pussy riot

Cosa accadrebbe se un gruppo di giovani artiste-attiviste rivoluzionarie facesse una protesta simile alle Pussy Riot in Italia? Intanto leggiamoci le loro splendide dichiarazioni conclusive al processo.

Il processo alle Pussy Riot arriva a sentenza domani, 17 agosto. Da notizia da colonnina destra di Repubblica.it – quel mondo bizzarro dove c’è sempre un po’ di body-painting per chi ne avesse bisogno – la questione di questo terzetto di giovani attiviste russe anti-Putin è diventato un caso internazionale: hanno ricevuto l’attenzione di ogni star della musica (l’ultima, Madonna, dal palco di Mosca, ma anche filosofi come Slavoj Žižek ). Qui di seguito ho tradotto in maniera sicuramente non impeccabile le loro dichiarazioni finali al processo, cosa che – ci pare – nessun giornale italiano ha fatto. [CR]

Yekaterina Samutsevich:

Nelle sue dichiarazioni conclusive, l’imputato dovrebbe pentirsi, rammaricarsi per i suoi atti, o enumerare le circostanze attenuanti. Nel mio caso, come nel caso delle mie compagne, questo è completamente inutile. Voglio invece esprimere alcune riflessioni su ciò che ci è successo.

Che la Cattedrale del Cristo Salvatore fosse diventata un simbolo significativo nella strategia politica delle autorità è stato chiaro a molte persone con un cervello, quando l’ex collega di Vladimir Putin nel KGB Kirill Gundyayev ha assunto un ruolo di vertice nella Chiesa ortodossa russa. Come conseguenza immediata, la Cattedrale del Cristo Salvatore ha cominciato a essere apertamente utilizzata come sfondo per le politiche delle forze di sicurezza, che sono la principale fonte di potere politico in Russia.

Perché Putin sente la necessità di sfruttare la religione ortodossa e la sua estetica? Dopo tutto, avrebbe potuto impiegare i suoi decisamente più laici strumenti del potere, come per esempio le società controllate dallo stato, o il suo minaccioso sistema di polizia, o il suo sistema giudiziario obbediente. Può darsi che le dure, fallimentari politiche del governo di Putin, l’incidente con il sottomarino Kursk, i bombardamenti di civili in pieno giorno, e altri momenti spiacevoli della sua carriera politica lo abbiano costretto a riflettere sul fatto che era giunto il momento di dare le dimissioni; o che altrimenti, i cittadini russi lo avrebbero aiutato a fare questo. A quanto pare, è stato allora che Putin ha sentito la necessità di avere delle garanzie trascendenti per la sua lunga permanenza al vertice del potere. È allora che si è reso necessario utilizzare l’estetica della religione ortodossa, un’estetica che è storicamente associata al periodo di massimo splendore della Russia imperiale, per cui il potere non proviene dalle manifestazioni terrene come dalle elezioni democratiche e dalla società civile, ma da Dio stesso.

Come ha fatto Putin a riuscire in questo? Dopo tutto, abbiamo ancora uno Stato laico, e ogni intersezione tra la sfera religiosa e quella politica dovrebbe essere trattato con severità e spirito critico dalla nostra società vigile. Giusto? Qui, a quanto pare, le autorità hanno approfittato di un certo deficit di estetica ortodossa in epoca sovietica, quando la religione ortodossa aveva un’aura di storia perduta, di qualcosa che era stato schiacciato e danneggiato dal regime totalitario sovietico, ed era quindi un’opposizione culturale. Le autorità hanno deciso di appropriarsi di questo senso della perdita e di presentare un nuovo progetto politico della Russia per ripristinare i valori spirituali perduti, un progetto che ha poco a che fare con una genuina preoccupazione per la conservazione della storia russa dell’Ortodossia e della sua cultura.

È anche abbastanza logico che la Chiesa ortodossa russa, dati i suoi legami lunghi mistici al potere, è emersa come principale attore di questo progetto nei media. È stato deciso che, a differenza dell’epoca sovietica, quando la Chiesa si oppose alla brutalità delle autorità verso la storia stessa, la Chiesa ortodossa russa di oggi dovrebbe affrontare tutte le pericolose manifestazioni della cultura di massa contemporanea con la sua capacità di pluralismo e tolleranza.

L’attuazione di questo progetto assai interessante da un punto di vista politico ha richiesto notevoli quantità di professionalità scenografiche, attrezzature video, lunghe dirette sulla televisione nazionale, numerosi sfondi per le notizie moralmente e eticamente edificanti, dove presentare i discorsi ben costruiti del Patriarca, spingendo in tal modo i fedeli a fare la scelta giusta politica in un momento difficile come quello che ha preceduto le elezioni per Putin. Inoltre, la ripresa doveva essere continua, le immagini dovevano essere scolpite nella memoria, e costantemente aggiornate, ma al tempo stesso tutto questo doveva sempre dare l’impressione di qualcosa di naturale, continuo e imprescindibile.

La nostra improvvisa apparizione musicale nella Cattedrale di Cristo Salvatore con la canzone “Madre di Dio, spazza via Putin” ha violato l’integrità dell’immagine mediatica che le autorità avevano voluto produrre e mantenere per tutto questo tempo, e ha rivelato la sua falsità. Nel nostro spettacolo abbiamo osato, senza la benedizione del Patriarca, unire l’immaginario visivo della cultura ortodossa con quella della cultura della protesta, suggerendo così che la cultura ortodossa non appartiene solo alla Chiesa ortodossa russa, al Patriarca e Putin, ma che potrebbe anche allearsi con la ribellione civile e lo spirito di protesta in Russia.

Forse lo sgradevole, enorme effetto della nostra intrusione nei media nella cattedrale è stata una sorpresa per le autorità stesse. In un primo momento, hanno cercato di presentare la nostra performance come uno scherzo tirato da atei militanti e senza cuore. Questo è stato un grave errore da parte loro, perché noi eravamo già conosciute come una band punk femminista anti-Putin, che aveva lanciato i suoi assalti nei media sui simboli principali politici del paese.

Alla fine, considerando tutte le ricadute irreversibili politiche e simboliche causate dalla nostra innocente creatività, le autorità hanno deciso di schermare il pubblico dal nostro pensiero anticonformista. Così è finita la nostra complicata avventura punk nella cattedrale di Cristo Salvatore.

Ora provo sentimenti contrastanti su questo processo. Da un lato, mi aspetto un verdetto di colpevolezza. Rispetto alla macchina giudiziaria, noi siamo nessuno, e abbiamo perso. D’altra parte, abbiamo vinto. Tutto il mondo sa ora che il procedimento penale contro di noi è stato fabbricato ad arte. Il sistema non può nascondere la natura repressiva di questo processo. Ancora una volta, il mondo vede la Russia in modo diverso dal modo in cui Putin cerca di presentarla ai suoi quotidiani incontri internazionali. Chiaramente, nessuno dei passaggi che Putin ha promesso di compiere verso l’istituzione dello Stato di diritto è stata intrapreso. E la sua affermazione che questo tribunale sarà obiettivo e esprimerà un verdetto equo è l’ennesimo inganno per tutto il paese e la comunità internazionale. Questo è tutto. Grazie.

Maria Alyokhina:

Questo processo sta avendo una grande risonanza: l’attuale governo potrà provare vergogna e imbarazzo per un lungo tempo a venire. In ogni fase ha avuto luogo una parodia della giustizia. Come si è visto, la nostra performance, che all’inizio era un piccolo gesto un po ‘assurdo, si è trasformato come una valanga in una catastrofe enorme. Ciò, ovviamente, non sarebbe accaduto in una società sana. La Russia, in quanto Stato, è da tempo simile a un organismo malato fino al midollo. E la malattia esplode quando si strofinano i suoi ascessi infiammati. In un primo momento e per lungo tempo questa malattia è stata messa a tacere in pubblico, ma alla fine si è cercato di strumentalizzarla attraverso il “dialogo”. E badate bene: questo è il tipo di dialogo di cui il nostro governo è capace. Questo processo non è solo una maschera grottesca e maligna, è il “volto” del dialogo del governo con la gente del nostro paese. Per stimolare un dibattito su un problema a livello sociale, è spesso necessario preparare le giuste condizioni – ecco un caso del genere.

È interessante come la nostra situazione sia stata spersonalizzata fin dall’inizio. Questo perché quando si parla di Putin, noi non abbiamo in mente Vladimir Vladimirovich Putin, ma il sistema-Putin che lui stesso ha creato, il potere verticistico, dove ogni controllo viene effettuato in modo puntuale da una sola persona. E questo potere è gerarchico, disinteressato, completamente disinteressato, al giudizio delle masse. E ciò che mi preoccupa più di tutto è come le idee delle generazioni più giovani non vengano prese in considerazione. Noi crediamo che l’inefficacia di questa amministrazione sia evidente da tutti i punti di vista.

E proprio qui, in questa dichiarazione conclusiva, vorrei descrivere la mia esperienza diretta del combattere questo sistema. La nostra scuola, che è dove la personalità comincia a formarsi in un contesto sociale, ignora in modo efficace tutte le particolarità del singolo. Non c’è un “approccio individuale,” nessuno studio della cultura, della filosofia, delle conoscenze di base sulla società civile. Ufficialmente, queste materie esistono, ma sono ancora insegnate in base al modello sovietico. E come risultato, vediamo l’emarginazione dell’arte contemporanea nella coscienza pubblica, una mancanza di motivazione per il pensiero filosofico, e stereotipi di genere. Il concetto dell’essere umano come cittadino viene spazzato via, relegato in un angolo lontano.

Le istituzioni educative insegnano alla gente, fin dall’infanzia, a vivere come automi. A non porre le domande cruciali coerenti con la loro età. Vengono inculcate la brutalità e l’intolleranza nei confronti di ogni diversità. A partire dall’infanzia, ci dimentichiamo la nostra libertà.

Ho esperienza personale delle cliniche psichiatriche per i minori. E posso dire con convinzione che ogni adolescente che mostra qualche segno di anticonformismo attivo può finire in un posto così. Una certa percentuale di quei bambini viene dagli orfanotrofi.

Nel nostro paese è considerato del tutto normale rinchiudere un bambino che ha cercato di fuggire da un orfanotrofio in una clinica psichiatrica. E trattarlo con sedativi molto potenti, come l’Aminazin, lo stesso che si utilizzava per sottomettere i dissidenti sovietici negli anni ’70.

Potete immaginare come questo sia particolarmente fonte di traumi, data la generale tendenza punitiva e l’assenza di una reale assistenza psicologica. Tutte le interazioni sono basate sullo sfruttamento dei sentimenti di paura dei bambini e sulla loro sottomissione forzata. E come risultato, l’aggressività aumenta esponenzialmente. Ci sono molti bambini analfabeti, ma nessuno fa alcuno sforzo per combattere questo problema; al contrario, è scoraggiato qualsiasi minimo sforzo di motivazione per lo sviluppo personale. L’individuo si chiude completamente e perde la fede in tutto il mondo.

Vorrei sottolineare che questo metodo di sviluppo personale impedisce in modo chiaro il risveglio delle libertà sia interiori che di quelle religiose, purtroppo, su scala di massa. La conseguenza del processo che ho appena descritto è quella che chiamano umiltà ontologica, esistenziale. Per me, questo processo, questa rottura è proprio significativo di come, se lo vediamo dal punto di vista della cultura cristiana, possiamo renderci conto di come i significati e i simboli vengano sostituiti da altri diametralmente opposti a loro. Così uno dei concetti più importanti del Cristianesimo, l’Umiltà, oggi è comunemente concepita non come un percorso verso la sensibilizzazione, la fortificazione, e la liberazione definitiva dell’uomo, ma al contrario come strumento per la sua riduzione in schiavitù. Per citare il filosofo russo Nikolaj Berdjaev, si potrebbe dire che “l’ontologia dell’umiltà è l’ontologia degli schiavi di Dio, e non dei figli di Dio”. Quando facevo parte di un’organizzazione del movimento ecologico, mi sono fondamentalmente convinta della priorità della libertà interiore come fondamento per agire. Così come dell’importanza, l’importanza diretta, di compiere delle azioni.

Ancora oggi trovo sorprendente che, nel nostro paese, abbiamo bisogno del sostegno di diverse migliaia di individui per porre fine al dispotismo di uno o di una manciata di burocrati. Vorrei sottolineare come il nostro processo si dimostra una conferma molto eloquente del fatto che abbiamo bisogno del sostegno di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo per far vedere l’ovvio: che qui ci sono tre persone non colpevoli. Noi non siamo colpevoli, tutto il mondo lo dice. Il mondo intero lo dice ai concerti, il mondo intero lo dice su internet, il mondo intero lo dice sulla stampa. Lo dicono in Parlamento. Il Primo Ministro d’Inghilterra saluta il nostro presidente non parlandogli delle Olimpiadi, ma con la domanda: “Perché ci sono tre donne innocenti in carcere?”. È vergognoso.

Ma trovo ancora più sorprendente che la gente non crede che tutto questo possa avere qualche influenza sul regime. Durante i picchettaggi e dimostrazioni (in inverno e in primavera), quando ancora stavo ancora raccogliendo firme e organizzando petizioni, molte persone mi chiedevano – e me lo chiedevano con sincero stupore: perché nel mondo dovrebbero preoccuparsi per quel pezzetto di foresta nella regione di Krasnodar, anche se è forse un bosco unico in Russia, forse un bosco primordiale? Perché dovrebbero preoccuparsi se la moglie del nostro primo ministro Dmitry Medvedev vuole costruire una residenza ufficiale lì e distruggere l’unica riserva di ginepro in Russia? Queste persone. . . questa è l’ennesima conferma che la gente del nostro paese ha perso il senso che questo Paese le appartiene, appariene a noi, ai suoi cittadini. Non hanno più la percezione di se stessi come cittadini. Hanno un senso di sé semplicemente come una massa di automi. Non si sentono che la foresta appartiene a loro, nemmeno il bosco situato proprio accanto alle loro case. Dubito che anche che sentano un senso di appartenenza per le proprie case. Perché se qualcuno dovesse arrivare fino al loro portico con un bulldozer e dirgli che c’è di evacuare, e “ci scusi, dobbiamo radere al suolo la casa per fare spazio a residenza di un burocrate”, queste persone raccoglierebbero ubbidienti le loro cose, le loro borse, e uscirebbero per strada. E poi rimarrebbero lì con cura fino a che il regime non dicesse loro cosa devono fare. Sono completamente abulici, è molto triste. Dopo aver trascorso quasi un anno e mezzo in carcere, sono giunta a capire che il carcere è solo la Russia in miniatura.

Si potrebbe anche parlare del sistema del governo. Che funziona in modo assolutamente verticale, in cui ogni decisione avviene esclusivamente attraverso l’intervento diretto dall’alto. Non c’è assolutamente nessuna delega orizzontale delle funzioni, il che renderebbe la vita di tutti notevolmente più facile. E c’è una mancanza di iniziativa individuale. La denuncia prospera insieme col reciproco sospetto. In carcere, come nel nostro paese nel suo complesso, tutto è pensato per spogliare l’uomo della sua individualità, per identificarlo con la sua mera funzione; tale funzione può essere quella di un operaio o un prigioniero. Il rigido quadro del programma giornaliero in carcere (ci si abitua in fretta) ricorda il contesto della vita quotidiana in cui nasciamo in Russia.

In questo quadro, la gente comincia a dare un grande valore per cose inutili. In carcere queste inezie sono cose come alcuni piatti o alcune tovaglie di plastica che possono essere acquistati con l’autorizzazione personale del capo guardiano. Fuori dal carcere, di conseguenza, abbiamo lo status sociale, che le persone apprezzano come un grande guadagno. Questo mi è sempre risultato sorprendente. Un altro aspetto [di questo processo] è che ci sta rendendo consapevoli del funzionamento di questo governo come di una performance, di un gioco. Un gioco che in realtà si trasforma in caos. Il livello superficiale dell’organizzazione del regime rivela la disorganizzazione e l’inefficienza della maggior parte delle sue attività. Ed è ovvio che questo non porta ad alcun governo reale. Al contrario, la gente inizia a sentire un sempre più forte senso di smarrimento – nel tempo e nello spazio. In carcere e in tutto il paese, la gente non sa a chi rivolgersi per questa o quella questione. Ecco perché si rivolgono al boss del carcere. E fuori dal carcere, di conseguenza, vanno da Putin, il capoccia più alto.

Esprimendo con un testo una immagine collettiva del sistema. . . bene, in generale, potrei dire che non siamo contro. . . che siamo contro il caos che Putin ha generato, una roba che solo superficialmente può essere definita un governo. Per mostrare una immagine collettiva del sistema, in cui, a nostro parere, praticamente tutte le istituzioni stanno attraversando una sorta di mutazione, pur apparendo formalmente intatte. E in cui la società civile, tanto a noi cara, viene distrutta. Non stiamo facendo citazioni dirette nei nostri testi; assumiamo solo la forma della citazione diretta come una formula artistica. L’unica cosa identica è la nostra motivazione. La nostra motivazione è la stessa motivazione sottesa in una citazione diretta. Questa motivazione si esprime al meglio nei Vangeli: “Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto” [Matteo 7, 8] Per me, per tutti noi, credo sinceramente, la porta sarà aperta. Ma, ahimè, per ora l’unica cosa che è successa è che siamo state rinchiuse in carcere. È molto strana che nella reazione alle nostre azioni, le autorità ignorino completamente l’esperienza storica del dissenso. “Come sfortunato è il paese dove si intende la semplice onestà, nel migliore dei casi, come eroismo. E nel peggiore dei casi come un disturbo mentale”, ha scritto il dissidente Vladimir Bukovsky nel 1970. E anche se non è durato a lungo, ora le persone si comportano come se non vi fosse mai stato alcun Grande Terrore, né i tentativi di resistenza. Credo che veniamo accusate da persone senza memoria. Molti di loro hanno letto: “Molti di essi dicevano: « Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo state ad ascoltare?” Queste parole appartengono agli ebrei che hanno accusato Gesù Cristo di blasfemia. [Giovanni 10:33] «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Curiosamente, è proprio questo versetto che la Chiesa ortodossa russa utilizza per esprimere la propria opinione sulla blasfemia. Questo parere è messo agli atti, è attaccato al nostro fascicolo penale. Esprimendo tale parere, la Chiesa ortodossa russa si riferisce ai Vangeli come immobile verità religiosa. I Vangeli non sono più intesi come rivelazione, come sono stati fin dall’inizio, ma piuttosto come un blocco monolitico che può essere smontato in citazioni da usare ove necessario – in un qualche documento, per uno dei loro scopi. La Chiesa ortodossa russa non si prende nemmeno la briga di guardare il contesto in cui “blasfemo” è stato menzionato qui; che in questo caso, la parola si applica a Gesù Cristo stesso. Penso che la verità religiosa non deve essere statica, che è essenziale per comprendere le istanze e i percorsi di sviluppo spirituale, il carattere di un essere umano, la sua duplicità, la sua frammentazione. Che per formare se stessi è essenziale sperimentare queste cose. Che si debbono provare tutte queste cose per svilupparsi come persona. Che la verità religiosa è un processo e non un prodotto finito che può essere strumentalizzato sempre e ovunque. E tutte queste cose di cui ho parlato, tutti questi processi, trovano un significato nell’arte e nella filosofia. Compresa l’arte contemporanea. Una situazione artistica può e, a mio parere, deve contenere questo tipo di conflitto interno. E ciò che mi irrita davvero è come l’accusa usa le parole “la cosiddetta” in riferimento all’arte contemporanea.

Vorrei far notare che metodi molto simili sono stati utilizzati durante il processo al poeta [Josip] Brodsky. Le sue poesie sono state definite come “cosiddetteW poesie, i testimoni dell’accusa non le avevano effettivamente lette, proprio come un certo numero di testimoni nel nostro caso non ha visto lo spettacolo e ha solo guardato on-line clip. Anche le nostre scuse, a quanto pare, sono anche definite come “cosiddette scuse”. Anche questo è offensivo. E mi fa impazzire le questioni del danno morale e del trauma psicologico. Perché le nostre scuse sono state sincere. Mi dispiace che siano state pronunciate tante parole e voi non l’abbiate ancora capite. Oppure è una calcolata malafede quando parlate delle nostre scuse come insincere. Non so cosa avete ancora bisogno di sentire da noi. Ma per me questo processo è un processo “cosiddetto”. E non ho paura di voi. Io non ho paura della falsità e della finzione, dell’inganno travestito, nel verdetto di questo cosiddetto tribunale.

Perché tutto quello che mi può privare di libertà è “cosiddetto”. Questa è l’unica cosa che esiste in Russia. Ma nessuno può togliermi la libertà interiore. Vive nella parola, continuerà a vivere, grazie alla trasparenza [glasnost], quando questo sarà letta e sentito da migliaia di persone. Questa libertà continua a vivere in ogni persona che non è indifferente, che ci ascolta in questo paese. Con tutti coloro che hanno trovato frammenti del processo in se stessi, come in epoche precedenti li hanno trovati in Franz Kafka e Guy Debord. Credo di possedere onestà e trasparenza, ho sete di verità, e queste cose ci renderanno solo un po ‘più liberi. Staremo a vedere.

Nadezhda Tolokonnikova:

Se la guardiamo nel suo complesso, a essere sotto processo qui non sono tre membri delle Pussy Riot. Se così fosse, questo evento sarebbe difficilmente significativo. Si tratta di un processo a tutto il sistema politico della Federazione Russa, che, per sua grande sfortuna, gode continuando a esercitare la sua oppressione verso l’individuo, la sua indifferenza verso l’onore e la dignità umana, ripetendo tutti i peggiori momenti della storia russa. Con mio profondo rammarico, queste misere scuse per un processo giudiziario si avvicinano a quelle delle troike staliniane. Anche noi abbiamo solo un magistrato inquirente, un giudice e un procuratore. Inoltre, questo atto repressivo è eseguito sulla base di ordini politici dall’alto che dettano per intero parole, atti e decisioni di queste tre figure giudiziarie.

Cosa c’era dietro la nostra performance nella Cattedrale di Cristo il Salvatore e il successivo processo? Niente di diverso dal sistema politico autocratico. Le performances delle Pussy Riot possono essere considerate arte dissidente o azione politica che impiega forme d’arte. In entrambi i casi, le nostre performance sono un tipo di attività civica che si muove contro le repressioni di un sistema industrial-politico che dirige il suo potere contro i diritti umani fondamentali e le libertà civili e politiche. Giovani che sono stati oppressi dall’eliminazione sistematica delle libertà si sono rivoltati contro lo Stato. Eravamo alla ricerca di sincerità e semplicità, e abbiamo trovato queste qualità nell’yurodstvo [la follia santa] del punk.

Passione, totale onestà e ingenuità sono superiori all’ipocrisia, la menzogna e la falsa modestia, che sono usati per nascondere il crimine. Le figure principali cosiddetti del nostro Stato presentano nella Cattedrale le facce rassicuranti, ma sanno che il loro peccato è superiore al nostro.

Abbiamo costruito delle performance punk politiche in risposta a un governo che è pieno di rigidità, reticenza, e strutture gerarchiche castali. È così chiaramente servile nei confronti dei miseri interessi delle multinazionali, che ci fa male anche soltanto respirare l’aria russa. Ci opponiamo categoricamente alle seguenti storture, in un modo che ci costringe ad agire e vivere politicamente:

- l’uso di metodi coercitivi per la regolamentazione dei processi sociali; una situazione in cui le più importanti istituzioni politiche sono strutture disciplinari dello Stato: gli organi di sicurezza (esercito, polizia e servizi segreti), e i relativi strumenti per garantire la “stabilità” politica (carceri, detenzione preventiva, tutti i meccanismi di stretto controllo sulla cittadinanza);

- l’imposizione di passività civile alla maggioranza della popolazione,

- il dominio completo del potere esecutivo sul legislativo e giudiziario.

Inoltre, siamo profondamente frustrati dalla mancanza scandalosa di cultura politica, che si presenta come il risultato della paura e che viene mantenuta grazie agli sforzi coscienti del governo e dei suoi servi (Patriarca Kirill: “I cristiani ortodossi non frequentano i raduni”); la scandalosa debolezza dei legami orizzontali all’interno della società.

Non ci piace che lo stato dell’opinione pubblica così facilmente manipolato attraverso il suo stretto controllo sulla maggioranza dei media (un esempio particolarmente evidente di questa manipolazione è la campagna senza precedenti insolente e distorta contro le Pussy Riot apparsa praticamente in ogni luogo mediatico russo) .

Nonostante il fatto che ci troviamo in una situazione sostanzialmente autoritaria, che viviamo sotto un regime autoritario, vedo questo sistema disfarsi di fronte a tre membri delle Pussy Riot. Quello che il sistema aveva previsto non si è verificato, la Russia non ci condanna. E ogni giorno che passa, sempre più persone credono in noi e pensano che dovremmo essere libere, e non dietro le sbarre.

Vedo questo le persone nelle che incontro. Mi capita di incontrare persone che lavorano per il sistema, nelle sue istituzioni, incontro persone che sono in carcere. Ogni giorno, mi capita di incontrare i nostri sostenitori che ci augurano fortuna e, soprattutto, la libertà. Dicono che quello che abbiamo fatto è giustificato. Sempre più persone ci dicono che seppure avevano dubbi sul fatto che avevamo il diritto di fare quello che abbiamo fatto, ogni giorno che passa si rendono conto che il tempo ha dimostrato come il nostro gesto politico fosse nel giusto, che abbiamo aperto le ferite di questo sistema politico, e abbiamo colpito direttamente il nido di vespe…

Queste persone cercano di alleviare le nostre sofferenze per quanto possibile, e gli siamo molto grati. Siamo anche grati a tutti coloro che parlano in nostro favore fuori di qui. Ci sono molti sostenitori, e lo sappiamo. So che un gran numero di cristiani ortodossi parlano a nostro nome, quelli che si riuniscono presso la corte per esempio. Essi pregano per noi, pregano per i membri incarcerati delle Pussy Riot. Abbiamo visto i libretti piccoli delle Chiesa Ortodossa contenenti preghiere per i carcerati. Questo solo fatto dimostra che non esiste un unico, gruppo unito di credenti ortodossi, come il pubblico ministero vorrebbe dimostrare. Questo gruppo unito non esiste. Oggi, i credenti sempre più si stanno spostando in difesa delle Pussy Riot. Non pensano che ciò che abbiamo fatto ci faccia meritare un periodo di cinque mesi in un centro di detenzione preventiva, per non parlare dei tre anni di carcere, come il pubblico ministero ha chiesto.

Ogni giorno, la gente capisce che se il sistema sta attaccando tre giovani donne che si sono esibite nella Cattedrale di Cristo Salvatore per trenta secondi con tale veemenza, significa solo che questo sistema teme la verità, la sincerità e la schiettezza che rappresentiamo. Non abbiamo mai usato strategie nel corso del processo. Nel frattempo, i nostri avversari hanno fatto il pieno di strategie, e le persone se ne rendono conto. Infatti, la verità ha una ontologica, esistenziale superiorità sull’inganno, e questo è scritto nella Bibbia, in particolare nell’Antico Testamento.

I sentieri della verità trionferanno sempre sopra le vie della furbizia, dell’astuzia e dell’inganno. Ogni giorno, la verità si farà più vittorioso, nonostante il fatto che rimaniamo dietro le sbarre e probabilmente sarà così per un lungo periodo.

Ieri, Madonna si è presentata a Mosca con “Pussy Riot” scritto sulla schiena. Sempre più persone vedono che siamo tenute qui illegalmente, con falsi pretesti. Tutto ciò mi elettrizza. Mi elettrizza che la verità possa davvero trionfare sull’inganno. Nonostante il fatto che siamo fisicamente qui, siamo più libere di tutti coloro che siedono di fronte a noi dalla parte della procura. Possiamo dire tutto quello che vogliamo e diciamo tutto quello che vogliamo. L’accusa può solo dire quello che le è consentito dalla censura politica. Non possono dire “preghiera punk”, o “Madonna, spazza via Putin”, non possono pronunciare una sola riga della nostra preghiera punk che parla del sistema politico.

Forse pensano che sarebbe bene metterci in prigione perché parliamo contro Putin e il suo regime. Ma non dicono nemmeno questo, perché non sono autorizzati a farlo. Le loro bocche sono cucite. Purtroppo, sono solo qui come manichini. Ma spero che se ne rendano conto e, infine, intraprendano la via della libertà, della verità e della sincerità, perché questo percorso è superiore al percorso dell’indifferenza, della falsa modestia e dell’ipocrisia. L’indifferenza e la ricerca della verità sono sempre opposti, e in questo caso, nel corso di questo processo, che vediamo da una parte le persone che cercano di conoscere la verità, e dall’altra le persone che cercano di camuffarla.

Un essere umano è una creatura che è sempre in errore, non è mai perfetto. Può cercare la saggezza, ma non la può possedere, questo è il motivo per cui è nata la filosofia. Questo è il motivo per il filosofo è colui che ama la sapienza e la anela, ma non la possiede. Questo è ciò che spinge in ultima analisi, un essere umano ad agire, a pensare e a vivere in un certo modo. Era la nostra ricerca della verità che ci ha portato alla Cattedrale di Cristo Salvatore. Penso che il cristianesimo, come ho capito studiando l’Antico e il Nuovo Testamento in particolare, chiede la ricerca della verità e un continuo superamento di se stessi, il superamento di ciò che eri prima. Non è stato vano per Cristo quando era tra le prostitute, dichiarare che quelli che vacillano dovrebbero essere aiutati, “io li perdono”, ha detto. Non vedo quest’atteggiamento nel nostro processo, che si svolge sotto la bandiera del cristianesimo. Invece, mi sembra che la procura stia calpestando la religione.

Gli avvocati delle ufficiali “parti lese” li stanno abbandonando. Due giorni fa, uno degli avvocati della “parte lesa, Alexei Taratukhin, ha fatto un discorso in cui ha insistito sul fatto che dovrebbe essere chiaro che in nessun caso qualcuno dovrebbe presumere che l’avvocato è d’accordo con le parti che rappresenta. In altre parole, l’avvocato si trova in una posizione eticamente scomoda e non vuole stare per le persone che cercano di imprigionare le Pussy Riot. Non so perché vogliono metterci in prigione. Forse ne hanno il diritto, ma voglio sottolineare che il loro avvocato sembra vergognarsi. Forse è stata colpito da quelle persone che gridavano “Boia! Vergogna su di voi!”. Voglio acnora sottolineare come la verità e il bene trionfano sempre sul inganno e malizia. E sembra anche a me che gli avvocati dell’accusa siano stati influenzati da un potere superiore, perché di volta in volta, si impicciano e ci chiamano “parte lesa.” Quasi tutti i legali hanno accidentalmente detto questo, e anche l’avvocato penale Larisa Pavlova, che è molto negativamente disposta verso di noi, sembra tuttavia essere mossa da una forza superiore, quando si riferisce a noi come “parte lesa”. Non parla di quelli che lei rappresenta, ma di noi.

Non voglio etichettare nessuno. Mi sembra che non ci sono vincitori, o vinti, o vittime o imputati qui. Tutti abbiamo semplicemente bisogno di confrontarci l’un l’altro, e stabilire un dialogo per cercare insieme la verità. Insieme, possiamo cercare la saggezza ed essere filosofi, invece di stigmatizzare le persone e etichettarle. Questa è l’ultima cosa che una persona dovrebbe fare. Cristo stesso l’ha condannato. Con questo processo il sistema ci sta violentando. Chi avrebbe mai pensato che lo Stato possa ancora oggi commettere un male assolutamente immotivato? Chi avrebbe potuto immaginare che la storia, il Grande Terrore staliniano, potesse non essere riuscito a insegnarci qualcosa? I metodi da inquisizione medievale che regnano in applicazione della legge e dei sistemi giudiziari del nostro paese, la Federazione russa, sono sufficienti a farci piangere. Ma dal momento del nostro arresto, abbiamo smesso di piangere. Abbiamo perso la nostra capacità di piangere. Avevamo gridato disperatamente ai nostri concerti punk. Con tutte le nostre forze, abbiamo denunciato l’illegalità delle autorità, degli organi direttivi. Ma ora, le nostre voci sono stati portate via. Ce le hanno prese il 3 marzo 2012, quando siamo state arrestati. Il giorno seguente, le nostre voci e i nostri voti sono stati rubati rispetto alle cosiddette elezioni.

Durante tutto il processo, la gente ha rifiutato di ascoltarci. Ascoltarci significherebbe essere ricettivi verso ciò che diciamo, essere riflessivi, tendere verso la saggezza, essere filosofi. Credo che ogni persona dovrebbe sforzarsi in questo, e non solo quelli che hanno studiato in un dipartimento di filosofia. Un’istruzione formale non significa nulla, anche se l’avvocato Pavlova tenta costantemente di rimproverare la nostra mancanza di educazione. Crediamo che la cosa più importante sia lottare, lottare per la conoscenza e la saggezza. Questo è un obiettivo che una persona può raggiungere in modo indipendente, fuori dalle mura di un istituto scolastico. Lauree e diplomi scolastici non significano nulla. Una persona può possedere una grande quantità di conoscenze, ma non essere un essere umano. Pitagora sosteneva che una conoscenza approfondita non significa saggezza. Purtroppo, noi siamo qui proprio per dimostrarlo. Siamo qui solo come decorazioni, come elementi inanimati, corpi semplici che sono stati trasportati in un aula. Le nostre azioni, dopo molti giorni di richieste, di trattative e di lotte non ricevono alcuna considerazione, vengono sempre negate. Purtroppo per noi e per il nostro paese, il giudice sente un procuratore che distorce continuamente le nostre parole e le nostre dichiarazioni impunemente, neutralizzandole. Il principio fondamentale del contraddittorio del sistema giuridico è apertamente violato.

Il 30 luglio, il primo giorno del processo, abbiamo mostrato la nostra reazione alle accuse dei pubblici ministeri. Da lì in poi, il giudice ci ha categoricamente negato il diritto di parlare, ed i nostri testi scritti sono stati letti ad alta voce dal nostro difensore, Violetta Volkova. Per noi, questa è stata la prima occasione per esprimerci dopo cinque mesi di prigionia. Fino ad ora siamo state recluse, confinate, non abbiamo potuto fare nulla, non abbiamo potuto scrivere appelli, non abbiamo potuto ciò che sta accadendo intorno a noi, non abbiamo Internet, il nostro avvocato non può nemmeno portarci le carte perché anche quello è vietato. Il 30 luglio abbiamo parlato apertamente per la prima volta, abbiamo parlato per cercare un confronto e facilitare il dialogo, non abbiamo cercato la contrapposizione. Abbiamo teso le nostre mani verso le persone che, per qualche ragione, ci considerano i loro nemici, e loro hanno sputato sulle nostre mani aperte. “Non siete sincere”, ci hanno detto a noi. Peccato. Non giudicateci in base ai vostri parametri di comportamento. Abbiamo parlato con sincerità, come facciamo sempre, abbiamo detto quello che pensavamo. Siamo state incredibilmente infantili, ingenue nella nostra verità, ma comunque non ci pentiamo delle nostre parole, comprese le nostre parole che abbiamo pronunciato quel giorno.

Ed essendo stato diffamate, non vogliamo diffamare altri per ripicca. Siamo in circostanze disperate, ma non disperiamo. Siamo perseguitate, ma non siamo state abbandonate. È facile degradare e distruggere le persone che sono sincere, ma “Quando sono debole, è allora che sono forte”.

Ascoltate le nostre parole e non quello che Arkady Mamontov [giornalista televisivo pro-Putin] dice di noi. Non distorcete e falsificate ciò che diciamo. Permetteteci di entrare in dialogo con voi, in contatto con questo paese, che è anche il nostro paese e non solo la terra di Putin e del Patriarca. Proprio come Solzhenitsyn, credo che alla fine la parola romperà il cemento. Solzhenitsyn ha scritto: “Così, la parola è più essenziale del cemento. Così, la parola non è un niente piccola. In questo modo, le persone nobili cominciano a crescere, e la loro parola romperà il cemento”. [Solzhenitsyn, Il primo cerchio]

Katya, Masha e io potremmo finire in prigione, ma non ci ritengo sconfitte. Proprio come i dissidenti non sono stati sconfitti, anche se sono scomparsi nei manicomi e nelle prigioni hanno pronunciato il loro verdetto sul regime. L’arte di creare l’immagine di un’epoca non conosce vincitori né vinti. È stato lo stesso con i poeti OBERIU, rimasti artisti fino alla fine, inspiegabili e incomprensibili. Massacrati nelle purghe nel 1937, Alexander Vvedensky scrisse: “L’incomprensibile ci piace, l’inspiegabile è nostro amico.” Secondo il certificato di morte ufficiale, Aleksandr Vvedensky morì il 20 dicembre 1941. Nessuno conosce la causa della morte. Avrebbe potuto essere la dissenteria in treno sulla strada per i campi, ma potrebbe essere stato il proiettile di una guardia. La morte l’ha colpito da qualche parte sulla ferrovia tra Voronezh e Kazan.

Le Pussy Riot sono allieve e eredi di Vvedensky. Il suo principio della rima cattiva è ancora a noi caro. Ha scritto: “Di tanto in tanto, penso a due rime diverse, una buona e una cattiva, e ho sempre scelto quello cattiva perché è sempre quella giusta”.

“L’inspiegabile è il nostro amico”: le opere elitarie e raffinate dei poeti OBERIU e la loro ricerca di riflessione sui limiti del significato hanno trovato un’incarnazione quando hanno pagato con la lore vite, che sono state eliminate senza senso dal Grande Terrore. Pagando con la vita, questi poeti hanno involontariamente dimostrato che avevano ragione a considerare l’irrazionalità e insensatezza i nervi della loro epoca. In questo modo, il patrimonio artistico è diventato un fatto storico. Il prezzo di partecipazione alla creazione della storia è incommensurabilmente grande per l’individuo. Ma l’essenza dell’esistenza umana sta proprio in questa partecipazione. Essere un mendicante, ma arricchire gli altri. Non avere niente, ma possedere tutto. Si pensa che i dissidenti OBERIU siano morti, ma sono vivi. Sono stati massacrati, ma non sono morti.

Vi ricordate perchè il giovane Dostoevskij è stato condannato a morte? Tutta la sua colpa consisteva nel fatto che era affascinato dalle teorie socialiste, e durante le riunioni di liberi pensatori e amici – che si riunivano venerdì nell’appartamento di [Mikhail] Petrasevskij – discuteva gli scritti di Fourier e George Sand. In uno degli ultimi venerdì, ha letto la lettera di Belinskij a Gogol ad alta voce, una lettera che era piena, secondo il giudice che accusò Dostoevskij (ascoltate!) “di impudenti dichiarazioni contro la Chiesa ortodossa e il governo dello Stato.” Dopo tutti i preparativi per l’esecuzione e “dieci minuti infinitamente angoscianti e terrificanti in attesa di morte”, a (Dostoevskij) fu annunciato che la sentenza era stata mutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia seguita dal servizio militare.

Socrate fu accusato di corrompere la gioventù per le sue discussioni filosofiche e perché rifiutava di accettare le divinità ateniesi. Aveva una relazione vivente con la voce divina, e non era, come ha insistito più volte, da nessun punto di vista un nemico degli dei. Ma che importava, se Socrate aveva irritato i cittadini influenti della sua città con la sua critica, il suo pensiero dialettico, libero da pregiudizi? Socrate fu condannato a morte e, dopo aver rifiutato di fuggire da Atene (come i suoi studenti gli avevano proposto), ha coraggiosamente svuotato una tazza di cicuta e è morto. Avete dimenticato in quali circostanze Stefano, il discepolo degli Apostoli, ha concluso la sua vita terrena? “Perciò sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: «Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge»” [Atti 6,11-13] Fu considerato colpevole e lapidato a morte. Spero anche che tutti voi ricordate bene come gli ebrei risposero a Cristo: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia” [Giovanni 10, 33] E infine faremmo bene a tenere presente quello che dicevano di Cristo: “Ha un demonio ed è fuori di sé” [Giovanni 10, 20]

Se le autorità, gli zar, i presidenti, primi ministri, la gente, e i giudici avessero capito cosa significa “Misericordia io voglio e non sacrificio” [Matteo 9, 13], non avrebbero messo degli innocenti sotto processo.

Le nostre autorità, tuttavia, si spicciano con le condanne, e mai con le proroghe. A questo punto, vorrei ringraziare Dmitry Anatolyevich Medvedev per averci fornito il seguente eccellente aforisma. Ha sintetizzato così il suo mandato presidenziale con l’affermazione: “La libertà è meglio di non-libertà”. In linea con le parole di Medvedev, il terzo mandato di Putin può ben essere sintetizzato dall’aforisma “La prigione è meglio della lapidazione.” Vorrei che si considerasse attentamente il seguente brano dai Saggi di Montaigne, che sono stati scritte nel 16° secolo e predicavano la tolleranza e il rifiuto scettico di qualsiasi sistema o dottrina unilaterale: “Si dà un enorme valore alle congetture di qualcuno, se a causa di queste si decide di mettere qualcun altro al rogo”.

Vale la pena di esprimere un tale giudizio sulle persone viventi e metterle in prigione sulla base di congetture, non giustificate dal pubblico ministero? Dal momento che non abbiamo mai nutrito sentimenti di odio religioso, i nostri accusatori devono ricorrere a falsi testimoni. Uno di loro, Matilda Ivashchenko, si è vergognata di se stessa e non si è presentata in tribunale. Rimangono le false testimonianze di Mr. Troitsky e Mr. Ponkin, e quella della signora Abramenkova. Non c’è altra prova del nostro odio fatta eccezione per la cosiddetta “valutazione di esperti”, che il giudice, se è onesto e leale, deve considerare inammissibile come prova di fatto, in quanto si tratta di un testo non rigoroso né obiettivo, ma uan carta sporca e falso che ricorda i documenti dell’Inquisizione. Non ci sono altre prove che possono confermare l’esistenza di un movente. I pubblici ministeri hanno rifiutato di dar voce a brani tratti dalle interviste delle Pussy Riot, dal momento che questi stralci non farebbero che dimostrare l’assenza di qualsiasi motivo. Perché non avete preso in considerazione il seguente testo – che, per inciso, è apparso nell’affidavit – che abbiamo presentato al pubblico ministero? “Noi rispettiamo la religione in generale e la fede ortodossa in particolare. Per questo motivo siamo particolarmente infuriate quando la filosofia cristiana, che è piena di luce, viene utilizzata in modo così sporco. Ci fa male vedere queste belle idee ridotte in ginocchio”. Questa citazione è apparsa in un’intervista che il Russian Reporter ha fatto alle Pussy Riot il giorno dopo la nostra performance. Stiamo ancora male, e ci provoca ancora dolore vero considerare tutto questo. Infine, la mancanza di odio o di ostilità verso la religione viene ribadita da tutti i testimoni chiamati a testimoniare dai nostri avvocati. Oltre a tutte queste evidenze, vi chiedo di prendere in considerazione i risultati delle valutazioni psicologiche e psichiatriche numero 6, ordinate dalle autorità carcerarie. Il rapporto ha rivelato quanto segue: i valori che abbraccio sono la giustizia, il rispetto reciproco, l’umanità, l’uguaglianza e la libertà.

Questo è stato scritto da un perito, una persona che non mi conosce personalmente, anche se è possibile che Ranchenko, l’interrogante, desiderasse una conclusione diversa. Ma sembra che ci siano più persone nel mondo che amano e danno valore alla verità che quelli che non lo fanno. La Bibbia è corretta in questo. In conclusione, vorrei leggere le parole di una canzone delle Pussy Riot, che per quanto strano possa essere, si è rivelata profetica. Immaginavamo che “il capo del KGB e il Santo Capo arrestassero i manifestanti e li portassero in prigione”. È toccato a noi.

Né io, né Alyokhina, né Samutsevich abbiamo mostrato di possedere delle emozioni potenti e stabili o altri valori psicologici che potrebbero essere interpretate come odio verso qualcosa o qualcuno.

Quindi:
“Aprite tutte le porte, toglietevi tutti i gradi e le medaglie.
Venite, assaporate la libertà con noi “. [Pussy Riot]

Questo è tutto.

 
Commenti
56 Commenti a “Cosa accadrebbe se un gruppo di giovani artiste-attiviste rivoluzionarie facesse una protesta simile alle Pussy Riot in Italia? Intanto leggiamoci le loro splendide dichiarazioni conclusive al processo.”
  1. Alessandro scrive:

    Grazie per l’averlo tradotto.

  2. Grazie per l’utile e completa traduzione. Non serve essere esperti di fisiognomica o aver letto la Politovskaja per svelare la maschera Putin.

  3. Mirko Guazzarotti scrive:

    Volevo ringraziare voi per la impegnativa traduzione di queste interessanti dichiarazioni di Yekaterina, Maria e Nadezhda, e Cristana Alicata per averle potuto conoscere suo tramite.

  4. davide calzolari scrive:

    nessuno però risponde alla domanda in alto,mah!

  5. maria Daniela Bruno scrive:

    Grazie per aver tradotto gli interventi. Li ho trovati veramente interessanti, mi spiace solo che di questo non sia stato fatto anche da altri quotidiani. Nelle dichiarazioni si parla di una cultura che a noi sembra, adesso, lontana, oltreconfine ma che non è detto che in forma diversa non sia possibile trovarla o che non sia presente o forse in fase di attuazione anche sul nostro uscio di casa.

  6. Fosse successo in Italia si sarebbe risolto tutto in modo meno pesante. Una tirannia d’orecchi di tutti i partiti- a parte i distinguo che fanno dell’anticonformismo italiano, una perfetta e prevedibile prassi conformista-, la chiesa avrebbe dichiarato esecrabile l’episodio, ma perdonato. Molti avrebbero pensato che il gesto, era un gesto pro-pubblicità, qualcuno avrebbe sostenuto che la più carina delle tre avrebbe partecipato, si dice, ad alcune delle cene di Arcore, ma che siccome la cultura è monopolio della sinistra, l’avrebbero sussurrato, sparando titoli a cinque colonne, i soliti libero e giornale. Si direbbe che lo stato dell’arte appartiene al mercato, e che con una simile fama planetaria, faranno soldi a palate.
    La cosa invece si fa molto più complicata in Russia, dove vige senza se e senza ma la legge del tiranno democratico del KGB.
    Oggi sapremo cosa dice la sentenza.
    Oscillo italianamente tra un mah e un boh.

  7. …voglio solo dire che aderisco al contenuto dell’articolo , tanto che vi invito a visitare il sito http://www.gianfrancodalonzo.net ….stile molto diverso ma, ognuno ha il suo…grazie per il servizio che offrite, gf

  8. mariantonietta scrive:

    E le (si) chiamano “pussy”, avercene…

  9. mirko terrasanta scrive:

    hai il link in russo?

  10. Christian Raimo scrive:

    Mirko:
    No, mi dispiace, io ho tradotto velocemente queste dichiarazioni dall’inglese, non so il russo. Prova a chidere a Lucia Sgueglia, trovi facilmente il suo blog.

  11. mirko terrasanta scrive:

    anche dall’inglese andrebbe bene, grazie.

  12. mirko terrasanta scrive:

    grazie

  13. gunzapper scrive:

    Vorrei avere la loro stessa lucidità di pensiero, il loro stesso coraggio. Ma ho impressione che la prima qualità rechi con sé anche l’altra, perché pensare non solo conferisce coraggio, ma ne è il primo indispensabile germoglio.

    Grazie per la traduzione.

  14. Alessio Baù scrive:

    Grazie molte della traduzione.

  15. Max scrive:

    Codice penale
    Articolo 405. Turbamento di funzioni religiose del culto cattolico. Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto cattolico, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni.

    Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione fino a tre anni.

  16. davide calzolari scrive:

    in italia se la sarebbero cavata con una multa,tutto qua

  17. Leggo che sono state condannate a due anni.
    La fisionomica, allora, questa volta sembra quasi scienza esatta.
    Lo zar è nudo!

  18. freefede scrive:

    In Italia non potrebbe succedere; chi oserebbe varcare le nostre prigioni morali?
    Dovremmo invitare le Pussy qui, chissa che non diano una scossa alla silente gioventù italica…

  19. Mariano de Angelis scrive:

    La religione fa parte del potere. La religione, no la religiosità, la ricerca, la fede. Sarebbe importante su questa base un movimento Pussy Riot in Italia.

  20. girolamo scrive:

    Il link russo dell’intervento di Yekaterina Samutsevich (non leggo il russo, non sono in grado di dire se navigando all’interno del sito ci sono anche gli altri interventi) è qui. Il testo tradotto in inglese è qui.
    La stampa italiana non se ne occupa, però su Uninomade ci sono un’altra traduzione (dall’inglese), qui, e altri testi e interventi.
    Cosa succederebbe in Italia, non ne ho idea. Io credo che dovremmo inventare forme proprie e appropriate di dissenso e rivolta, piuttosto che chiederci se a fare come in Spagna, in Russia, in Ucraina e via dicendo succede qualcosa. E, naturalmente, trovare forme concrete di solidarietà con queste lotte. Fare informazione è una di queste forme concrete.

  21. Max scrive:

    Alla peggio nella primavera del 2013 ci sono le elezioni, in Italia non occorre per forza “inventare forme proprie e appropriate di dissenso”, basterebbe non votare sempre per gli stessi, visto che, tutto sommato, si può ancora decidere per chi votare, contrariamente a quanto accade in molti altri paesi.

    Cosa succederebbe in Italia con questa forma di manifestazione di dissenso l’ho già scritto sopra, si tratta di un reato penale non punibile con un’ammenda, quindi si rischiano fino a 3 anni di carcere (che poi in Italia equivale a non entrarci mai in carcere, questo è un altro discorso).

    Codice penale
    Articolo 405. Turbamento di funzioni religiose del culto cattolico. Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto cattolico, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni.

    Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione fino a tre anni.

  22. Pepe Ramone scrive:

    guarda che l’articolo è questo e non fa riferimento solo al culto cattolico… Dispositivo dell’art. 405 Codice Penale
    Fonti → Codice Penale → LIBRO SECONDO – Dei delitti in particolare → Titolo IV – Dei delitti contro il sentimento religioso e contro la pietà dei defunti (Artt. 402-413) → Capo I – Dei delitti contro le confessioni religiose

    Chiunque impedisceo turbal’esercizio di funzioni, cerimonieo pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusionefino a due anni (2) (3).
    Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione da uno a tre anni.
    Note

    (2) Si applicano le sanzioni sostitutive previste dagli artt. 53 e segg., l. n. 689/1981. Cfr. anche nota sub Capo I.

    (3) La norma in esame incrimina qualunque condotta che costituisca ostacolo o generi alterazione al normale svolgimento di funzioni, cerimonie o pratiche religiose che si identificano, rispettivamente, negli atti essenziali del culto (come la celebrazione della messa), negli atti complementari o decorativi del culto (le processioni), e nei riti osservati dai fedeli con o senza l’assistenza del ministro del culto (recita del rosario).

  23. Max scrive:

    E’ stato modificato in seguito a una sentenza della cassazione, appunto per il riferimento esplicito alla religione cattolica, ma non cambia nulla, ora si riferisce a tutti i culti religiosi.

    Io non avevo trovato il riferimento alle sanzioni sostitutive.
    Ecco in cosa consistono:

    Le sanzioni sostitutive delle pene principali

    sanzioni sostitutive delle pene principali detentive brevi: sono state introdotte dalla L.689/81 (e successive modificazioni) così che la loro disciplina si trova al di fuori del c.p.
    Essa ha previsto la possibilità che il giudice sostituisca la pena detentiva breve con una sanzione diversa, e cioè con la semidetenzione – libertà controllata – pena pecuniaria corrispondente al tipo di pena detentiva da sostituire (la reclusione => con la multa; l’arresto => con l’ammenda).
    A tale scelta il legislatore è giunto prendendo atto della inidoneità della pena detentiva breve (proprio per la sua durata) a conseguire la finalità rieducativa del reo nonché della inopportunità di privare un soggetto della libertà personale in presenza di fatti che, seppur reati, non destano particolare allarme sociale.
    Le sanzioni sostitutive previste dagli artt. 53 e ss. Della L.689/81 non si applicano ai reati di competenza del giudice di pace.

    Presupposti:
    _ Le sanzioni sostitutive si riferiscono esclusivamente alla pena detentiva;
    _ Hanno la funzione di “rimediare” agli inconvenienti connessi all’esecuzione delle pene detentive brevi, cioè di durata non superiore a 2 anni;
    _ La loro applicazione presuppone che il giudice abbia compiutamente quantificato la pena detentiva da irrogare in concreto mediante il normale procedimento di commisurazione. Successivamente, posto che la misura della pena detentiva non superi 2 anni, è possibile passare alla “sostituzione” sulla base discrezionale del giudice.

    _ La semidetenzione

    può sostituire pene detentive fino a 2 anni. Essa comporta:
    1-l’obbligo di trascorrere almeno 10 ore al giorno in uno degli appositi istituti in cui sono reclusi in detenuti in regime di semilibertà. La determinazione delle ore e l’indicazione dell’istituto sono effettuate in relazione alle comprovate esigenze di lavoro o di studio del condannato;
    2-il divieto di detenere a qualsiasi titolo armi, munizioni ed esplosivi;
    3-la sospensione della patente di guida;
    4-il ritiro del passaporto, e la sospensione di documenti equipollenti;
    5-l’obbligo di conservare e di presentare, ad ogni richiesta degli organi di polizia e nel termine prescritto, l’ordinanza di sostituzione della pena detentiva con la semidetenzione e l’eventuale provvedimento di modifica di essa;
    6-l’assoggettamento alle norme previste per la semilibertà.

  24. Balaklava scrive:

    Ringrazio moltissimo chi ha permesso di diffondere in italiano la traduzione delle tre arringhe. Io le avevo lette in russo (vivo a Mosca) ancora una decina di giorni fa e pensavo pure di tradurle, sono felice qualcuno ci abbia pensato prima. Mi sembra le dichiarazioni delle ragazze rappresentino un bell’esempio di senso civico che potrebbe fare molto bene all’apatia diffusa in tanti giovani della mia generazione, che spesso sì scendono in piazza, ma con ben poca coscienza di quello che sta effettivamente succedendo, del proprio retroterra.
    Grazie anche delle indicazioni sulle misure penali applicabili da noi in Italia in caso di vilipendio alla religione… Però, se ho capito bene, si parla di turbamento dell’esercizio delle funzioni religiose, mentre le Pussy Riot non hanno interrotto nessuna cerimonia, e in Cattedrale (peraltro il Cristo Salvatore di Mosca è più un tronfio monumento turistico che non un luogo di culto) mi pare non stessero nemmeno pregando: capirete che è ancora più paradossale…

  25. Paolo scrive:

    bene, adesso leggete questo, poi guardate la foto sotto, e poi fate 1+1

    Dopo di che spero vi sentiate almeno un po’ dei grandi boccaloni che hanno creduto ancora agli “asini della liberta’ e democrazia” che volano! ovviamente sempre nei paesi non allineati agli interessi USA. che coincidenza è?!

    (1) http://aurorasito.wordpress.com/2011/10/15/occupare-wall-street-e-lautunno-americano-si-tratta-di-una-rivoluzione-colorata/

    +

    (1) http://imageshack.us/photo/my-images/513/pussyriot01otpor.jpg/

    = ???

    A voi la scelta del risultato. Potete continuare a credere ai falsari, oppure potete iniziare ad aprire gli occhi e farla finita con chi mente di professione.

    http://www.youtube.com/watch?v=lpXbA6yZY-8

  26. davide calzolari scrive:

    cit. Max:

    “”"Alla peggio nella primavera del 2013 ci sono le elezioni, in Italia non occorre per forza “inventare forme proprie e appropriate di dissenso”, basterebbe non votare sempre per gli stessi, visto che, tutto sommato, si può ancora decidere per chi votare, contrariamente a quanto accade in molti altri paesi.”"”

    quotoooooo

  27. Elena scrive:

    Ringrazio la traduttrice che mi ha permesso di leggere le dichiarazioni di queste tre donne…………L’immagine che emerge della Russia è una conferma (purtroppo) di uno stato ancora lontano dalla democrazia.

  28. Nikola scrive:

    “Quasi stupisce che le dichiarazioni (lucide e ben articolate) delle tre donne alla fine del processo siano opera delle stesse attiviste”

    Ma va? E se le avesse scritte il ghost writer di Hillary Clinton, che ha piazzato la sua amante, susanne nossel ideatrice dei bombardamenti umanitari, al vertice di amnesty international??

    http://www.voltairenet.org/Hillary-Clinton-aide-at-the-helm

  29. I' Raffa scrive:

    Continua a far ridere un pò la vicenda… può esser considerata legittima ogni forma di protesta? Perchè le “fiche riottose” avevano superato in altre occasioni il limite della legalità non solo per la Russia, ma per la stragrande maggioranza dei paesi nel mondo, con la scusa di manifestare. E a lungo le autorità russe hanno temporeggiato ben coscienti che da agitatrici politiche un pò sbruffone le avrebbero trasformate in “martiri”. Trovo inquietante la differenza di tono che c’è fra le azioni che queste tre ragazzotte (e i loro amici) hanno portato avanti prima e le loro dichiarazioni in tribunale.

    Rispondendo alla domanda del titolo, da parte mia, auspicherei un arresto. Un conto è protestare, un altro è “cagare fuori dal vaso” e offendere, spingersi verso (a volte) insipide provocazioni con la scusa di “manifestare il proprio pensiero”. Ci sono metodi e modi, e finchè c’è una via legale quella va intrapresa.

  30. Red scrive:

    La libertà senza rispetto è una forma di imposizione. Le Pussy Riot sono state a lungo tollerate. Qui da noi anche i terroristi ceceni vengono chiamati vittime dei diritti umani per ragioni strumentali, visto che la Russia in sede onu ha impedito moltissimi conflitti armati, tanto che se ne parla sempre e solo in modo negativo. Da noi se provi a fare qualcosa di simile soltanto su cd e non in una chiesa i primi a non passarti sono i programmi delle radio musicali commerciali…

  31. davide calzolari scrive:

    “”"Continua a far ridere un pò la vicenda… può esser considerata legittima ogni forma di protesta? Perchè le “fiche riottose” avevano superato in altre occasioni il limite della legalità non solo per la Russia, ma per la stragrande maggioranza dei paesi nel mondo, con la scusa di manifestare”"”

    quoto,quoto

  32. Sololivio scrive:

    Grazie della traduzione!

  33. Paola scrive:

    Balaklava mi ha preceduta: per chi invoca gli articoli di legge, le Pussy Riot non hanno interrotto alcuna funzione in corso, né impedito l’azione di nessun ministro del culto.
    Per chi fa osservare quanto sta male fare baccano in un luogo di culto e quanto ciò possa essere considerato offensivo per alcune/i fedeli, invito a riflette che in Russia non vige la libertà di espressione cui siamo abituate/i negli altri paesi europei, e di conseguenza compiere manifestazione eclatanti e sopra le righe costituisce l’unica possibilità di comunicare pubblicamente.

  34. Volevo contestare la traduzione “fiche riottose”, che è scorretta e si basa sll’assonanza di “riot” (sommossa, rivolta) con “riottoso” (litigioso, rissoso, attaccabrighe), che è un termine che ha una valenza esclusivamente negativa.
    Ecco, secondo me, cosa avverrebbe in Italia: si manipolerebbe il senso della protesta, svuotandolo di significato con piccole mistificazioni del genere, per riproporlo come un qualche cosa di ridicolo, fastidioso (una micina litigiosa, appunto), che non merita attenzione.

  35. David scrive:

    Alla domanda hanno risposto i solerti difensori dell’Ordine(ario) stato delle cose.A quanto ho capito benché si continui a scivolare nel caos si vuol ottenere l’armonia senza la gioia, il rispetto con la paura,la ragione con la pena,questo rimarrà un paese vecchio e sclerotico,volersi bene è condividere ed accettare l’altro questi come fanno a cantare l’inno d’Italia e chiamarmi fratello quando prima mi massacrerebbero,poi con tutti i distinguo giustificherebbero con l’azione di una legge del 200 a.C.Spero sempre che l’Italia abbia giovani che sappiano “sconvolgere” le contraddizioni dei poteri forti le pussy riot sono una provocazione ironica di quanto sta avvenendo in Russia ma anche quello che pensavano tutti gli ipocriti che hanno stretto la mano al potere di quel paese. Anche Gesù ha guarito i malati di sabato e per questo doveva valere più la legge o aver fatto del bene?Socrate aveva denunciato la corruzione del potere,doveva essere condannato per aver detto la verità?certo se chi afferma le leggi è cosi dispotico che l’ironia non la possano usare il resto dei cittadini, esclusi coloro che hanno un potere.Bhé.sapete già quante tirannie sono finite.Cosi finirà anche questo uso ipocrita della legge.

  36. I' Raffa scrive:

    “…in occidente hanno costruito un caso sulle Pussy Riot per attaccare Putin. La guerra fredda fra Stati Uniti e Russia non e’ finita e questo caso ne e’ un esempio.
    C’e’ stata molta disinformazione sulle “Pussy Riot” e ho visto addirittura i giornali inventarsi traduzioni impossibili e sbagliate pur di non dare un quadro veritiero delle “Rivolta della figa”.
    Se usassero la traduzione corretta la gente non le vedrebbe piu’ di buon occhio.

    In realta’ non sono nemmeno un vero e proprio gruppo punk: queste ragazze sono un colletivo artistico che fa delle azioni “””artistiche””” servendosi anche delle canzoni. Ma nessuno vedra’ mai un concerto di un’ora Pussy Riot. Le canzoni sono delle banali accozzaglie di rumore senza senso e i testi sono 4 cazzate contro Putin. C’e’ veramente poca arte in queste ragazze. Comunque nessuno in Russia le chiama gruppo musicale.

    Loro facevano parte di Voina un altro collettivo artistico di San Pietroburgo, poi si sono staccate e hanno formato le Pussy RIOT.

    L’azione dimostrativa nella cattedrale di Mosca (l’equivalente del Vaticano o del duomo di Milano per importanza), non si e’ svolta come ci hanno raccontato. Le ragazze non hanno cantato o gridato una preghiera perche’ Dio liberi la Russia da Putin, ma si sono messe a bestemmiare gridando a piu’ riprese “Dio e’ una merda” ma questo nessuno lo dice. Inoltre l’hanno fatto durante una funzione e nella parte consacrata della Chiesa. Sai che non amo i preti e le gerarchie ecclesiastiche ma io non credo sia giusto fare un atto del genere in una chiesa, puoi farlo benissimo fuori altrimenti manchi di rispetto ai fedeli presenti. La stessa mancanza di rispetto di cui si macchiano quotidianamente le Chiese cristiane verso chi non la pensa come loro. Non mi sembra il caso di mettersi allo stesso livello di questo nemico.

    Comunque se fosse stato scritto che sono andate in una cattedrale a gridare “Dio e’ una merda” non credo che avrebbero avuto alcun appoggio o plauso dall’estero. Se fosse successo negli Stati Uniti o in Italia non credo che avrebbe avuto la stessa risonanza e che la gente sarebbe orgogliosa di difendere tre balorde in cerca di fama.

    Ma i media occidentali non raccontano nemmeno che questa e’ stata l’ennesima delle bravate a cui hanno partecipato (anche se non tutte assieme) le Pussy Riot in passato. Tipo andare in giro per la strade a ribaltare auto della polizia distraendo i poliziotti con il figlio.

    Andare in un museo mentre e’ aperto al pubblico e fare un orgia per dare un squallido benvenuto all’elezione del presidente Medvedev. In quell’occasione Nadia (la piu’carina delle tre) era incinta al nono mese di gravidanza e a 4 giorni dal parto. Mi domando perche’ i nostri giornali non lo dicano, visto che amano cosi’ tanto il gossip.

    Oppure quando hanno disegnato un pene gigante dul ponte sollevabile di San Pietroburgo che si vedeva anche dal centro. Ma che azione e’? Cosa vuoi dire disegnando un pene su un ponte?

    O quando sono entrate in un supermercato e una di loro si e’ infilata un pollo nella vagina con bimbi che guardavano.

    Non mi sembrano grandi esempi artistici da difendere. Se i media dicessero tutte queste cose questo caso non sarebbe mai stato considerato una battaglia per la liberta’ e la democrazia contro un dittatore come Putin (che io non potro’ mai difendere ma in questo caso non centra niente).

    Se tutto questo fosse successo in un altro paese sarebbero finite in galera comunque e forse si sarebbero prese qualche anno in piu’. Ora che ho fatto un quadro piu’ completo, te lo vedi un paese sotto attacco per la mancanza di liberta’ perche’ condannano delle teppiste? Se fosse successo negli Stati uniti, in Inghilterra o in Italia ci sentiremmo in un dittatura?

    Inoltre mi vien da pensare che ci sia qualcuno che le manovra e che le spinge a fare queste cose: durante il processo le ragazze erano il contrario di come ci si aspetterebbe da delle ribelli. Erano timidissime e si vergognavano persino di tradurre in russo il nome del gruppo. Anche mia moglie vede molte cose che non quadrano e pensa che tutta questa storia sia stata costruita abilmente a tavolino per punzecchiare la Russia.

    Scusate se mi sono dilungato troppo ma ho studiato a fondo questo caso, anche grazie a mia moglie che e’ di Mosca e ritenevo giusto inserire molti dettagli per creare un quadro completo e piu’ veritiero.

    Saluti / Alberto Parise

    PS: quando hanno fatto la performance nella cattedrale sapevano benissimo che sarebbero state arrestate.”

  37. giovanna scrive:

    ps :
    ma no, chi l’avrebbe mai detto che delle attiviste/i mettano in conto di essere arrestate/i? strano che il povero Vladimir cada in queste trappole…));

  38. Marco scrive:

    Alberto Parise, porti praticamente le stesse argomentazioni di sta gente qui:

    https://www.youtube.com/watch?v=viK50xmeWJ8&feature=player_embedded

    Sapevatelo…

  39. Grazia Pan scrive:

    Alberto Parise, le argomentazioni che porti oscillano pericolosamente tra il patetico e l’offensivo, ora te le smonto in ordine.

    1) La traduzione corretta di “Pussy Riot” è “Rivolta della Patata”, o se preferisci il mondo animale come è la gattina potrebbe essere “Rivolta della Passera”.
    Non è minimamente volgare come “Rivolta della Figa”, che sarebbe “Cunt Riot”, anzi, a mio parere è pure un nome carino, per un gruppo di femministe.
    Quindi non vedo perché la gente non dovrebbe vederle di buon occhio. Ah, e come se “la gente” non conoscesse abbastanza inglese per sapere la corretta traduzione. Quindi, punto 1 – patetico.

    2) Chi sei tu per definire cos’è arte e cosa no?? O sei un tradizionalista che ascolta solo musica classica e guarda solo e soltanto quadri rinascimentali??
    Punk fanno e la descrizione che hai dato è perfettamente consona al genere. Mai sentito parlare di Sex Pistols?? Così, tanto per citare solo il gruppo punk più famoso per cultura generale.
    E nemmeno lorosi definiscono gruppo musicale, sembra che tu non abbia nemmeno letto le dichiarazioni al completo.
    Poca voglia di leggere??
    Punto 2 – inutile.

    3) «Loro facevano parte di Voina un altro collettivo artistico di San Pietroburgo, poi si sono staccate e hanno formato le Pussy RIOT»
    ………e quindi??
    Caspita, mai sentito prima di gruppi più grandi che poi si dividono.

    4) «L’azione dimostrativa nella cattedrale di Mosca (l’equivalente del Vaticano o del duomo di Milano per importanza), non si e’ svolta come ci hanno raccontato. Le ragazze non hanno cantato o gridato una preghiera perche’ Dio liberi la Russia da Putin, ma si sono messe a bestemmiare gridando a piu’ riprese “Dio e’ una merda” ma questo nessuno lo dice. Inoltre l’hanno fatto durante una funzione e nella parte consacrata della Chiesa.»
    Ok, io non parlo il russo. Ma è la prima volta che sento questa storia. Bah, io ho visto il video e dal poco che ho sentito si potevano distinguere almeno i nomi di Maria e Putin.
    Quindi questo mi sembra un’enorme stronzata.
    Ah, e comunque mi sembra che la loro posizione sia chiara: non è una critica alla religione, ma un gesto eclatante per cercare di guadagnare visibilità per la protesta.
    Come come, visibilità?!?!? E certo, che senso ha dimostrare in casa da soli?? Più persone lo vedono, meglio è, soprattutto visto che si tratta di una superpotenza. Non ha senso fargliene una colpa.

    5) «tre balorde in cerca di fama». Guarda, ti commenti da solo. Ottuso come una mattonella del pavimento.
    E vedi sopra. Soprattutto perché in Russia erano già famose.
    E pensare che abbiano fatto tutto questo solo per diventare famose anche fuori, è oltremodo riduttivo, ai limiti dell’offensivo per la loro protesta.

    6) Vari esempi contro le dimostrazioni a sfondo sessuale.
    Il mio radar anti-bigotto sta squillando!!!
    Ahahah, cose da matti. Ascolta, proteste solo perché hanno utilizzato il sesso come mezzo erano plausibili solo prima degli anni ’60. E ti parla una che è nata nel ’93.
    Ripeto, il sesso era un MEZZO. Volendo, una forma d’arte.
    Ad esempio, non hanno fatto l’orgia per godere pubblicamente, come fossero pervertite. Era una protesta, volevano fare scandalo e l’hanno fatto. Un po’ come a dire che la Russia era fottuta.
    E tenendo da parte il fatto che ognuno può fare del suo corpo quello che vuole – da quando alle donne incinte è vietato fare sesso? -, perché erano locali pubblici, tu che ti schieri a favore del ubblico costume, fai proteste contro la TV italiana?? Cerchi in tutti i modi di contrastare i nostri politici, che fanno cose anche di gran lunga peggiori??
    Penso che il sesso e la sua sfera o la blasfemia siano molto meglio di, che so, corruzione, accordi con la mafia e frode. Ma pensiero mio, eh.

    7) «Nadia (la piu’carina delle tre)»
    Evviva le riduzioni delle donne a pezzi di carne, yahooooo!!
    Tu che ti schieri contro le dimostrazioni a sfondo sessuale, per descrivere una donna usi un metro fisico, tra l’altro del tutto soggettivo.
    Colore e forma dei capelli, colore degli occhi, posizione nella foto… No ah??
    Sei più figlio della cultura occidentale tu con questa puntualizzazione che gran parte di quelli che critichi.

    8) Ah, forse il disegno del pene era per prendere per il culo proprio la situazione politica attuale, che ne dici?? Festini privati e cose simili, intendo.
    Mettersi sullo stesso piano per fare satira. Un po’ quello che faceva Verga nei suoi romanzi, col narratore inaffidabile e maligno.

    9) «…fosse successo in un altro paese…»
    Ma non sono in un altro Paese. Se hanno fatto un gesto così estremo, era perché non hanno un altro mezzo per far sentire al mondo le proprie idee.
    E meglio così che qualche insulso slogan su facebook che sparisce dopo 2 settimane e dalla mente ancora prima.

    10) Infine, vedo molto maschilismo nelle tue parole, quando dici che loro non potrebbero essere capaci di tenere tali discorsi.
    A parte il fatto che hanno avuto parecchio tempo per pensarci, e sfido chiunque a non essere almeno un po’ più timido in un tribunale, penso che delle donne possano essere perfettamente in grado di parlare così senza l’intervento di alcun uomo.
    Questo è riferito anche a Nikola, all’altro blogger e a chiunque pensi siano tre “mignotte” (le ho viste apostrofate così) burattini di maschi più potenti.

    Ah, voglio far notare che non sono una femminista da “abbasso il maschio, sono tutti degli stronzi e uguali, viva il potere della figa” e altrettanto stupidi blablabla.

    E per chi vuole ridurre questa protesta a un mero atto di vandalismo, ci sono due possibilità:
    - o è stupido come un sasso, e non ci arriva
    - o mente sapendo di mentire, e vuole screditare quelle ragazze per ragioni non note.

    Detto questo, troverei molto fastidiosa una strumentalizzazione di questo caso per mettere in buona luce gli USA. Non c’è solo buono e cattivo. Entrambi gli Stati non vanno, così come al momento. E mi sembra che le Pussy Riot vogliano proprio un’alternativa.

    E grazie per la traduzione a Christian!! :D

  40. I' Raffa scrive:

    Grazia, premetto che non sono Alberto ma uno che condivide il suo punto di vista: io non ritengo legittimo usare ogni metodo per ottenere visibilità. Se già si sconfina nell’illegalità dove potremo mettere il paletto entro il quale spingerci? Trovo che si rischi in maniera grave di divenire ipocriti e di accettare due pesi e due misure a seconda del fronte per cui “parteggiamo”. Già, perchè rischiamo di divenire una tifoseria sull’onda dell’empatia e non persone che mantengono un punto di vista neutrale.

    Se ti piace l’idea di usare il tubero per definirle ben venga, pussy e l’organo sessuale femminile con tutti i suoi sinonimi: se le vuoi trovare simpatiche ben venga, ma non venire a fare lezioni di imparzialità.

    Riguardo al discorso artistico come ogni forma d’arte il punto di vista è soggettivo ed è aperta a critiche: a me e a Alberto fanno schifo, e di rock se ne mastica. Considerando poi le altre opere, beh, non capisco il senso di un pisello gigante su un ponte, non capisco che senso abbia ribaltare le auto della polizia, non capisco perchè rispondere alla mancanza di rispetto abbassandosi allo stesso livello, non capisco che senso ha rubare del mangiare in un supermercato e poi disfarsene (sarò bigotto ma lo trovo un puro spregio), non capisco perchè rischiare la pelle (nel caso di probabili disordini) del proprio figlio in procinto di nascere per fare arte e protesta (la scarsa considerazione della pelle del proprio figlio, a me che sono padre da poco, fa venire i brividi). Però chiaramente ognuno e libero di avere la sua opinione.
    L’arte e la protesta che trovo dignitosa, chiara, e al tempo stesso altrettanto significativa sono i versi del rapper “el General”, gli articoli di Anna Politkovskaja, le canzoni di Alyosha, le manifestazioni delle Riot Grrrrls di Seattle e i brani delle L7 e The Breeders, la satira di Celestini, le testimonianze di Amos Oz, ecc. ecc. che permettimi, sarà molto soggettivo ma trovo di tutt’ altra caratura.

    La definizione balordo nasce proprio dalle premesse “soggettive” di cui sopra: per me donne (ma anche uomini sia chiaro) che si comportano così sono delle balorde, o perlomeno persone che hanno perso il senso della misura e dell’obiettività. E’ un pò come se i partigiani si fossero infiltrati di nascosto per cagare nei caschi dei tedeschi e poi da lontano avessero attirato l’attenzione di un cecchino con le urla di un loro figlio mentre gli fa dito medio.

    Riguardo all’uso del sesso per lanciare segnali penso sia una mentalità figlia di tanta, tanta tanta televisione e femminismo di bassa lega. La questione è complicata e il mio punto di vista lo trovi nel video “il corpo delle donne” su youtube.
    Riguardo al discorso “la più carina delle tre” penso faccia riferimento al fatto che ben pochi sono informati su nomi e chi è chi, e quindi era un metodo sbrigativo per identificarla a colpo d’occhio, dato che anche la loro esteriorità le rappresenta: se poi preferivi una descrizione alla “indovina chi” certo era più precisa e meno contestabile, ma certo un pò troppo didascalica.

    Il “non poter tenere certi discorsi” si riferisce al fatto che io, come Alberto, riteniamo il livello artistico, di messaggio e di conseguenza culturale “basso” e quindi poco compatibile con la pacatezza e l’impostazione quasi scolastica con cui hanno rilasciato le dichiarazioni in tribunale. E’ una questione di tono, non di intelligenza.

    Per terminare ti ringrazio per avermi lasciato solo la possibilità di essere stupido o in malafede, ma il mondo non contiene solo bianco e nero ma molte sfumature di grigio: le contrapposizioni sono troppo facili e dovrebbero sempre farci insospettire, senza considerare che “il nemico del mio nemico è mio amico” quasi mai è vero.
    Ho imparato a mie spese che a volte ci si schiera basandosi su troppi pochi fatti, troppi preconcetti e senza lungimiranza, specie quando si parla di realtà a noi distanti: già nuovi segnali di chiusura e conflitto arrivano dai paesi della cosiddetta “primavera araba”, che pure a molti, me compreso era sembrata una cosa buona. Il punto è che molte pressioni dall’estero sono state fatte per ottenere questi movimenti popolari: siamo sicuri che il rimedio non sia peggiore del male? Chi se ne giova realmente di questa instabilità? Chi ci guadagnerebbe se la Russia “cambiasse registro”? “Il problema degli anarchici (e dei movimentisti ingenui) è che sono completamente incapaci di intendere: la caduta di un dittatore NON è l’anarchia, se non si è in grado di capire chi è che fa cadere quel dittatore, e che intenzioni ha, si fa OGGETTIVAMENTE il gioco di chi vuol far passare un paese di male in peggio. Vedi l’Iraq, l’Afghanistan, TUTTE le “primavere” arabe (tutte, sì, in Tunisia ormai ci sono le ronde di polizia religiosa, anche se non la chiamano ufficialmente così, in Egitto i Fratelli Musulmani governano, in Libia c’è la guerra civile, e via andare). Chi si rifiuta di ammettere la realtà che prima di augurarsi la caduta di un tiranno bisogna vedere CHI ha la forza politica, economica e militare per comandare al suo posto, non solo NON servirà a niente per chi lotta davvero contro la tirannia, ma sarà dannoso, esattamente come gli anarchici in Spagna nel ’36, che con la loro pretesa DEMENZIALE di fare un esercito senza gerarchie in cui ognuno combatteva se e quando voleva, stavano regalando a Franco Madrid dopo soli 6 mesi di guerra. E’ inutile avere principi buoni, se non sei minimamente in grado di analizzare la realtà e quindi non hai la minima idea di come si possano far prevalere quei principi.” Ecco perchè le Pussy Riot per me non sono un’alternativa, ma solo un pericolo, insieme a chi ragiona con troppa leggerezza come loro senza preoccuparsi delle conseguenze. Mi scuso se mi sono dilungato ma volevo spiegarmi meglio possibile.

  41. Grazia Pan scrive:

    Ti ringrazio per aver risposto così dettagliatamente.

    Il mio discorso sul lato artistico voleva essere una critica proprio al modo in cui le avevi/a giudicate, che poi piacciano o no è un’altra storia, quindi d’accordo.
    Così come non le giustifico per tutto quello che hanno fatto, né le idolatro. Ad esempio, trovo molto peggio rovesciare le auto della polizia, metti, che aver cantato in una chiesa un testo punk… Ma assurdamente sono state portate in tribunale e condannate per quest’ultima cosa, perché al Governo pensano di più a questo che al pericolo in cui potevano essere delle forze dell’ordine.
    Quindi, a mio parere, questa vicenda dovrebbe essere trattata per quello che è: un tentativo di andare contro la mancanza di libertà di parola ed espressione in uno Stato che si dice civile.
    Poco importa che siano tre ragazze o la Russia, poteva essere successa la stessa cosa -boh?- in Cina con due uomini, per me avrebbe avuto la stessa importanza e la stessa caratterizzazione.

    E certo, altre vie potrebbero essere state migliori. Ma cantare dentro una chiesa non mi sembra tutto ‘sto gran reato, scusa.
    Ah, aggiungo che sono atea, quindi non ho la stessa sensibilità di un credente verso l’edificio.
    E una protesta ben finalizzata mi sembra ben altra cosa rispetto al semplice vandalismo fine a se stesso, no? Ovvio, se io entrassi ad esempio in una moschea e dessi fuoco a un tappeto dove pregano, mi mettessi a urlare insulti e me ne andassi, sarebbe un po’ diverso. Ma non è successo questo.

    «Riguardo all’uso del sesso per lanciare segnali penso sia una mentalità figlia di tanta, tanta tanta televisione e femminismo di bassa lega»
    Guarda, non penso. Non vedo la TV da anni ed è una delle cose che non sopporto di più al mondo, quindi non ci hai proprio azzeccato, mi spiace. E riguardo al femminismo di bassa lega, mi definisco semplicemente ugualitarista dei sessi e non ho mai tentato di istruirmi con qualche manuale da Giovane Suffraggetta, quindi non ho idea se puoi aver ragione o no. :) In ogni caso mi guarderò il video.
    Sia chiaro: per me l’atto sessuale ha tutta la sua importanza. Provo compassione per le ragazzine che vengono scopate quando sono fatte di tutto da sconosciuti e blabla.
    Ma ritengo che gestire il proprio corpo sia una scelta personale.
    Appunto, riprendendo la televisione, mi turba e infastidisce molto di più vedere veline o vallette varie che vengono totalmente private di una personalità, sono consapevoli di questo e se ne fregano, anzi lo rinforzano facendosi passare per vuote o stupide, in cambio di denaro; così come le donne che fanno carriera a forza di pompini vari, piuttosto di una manciata di donne che sceglie di denudarsi pubblicamente e farselo mettere dentro da altri uomini che conoscono e partecipano alla loro protesta.
    La differenza è che le prime si fanno passare e vengono fatte passare come modelli di bellezza e perfezione, quando non è così.
    In ogni caso, mi sa che è una delle cose per cui ognuno la pensa come vuole.

    Così come il famoso disegno del pene… Qui in Italia sembra una cosa senza senso, una goliardata, e se venisse fatta qui sarebbe effettivamente così, ma solo perché la nostra cultura è un po’ più aperta a queste cose.
    Non nel senso di “siamo così avanti che vediamo corpi mezzi nudi e allusioni tutto il giorno e ovunque”, perché penso sia squallido, ma nel senso che una cosa del genere non farebbe scandalo.
    Ah, e non penso che siamo messi bene su questo eh, sia chiaro. Ho appena fatto un viaggio in Inghilterra e i cartelloni pubblicitari tettemuniti non mi mancavano ;)

    Ancora non condivido la cosa della più carina delle tre, scusa. Una maggiore didascalità non è un difetto, a mio parere, mentre far passare la qualità di tratti estetici come oggettiva sì.
    Non voglio farne una crociata personale, nel senso che capisco i vostri motivi, semplicemente non li trovo corretti e penso che siano queste piccole cose a influire nella vita di una futura donna.
    Ma è un discorso troppo lungo e complesso per farlo qui :)

    E ovviamente nessuno dice che le PR abbiano mandato messaggi di alta classe, ahah. Ripeto, forse, il fatto di aver utilizzato bassi mezzi le mette al pari di chi era contestato, sempre con il metodo di Verga che avevo citato.
    E a mio parere, concentrarsi su “cosa e come” abbiano fatto, piuttosto che sul “cosa volevano dire”, è abbstanza fuorviante e si perde di vista la meta.

    Ammetto di aver frainteso la vostra critica sul tono.
    Ma in ogni caso, erano situazioni diverse, penso che la capacità di chi protesta stia anche nell’adattarsi.
    Ma non sono qui per giustificare tutto quello che fanno, non le conoscevo prima di questo casino, non sono una loro fan, come ho detto prima.

    E mi scuso per aver lasciato solo la doppia scelta, ho fatto lo stesso errore di quelli che criticavo dopo.
    In ogni caso apprezzo il tuo tono civile e la tua spiegazione, che mi fa capire bene il tuo punto di vista, ma la stizza verso quelle persone che le chiamano semplicemente una manica di puttane rimane.

    E complimenti per le riflessioni finali.
    Ammetto che non ci sto capendo nulla tra le varie rivolte, anche perché sono gestite da altri che hanno ben più potere e mezzi di un sempice civile come posso essere io e purtroppo molte dinamiche verranno diffuse solo tra parecchio tempo.
    Con i miei 19 anni e nessuna esperienza nel campo della politica pecco spesso di ingenuità, vero.
    Però penso che allora un’alternativa vada cercata e costruita dal basso, grazie anche a chi ne sa più della media, perché la prospettiva di limitarsi a scegliere tra il “meno peggio” è avvilente.
    E penso che farlo sia possibile.

    Scusa se mi sono dilungata anche questa volta :D

  42. giuliano scrive:

    Pussy Riot. Un’altra opinione
    Premessa. Rilevo dal Web quella che sarebbe stata l’ironica preghiera delle Pussy Riot nella cattedrale di Mosca: «Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti. Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! ». (Ho tolto qualche ripetizione artistica).
    Trascrivo quanto sopra perché ho letto nel L’Arena del 19 agosto la lettera del sig. Guariente dove, ipotizzando una manifestazione tipo Pussy Riot nel Duomo di Verona, scrive di punibilità per “il reato di offese alla religione di stato”, ed elenca articoli del codice penale che prevedono fino a due anni per questo crimine.
    Non cito modifiche al concordato e sentenze che cancellano l’esistenza di una qualsiasi “religione di stato”, però ascolterei volentieri le ragioni per le quali il sig. Guariente pensa che in Italia ci sia tale situazione.
    Tornando a quelle simpatiche ragazze di Mosca, dico, da cattolico, che sento per loro una grande simpatia e stima per la fantasia e la gentilezza della loro esibizione, una sorta di proclama gioioso di bisogno di libertà in un luogo, la chiesa, dove giustizia e libertà sono di casa.
    In questa vicenda andrebbero ripresi Cesare e il Sacerdote del tempio che si sostengono l’uno all’altro per mantenere il loro potere.
    Sistemi meno delicati sono stati usati dal Cesare in questione per contrastare oppositori e giornalisti.
    Come sempre questo potere commisto si dimostra violento e ottuso quando sarebbero bastati una multa di 10 Rubli e una penitenza di tre Ave Maria.
    Cordialità

  43. Daniela scrive:

    Da noi non sarebbe successo niente…meglio il silenzio che uccide!! Siamo degli specialisti

  44. sono un pittore e scultore italiano.Ho seguito con ammirazione le vicende delle pussy riot. Devo dire che grazie al loro coraggio ho superato una fase di stallo nelle mia arte, per questo ho deciso di dedicare a loro la mostra che farò a Roma alla fine di novembre. Mi emoziona sentire dalle loro dichiarazioni quanto sono ricche culturalmente e umanamente e quanto apprezzino l’arte come mezzo di comunicazione.Esprimo solidarietà e affetto nei loro confronti e le ringrazio dal profondo del cuore

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