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Come conservare un’idea di utopia nelle depressive elezioni di domani.

Domani si vota, io voterò Tsipras. Ieri si sono concluse le campagne elettorali; e andarsi oggi, con calma, a riascoltare i comizi finali, a leggere le dichiarazioni d’intento, e spulciare i programmi, è quello che farà forse una parte piccola di quell’immensa folla di tuttora indecisi. Viste in differita, le ultime fasi, le ultime piazze lasciano una sensazione, un’impressione sottocorticale di delusione. Al di là degli appelli alla speranza, all’emozione, alla rabbia buona, l’aria che si respira è quella di dismissione, di risentimento, di passioni tristi, di depressione di massa: un senso anticlimatico per cui sembra di assistere a un processo ineluttabile di crisi irreversibile. Il linguaggio politico è fatto di piccolo cabotaggio, frecciatine, riferimenti pop. Le battute finali di Renzi e Grillo (il derby che nessuno auspicava) sono tutte in minore, un dai! dai! dai! contro una cupio dissolvi. Il primo, viene da dire, avrebbe volentieri fatto a meno di quest’appuntamento elettorale: non è riuscito a trasformare il suo carisma da primarie in un valore aggiunto. Il comizio a Firenze è un comizio buono da sindaco uscente e da segretario di partito, non da quel futuro leader nazionale che vorrebbe essere. Il secondo è invece veramente la sintesi di un decennio di disastro post-prima Repubblica. Simbolo e frutto non dell’antipolitica, ma dell’antilogica: un mischione di riferimenti totalmente decontestualizzati, di sentimenti perversi, confusi, autocontradditori, che però hanno trovato una forma di aggregazione, lo zapping fatto voto, il disagio psichico (e lo dico senza giudizio negativo, ma ammirato dall’efficacia di questa strategia di propaganda) messo a valore, trasformato in collante identitario.

Il punto più estremo della serata di ieri a Piazza San Giovanni è stato sicuramente l’intervento di Roberto Casaleggio: vestito con un trench nero con le maniche troppo corte, il cappellino in testa sui capelli lunghi e ricci, la sua figura è indubitabilmente la sorpresa semantica della nuova politica. Un Quelo oscuro, un personaggio comicamente lynchiano, un profeta alla Steve Jobs virato HTML. Le sue parole, pronunciate con un tono adenoidale tra il dialettale e il robotico, vanno riportate per esteso:

Scusate l’emozione. Di solito parlo con al massimo dieci persone. E in questo momento non so quante ne ho davanti. Mi sono appuntato due tre cose, la memoria, spero di non dimenticarmele. Al massimo ho un foglietto in tasca, lo tirerò fuori, mi scuserete. Ricollegandomi a stasera mi ricordo che un giovane medico di Avellino, diciamo nei momenti più difficili che ci sono in questi casi, mi disse ‘Ci sono molti motivi per vivere’. Sicuramente uno dei motivi per vivere è essere qui stasera. Allora io non penso che un politico sia bravo o cattivo se sta a destra a sinistra, se sia stato del Partito Comunista o sia stato del Movimento Sociale. Io penso che in tutti i partiti ci siano delle brave persone e dei delinquenti. Sicuramente una persona che noi possiamo considerare, indipendentemente dalla sua appartenenza politica, una persona onesta è Enrico Berlinguer. Che fu uno dei pochi italiani a riempire questa piazza. Evidentemente quando ieri il cosiddetto premier ha detto a Beppe Grillo di sciacquarsi la bocca non sapeva che cosa stava dicendo. Io vi chiederei – perché la mia voce è una sola voce e io non sono abituato ad alzare i toni, non sono capace di gridare – chiederei a tutti voi di gridare Berlinguer, in modo che lo sentano fino a Palazzo Chigi. E a questo punto chiederei a loro di sciacquarsi la bocca. Berlinguer in una famosa intervista molto preveggente all’inizio degli anni ’80 lanciò la questione morale. Ecco la questione morale si sta riproponendo oggi in modo enorme rispetto ad allora. Però il Partito Comunista di allora aveva nel suo dna la questione morale, il Pd ha oggi nel suo dna la questione immorale. È questa la differenza… Poi vorrei chiedervi ancora una cosa di carattere evangelico. È la stessa cosa che disse Papa Giovanni molti anni fa, una sera che c’era la luna piena. Stasera purtroppo non c’è la luna piena, però perlomeno non ha piovuto. Però stasera quando tornerete a casa ci sarà qualcuno che non è voluto venire, che non crede che il Movimento possa cambiare l’italia, che pensa che Grillo gridi e basta, che noi facciamo proteste e non proposte… Quando tornate a casa a queste persone fate una carezza e ditegli Questa è la carezza del Movimento… E ditegli che il vostro futuro dipende anche da loro. Cercate di convincerli, non ci dovrebbe essere molta difficoltà a farlo. Però è un discorso che riguarda la nazione italiana. Noi rischiamo se non ce la facciamo questa volta di non farcela per decenni. Quindi non possono tirarsi indietro, non possono votare scheda bianca e soprattutto non possono votare quelli che hanno distrutto l’Italia. Tornate a casa e fate una carezza a nome del Movimento a queste persone. In alto i cuori, e che la forza sia con noi.

Casaleggio, dopo aver creato quel prodotto difettoso che è stato Di Pietro, si è accorto che poteva proporsi con un brand di maggiore vendibilità. Il Movimento Cinque Stelle è un prodotto politico altamente competitivo; in questo Casaleggio è un pubblicitario più aggiornato rispetto a Berlusconi. Il suo discorso, come l’intervento di Grillo da Vespa, mostrano non soltanto l’assoluta inconsistenza del loro progetto politico, ma la risibile capacità retorica. Eppure. All’improvviso mentre vediamo dimenarsi Fabrizio Moro sul palco, proviamo un senso di straniamento reale. È come se Chance di Oltre il giardino si fosse all’improvviso incazzato. Ma cosa stanno vendendo, allora, e come è possibile che ci riescano a piazzare il loro prodotto così facilmente? Non occorre ripescare McLuhan per capire che Casaleggio e Grillo stanno continuando a vendere, come prodotto, il feticcio della partecipazione. Stanno spacciando una specie di metadone invece di quella droga chiamata politica. Piazza San Giovanni + Berlinguer + Papa Giovanni usati come frammenti identitari in modo così volgarmente decontestualizzato danno proprio questo risultato: provocano la sensazione di fare parte di qualcosa. Il blog più visitato d’Italia!, con i suoi inutili commenti (che senso hanno 10000 commenti ad un post a cui nessuno risponde?), consente in ogni istante di provare questa sensazione di appartenenza, fondamentale per chi è un animale sociale come noi, ancor più in una dimensione contemporanea come la nostra dove le comunità – famiglie, parrocchie, luoghi di lavoro… – non sono ormai tali. Inoltre Grillo & Casaleggio hanno oggi un paio di armi in più rispetto a Berlusconi. 1) Il sincretismo che mette insieme MSI e PCI, papi e anticlericali, può essere molto più utile, in termini di marketing, dell’anticomunismo. Berlusconi aveva capito che c’era un vuoto creato dall’evaporazione di un’identità democristiana; oggi Casaleggio ha capito che c’è un vuoto creato dalla fine di tutti i paradigmi novecenteschi, quello critico, quello storicista, quello della democrazia pluralista… Uno vale uno, certo, ma soprattutto: tutto vale tutto. Il Movimento 5 Stelle nasce senza radici, “non è un partito, è un modo di pensare il mondo”, e mette in discussione la modernità ancora di più del berlusconismo: non soltanto Casaleggio ieri ha mostrato un momento di puro post-modernismo detournando Berlinguer e Papa Roncalli, ma anche Grillo ha avuto buon gioco a citare un brano Chaplin come se avesse trovato una chiave politica in un brano talmente evanescente da potersi leggere con significati anche antitetici. Casaleggio e Grillo hanno deciso di spostare il processo ermeneutico tutto sul ricevente, riservandosi la proprietà dell’emissario e del messaggio. Non importa quello che capisci, l’importante è che stai con noi. 2) La televisione si può spegnere. Il famoso spot degli esordi delle Reti Fininvest (“Corri a casa in tutta fretta, c’è un biscione che ti aspetta”) segnava, per dirla alla Sennett, il nostro declino dell’uomo pubblico, ma lasciava almeno libero il tempo non domestico. Se la televisione diventava, come avevano profetizzato Jerry Koszinski e Hal Ashby, il luogo principale del dibattito pubblico e quindi della verità, oggi quel luogo è sostituito dalla rete. E la rete, al contrario della televisione, è sempre accesa. Si parla di Grillo anche se Grillo non c’è. La rete può essere il luogo dell’immediatezza della reazione, e questo per un pubblicitario è la manna, più della possibilità di fare delle televendite. Così il Movimento Cinque Stelle si è pensato la politica dell’immediatezza, della mancanza di riflessione, del rifiuto dell’analisi. Se Peter Finch in Quinto potere e Adriano Celentano a Fantastico di qualche anno dopo gridavano: “Ora spegnete tutti la televisione!”, è chiaro che la retorica di Grillo – se ci si va a vedere i suoi spettacoli degli anni ’80 e ’90 su youtube – è riuscita a capitalizzare il godimento di questa interazione-feticcio. Ho spento la tv, e poi? Ho gridato “Sono incazzato nero” e poi? Ho urlato Berlinguer! Berlinguer! in Piazza San Giovanni e poi?

In un episodio della nona stagione dei Simpson, Spazzatura fra i titani, Homer si dà alla politica. Springfield ha un problema con i rifiuti. E soprattutto Homer in realtà si scoccia di portare la spazzatura fuori casa. Da lì decide di candidarsi contro il capo dei netturbini in sciopero e vince con lo slogan perfetto: “Non può farlo qualcun altro?”. Tutti votano Homer; a chi va di portare la spazzatura fuori casa? A chi va di occuparsi di rifiuti? Ci ripensavo l’altro giorno, leggendo le tragicomiche vicende del sindaco Pizzarotti a Parma, eletto dopo una campagna feroce contro l’inceneritore, che invece è entrato in funzione due mesi fa. L’idea alternativa alla gestione dei rifiuti tramite inceneritore per Pizzarotti era esportare i rifiuti in Olanda, dove sarebbero stati inceneriti. I bambini di Parma non dovevano essere esposti ai fumi tossici, i bambini olandesi sì. Perché non può farlo qualcun altro?

Ogni punto del programma di Grillo lascia sempre aperti questi interrogativi: togliamo l’Euro e poi? Come facciamo a garantire un reddito di cittadinanza? Cosa vuol dire più investimenti nell’agricoltura? Qualcuno ha lodato la performance di Bruno Vespa nel suo faccia a faccia con Beppe Grillo, ma se invece della diretta quel qualcuno si fosse visto il filmato di Porta a porta con acribia, avrebbe riconosciuto che Vespa non ha esercitato praticamente mai il suo ruolo di giornalista: non vaglia nessuno dei dati che dà Grillo, non lo incalza sulle sue contraddizioni, gli lascia cambiare discorso quando vuole, si finge al massimo piccato. Quello che Grillo ha detto, esaminato con un minimo di fact checking, si rivela ridicolo. Dati riferiti a cazzo, un’assoluta mancanza di chiarezza sulla realizzabilità dei sette punti del programma, etc… (Qui Michele Di Salvo fa un elenco minimo delle fumosità del programma grillino) Perché Vespa non si era preparato in maniera adeguata? Perché non c’erano delle grafiche elementari a inchiodare Grillo alle sue contraddizioni? Perché di fronte alle sue vaghezze, non gli sono state poste delle domande secche? Una per tutte: quella sull’immigrazione. Di fronte alla domanda nel merito di Vespa, Grillo è stato ancora più elusivo. Non gli poteva chiedere: lo vuoi abolire o no Dublino II? È chiaro, per me è straevidente, che quello dell’immigrazione è un nodo irrisolto – non solo per incompetenza in materia – del Movimento Cinque Stelle. Anche nel comizio di ieri di Piazza San Giovanni, Grillo si è rivolto alla folla presentandosi con forti accenti nazionalisti, inneggiando all’italianità (“sarà un popolo che deciderà la sua sovranità economica monetaria culturale”), e se c’è un aspetto che salta agli occhi per me nella composizione del Movimento Cinque Stelle è da una parte la mancanza di immigrati di prima o seconda generazione tra i suoi militanti o sostenitori (figuriamoci fra i candidati) e dall’altra l’impreparazione rispetto a un contesto europeo: quale collocazione nel Parlamento, quali sono le battaglie comuni che intendono fare con altri movimenti? (en passant, questo video del Fatto dimostra anche l’impreparazione linguistica).
Ogni volta che ho a che fare con Grillo, considero: ma davvero la possibilità di trasformazione sociale è diventata questo? Che cos’è successo che ha ridotto a questo gliommero di confusione e frustrazione il radicalismo, l’utopia? Perché il conflitto sociale, la lotta di classe, la voglia di emancipazione si è tramutata in questo neologismo appiccicaticcio, “la rabbia buona”?

Ma anche guardando con attenzione il comizio di Renzi ieri, notavo come la sua verve fosse spompata. I richiami alla bellezza (Brunelleschi e Dante, etc…) e alla onestà (l’antimafia, etc…) sono, anche questi, tanto vaghi da non risultare coinvolgenti. Così come le critiche all’ira e alla furbizia di Grillo, che esalta o sbeffeggia l’inno d’Italia a seconda di dove si trovi a fare il comizio, non affondano. Perché? Perché dall’altra parte c’è uno che lo chiama “l’ebetino”, certo, e anche perché il Renzi rottamatore faceva più presa del Renzi statista. La rottamazione è rottamata. Io a Roma avrei da votare, nel listino Pd, una serie non indifferenti di nomi da vecchia nomenklatura: perché dovrei appassionarmi ai discorsi di Renzi sull’edilizia scolastica?

Ma c’è un altro elemento per cui la retorica di Renzi risulta per me essere poco coinvolgente. E che per quanto io possa ritrovarmi in un sistema di valori comune a quello evocato da Renzi (talmente scontato che sarebbe difficile non riuscirci), non mi riconosco per nulla nella sua analisi della società. E qui anche, mi viene da dire, come potrei? Il PD ha buttato via con Renzi non solo l’acqua sporca delle burocrazie gerontocratiche, ma ha fatto un repulisti definitivo di quello che rimaneva – seppure come un’ombra – dell’analisi marxiana del mondo (il bambino, già). L’unico momento in cui parla di “giustizia sociale” (il resto è tanto coraggio, determinazione, futuro…) è quando evoca gli ottanta euro. L’unico momento in cui parla di immigrazione è quando richiama la piazza al senso dell’umanità. Le domande vere che Renzi si tira sono per me ineludibili: cos’è che continua a produrre questa sperequazione sociale, quest’Europa a due velocità, questa fortezza-Europa? È qui che Renzi risulta più fumoso. E si rivela come le risposte di Grillo (l’onestà) e di Renzi (l’umanità) siano delle prospettive sovrastutturali, incapaci di analizzare i dispositivi che producono corruzione e disuguaglianza, privilegi e mancanza di diritti elementari. Le critiche che destina alla finanza sono dei buffetti, le sue posizioni sull’austerity alla fine coincidono con quelle di Grillo e anche di Forza Italia. Persino Toti ha dichiarato che bisogna rivedere il Fiscal Compact. Ma anche qui, secondo quale analisi e secondo quale prospettiva?

In più, è vero che dal punto di vista performativo, l’aggressività di Grillo funziona e funzionerà sempre di più man mano che la crisi economica si approfondirà. Non so in quale Paese voi viviate, ma nel mio accade che le persone perdono il lavoro, la gente a 40 anni torna a vivere dai genitori, l’università e la scuola non hanno fondi, gli psicofarmaci si diffondono sempre più, molti fanno fatica a curarsi e i Compro Oro sono dappertutto. La distopia è qui. Si può contenere questa rabbia? Grillo si ascrive il merito di non aver fatto degenerare la disperazione nel consenso per formazioni tipo Alba Dorata. Per me è accaduto effettivamente il contrario. Grillo e Renzi hanno impedito e stanno impedendo la formazione di una sinistra internazionalista vera. Non di contenimento dell’austerity, ma di contrasto all’austerity. Non di revisione dei patti con la Libia sull’immigrazione, ma di reale accoglienza e scambio (chiudere domani i Cie, per dirne una). Non di piccoli interventi sui lavori pubblici, ma di un New Deal strutturale. Non di 80 euro, ma di profonda redistribuzione delle ricchezze. Il tentativo che ha fatto la lista  Tsipras in questa campagna elettorale è stato faticoso e alle volte goffo. Ma è chiaro che i temi che ha sollevato sono quelli di cui si discuterà in Europa per i prossimi 20 anni. Io, come dicevo voterò i candidati della loro lista. Lo faccio con la frustrazione di chi sa che nel tempo troverà ragione. Ripensavo a questi giorni a Genova 2001. Una delle battaglie minoritarie, di movimento, che erano simboliche al G8 di tredici anni fa era quella per la Tobin Tax: oggi chiunque in Europa sa cosa quanto le transazioni finanziarie abbiano creato questa crisi e l’economia speculativa abbia affossato l’economia reale invece di stimorarla. Quella contro una finanza impazzita che allora era una battaglia sul campo, con i suoi morti e i suoi feriti, oggi alle volte viene sostenuta anche da chi armava quella repressione. Così mentre domani andrò a votare, solo con l’inerzia del pessimismo della ragione, proverò a pensare che, nonostante gli orizzonti neri quanto i trench di Casaleggio, è possibile coltivare delle forme di utopia. Un’Europa dei popoli, e non dei populisti.

 

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
14 Commenti a “Come conservare un’idea di utopia nelle depressive elezioni di domani.”
  1. Anna Genovesi scrive:

    Complimenti, eccellente analisi.

  2. Giorgio scrive:

    “Grillo e Renzi hanno impedito e stanno impedendo la formazione di una sinistra internazionalista vera.”. Un appunto, Raimo: non sono loro che lo impediscono, sono i dirigenti stessi della vecchia sinistra che hanno dimostrato di non saperla costruire, anche a causa dell’ignoranza economica e delle utopie che non risolvono in nulla i problemi concreti dei cittadini.
    Non sono grillino né voterò Renzi, né Tsipras né a destra: ormai, la mia generazione, non la rappresenta più nessuno.

  3. LM scrive:

    Fa bene Raimo a non dare il voto a Renzi (non gliene do nemmeno io), che se risultasse troppo alto potrebbe montarsi i’ capo. Nulla di male nemmeno a gettare il voto: sprecare ha sempre una sua nobiltà, specie in ambito intellettuale. Però vorrei ricordare che sono gli italiani a non volere una certa sinistra, altrimenti la voterebbero o l’avrebbero votata. Semmai gli italiani stanno dimostrando che per loro non fa differenza tra sinistra e destra massimaliste e antiriformiste, disposti come sono a votare un PRODOTTO commerciale pur di riunirsi in un macabro fascio rossobruno.

    PS: la retorica dell’Europa dei popoli ha fatto da anticamera al populismo. L’Unione Europea è un’istituzione fondata su rapporti di forza tra governi, ed è necessariamente elitaria e burocratica. L’alternativa sarebbe un’Europa assembleare dove si discute all’infinito e UNO VALE UNO?

  4. Solounatraccia scrive:

    Premesso che renzi è una seconda persona singolare, ognuno può coltivare le utopie che preferisce. Meglio se sono gratis, visti i tempi.

    Prima di un'”Europa dei Popoli” sarebbe il caso di formarli, quei popoli (il primo problema dei cittadini italiani è l’ignoranza e lo spregio più assoluto nei confronti di qualunque forma di bene pubblico e senso di comunità), e dotarli di rappresentanza effettiva.
    Il 50% di astenuti al voto è una pacifica lettera di licenziamento a tutta la classe dirigente (ci fosse anche uno solo in grado di propugnare -pur soltanto verbalmente, volendo- le istanze del mero buonsenso, guadagnerebbe la maggioranza assoluta a qualunque votazione). Nessuno escluso.

    Tra parentesi, dato l’andazzo, qualcuno si disturba a verificare la regolarità del voto nell’Europa B così come avviene nei paesi classicamente del 3° mondo?

  5. Carlo (@carloebasta) scrive:

    Mi verrebbe da dire che non avete capito. Grillo non sta nel suo ‘eccesso verbale e neppure nel Peter Pan che Massimo Recalcati disegna (http://www.minimaetmoralia.it/wp/patria-senza-padri/) , forzando l’interpretazione della realtà e quella di Lacan (su questo avrò modo di dire in altrove quale salto pindarico compie Recalcati per presentarci un Lacan quasi restauratore , logico e moderato, oscurando il sovversivo, il rivoluzionario, l’eretico). Se c’è un’utopia nella scena politica è quella del M5S. Si propone un cambio di paradigma, una visione del mondo inaccettabile ai sostenitori del PIL, della crescita infinita . Una proposta all’insegna del “limite” un desiderio che si adegua al radicale mutamento dell’ambiente, alla scarsità delle risorse, all’aumento vertiginoso della popolazione terrestre, che rende impossibile la sopravvivenza a tutti . Certo, un’idea immatura , rozza, con programmi approssimati e spesso anche vaghi. Ma il messaggio è chiaro: la ricchezza si concentra, il lavoro diventa schiavitù, le risorse energetiche ed alimentari sempre meno disponibili si concentrano anch’esse nelle mani di pochi. le strutture politiche obbediscono alla identica geometria apicale. E’ proprio dentro questa ingenuità programmatica che dovrebbe cogliersi la diversità. Meraviglia che gente preparata come chi frequenta questo blog, si adagi al rilievo del banale, usando gli stessi codici interpretativi di quella sinistra alla quale rimprovera il vuoto occupato in gran parte da Grillo. Non posso votare Tsipras perchè non mi pare metta al centro del suo programma l’assurdità del PIL e l’impossibilità di poter ancora rivendicare lavoro per tutti, assicurando dignità e diritti. Questo scenario non esiste più . Fra una manciata di anni saremo 8 , 9 miliardi di persone di cui due /tre miliardi che acedono ai stili di vita occidentali, con una dissipazione di risorse energetiche ed alimentari impensabile. L’OGM è la risposta del PIL su cui anche Tsipras punta, inconsapevolmente. Non c’è alternativa se punti alla piena occupazione, otto ore di lavoro ben pagato. Mancano le risorse per continuare a vivere così. E’ necessario ripensare un modello produzione/consumo o ci sarà la dittatura della natura, la guerra come distributore di scarsità e l’imbroglio del PIL.

  6. Mikez scrive:

    Bell’articolo, fa sentire tanto intelligenti.
    Purtroppo, mi pare ormai evidente che Grillo abbia sostituito Berlusconi come nuovo, luccicante specchietto per le allodole di sinistra: un caprone espiatorio cui addossare ogni colpa, una gorgone che paralizza il pensiero. Invero, il pensiero che viene paralizzato non è di chi lo vota, (come di chi prima votava il Berlusca – da cui l’orrore, l’Orroooorrrrre, e l’acribia per capire come sia possibile che tanti Italiani vadano dietro agli imbonitori) ma di chi, a sinistra, non sposta lo specchietto per guardare in faccia la terribile verità. Se lo facesse dovrebbe giungere alla conclusione che i veri coglioni siamo noi, quelli di sinistra. Ma uno di sinistra è intelligente e quindi non può essere coglione. Loop.
    Raimo, vuoi Marx? Eccotelo: l’euro è uno strumento di lotta di classe. Serve a disciplinare i lavoratori. Già 30 anni fa la nota rivoluzionaria Rosa Luxemburg Tatcher disse che la moneta unica avrebbe devastato le economie dei paesi che vi avessero fatto parte. Non è un caso che l’Inghilterra non l’abbia adottato. Mica per altro, c’era già stata lei, la lady di ferro, a portare la disciplina. Tanto per capirsi, l’austerità è una conseguenza dell’euro, dirsi contrari alla prima e non combattere il secondo è ridicolo. La lista Tsipras è il metodo stamina per i mali dell’Europa.
    E poi: disoccupazione e immigrazione, ecco due bei modi per aumentare l’esercito industriale di riserva. Suona un po’ marxista, in effetti. Ma almeno permette di farsi un quadro di insieme, invece che passare di meraviglia in stupore per come vota la gente.
    Chiarisce anche il suicidio ormai ventennale della nostra sinistra, che dell’entrata nell’euro s’è fatta portabandiera.
    Ergo, il ragionamento va rovesciato: Grillo non impedisce alcunché, se a sinistra ci fosse non il vuoto pneumatico attuale (cioè una destra tecnocratica), ma un partito di sinistra vero, che propone una politica economica a difesa dei lavoratori, Grillo semplicemente non esisterebbe.

    Visto che stasera mi sento filo britannico propongo la lettura di questo articolo uscito domenica scorsa sul guardian

    Qualche passo saliente:

    La disoccupazione è alta e gli elettori sono malati di austerità. Sarebbe però un errore pensare che molto, o anche qualcosa, cambierà a seguito delle elezioni per il Parlamento europeo. Ci sarà un gran parlare di come l’Europa deve soddisfare i bisogni del suo popolo, e che sarà così. I partiti mainstream con il loro pensiero dominante saranno ancora in carica e la vita andrà avanti come prima.
    Come risultato, l’Europa si condannerà a un periodo anche più lungo di stagnazione economica, disoccupazione di massa e austerità. Fiorirà l’estremismo.
    Esiste un’alternativa a questo scenario deprimente. Ammettere che adottare l’euro come un modo per promuovere la causa di un’unione sempre più stretta è stato un errore di proporzioni storiche.
    […]
    L’euro infatti è stato proprio il disastro economico che alcuni prevedevano si sarebbe verificato quando è stato creato, alla fine degli anni ’90 . A quel tempo ci sono stati dei segnali che la moneta unica avrebbe potuto rivelarsi una macchina che distrugge il lavoro.
    […]
    I leader europei considerano l’euro troppo grande per fallire. Si sbagliano. E’ già fallito. E’ fallito perché non riesce a dare la prosperità economica promessa e non riesce a portare l’Europa a unirsi politicamente. L’euro è come il gold standard, ma peggio, è per questo che sarebbe un errore di proporzioni storiche ignorare le elezioni di questa settimana. Sappiamo come finisce questo film ….

    Sarebbe da stampare e mettere sopra il letto e leggerlo ogni mattina come fosse l’Ave Maria.
    L’euro è una macchina che distrugge il lavoro.
    L’euro è una macchina che distrugge il lavoro.
    L’euro è una macchina che distrugge il lavoro.
    A proposito, com’è che finisce il film?

  7. Carlo (@carloebasta) scrive:

    perdonate i refusi
    gli errori diffusi
    (poesia)

  8. Giorgio scrive:

    @Carlo @Mikez: ecco, queste sono visioni economiche acute, al di là delle ideologie paralizzanti. visioni che la sinistra non fornisce ai lavoratori e ai cittadini da almeno 20 anni, coperta solo di slogan retorici e lotte interne tra fazioni per il potere. non è una visione banale questa dei lettori di questo blog, è solo dettata dai paraocchi ideologici, senza colpe perché il potere questo fa, metterti i paraocchi e renderti soldato. per guerre già perse. buon voto a tutti.

  9. jacopo scrive:

    Caro Raimo, quella di cui parli non è affatto un’utopia: è una scommessa, che è ben altra cosa. A me sembra una scommessa ragionevole che vale la pena di tentare.

  10. Liborio C scrive:

    grazie, condivido molto, quasi tutto.

  11. Giuliano scrive:

    Oltre al problema economico c’è una problematica ben più radicata. Si è tentato di fare dell’Europa uno stato federale ( stile USA) , senza tener conto che a differenza degli Stati Uniti, i popoli europei, hanno una storia ben più lunga e contornata da rancori. Senza andare troppo lontano, basti pensare che tra due paesi a 10 km di distanza esistono rivalità centenarie, la continua rivendicazione del proprio campanile, la totale incapacità di sentirsi un’unico popolo nasce proprio da qui. A mio parere l’Europa non è mai nata e forse è ancora lontana dal nascere. Come sappiamo la storia ha i suoi tempi, e fino a quando ‘le masse’ non avranno raggiunto la maturità necessaria, niente potrà essere sostanzialmente cambiato.

  12. davide calzolari scrive:

    renzi everywhere..il vittorriosoo!

  13. davide calzolari scrive:

    “Le battute finali di Renzi e Grillo (il derby che nessuno auspicava)”

    no a dire il vero lo auspicavano in molti!!!che doveva esser come derby,berlusconi vs tsipras?ma anche no !:D

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  1. […] si aspettava un risultato così clamoroso per il PD. Figuriamoci io, che scrivevo due giorni fa un articolo in cui dicevo che era spompato. Nessuno tranne Matteo Renzi stesso che nel 2012, nella corsa alle primarie contro Bersani, […]



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