito in presenza di una qualsivoglia traccia di autobiografia), sarebbe più opportuno definirlo una costola del suo predecessore o il suo ideale completamento.

Lo stile asciutto e quasi invisibile di Andrea Pomella resta qui invariato, così come la struttura del racconto che alterna, come si è visto, parti narrate a digressioni, con il ricorso a citazioni sempre al servizio della narrazione.

I colpevoli paga forse lo scotto d’esser venuto dopo un libro in parte più compiuto e riuscito; tuttavia, ciò non lo rende meno interessante e meritevole di lettura: oltre a contenere questioni private che possono farsi universali, è anche segnato da una forte urgenza espressiva e dalla necessità, più psicologica che estetica, di proseguire nella chiusura di un cerchio aperto anni fa e che potrebbe ancora esser rimasto tale.

Commenti
2 Commenti a ““I colpevoli”, il nuovo libro di Andrea Pomella”
  1. Arbasino scrive:

    Ma quando si concluderà questa hipsteritudine della letteratura ombelicale che usa come pezza d’appoggio citazioni autorevoli?

  2. Marco scrive:

    Non lo so, dipende da come lo si fa e in quale contesto. Nel libro di Pomella, la pezza d’appoggio non stona per nulla: essendo un testo autobiografico “puro”, l’autore attinge anche a suggestioni dategli dalle letture, dalla musica, dall’arte. In questo caso funziona, magari in altri molto meno, tutto qui.

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