burri_cretto_1975

Corrispondenze d’amorosi sensi

di Cristò

In pratica sto cominciando a innamorarmi dopo essere stato lasciato.
Sono stato lasciato diverse volte. Prima da Kurt Vonnegut. Tutta colpa del suo ultimo romanzo Cronosisma che non sono riuscito a finire. Con lui era stata una storia intensa e passionale perché lui era uno scrittore che sapeva metterti in mezzo al gioco, che non ti faceva sentire trattato da lettore qualsiasi. Eri orgoglioso che lui ti avesse scelto come lettore. Tra te e lui c’era una specie di stima reciproca, quel tipo di stima che in una coppia rende il sesso molto più soddisfacente.
Quando mi ha lasciato avevo letto tutto quello che aveva scritto ma il suo ultimo romanzo no, non riuscivo ad andare avanti. Gli ho detto: “Kurt, non ti dimenticherò mai” mentre lui faceva le valigie con la faccia seria. E non l’ho dimenticato anzi, di tanto in tanto, vado a rivedere le foto che abbiamo fatto quando siamo andati su Trafalmadore.
Poi sono stato un po’ da solo. Ho passato almeno un anno senza leggere un libro dopo che Kurt mi ha lasciato. Nessun chiodo scaccia chiodo, ma ero giovane e me lo potevo permettere.
Dopo qualche notte di sesso sfrenato con Chuck Palahniuk ho incontrato Stanislaw Lem e so che poteva essere una storia importante ma io, forse, non ero pronto. Ci siamo avvicinati e allontanati per qualche libro, con un paio di momenti davvero belli, ma poi la storia si è consumata lentamente. Anche se devo dire che spesso ripenso a lui. È uno scrittore che ti mette alla prova, ti chiede di mettere in moto il tuo macchinario per interpretare le metafore, vuole il tuo spirito bambino e la tua mente matematica. Pretende la tua attenzione.
È stato a quel punto che John Barth è comparso in un pomeriggio afoso promettendomi di accompagnarmi a fare un giro sull’Opera galleggiante. Ho accettato di buon grado e ho capito immediatamente che lui era quello che stavo cercando. Vicino e distante allo stesso tempo, scrittore nell’atto di scrivere il personaggio scrittore. John Barth era Sherazade. Con lui mi sentivo parte del tutto, mi invitava spesso a partecipare al gioco della scrittura. Ci ho anche preso gusto e ho inventato storie, una in particolare, di cui lui era protagonista nascosto. Poi ha cominciato a parlare in inglese, non c’erano più parole in italiano, e ho dovuto ammettere che tra me e lui non c’era più dialogo. Gli ho detto che avremmo aspettato tempi migliori, che saremmo rimasti amici, che lo avrei atteso. Mentre anche lui andava via di spalle ho chiuso gli occhi forte forte, come fanno i bambini per rendere reali i desideri. Prima o poi qualcuno deciderà di ritradurre quello che ha scritto e che in Italia non si trova più o non si è mai trovato. So che ci sarà un ritorno di fiamma, ma adesso lui è andato via e io posso fare ben poco per riaverlo. Mi sarebbe piaciuto fargli leggere il bambino frutto del nostro amore, ma c’è il solito problema della lingua e così il giovanotto si deve accontentare delle mie cure di ragazzo padre aiutato da un piccolo editore locale che ha fatto da ostetrica e baby-sitter.
Con il bambino in braccio ho girato diverse librerie e festival letterari e tutti dicevano che era un bel bambino ma in pochi, davvero in pochi, riconoscevano nei suoi occhi il taglio di quelli di John Barth e questo mi faceva sentire ancora più solo. Ripensavo a Kurt Vonnegut e a Stanislaw Lem, mi addormentavo con Tommaso Pincio e con Tommaso Landolfi, mi svegliavo e c’era la mano paterna e razionale di Isaac Asimov a carezzarmi la testa. Ricordavo le notti di sesso sfrenato con Chuck Palahniuk di qualche anno prima. Tentavo in vano e per l’ennesima volta di accostarmi ai grandi vecchi ma sia Proust che Dostoevskij mi sembravano distanti, mi trattavano da ragazzino. Avevo bisogno di essere preso per mano ancora una volta e un giorno di novembre, durante una pausa pranzo di un’ora, la mano di un sessantenne ha stretto la mia. Ci siamo seduti su una panchina di piazza Umberto e lui ha esordito: “Io invece mi trovavo a mio agio in quel silenzio.”
Il suo incipit ha fatto l’incantesimo.
Sto centellinando da quel giorno le seicento pagine abbondanti che Antonio Moresco ha raccolto sotto il titolo Gli esordi e sento che mi sto innamorando di nuovo e che può essere una storia seria perché lui mi stupisce tutti i giorni e mi rimprovera di non scrivere abbastanza e di non scrivere abbastanza bene. È un maestro e un amante, è uno che presenti agli amici gonfiandoti di orgoglio. Leggerò tutto quello che ha scritto, come faccio ogni volta che mi innamoro, e vedremo che storia sarà.
Forse, un giorno, potrò raccontarla.

Commenti
11 Commenti a “Corrispondenze d’amorosi sensi”
  1. G. scrive:

    non so se sia più spassosa come storia, o più acuta come personale (ma non personalistico) panorama critico-letterario.

  2. Giuseppe Latanza scrive:

    Cristò, hai una dipendenza dalla letteratura che fa di te un narratore di razza. Un Appaloosa, in cerca di nuove praterie, che si nutre bene ha i muscoli guizzanti. Anche io mi innamoro qualche volta, ho amato profondamente il Moresco di Gli esordi, ma sono troppo instabile e cambio amore di frequente. Sono ancora molto adolescente. Per ora faccio sesso, stordito dalla sua logorrea, con DFW, che tu conosci benissimo. Ma temo che lo Scherzo sia interminabile.
    Grande pezzo, comunque.

  3. Thomas scrive:

    Bel pezzo e originale. Bravo. Io invece ho portato pantofole e spazzolino da denti su Solaris. Quando cerco di accomiatarmi Stanislaw mi ripete sempre: rimani ancora un po’, c’è sempre tempo. L’importante è sentirsi innamorati.

  4. Davide scrive:

    Uuuhh. E’ originale, fa ridere, ci si immedesima. 3 motivi per fare sul serio.

  5. Lelio scrive:

    E’ bello leggere dei tuoi amori. I miei sono inconfessabili e torbidi come certe sveltine nei vicoli di un quartiere portuale, e non ne parlerò.
    Ma si sa, l’amore è cieco.
    Continua così Cristò.

  6. clara scrive:

    Un bell’articolo, pieno di dolcezza, leggerezza, intelligenza. Non credo si tratti solo di amore per la lettura e la letteratura, perchè è la scrittura la vera protagonista. Lo stile di Cristò, la sua scrittura per l’appunto, è talmente radicata in lui e nella sua vita quotidiana da permettergli non solo di parlare, voler bene e fare del buon sesso con le sue fiamme letterarie, ma soprattutto di essere naturale.
    Per questo è dolce. Per questo è intelligente.
    E’ qualcosa di naturale e spontaneo, che scivola senza intoppi aprendo ad altro.
    Bravo Cristò

  7. criz scrive:

    ….ci sono libri che devo tenere vicino – fisicamente- anche molto tempo dopo averli letti. E libri che non sopporto guardare, che nascondo nella libreria.
    Ecco cos’è…è amore….

    Grande Cristò….

  8. Francesca Romana Mormile scrive:

    Conosco bene la sensualità di questi amori.
    Un testa-carta da addetti ai lavori. Non perché si scriva, quello lo fanno tutti. Ma perché si partecipa di un sentimento che mette concilia miracolosamente attaccamento e distanza, dipendenza e assoluta libertà.
    questo chiedo alla mia vecchiaia:di lasciarmi gli occhi. Abbastanza per leggere ancora. Grande Cristò!

  9. Cristò scrive:

    Grazie a tutti, davvero.

  10. Lotte scrive:

    Io ho da due anni una relazione seria con David, ma siamo una coppia aperta, quindi nel frattempo ho flirtato con i tuoi Tommaso e John, e sono curiosa di conoscere Antonio, anche solo per fare amicizia. Non mi sembra che abbia detto il nome del tuo bimbo, però.

  11. Gio Clairval scrive:

    Ma che bello! Ti ho scoperto grazie a un amico che ha condiviso il tuo post. E mi sono innamorata. Ma questo mio amore non potra mai essere reciproco: scrivo in inglese.

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