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Qualche consiglio di lettura

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Photo by Jonas Jacobsson on Unsplash

Sono giorni in cui la lettura può rappresentare un buon modo per passare il tempo: qui di seguito allora una breve lista di libri che potrebbero essere di ottima compagnia. Si tratta di un libro sul giardino di un maestro del cinema, un romanzo molto lungo e interessante, un saggio di fisica e due classici di un grande scrittore francese riuniti in un unico volume.

– Lo si conosce principalmente per il suo lavoro di regista, ma Derek Jarman (1942-1994) si è dedicato anche alla scrittura e la casa editrice nottetempo pubblica adesso un libro prezioso, Il giardino di Derek Jarman, uscito in Inghilterra l’anno successivo alla morte del regista e composto da brani dei suoi diari accompagnati da fotografie scattate dall’amico Howard Sooley al suo giardino. L’ambientazione di questo libro è il Prospect Cottage, una casa di pescatori nel Kent che Jarman decise di acquistare mentre era in cerca del posto dove girare il suo film The garden («un incanto, ho scoperto questo luogo mentre andavo a caccia di giacinti selvatici insieme a Tilda Swinton»). Era il 1986, lo stesso anno in cui Jarman scoprì di aver contratto l’HIV, e il cartello “vendesi” fu un caso così fortuito che Jarman non potè fare altro che mettere mano al piccolo gruzzolo lasciatogli dal padre: l’idea del giardino, passione che Jarman aveva sin da bambino, non venne immediatamente, anche perché il terreno fatto di ciottoli non sembrava particolarmente adatto, ma pian piano si trasformò nella scelta migliore possibile.

Infatti il giardino di Dungeness si trasforma inesorabilmente in «un luogo magico» come scrive Keith Collins, compagno del regista, e guardando le splendide fotografie che si susseguono in questo libro sembra davvero di entrare in un luogo dello spirito, un piccolo paradiso in terra dove capita di vedere spuntare, talvolta, Jarman stesso, dinoccolato, sorridente e con un cappello rosso, perfettamente immerso nel mondo che assieme alla natura aveva creato.

– I libri di una certe mole corrono il rischio di spaventare il lettore: quando poi a questa mole corrisponde anche una sperimentazione letteraria l’indice si alza ancora di più. Questo infatti potrebbe essere il sentimento che genera ilMistero.doc di Matthew McIntosh (pubblicato da il Saggiatore con la traduzione di Luca Fusari), libro di circa 1600 pagine che racconta una storia all’apparenza molto semplice: il protagonista, Daniel, si sveglia una mattina accanto alla sua ragazza e scopre di non ricordare più niente della sua vita. Pian piano alcuni tasselli si ricompongono, uno dei più importanti è quello che riguardo ciò che stava facendo prima dell’amnesia: Daniel stava scrivendo un romanzo e ilMistero.doc è il nome del file sul suo computer, un file però bianco, vuoto, senza una riga, nonostante, come testimoniano alcuni suoi conoscenti, Daniel passasse la sua vita recluso in casa per produrre il suo capolavoro, sulla scia dei grandi della letteratura di tutti i tempi.

Questo fatto costituisce la pietra angolare di ilMistero.doc, un libro che ben presto spalanca tutte le sue numerose possibilità, aprendosi immediatamente in un romanzo che contiene innumerevoli romanzi appartenenti a molteplici generi. Ma la definizione di romanzo è quella giusta? Basato su fotografie, sms, conversazioni riportate per filo e per segno, pagine completamente bianche, altre nere, altre ancora occupate da asterischi, questo libro sembra che rappresenti per McIntosh anche un modo per provare a capire nel profondo che cosa significa raccontare una storia oggi. Dunque nessuno spavento per un libro che certo non nasconde le sue complessità ma che potrebbe anche rappresentare una tappa centrale nella lunga evoluzione della narrazione.

– «Questo libro è stato scritto per un ragazzo come potevo essere io a quindici anni»: così si apre il libro Quanti (Adelphi, traduzione di Matteo Polettini) di Terry Rudolph, nipote di Erwin Schroedinger, un fisico di grande importanza per la  quantistica, che ha come argomento, appunto, la fisica quantistica. C’è da dare ragione a quello che scrive Rudolph in apertura perché in effetti questo libro riesce a raccontare a tutti un mondo molto difficile, non scegliendo un registro semplicistico ma, verrebbe da dire, una via intuitiva che non trascura la complessità: Rudolph è infatti convinto che una volta compresa e introiettata la natura delle quattro operazioni fondamentali nessun campo della fisica nasconda un segreto. Nelle pagine di questo libro, piene di piccoli disegni dell’autore, eccellenti spiegazioni grafiche di ciò di cui si parla, Rudolph racconta la fisica quantistica e ciò che essa ricerca, interrogandosi anche sulla «tensione tra l’astrattezza della matematica, le osservazioni fisiche, e la descrizione che se ne trae», o meglio tra le descrizioni della fisica e la realtà in cui viviamo ogni giorno dove i modelli non esistono. Interessante davvero per tutti è la terza e ultima parte di questo libro, nella quale Rudolph guida il lettore in «un viaggio psichedelico» dove mostra proprio queste «incompatibilità tra il “realismo fisico”, che molti danno per scontato, e ogni descrizione esatta di ciò che realmente accade». «Vi verrà il sospetto che forse i fisici assumono per davvero certe sostanze» scrive Rudolph, accattivante consiglio per lanciarsi nella lettura.

– Tra il 1952 e il 1954, Louis Ferdinand Céline pubblicò due romanzi Pantomima per un’altra volta e Normance, che tornano adesso in libreria per la prima volta in un volume unico nella bella collana delle letture Einaudi, sempre con la storica traduzione del poeta Giuseppe Guglielmi. Si tratta di due romanzi legati indissolubilmente tra loro, tanto che Céline li chiamerà inizialmente Féerie I e Féerie II, o Féerie pour une autre fois: non si tratta di una scelta secondaria in quanto il termine in francese rimanda tanto a una narrazione fantastica quanto a uno spettacolo di bellezza fantasmagorica, un termine dunque che, come nota anche Massimo Raffaeli nella sua bella Prefazione, richiama sia a qualcosa di fantastico che una sua messa in scena, aspetto reso bene in questi romanzi dal susseguirsi di vita reale, visioni e sogni.

E così Céline si mette in scena in questi due romanzi autobiografici in cui riprende, certo romanzandone alcuni aspetti, le sue esperienze nell’ultimo scorcio della seconda guerra mondiale, tra la fuga in Danimarca e il ritorno, complesso, in Francia e l’amnistia. A emergere, come ogni volta che si leggono le pagine di questo maestro del Novecento, è la potenza del suo dettato, quel miscuglio inafferrabile di paranoia e padronanza del racconto che dona a ogni sua pagina una forza inedita. In questi due romanzi l’introduzione di elementi autobiografici rende ancora più preziosa la lettura, come se nel racconto della sua stessa vita Céline rendesse tangibile la sua idea del mondo che trova rappresentazione nelle sue opere, l’idea, come racconta l’editore Denoël ricordando il suo incontro con l’autore «della morte, la propria e quella del mondo», motivo conduttore nel suo discorso: «mi descrisse – aggiunge Denoël – un’umanità affamata di catastrofi, innamorata di massacri», descrivendo, forse, la sua stessa vita».

Matteo Moca è dottore di ricerca in italianistica e insegnante. Scrive, tra gli altri, per Il Tascabile, Il Foglio, Il Riformista, L’indice dei libri del mese, Blow Up e il blog di Kobo. Ha curato per Quodlibet il romanzo di Giovanni Faldella “Madonna di fuoco e Madonna di neve” e pubblicato la monografia “Tra parola e silenzio. Landolfi, Perec, Beckett”.
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