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Il comico con le scarpe a punta

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di Vincenzo Libonati

L’iperuranio è un concetto, come le idee di cui è composto, come lo è il paradiso, l’inferno, l’amore e Dio stesso. Nulla di tutto ciò è tangibile. Le idee non lo sono fino a quando non si materializzano e poi diventano altro. La ruota prima di cambiare il mondo era un’idea, poi quando è diventata materia è mutata in realtà, storia, evoluzione.

Questa è la storia di un’idea, di una battuta rubata così come fanno i comici. E’ l’intreccio di due storie, che separatamente sono già note, ma come sanno i narratori, bravi o no che siano, è l’intreccio che fa la storia.

Ora mettiamo ci siano due comici, uno italiano ed uno francese, che un giorno del 1985 si incontrano, come si incontrano due attori per fare un film. Cosa può succedere? I comici si sa, si rubano le idee, ci sono delle vere e proprie guerre fra comici per una battuta, non raramente si è andati a finire in tribunale, un po’ come i plagi delle canzoni, solo nel cinema rubare è quasi lecito, ma questa è un’altra storia.

Il primo comico di questa storia si chiama Beppe Grillo, al secolo Giuseppe Piero Grillo, genovese. Giuseppe Piero negli anni ottanta era nel clou, il francesismo ci sta tutto, del suo successo. Una mattina Giuseppe Piero deve essersi svegliato con la telefonata di uno dei maestri del cinema italiano Dino Risi, il quale molto probabilmente deve avergli chiesto se fosse interessato a fare un film con lui. Giuseppe Piero, forse anche un po’ incredulo, ancora confuso dagli aliti sul collo del sonno, gli avrà detto subito si, certo si doveva discutere dei dettagli, ma la risposta 1 era si. (La parola dettagli per un genovese vuol dire una cosa sola. Nota del redattore).

Giuseppe Piero deve essersi poi affacciato alla sua villa di Sant’Ilario, e deve aver iperscrutato il suo personale iperuranio, lì sullo sfondo del mar Ligure. Giuseppe Piero non sapeva che quella telefonata avrebbe cambiato la sua vita. Il maestro Risi, ormai in declino da qualche anno, aveva letto un libro che gli era piaciuto molto, Il deserto della Libia di Mario Tobino, uno scrittore poco conosciuto che però ha un invidiabile record, cioè che dal suddetto libro sono stati realizzati ben due film, il primo appunto quello di Risi, Scemo di guerra e poi, qualche anno dopo, l’ultima fatica di un ormai stanco Mario Monicelli, Le rose del deserto. Inutile dire dell’enorme amicizia che legava Monicelli e Risi.

Il maestro Risi quindi pensava ad una rentrée con questo soggetto che parlava di intrecci politici e problemi psichici durante la guerra di Libia. Ha ormai in tasca il sì di Giuseppe Piero Grillo, dettagli consentendo, ha bisogno di un altro nome, un nome internazionale, preferibilmente francese, confidando che i cugini d’oltralpe non abbiano avuto notizie del suo declino in patria e quindi lo accolgano ancora come il grande maestro.

Il nome è tratto! Coluche, il comico con le scarpe a punta. Al secolo Michel Gérard Joseph Colucci, di padre ciociaro. In Italia Coluche non è molto noto, ma in Francia è un idolo assoluto, per intenderci il Totò transalpino, almeno in quanto a fama. Qui la storia comincia a prendere una piega che travalica il cinema, perché Coluche non è solo uno degli attori più famosi di Francia.

Nasce a Parigi nel 1944, a 26 anni prende il nome d’arte di Coluche. Negli ottanta le sue invettive contro il potere, la sua satira politica feroce e a tutto campo ne fanno un comico impegnato e seguitissimo finché un giorno del 1980, mentre la Francia 2 attraversa una delle crisi più importanti dell’epoca moderna, in una conferenza stampa se ne esce con una battuta che nessuno si aspettava.
Dichiarò di volersi candidare alle elezioni presidenziali francesi! Com’è, e come non è, la cosa, paradosso della comicità diventa seria, seria a tal punto che il dibattito si ingigantisce, intellettuali del calibro di Deleuze cominciano a sostenere il comico che vuole diventare presidente. Le tensioni nel paese sembrano riportare al maggio di dodici anni prima. I sondaggi cominciano a valutare il nuovo candidato, nel giro di pochi mesi Giuseppe Colucci, figlio di un imbianchino ciociaro, vola già al 16-17 per cento dei consensi. Coluche comincia a ricevere pressioni sia a favore che contro. Fino al giorno in cui il suo più stretto collaboratore René Gorlin muore in circostanze poco circostanziate, o meglio viene assassinato e Coluche decide di ritirare la sua candidatura.

Ritorniamo al 1985, primo giorno di set del nuovo film di Dino Risi, Beppe Grillo, al secolo Giuseppe Piero Grillo e Coluche, al secolo Michel Gérard Joseph Colucci, si conoscono, prendono insieme un caffè prima di iniziare a girare. L’iperuranio aleggiava leggero sulle loro teste anche quel giorno, i comici da che esiste il teatro, e anche il mondo, le idee se le rubano eccome.

Commenti
3 Commenti a “Il comico con le scarpe a punta”
  1. maurizio scrive:

    Ricordare Dino Risi e Mario Monicelli ogni giorno è un dovere morale

  2. db scrive:

    “si di Giuseppe Piero Grillo, dettagli consentendo, ha bisogno di un’altro”

    sì di Giuseppe Piero Grillo, dettagli consentendo, ha bisogno di un altro

  3. db scrive:

    “si di Giuseppe”

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