785_20120502__RA11305

Memorie dal Concertone

785_20120502__RA11305

(Fonte immagine)

Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria
Karl Marx e Friederich Engels, Manifesto del Partito comunista

È il Dodicesimo Primo Maggio, primavera 2002. Verso le 21.00 il palco ruota su se stesso rivelando alla folla gli Oasis, Ospiti Internazionali del Concertone insieme a Robert Plant. Liam Gallagher esordisce con un inequivocabile pugno chiuso alzato al cielo, prima di iniziare a cantare «The Hindu Times» con la sua solita posa – inclinato, mani incrociate dietro la schiena, abbassandosi sul microfono. Suo fratello Noel, il chiacchierone della band, accennerà un “Ciao” prima di attaccare «Don’t Look Back in Anger», in una versione slow che consente di apprezzare meglio l’omaggio a «Imagine». Il tema del concerto di quell’anno è CONTRO LE MODIFICHE DELL’ARTICOLO 18 E LOTTA CONTRO IL TERRORISMO.

(Poche settimane prima, Il 19 marzo, un commando delle Nuove Brigate Rosse aveva assassinato Marco Biagi, consulente del ministro del Lavoro Roberto Maroni. Quattro giorni dopo, il 23, il Circo Massimo ospiterà una delle più grandi manifestazioni mai organizzate in Italia, indetta dalla Cgil di Sergio Cofferati in difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ecco un racconto di quel giorno: «Arrivano i politici. Alla spicciolata. Ci sono Fassino, D’Alema, Di Pietro, Salvi, Turco, Pecoraro Scanio, Rosy Bindi con l’adesivo dei girotondisti. Arriva Bertinotti, Cofferati lo saluta. Spunta Nanni Moretti con il sorriso stampato sul viso. Irrompe Sabrina Ferilli. La sua ultima volta al Circo Massimo era stata per lo spogliarello per lo scudetto della Roma»).

Conduce il Primo Maggio 2002 Claudio Amendola, che a proposito dell’articolo 18 dice, «Ci sono diritti fondamentali che vanno tutelati». Un giovane segretario provinciale della Margherita prende appunti.
Come ultimo pezzo del loro set gli Oasis suonano «Rock ‘n roll star», rivedo il filmato e penso che se devo sobbarcarmi quel casino di Ichnusa, Peroni e vino di pessimo qualità, almeno che sia per ascoltare canzoni così.

Se gli Oasis arrivarono a San Giovanni quando il brit pop dell’ondata anni ’90 era ormai un discorso buono per critici musicali e vecchi amici ormai prossimi ai trenta, i Blur c’erano stati nel 1997. Suonarono «Beetlebum» e «Song 2», nota ai ragazzotti del tempo anche perché colonna sonora di un videogame calcistico. Prima di loro salirono sul palco quell’anno Jovanotti e Litfiba – di lì a qualche tempo avrebbero inciso un pezzo (insieme a Ligabue), «Il mio nome è mai più», contro l’intervento militare in Kosovo deciso dal governo D’Alema; attualmente i due sono politicamente agli antipodi.

A vedere gli Iron Maiden, il primo maggio del 1993, di gente ce n’era parecchia. Generalmente i gruppi heavy metal vengono associati a un certo immaginario destrorso, sarà per il machismo o per il nero o chissà – ma i Maiden (almeno Steve Harris e Dave Murray, due tra i fondatori storici) hanno una solida tradizione da working class britannica. E comunque uno show del gruppo di «The Number of the Beast» con alle spalle la cattedrale di San Giovanni in Laterano e di fronte la Scala Santa è memorabile di suo. Forse Dickinson e gli altri sapevano che nell’anno 897 proprio la basilica di San Giovanni aveva ospitato il cosiddetto Sinodo del Cadavere, il processo per così dire in contumacia ai danni di papa Formoso – riesumato per l’occasione, rivestito, piazzato sul trono e pronto per le accuse: all’epoca certe dispute venivano prese parecchio sul serio.
Papa Formoso come Eddie.

30 aprile 2015: a pochi passi da piazza San Giovanni c’è un chioschetto che vende grattachecca, birra, bevande. Mi dice L’Uomo della Grattachecca: «Per la prima volta in venticinque anni – me li so’ fatti tutti i concertoni – oggi so’ venuti i vigili. Mi hanno mostrato l’ordinanza che mi proibisce di vendere alcolici dopo mezzanotte. Mi hanno detto che ho trenta giorni di tempo per fare ricorso. Grazie al cavolo, il primo maggio è domani». Ha aggiunto: «Certo è dal 2009, dall’ultima volta di Vasco Rossi, che non c’è tanta gente. Che vuoi, che la gente venga a vedè J-Ax o Noemi?».

Il ’94-95 rappresentano gli Anni D’Oro del Primo Maggio. Nel 1995 un Colin Greenwood (bassista dei Radiohead) piuttosto imbarazzato viene intervistato nel backstage da Kay Rush, presentatrice del concertone. «Ho sentito dire che sono molto bravi dal vivo», dice lei, e lui si fa rosso.
Sempre Kay si augura che suonino «Creep». Era il 1995 e già c’era gente che voleva che i Radhioed suonassero «Creep». Probabilmente per ripicca, inaugurando vent’anni di delusioni per i fan che si aspettano quella canzone, i Radiohead fanno «The Bends» e «High and Dry». In ogni caso, i migliori 15 minuti mai andati in scena su quel palco.

Ricordo un Primo Maggio in cui ho passato tutto il tempo a insultare Luca Dirisio, incomprensibilmente on stage.
Gli chiedo scusa.
Anzi no.

Lou Reed è passato al Concertone due volte, nel 1994 e nel 2000. Il primo maggio del ’94 è conciato come una vecchia zia spettinata ed eccentrica. Parte con «Sweet Jane», solo chitarra e voce, a cui seguono a raffica «I’m Waiting for the Man» e «Satellite of Love» (in effetti questo tris se la gioca con i Radiohead 1995). Guardate il video: incredibilmente, il pubblico è quasi del tutto silente, rapito. Nell’aria doveva esserci una strana malinconia: alle 14:17 il pilota di Formula Uno Ayrton Senna è finito contro un muro, a Imola, guidando la sua Williams. Morirà poche ore dopo. Quello del 1994 è anche il primo concertone con il Nemico dei prossimi Vent’anni appena insediato a palazzo Chigi.

«Anche quest’anno ce sta la Bandabardò?», chiede l’Uomo della Grattachecca.

1990. Mentre sul palco del primo Primo Maggio si alternavano «i più importanti musicisti italiani: i Pooh, Zucchero, Gianni Morandi, Pino Daniele, Enrico Ruggeri, Edoardo Bennato e altri», come recitano i comunicati del tempo, qualcosa di grosso stava accadendo a Mosca e dintorni. Quello che bolliva in pentola lo spiega un pezzo di Ezio Mauro, all’epoca inviato di «Repubblica» nella capitale dell’Urss: «La protesta del Primo maggio contro Gorbaciov era organizzata con un obiettivo preciso: portare mezzo milione di persone sulla piazza Rossa, per convincerle ad assaltare il Cremlino e la sede del Kgb. La denuncia-rivelazione è di Gorbaciov, in un incontro con gli operai di Mosca». Più sotto: «Gorbaciov ha ribadito che il centralismo democratico deve ormai ammettere la libera espressione di opinioni diverse, ma si è detto contrario all’organizzazione di frazioni all’interno del Pcus, spiegando che bisogna dare una risposta decisa ai conservatori di sinistra e di destra».
Sono passati venticinque anni e tra i personaggi citati quello che è rimasto più a sinistra, almeno a giudicare dalle cronache più recenti, è Gianni Morandi.

Del resto, come ha scritto in un tweet il profilo-fake di Bill Murray: «1990 is as far away as 2040».

Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell’agosto del 1983. Vive a Roma. Collabora con diverse riviste; ha curato per anni la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Rock Lit. Redattore di minima&moralia.
Commenti
3 Commenti a “Memorie dal Concertone”
  1. claudio scrive:

    gran pezzo, e parecchia nostalgia.

  2. teresa scrive:

    molto bello.

Trackback
Leggi commenti...


Aggiungi un commento